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Ennesima diffamazione del bloggino per gay, che ne approfitta per fare una lustratina a Conte


Ormai ci siamo abituati: nel momento in cui Rec News si dedica ad articoli o a inchieste scomode per qualcuno, l’establishment gli sguinzaglia contro l’esercito arcobaleno. Tra le sue fila c’è…



Ormai ci siamo abituati: nel momento in cui Rec News si dedica ad articoli o ad inchieste scomode per qualcuno, l’establishment gli sguinzaglia contro l’esercito arcobaleno. Tra le sue fila c’è il bloggino per gay che abbiamo imparato (purtroppo) a conoscere per i post caratterizzati dalla totale mancanza di logica e mal scritti, dove due più due può fare cinque o sette, ma mai quattro. Questa volta a non essere andati giù sono stati gli articoli sul Coronavirus e, guarda un po’, sul governo Conte. Non bastava avere in avversione la famiglia naturale: ci mancava solo l’essere istituzionali e prodursi in una “leccata” a Giuseppi che farebbe arrossire il più professionista dei lustrascarpe.


C’è chi è sempre dalla parte della gente e chi sa solo lustrare le scarpe ai prog-potentati

Un qualcosa che segna, grazie al Cielo, il più netto spartiacque tra “noi” e “loro”. C’è chi è senza padroni, sta dalla parte della gente e lavora con l’esclusivo scopo di offrire un servizio ai lettori (noi), e poi c’è chi produce accozzaglia di bassa fattura che non dà alcun contributo all’informazione o fosse anche alla produzione online, pur di ritagliarsi uno spazietto nei “settori” che tirano di più: filo-omosessualismo, filo-immigrazione massiva, pro-infanticidi, quelli che i femminicidi, quelli che il bullismo, i vaccini e chi più ne ha più ne metta. Nell’Italia della crisi nera, i loro “problemi” fanno sempre il paio con la retorica dei “democratici”. Poi pazienza se negli Stati Uniti grazie a Planned Parenthood sono nati 350mila bambini in meno, se proprio in un aeroporto si è presa coscienza del primo contagio asintomatico da Coronavirus, se The Lancet spiega che l’immigrazione incontrollata agevolerà la pandemia, pazienza se le statistiche dicono che vengono ammazzati più uomini che donne e pazienza se, infine, per il virus cinese c’è già la cura ma la convenienza fa rincorrere i vaccini.


Non è facile spiegare ai muli con i paraocchi la differenza tra fare politica e fare informazione

Ogni occasione è buona per gridare all’odio razziale: quello che secondo il/la signor* del bloggino senza responsabile, senza autori, insomma senza attributi, avrebbe caratterizzato un nostro lettore, che semplicemente ha manifestato la sua opinione con un commento in calce a un articolo. Un gesto che ai “democratici” piace solo se costituisce copia e incolla rispetto alle loro vedute. Poi? Scrivere di Coronavirus con tanto di documenti e riferimenti specifici (cosa che non ha fatto praticamente nessuno della stampa commerciale che pur gode di molti più agganci) diventa “sfruttare politicamente il coronavirus”. E vai a spiegare ai muli con i paraocchi la differenza tra fare informazione e fare politica, noi che non siamo mai stati candidati per nessuna tornata elettorale, non abbiamo tessere e non andiamo alle riunioni del Pd, di Possibile o dei gretini. Come fa qualcun’altro.


Che c’entrano con noi Salvini e il Papeete? Qualcuno ce lo spieghi

Nei riguardi di chi è ossessionato da Salvini e gli attribuisce anche il caldo, la fame nel mondo e ogni sorta di calamità naturale, siamo persino diventati “quelli del Papeete”, solo perché abbiamo intervistato il senatore Gian Marco Centinaio e ci è capitato di riportare dichiarazioni che riguardano la sua “battaglia” a favore del Made in Italy, uno dei temi su cui Rec News si concentra volentieri nella speranza di veder crescere l’Italia. Un Paese che noi amiamo (e che abbiamo tentato di indagare dal lato dei nostri lettori, ma anche per questo siamo stati criticati) e che chi riceve bonifici da Bruxelles, dalle piattaforme come Open Democracy e dai partiti progressisti, odia. Sì, proprio chi si riempie la bocca del termine “odio” non fa, alla fine, nient’altro che odiare, odiare la gente che vuole cambiare qualcosa in meglio e che osa esprimere un’opinione contraria alla loro.


“Anti-europeisti” e fieri di esserlo

Certo che i servi sono ben contenti di farsi bacchettare dai vari Moscovici e Dombrovskis, perché pur di vedere moneta sonante sono disposti a tutto, anche offendere e umiliare la Terra che ha dato loro i natali. Noi invece, spesso accusati di raccattare “clic” qui o sui social, siamo ben contenti che la situazione sia questa, perché almeno tutto è frutto dei nostri sforzi e della nostra iniziativa e non dobbiamo la nostra vita professionale, come loro, a qualcun’altro. Nessuno di noi ha dovuto sposare un politico fallito e dimenticato, come ha fatto qualcun’altra che non fa che sbraitare di femminismo e indipendenza da una posizione alquanto scomoda, e apparendo come minimo ridicola. Noi per loro diventiamo di “estrema destra” – solo perché abbiamo posizioni critiche verso l’immigrazione incontrollata e di massa mentre l’Africa e gli Stati da cui arrivano la maggior parte degli africani stanno al fresco – siamo “i populisti”, e nel termine loro ci vedono quell’attaccamento (vero) a un popolo che disprezzano e verso cui si sentono superiori. Ignorando che la gente comune ha spesso logica e riferimenti più solidi dei loro indottrinamenti ciechi.


Come sempre, si salta di palo in frasca

Poi, come al solito, nel calderone è comodo farci finire un po’ tutto, e come era facile immaginare ci è finito il documentario “Sodom”, che grazie a loro riproponiamo. Si salta di palo il frasca e si finisce, di nuovo, all’emergenza del Coronavirus che per loro è solo immaginata e che secondo la loro ottusa visione genera “profitti elettorali”. Ribadita la nostra estraneità a qualsivoglia partito (ivi compresa la Lega che abbiamo “criticato” qui, qui, qui e qui, poi se non fosse abbastanza anche qui, qui e qui) viene da domandarsi se invece il consenso elettorale non sia rincorso proprio dal bloggino e da chi gli è vicino e/o lo finanzia. E come mai chi ci “scrive” abbia tutta questa reticenza a firmarsi con nome e cognome, come sto facendo io in questo momento. Certo che la lentezza della Procura, cui abbiamo già affidato due denunce/querele per diffamazione e una memoria, fa per il momento dormire all’anonimo autore o autrice sonni tranquilli.


Chi si nasconde dietro il bloggino per gay che spara a zero su tutti sperando di essere invisibile?

E’ un qualcuno che non è pago/a di aver dovuto in passato chiudere bottega e di essere stato considerato diffamatore dallo stesso Google, un qualcuno che si crogiola nell’invisibilità di cui crede di godere. Ricerche accurate, tuttavia, ci mostrano che il bloggino ha a che vedere con la moglie di Giuseppe Civati (Possibile, ex Pd) Giulia Siviero e con Giovanni Zardini del circolo Pink, entrambi di Verona. E’ quello che viene affermato in un post in cui si dà conto di un incontro che ha avuto come relatrice Costanza Miriano, dove i due sono fotografati assieme alla giornalista e vengono descritti, rispettivamente, come autori di Gayburg e Gay.it (sotto, ai lati di Costanza Miriano), siti che spesso contano su materiale intercambiabile. Zardini è uno che odia Gian Luca Rana, come si può desumere dai suoi social, e nel corso del Congresso Mondiale delle Famiglie si è scagliato contro gli organizzatori chiamandoli inspiegabilmente “omofobici”, mentre veniva trasportato all’esterno e la moglie di Civati ridacchiava sotto i baffi in prima fila. Dopo l’ennesimo articolo diffamatorio, occorrerà scavare a fondo nei legami che intercorrono con il bloggino, a meno che Gayburg non tiri fuori gli attributi – quelli che tanto morbosamente scruta nei maschietti – e ci chiarisca da chi è gestito. Intanto noi osserviamo, archiviamo e conserviamo tutto, e periodicamente lo sottoponiamo a chi di dovere.




Un (ex) blog può sparare a zero su tutto e tutti, offendere e diffamare senza pagarne le conseguenze?

Ovviamente, no, e men che meno nel momento in cui, complice la lentezza di chi di dovere, ha persino migrato verso un proprio dominio. Diventando un sito a tutti gli effetti che per giunta ospita pubblicità, per il quale è dunque prevista l’iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione (ROC) dell’Agcom e l’indicazione nella pagina dei servizi del responsabile e degli autori. Tutte cose che, ovviamente, un sito nato solo ed esclusivamente per diffamare e per screditare contenuti scomodi, ha paura di mostrare.


Se anche tu sei stato preso o presa di mira da Gayburg per le tue opinioni o la tua opera di divulgazione, puoi inviarmi le tue segnalazioni a direttore@recnews.it. Cercheremo di verificarle ed eventualmente di dare loro rilevanza


Rif. esterni: Tra i populisti è corsa alla messa a frutto dell’isteria creata con il coronavirus

Dettagli sul dominio Gayburg.com

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Let’s face it, no look is really complete without the right finishes. Not to the best of standards, anyway (just tellin’ it like it is, babe). Upgrading your shoe game. Platforms, stilettos, wedges, mules, boots—stretch those legs next time you head out, then rock sliders, sneakers, and flats when it’s time to chill.