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Ogni partito ha il suo teorico, anche per quanto riguarda gli aspetti economici. Quello della Lega è Armando Siri, da poco tornato alla ribalta con la Flat Tax – suo cavallo di battaglia – con i CIR e con un disegno di legge che riguarda i conti correnti “rapiti” dalle banche. Ne abbiamo parlato con lui toccando scenari e prospettive, le recenti scelte del governo e lo snodo cruciale di un’Italia chiamata a scegliere se stare dentro o fuori l’Ue.

Cosa prevede il disegno di Legge sulla Flat Tax appena presentato dalla Lega?

Si tratta di una riforma complessiva del sistema tributario riferito alle imposte dirette di famiglie e imprese. L’impianto in vigore è ancora quello del 1973. Noi di fatto innoviamo e semplifichiamo in tre punti. Il primo: il reddito imponibile non è più del singolo, ma della famiglia, che può essere anche monocomponente. Rientrano quindi nella fase 2 i redditi monocomponente fino a 30 mila euro, monoreddito fino a 55 mila euro e bireddito fino a 70 mila euro. Il secondo: l’aliquota d’imposta è fissa al 15%. Terzo punto, si applica una sola deduzione sul reddito complessivo. Ovvero, più basso è il reddito e più alto è il numero dei familiari, più grande è la deduzione. In questo modo garantiamo la progressività dell’imposta richiamata dalla Costituzione. Per le imprese l’aliquota è già flat al 24% e si ridurrebbe al 15%, mentre per le Partite Iva si alzerebbe il limite di fatturato a 100 mila euro per poter applicare l’aliquota sempre al 15%. 

Lei ha sollevato il problema della chiusura dei conti da parte di Istituti come Unicredit e Intesa Sanpaolo. Qual è la situazione attuale?

La chiusura unilaterale dei conti correnti bancari da parte degli Istituti di Credito è una pratica diffusa non solo dalle banche che lei cita. Come fa un cittadino o un’impresa a poter vivere e lavorare in questa società senza un conto corrente? Le banche chiudono i conti ai clienti in attivo, che quindi hanno il saldo positivo, sulla base di motivazioni totalmente discrezionali. Così facendo si crea un grave pregiudizio nei confronti di chi deve ricevere lo stipendio (obbligatorio l’accredito sul conto), pagare le imposte (obbligatorio utilizzo del conto), ricevere il pagamento di fatture e pagare con strumenti elettronici o bonifici bancari (sopra i 3 mila euro).  

Come si risolve?

Ho presentato un Disegno di Legge che preveda lo status di servizio essenziale per il conto corrente. Nessuna banca potrà arbitrariamente chiudere il rapporto se il saldo è attivo, se non dietro un provvedimento motivato del giudice. 

Dal punto di vista economico: come vede la Fase 2? Commercianti, operatori del settore turistico e ristoratori tuttora aspettano risposte dal governo.

Già a febbraio avvertimmo il Governo che la ricaduta economica dei provvedimenti legati all’emergenza Covid-19 sarebbe stata colossale soprattutto se si fosse decisa, come poi si è fatto, una serrata totale delle attività. Come opposizione e come Lega, fin dal primo momento, abbiamo voluto collaborare concretamente per trovare delle soluzioni e mettere a punto iniziative utili a favore dei lavoratori e delle imprese. Nessuna delle nostre proposte è stata accolta. Se non fosse stato per quelle categorie sempre vessate dallo Stato come Partite Iva, Autonomi e Imprese che hanno anticipato di tasca loro la cassa integrazione ai loro operai, oggi avremmo la gente in strada con i forconi perché intere famiglie non avrebbero potuto sfamare i propri figli. Lei crede che riceveranno un ringraziamento per questo? Ad oggi lo Stato sta pagando a singhiozzo il mese di marzo e molti non hanno ancora ricevuto dall’Inps i 600 euro promessi. Questi sono dati, non è polemica. 

Il premier Conte?

Il Presidente del Consiglio aveva promesso a marzo che entro il 15 aprile sarebbero arrivati i pagamenti. Siamo ai primi di giugno e la situazione è questa. Serve più coraggio, più visione, più amore per il Paese e più fiducia nelle imprese, nei liberi professionisti e nei lavoratori autonomi che garantiscono ogni mese a 12 milioni di famiglie lo stipendio e lo fanno senza alcuna garanzia, senza alcun sostegno. Anzi, con uno Stato che è sempre pronto a mettere loro i bastoni tra le ruote con cavilli e burocrazia. 

Perché l’opposizione ha avuto un approccio “soft” verso le decisioni di Conte? È d’accordo con chi dice che le sue scelte siano state anticostituzionali?

Non abbiamo avuto un approccio “soft”, ma responsabile in un momento di profonda difficoltà per tutto il Paese. In queste situazioni la cosa peggiore è speculare. Abbiamo sempre chiesto però con determinazione al Governo di assumersi le proprie responsabilità. Adesso che si sta ripartendo il tempo della pazienza è finito, ma non siamo noi a dirlo sono gli italiani. Soprattutto quelli che rischiano di passare da presunti cassaintegrati a disoccupati e quegli imprenditori che non apriranno più e che falliranno sicuramente appena la macchina dei tribunali e dei decreti ingiuntivi riprenderà l’attività. 

Diverse personalità, compreso un Presidente Emerito della Corte Costituzionale, hanno sollevato perplessità rispetto all’utilizzo dei Dpcm.

Sui Dpcm non vi è dubbio che siano stati provvedimenti ai limiti della Costituzione, in certi casi alcune restrizioni sono state emanate in palese violazione delle garanzie della nostra Carta fondamentale. Ma su questo so che sono state prese iniziative dinnanzi alle magistrature, sia ordinarie che amministrative. Ad un certo momento il Parlamento stesso era ostaggio dei Dpcm, per non parlare poi delle forze dell’ordine che entrano in chiesa per bloccare il sacerdote che dice Messa. Un’immagine da brividi. 

L’Italia del prossimo futuro che si immagina è dentro o fuori l’Europa?

Non esiste un’Europa senza l’Italia e non esiste un’Italia che non sia in Europa. Il punto non è essere in Europa, ma come esserci. Questa Pandemia ha mostrato tutte le debolezze di un sistema che, a differenza di quello che si dice, non ha affatto al centro la solidarietà, ma al contrario anche qui prevalgono egoismi e convenienze di bandiera. Nel momento del bisogno non abbiamo visto un’Europa coesa, efficace e rapida nel dare una risposta ai bisogni dei cittadini e delle imprese. Solo dopo un lungo tira e molla siamo forse arrivati alla promessa di fondi che arriveranno fra un anno e salvo che siano spesi come l’Europa vuole. Così non funziona. L’Europa, se vuole continuare a prosperare anche come organizzazione economica, politica e sociale portatrice di valori comuni, deve cambiare passo. Meno vincoli, meno burocrazia, meno percentuali e più senso della realtà. Fino ad oggi è prevalsa la linea tedesca, ma oggi anche la Germania soffre. Forse è la volta buona. 

C’è speranza che gli elettori che hanno votato la Lega per la sua vocazione antieuropeista degli inizi si ritrovino a loro agio? 

La Lega non è antieuropeista, ma realista. Se una cosa non funziona si cambia. Se non si riesce a cambiarla, la si abbandona. Ma è un dato di realtà, non una questione ideologica. Abbiamo cambiato 1 euro a 1936,27 lire e dovevamo lavorare un giorno di meno e essere di un giorno più ricchi. Invece la nostra bilancia commerciale è crollata e sono fallite quasi un milione di imprese. I tassi di interesse sono sottozero e le banche non prestano denaro. Chi ha qualche risparmio sta perdendo più che con l’erosione di una presunta galoppata inflattiva. È in questa situazione che non ci si può sentire a proprio agio e votare Lega significa aver chiara una visione alternativa. Una nuova Europa dei popoli, del libero scambio, della difesa dei valori comuni capace di essere un nuovo attrattore di sviluppo, crescita e lavoro. Senza vincoli inutili, senza forzare standard comuni a cui sottostare. Non sia l’uniformità la forza dell’Europa, ma lo siano le differenze.

Alcuni sondaggi parlano di “migrazioni” verso Fratelli d’Italia: non sarà colpa della messa in discussione dell’Italexit?

Italexit è uno scenario che nessuna forza politica prende in considerazione, neppure Fratelli d’Italia. A meno che, come ho detto prima, non ci sia alcuna possibilità di un cambiamento. Su questo punto le forze cosiddette “sovraniste” concordano. Essere sovranisti non significa essere contro l’Europa, ma volere indipendenza politica, economica e sociale. L’Europa della CEE era un ottimo esempio di come si possa collaborare ciascuno con la propria autonomia e valorizzare l’appartenenza a un sistema comune di interessi, valori e obiettivi. Oggi la Lega è saldamente il primo partito italiano e con questo spirito e con le proprie idee può puntare ad essere la forza politica che traguarderà l’Italia in un futuro migliore. Meglio se in una organizzazione comune, ma non a tutti costi. 


Tecnicamente: l’Italia potrebbe riavere una propria moneta? Se sì, come?

Intanto la moneta è una convenzione, null’altro. Invece di andare in giro con in spalla le forme di Parmigiano Reggiano o le taniche di petrolio da scambiare, usiamo la moneta. La moneta ha valore se ha valore l’economia del Paese che la emette e la accetta come pagamento delle imposte. Lei probabilmente non cambierebbe 50 franchi del Burkina Faso con 50 euro. Perché? Perché il Burkina Faso non è la seconda manifattura d’Europa, la seconda cantieristica navale del mondo, non è tra i leader mondiali della meccanica di precisione e dell’Aerospazio, etc. L’Italia, nonostante la sua Pubblica Amministrazione, grazie al genio degli imprenditori, alla voglia di lavorare di padri e madri di famiglia e all’ambizione dei propri professionisti impegnati in ogni settore è una grande economia mondiale. Detto questo, potrebbe riavere una propria moneta solo se si riformano i Trattati Europei. È una decisione che spetta in primo luogo al Parlamento e successivamente agli organismi europei. Tecnicamente il ritorno a una moneta nazionale comporterebbe una svalutazione immediata del 40% che si attesterebbe dopo un paio d’anni al 25%, ovvero i famosi 1.500 lire per un dollaro che era il cambio giusto per la nostra economia basata su un forte export. Aumenterebbe un poco l’inflazione intorno al 3%-5%, il denaro avrebbe di nuovo un costo e quindi tornerebbe a circolare e a rendere in termini di interessi. Ci sarebbe un periodo di forte espansione economica e dell’occupazione nei primi 10 anni nei quali si recupererebbe interamente il valore della moneta. A quel punto la leva fiscale potrà servire come calmieratore dell’inflazione mantenendo in equilibrio l’andamento della domanda e dell’offerta. 

Il Debito Pubblico che fine farebbe?

Rimane appunto il tema del Debito Pubblico, non tanto quello verso l’interno che verrebbe riconvertito nel contro valore in lire e quindi l’investitore non subirebbe alcuna ripercussione, anzi l’aumento dei tassi garantirebbe il posizionamento della rendita. Il punto è il Debito verso soggetti esteri che dovrebbe essere ripagato in euro. Anche se su questo punto ci sono diverse scuole di pensiero. Ma ho idea che di tutto questo stia già ragionando la Germania nei vari scenari futuri che vorrà intraprendere. Difficile che qualcun altro Paese della Ue prenderà una decisione in questo senso. Più probabile che sarà la Germania a farlo. Per noi si tratta soltanto di non farci trovare eventualmente impreparati. 

A che punto è la proposta sua e di altri senatori sui CIR, i Conti di risparmio individuali? 

Il progetto di Legge arriverà spero prestissimo all’esame delle Commissioni competenti e poi in Aula. Lo spirito è quello di dare la possibilità alle famiglie italiane di comprare Btp con una rendita maggiore grazie a un credito d’imposta e all’azzeramento della ritenuta fiscale. In questo modo gli interessi sarebbero spesi nella nostra economia e non saremmo più soggetti alla spada di Damocle dello Spread che è un parametro che influenza solo i soggetti Istituzionali che comprano titoli, perché in caso di turbolenza dei mercati hanno l’obbligo di ricapitalizzare, ma non ha alcun effetto per il risparmio delle famiglie. 

Direttore e Founder di Rec News, Giornalista. Inizia a scrivere nel 2010 per la versione cartacea dell'attuale Quotidiano del Sud. Presso la testata ottiene l'abilitazione per iscriversi all'Albo nazionale dei giornalisti, che avviene nel 2013. Dal 2015 è giornalista praticante. Ha firmato diverse inchieste per quotidiani, siti e settimanali sulla sanità calabrese, sulle ambiguità dell'Ordine dei giornalisti, sul sistema Riace, sui rapporti tra imprenditoria e Vaticano, sulle malattie professionali e sulle correlazioni tra determinati fattori ambientali e l'incidenza di particolari patologie. Più di recente, sull'affare Coronavirus e su "Milano come Bibbiano". Tra gli intervistati Gunter Pauli, Vittorio Sgarbi, Giulio Tarro, Armando Siri, Gianmarco Centinaio, Michela Marzano, Vito Crimi, Daniela Santanché. Premio Comunical (2014, Corecom/AgCom). Autrice de "I padroni di Riace - Mimmo Lucano e gli altri. Storie di un sistema che ha messo in crisi le casse dello Stato". Telegram: t.me/zairabartucca - sito: www.zairabartucca.it

INTERVISTE

“Io, la tv che vorrei e quella volta sul set”. Chiacchierando con Giorgia Trasselli

L’attrice ci svela un inedito lato anti-mainstream: il passato universitario movimentato, i teatri “off” e la distanza con un certo tipo di format televisivi. La passione per Tolstoj e Dostoevskij: “Ho sofferto per l’esclusione dei russi dagli eventi culturali e sportivi. Come se un domani l’Italia impazzisse e qualcuno volesse cancellare Pirandello”

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"Io, la tv che vorrei e quella volta sul set". Chiacchierando con Giorgia Trasselli | Rec News dir. Zaira Bartucca
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Giorgia Trasselli oggi, figura rassicurante e iconica di quadretto familiare all’italiana: sta tornando a casa da Trieste e ad attenderla, mi dice, ci sono i nipotini ancora avvolti dal clima di festa, alle prese con i regali. “Il 19 abbiamo avuto un compleanno”, racconta. E’ reduce da un viaggio più lungo del previsto che ci ha portato a scambiare qualche Whatsapp per poter posticipare l’intervista. Devo – sommessamente – smentire quello che ha ironicamente scritto Lello Arena nella sua prefazione di “Mi scusi, lei fa teatro?”: non ho visto errori nei suoi messaggi, nemmeno considerandoli con l’occhio clinico del mestiere. Ovviamente nemmeno volendolo potrei correggere la “Tata” meno conosciuta, quella che ha tradotto Cocteau dal francese e butta lì l’etimologia latina di “divertire” come se non nulla fosse.

I ritratti che colleghi e registi fanno di Giorgia sono tutti più che edificanti: un’attrice ancorata ai valori e un tornado in grado di rivoluzionare ogni set. Il simbolo di una tv pulita: non urlata, non spiattellata, che non ha bisogno di fare leva sugli istinti peggiori. La Trasselli meno conosciuta è anche “anti-mainstream”, in qualche misura: ha avuto un passato universitario movimentato, ha frequentato i teatri “in” ma non ha disdegnato quelli “off” quando ne valeva la pena. Ha una passione per un certo tipo di autori letterari e teatrali e mantiene le dovute distanze, ci svela, da un certo tipo di format commerciali.

Sicuramente nessuno si permetterebbe mai di dire che recita con i piedi, però nei fatti è successo…
(Ride) E’ vero, il primo film fatto con i piedi, è vero! Eravamo alla Pro Deo che oggi si chiama Luiss. Il regista cercava dei bei piedi per un cortometraggio. In pratica si trattava di una storia d’amore tra due piedi femminili e due piedi maschili. Quindi sì, il mio esordio cinematografico è stato fatto con i piedi.

Un episodio che fa parte di una carriera sfaccettata. Cosa le hanno lasciato i vari personaggi che ha interpretato e quanto c’è della vera Giorgia in ognuno di loro?

Credo che ci sia un pezzo della vera Giorgia, di come io sono nella vita nell’essenza del quotidiano, in ogni personaggio. In fin dei conti noi prestiamo il nostro volto ma anche la psiche, perché quando parliamo di sentimenti e di intenzioni e ci mettiamo in contatto con un personaggio che comunque ha un’anima. Cediamo una parte di noi a questo personaggio. Anche qui ci facciamo due risate, spero: anni fa in tempi di AIDS quando non era il caso dicevo: dai, il nostro lavoro in fondo è un po’ una trasfusione di sangue…Aiuto, dai, no! (ride). Però un po’ è vero, è bello quando si perdono un po’ i confini tra la persona e il personaggio. Quindi, per rispondere alla tua domanda, c’è una parte di me in tutto quello che ho fatto. Se prendiamo cento Romeo, cento Giulietta e cento Desdemona, alla fine ognuna sarà diversa perché ognuno mette del suo, anche se si tratta della stessa storia e delle stesse parole. E’ tutto scritto lì, ma siamo noi a dare vita al personaggio, a dargli l’impressione.

"Io, la tv che vorrei e quella volta sul set". Chiacchierando con Giorgia Trasselli | Rec News dir. Zaira Bartucca
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Nonostante tutta questa volontà di caratterizzare i personaggi riesce sempre ad apparire genuina, spontanea.

Arrivare è difficile. In teoria dovrebbe essere tutto semplice, ma la semplicità è molto difficile da ottenere. A volte mi capita di vedere un attore o un attrice e di avere l’impressione che stia lì con noi. Quando il palcoscenico o la macchina da presa diventano casa. E’ bello quando il pubblico ti dice questo, ma il punto è proprio quello che dicevi tu, che cioè quella semplicità è frutto di molto lavoro.

I suoi colleghi dipingono il suo carattere come solare, capace di animare ogni cosa. Però lei racconta anche che in privato è attraversata da una sorta di malinconia.

C’è questo: quando sono sola sono un po’ malinconica, lo riconosco. Ho un sacco di nostalgie e infatti ogni tanto mi devo fare un bagno di fiducia per il presente e per il futuro. Mi dicono che sono brava a incoraggiare gli altri, però poi quando tocca a me torno ad “Ah, quanto era bello prima”. Insomma, ecco la nostalgia. O la malinconia che è questa strana cosa, questo languore che non è proprio tristezza, ma è uno stato di cose normali. Non so a cosa sia dovuto. Però poi mi basta che ci sia una persona, un amico e tutto questo passa. In questi momenti sono veramente sola con me stessa. Adesso sto parlando con te e mi sto chiarendo forse un po’.

Non mi mostro allegra, divertente e divertita a tutti i costi, ma sono le persone che mi danno la carica quando ci si trova in compagnia e in armonia. Lo stare insieme, fare una battuta…ah, ecco. Io non so fare le battute a comando, mi terrorizzano queste trasmissioni dove i cosiddetti personaggi devono per forza avere la battuta giusta al tempo giusto. Per carità! A me non viene mai, mi viene sempre dopo sette secoli! Perché sto lì che guardo e ascolto e poi mi distraggo, e poi quando tocca a me…che ne so? La battuta a me viene quando sto bene, quando sto insieme agli altri.

Ma poi la simpatia è fatta di tante cose, non solo di battute. Ci sono caratteri che la suscitano a pelle: come nel suo caso, riescono a passare con facilità dalla simpatia all’empatia e a tirare fuori il meglio delle persone. E’ una gran dote, dovrebbe darle la fiducia che dice a volte le manchi.

Grazie, grazie! Ci provo.

Ha citato la televisione. Il modo di fare tv è molto cambiato negli ultimi anni. C’è una crisi di valori che sembra attraversare anche il piccolo schermo: è così?

Posso dire con serenità che quello che crediamo che non esiste, esiste eccome. Il declino c’è, per forza. Tutti si giustificano chiamando in causa gli ascolti e la pubblicità, che secondo alcuni impediscono di mettere le cose serie. E’ come se fare le cose serie significa fare i barbosi, i noiosi. E quindi ci dobbiamo accontentare di quattro poveracci che sono buttati lì a mostrarsi in mutande o a dire quattro frescacce. Io non vedo certe cose, ma non perché sia snob. Non lo sono come persona ma forse in certe scelte, perché per me la forma è sostanza. Io non credo che essere gentili e cortesi, ammirare le cose belle e desiderare le cose belle sia formale, credo che sia sostanziale.

Sono convinta che non dobbiamo abbassare la qualità, i desideri, le passioni degli esseri umani. L’arte, il divertimento, la commedia brillante, il varietà, la canzone, la canzonetta: tutto secondo me deve cercare di elevare. Andiamo a vedere che teatro facciamo, che televisione c’è: questa cosa dei litigi continui e di persone così tristi e squallide che sanno solo dare il peggio di sé stessi, e magari invece avrebbero tanto di migliore da raccontare al pubblico. E poi permettimi di dire quello che sento da banale spettatrice: mancano i testi, i dialoghi. E’ difficile scrivere belle storie e belle fiction. Sono grata alla televisione ma a “quella” televisione di quel periodo che mi ha dato successo, per quanto quest’ultimo sia un concetto relativo. Credo che bisognerebbe dare più spazio agli autori brillanti e in gamba, sono sicura che ce ne sono tantissimi. Prendiamo Casa Vianello: è stata scritta da Raimondo, da Sandro Continenza, Giambattista Avellino e Alberto Consarino. Erano autori che stavano lì a fare, rifare, cancellare. Si parlava e si facevano riunioni per cercare di dare qualcosa anche in una commedia brillante. Non stavamo facendo Ben-Hur o Cleopatra, certo…

Ma anche lì c’era uno studio dei soggetti. Mi ha colpito il fatto che gli autori studiassero anche i fatti di cronaca e di attualità per avere lo spunto per le situazioni e per i personaggi collaterali. Alla fine tutto filava liscio e suscitava ilarità, quindi si può dire che funzionava. Oggi forse si punta più su prodotti che tentano di fare leva sui comportamenti più bassi.

E’ sempre una questione di soldi, ma se per quelli devo andare a vendermi l’anima al diavolo o la mamma al mercato diventa eccessivo. Oggi i tradimenti e lo spettegolezzo hanno fatto sparire la commedia all’italiana, che si basava anche su temi come questi ma aveva un altro approccio ed era interpretata da mostri sacri. Sordi, Agus, Valeri, Panelli, Taranto: Attori ed attrici che erano molto avanti rispetto a quello che si può immaginare, avevano una comicità all’avanguardia e non erano mai volgari.

Si è sempre detto che la tv ha plasmato la società moderna, ma che società si costruisce se non si offre mai qualche alternativa di livello? Se si offrisse qualcosa di diverso forse la risposta non sarebbe così cattiva.

Ma sì, è inutile dire “noi diamo quello che il pubblico vuole”: se non dai alternative, cosa vuoi che preferisca? Non si pensa, non si ragiona. La parola “divertire” deriva dal latino “divertere”, che vuol dire spostare l’attenzione da una cosa all’altra. Quindi il divertimento è creare una situazione, non limitarsi a sghignazzare delle cose più varie. Posso dire che sono comunque felicissima di fare televisione e di interpretare la Bice in Fosca Innocenti. Abbiamo iniziato di nuovo le riprese e sto lavorando con colleghi fantastici come Vanessa Incontrada, Francesco Arca, Cecilia Dazzi e Desirée Noferini.

A teatro ha interpretato Cocò Chanel.

E’ stata una delle cose che mi sono inventata basandomi sulle mie letture, sui miei studi e sulle mie idee. Anche se timorosa, ho cercato di coinvolgere gli altri colleghi. Mi sono lanciata e ho portato questa avventura fino in fondo, e tutto grazie a un libro prestato da un amico. La Francia, la traduzione del Fantasma di Marsiglia, il meta-teatro, quanto ricordi! Mi sono basata anche sulla figura di Cocò Chanel. Che posso dire? Sono stata felice. Tocchi le corde di tante vite: ecco cosa ci dà di meraviglioso il nostro lavoro.

In passato è stata una divoratrice dei libri di Tolstoj e Dostoevskij, ha portato in teatro Čechov: secondo lei è giusto escludere gli atleti russi dalle competizioni, gli artisti dalle mostre e i cantanti dagli eventi? L’arte e lo sport non dovrebbero un po’ depurarsi dalla politica?

Devo dire che mi ha fatto male che alcuni russi siano stati esclusi dagli aventi culturali, sportivi e musicali. La Russia non è Putin e non è solo quello che sta succedendo. Ci ha dato cose fantastiche. E come se a un certo punto l’Italia impazzisse e qualcuno volesse cancellare Pirandello. Una buona separazione ci vuole. E’ il solito vecchio discorso del fare sempre di tutta l’erba un fascio.

Non si rischia di instaurare precedenti pericolosi e di tornare a un clima di persecuzione culturale?

Eh, hai capito?! Andiamo a bruciare i libri in piazza, che facciamo? Per carità di Dio. Non sono idee felici.

Gliela faccio la domanda che le fanno tutti su Casa Vianello o no? La faccio, ma mi racconti un episodio particolare, un bel ricordo che le è rimasto.

E’ stato tutto bellissimo, regnava l’allegria e l’armonia, la semplicità ma non la superficialità. In un episodio Sandra voleva che mi fidanzassi con un muratore che circolava per casa. Nella trama c’era l’organizzazione di un pranzo, con la Tata tutta in ghingheri e Sandra e Raimondo che spiavano dalla cucina. A un certo punto cadevano a terra, assieme a una porta. Dopo aver girato l’episodio il commento di Raimondo fu stupendo: “Guarda questa che ci fa fare a 130 anni in due!”. Non so quanto abbiamo riso, non lo dimenticherò mai.

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COVID

Corbelli commenta le parole di Miozzo, poi svela: “Nei media c’è l’ordine superiore di non pubblicare pareri dubbiosi sui vaccini”

Intervista al leader di Diritti Civili, che chiede la rimozione dall’incarico del Consulente di Occhiuto. E racconta cosa sta significando la pandemia per chi perde il lavoro, per chi non si può operare, per chi viene diffamato e per chi si va a vaccinare perché si sente costretto

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Corbelli commenta le parole di Mizzo, poi svela: "Nei media c'è l'ordine superiore di non pubblicare pareri dubbiosi sui vaccini" | Rec News dir. Zaira Bartucca

In un Paese normale, Corbelli sarebbe uno dei papabili per l’elezione del Presidente della Repubblica. Lo chiamano “il Gandhi italiano” per i suoi 35 anni spesi a favore degli ultimi, che gli hanno fatto portare a casa elogi bipartisan. Stimato a destra come a sinistra, è stato l’unico a non stare zitto di fronte all’invito – lanciato dalle colonne del Corriere della Sera dal Consulente per la Sanità e la Protezione Civile Agostino Miozzo – di sovvertire l’ordine democratico causa pandemia. E di arrestare i No-vax. “Ha superato ogni limite”, ha tuonato Corbelli. “Chiedo ad Occhiuto di rimuoverlo immediatamente, o andrò a protestare a Catanzaro, alla Cittadella, davanti alla sede della Regione Calabria, come ho fatto in altre occasioni”, ha riferito alla stampa locale.

Miozzo a noi ha detto che quelle parole non le ha mai pronunciate.
Miozzo è impazzito o cosa? Ha negato? Ormai c’è un impazzimento collettivo. Siamo di fronte a dei drammi, ma c’è un limite a tutto. Con il doveroso rispetto per tutti, ritengo che affermazioni del genere siano irresponsabili, pericolosissime. Forse questo dottore, Miozzo, non ha percezione del dramma che vivono milioni di persone. Si parla di centinaia di migliaia di famiglie, di persone cadute depressione, insegnanti che si sono visti la vita distrutta, per aver fatto cosa? Per aver detto un no motivato a un siero sperimentale. Ma come fanno a imporre un siero sperimentale? E si invoca la sospensione della democrazia e l’arresto? Questa è gente che un giorno pagherà per quelli che io considero crimini contro l’umanità. A tutti i livelli, sia chiaro, perché qui si sta colpendo e distruggendo un popolo. Come fa un governo a ignorare la libertà di scelta e a fare quello che fa? Siamo di fronte alla pagina di storia più buia dal dopoguerra a oggi.

Si sta forse alzando un po’ troppo il tiro e si rischia una qualche deriva pericolosa.
Esattamente, brava. Le persone sono ormai esasperate, oltre ogni limite umano di sopportazione. Si parla delle multe a chi non si vuole vaccinare, ma non dicono che hanno tolto anche il pane a questa gente.

Non si possono più dire cose che possono turbare la narrazione dominante.
Una pagina nera di storia recente è quella che riguarda Facebook. E’ un canale social asservito. Sono stato sospeso per un mese per aver pubblicato un’istanza per evitare che docenti e Forze dell’Ordine venissero sospesi dal lavoro. E’ una cosa allucinante. Neanche in tempo di guerra si arrivava a questo. C’è una disinformazione spaventosa che riguarda anche il diritto costituzionale.

L’Articolo 32 esiste ancora?
L’Articolo 32 e gli altri articoli vengono ripresi dai media di massa in maniera strumentale, nelle parti che si vogliono utilizzare. Perché dell’Articolo 32 non dicono che nessun cittadino può essere sottoposto, anche nell’interesse collettivo, a un trattamento sanitario se questo calpesta e vìola la dignità umana? Questo aspetto, che è quello fondamentale, viene nascosto. Mi perdoni: perché non viene dimostrato che questo siero non è sperimentale? C’è un rapporto AIFA del dicembre 2020 dove viene scritto nero su bianco che il termine della sperimentazione è previsto per dicembre 2023. Mi segua: non solo l’AIFA, ma anche EMA parlava di sperimentazione a settembre dello scorso anno, rilanciata da tutti i giornali talebani. Come hanno potuto? E adesso invocano l’arresto per chi non si vuole vaccinare? Di fronte a questa deriva in una Nazione meno civile e meno ghandiana ci sarebbe stata un’insurrezione popolare. Hanno soppresso la Libertà di manifestare, la Libertà di critica. Questi provvedimenti sono reati, perché colpiscono i diritti delle persone. La magistratura dov’è?

Con la pandemia sembra si possa fare di tutto e restare impuniti.
Siamo in presenza di una pandemia? Lo sono anche in Inghilterra, in Germania e in Francia ma perché lì non trovano terreno fertile provvedimenti come quelli fatti in Italia?

Abbiamo anche numeri che sono incoraggianti, perché non siamo certo al 2020.
Esatto, abbiamo numeri più incoraggianti. Gli studi che arrivano dal Sudafrica inoltre confermano che questa Omicron è più lieve, non dà conseguenze drammatiche, si va verso un miglioramento e, dicono gli studi, verso un superamento di questa pandemia e verso il raggiungimento della cosiddetta immunità di gregge. E loro anziché alleggerire le misure, loro vanno non solo a rafforzarle ma a renderle disumane. Seguo il caso di un’insegnante di Procida che ha programmato un’intervento chirurgico e non può lasciare l’isola per farlo, perché non si può vaccinare e non ha il Green Pass rafforzato. Questo è qualcosa di allucinante, qualcosa che definire indegno è poco. Come ha fatto il Presidente della Repubblica a firmare questo provvedimento? Il Presidente Mattarella, che ho sempre stimato, sarà ricordato dalla storia per queste firme che sta mettendo. Firme che cancellano la civiltà di un Paese. I morti? Ci sono i morti, certo, ma ogni morto di covid che viene pianto dovrebbe essere ascritto al covid e basta. Invece si mettono insieme il malato di tumore, l’infartuato e chi è deceduto per il virus e si sparano questi numeri per terrorizzare la gente.

Ormai si muore solo per covid.
Nessuno vuole sminuire la portata di questo male, ma bisogna dire che i numeri di decessi che registriamo oggi sono di gran lunga inferiori rispetto ai decessi per tumore o per malattie cardio-circolatorie. Ci sono poi altri morti che non sono numeri come molti pensano, ma volti con una storia, un nome e cognome. Parlo di quelli della post-vaccinazione. Non ci sono stati solo la povera e sfortunata Camilla o Augusta, la bravissima insegnante di Messina o il Maresciallo dei Carabinieri, o il Finanziere, l’avvocato o l’imprenditore, ci sono anche le morti improvvise dei giovani. Perché muoiono all’improvviso di infarto, dopo aver fatto la vaccinazione? Di questi casi non si parla.

Ci sono anche casi di persone che hanno necessità di recarsi in ospedali e pronto soccorsi che nel frattempo sono stati convertiti in via esclusiva in centri covid.
Ma se dedichiamo tutto al covid, queste persone dobbiamo lasciarle morire?

Cosa ne pensa dell’Esenzione? C’è chi vorrebbe ottenerla, come da circolare del ministero della Salute del 4 agosto, ma se la vede negare dal medico di medicina generale o dall’Asl.
I medici in molti casi vengono anche intimiditi. I medici che segnalano determinati casi vengono raggiunti anche da provvedimenti disciplinari. Sono zittiti. Io mi sono a lungo battuto per i migranti, anzi stavo lavorando all’apertura del cimitero per migranti di Tarsia ma tutto si è interrotto a causa del covid. Credo che sia per la mia storia di attivismo che molti evitano di attaccarmi, sennò anch’io sarei stato bersagliato come gli altri.

Considerazione interessante. Ricapitolando: medici radiati, persone ridotte al lastrico, senza lavoro, individui non tutelati nella loro salute e demonizzati. Siamo arrivati a questo?
Sì, siamo arrivati a questo. Ha fotografato perfettamente quella che è la realtà, e io non riesco a credere che sia possibile, nonostante ne abbia viste tante e combattute tante. La pandemia riguarda tutti e tutti dobbiamo combatterla, ma non è che dobbiamo mettere italiani contro italiani, vaccinati contro non vaccinati o arrivare alle dichiarazioni inscusabili di Miozzo, che comunque non è il solo. Ci sono intellettuali, se così si possono chiamare, che fanno dichiarazioni di cui si dovrebbero vergognare per il resto della loro vita, e ormai le accettiamo come se fossero cosa normale. E’ una strategia militare di guerra, lei da giornalista lo avrà notato prima di me: fanno partire prima i giornali con i titoli, tastano il terreno, sparano le notizie, vedono gli effetti, condizionano l’opinione pubblica e poi escono con il provvedimento. Ci faccia caso: non arriva mai il provvedimento se prima non è caricato dai killer dell’informazione che si prestano a fare questo servizio. Ci sono giornalisti e direttori di giornali che io stimavo che sono arrivati a dire di essere orgogliosi di non ospitare un parere diverso rispetto a quello dominante.

Evviva il pluralismo, verrebbe da dire.
Evviva il puralismo, eh sì. Ci sono fior fior di scienziati che vorrebbero confrontarsi con questi del comitato tecnico scientifico, invece vengono screditati, dileggiati e massacrati ogni giorno. Non si può più esprimere una constatazione oggettiva sulle violazioni dei diritti umani delle persone. Ormai è peggio del Medioevo. Non puoi esprimere un’opinione diversa che subito si tenta di zittirti e silenziarti. Io lo sto vedendo: io che avevo sempre spazio per le mie battaglie ore trovo un sacco di spazi chiusi, e con grande onestà molti colleghi mi dicono “abbiamo ordini superiori di dare spazio solo a quelli favorevoli alla vaccinazione”.

Ho capito bene? C’è chi dice abbiamo l’ordine superiore di non dare spazio a chi nutre qualche dubbio sul vaccino anti-covid?
Si, si, si! Io lo confermo! Io lo confermo!

Faccio di nuovo riferimento alla sua storia di difensore dei diritti basilari per dire che verrebbe quasi da chiederle un consiglio: chi oggi si trova spaesato e impaurito da questo terrorismo mediatico, cosa dovrebbe fare?
Bisogna resistere, perché non potrà andare avanti ancora a lungo questa cancellazione brutale della democrazia e dei diritti dei cittadini. Molti purtroppo stanno cedendo, molti per il timore di perdere il lavoro pur provando molto paura stanno andando sotto costrizione a farsi iniettare questo siero sperimentale. Questo mi sta provocando molta amarezza e tantissima rabbia. Io in questa tragedia sono, come sempre, dalla parte degli ultimi, degli esclusi. Questo è per spiegare perché ho iniziato questa battaglia. Non si tratta di essere contro i vaccini: li abbiamo fatti tutti nella vita, ma oggi è diverso perché si è costretti. Devono fermarsi. Devono ridare i diritti fondamentali che hanno calpestato in maniera brutale.

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INTERVISTE

Miozzo lancia la pietra e poi nasconde la mano: “Arrestare i Novax? Non l’ho mai detto”

Il dirigente pubblico, già coordinatore del Cts e ora consulente per la Sanità e la Protezione Civile della Giunta Occhiuto, nega le dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera

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Intervista | Miozzo lancia la pietra e poi nasconde la mano: "Arrestare i Novax? Non l'ho mai detto" | Rec News dir. Zaira Bartucca

“Arrestare i Novax”, cancellare la democrazia perché siamo in guerra “e in guerra decide il comandante”. Agostino Miozzo – già coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico ora impiegato in Calabria, dove ricopre il ruolo di Consulente per la Sanità e la Protezione Civile della Giunta Occhiuto – non le manda a dire. Nel corso di un’intervista rilasciata a Virginia Piccolillo ha letteralmente messo alla berlina chi intende esercitare il proprio diritto alla Libertà di Scelta, ma interpellato telefonicamente da Rec News ha ritrattato tutto, negando di aver mai pronunciato quelle parole scioccanti in cui si chiede – tra le altre cose – di sospendere lo stato di diritto e di affidare tutto a un fantomatico comandante. In alto l’intervista in formato audio.

Spero di non disturbarla. Sono una giornalista, Zaira Bartucca di Recnews.it.
Sono in un momento di relativo disturbo, mi dica.

Mi dispiace disturbarla. La contatto perché mi sembra giusto dare conto un po’ a tutti delle dichiarazioni che si rilasciano. La contatto in merito alla sua intervista al Corriere della Sera, perché lei ha detto che i Novax vanno arrestati. Lei lo conferma questo?
Guarda, su questa intervista non voglio…non voglio commentare.

Vabbé, sono sue dichiarazioni o mi sbaglio?
E’ stata un’intervista…è stata fatta, ma non voglio…non voglio rispondere…non voglio fare nuovi commenti a questa nuova intervista. Io non ho detto che i Novax vanno arrestati.

Non lo ha detto quindi? E’ stata una trascrizione scorretta?
Diciamo che non ho detto che i Novax…anche in quello che c’è scritto, non c’è scritto esattamente i Novax vanno arrestati…

Quindi lei cosa conferma? Le multe più salate…
No ma mi stai facendo un’intervista e non ho nessuna intenzione né voglia di fare l’intervista. Anche perché sono in un momento…

Guardi, lei ricopre un ruolo pubblico, in Calabria fa parte dei consulenti di Occhiuto e io quindi da giornalista ho il diritto di intervistarla. Lei già l’anno scorso ci ha chiuso il telefono in faccia dicendo che non aveva tempo, stiamo ancora aspettando la sua chiamata dello scorso anno per quanto riguarda il Cts.
Ah sì? Non mi ricordo.

Io lo ricordo perché è il mio lavoro.
Uh-uh.

Lei può confermare quello che ha detto? Può dirci quale era il suo pensiero se non è corretto quello che è stato riportato? Cosa è emerso di sbagliato nell’intervista?
Non ho capito con chi sto parlando innanzitutto. (Ma noi ci siamo presentati da subito, a inizio conversazione, nda).

Sono Zaira Bartucca. Sono una giornalista regolarmente iscritta all’Ordine dei Giornalisti.
Uh-uh. Ho capito. Lavori per?

Lavoro per Recnews.it, che è il sito di cui sono direttore. (Come specificato a inizio telefonata, nda).
Uh-uh.

Forse ci sono giornalisti che sono autorizzati a parlare e giornalisti che è meglio non facciano troppe domande…
Ah guarda questo non lo chiedere a me perché è una questione che non mi sono mai posto.

Però l’Ordine se lo pone quindi è un dovere rispondere al giornalista, non è che ci sono solo i cantori che dicono quello che ci piace e che riportano solo quello che ci piace. Siccome questa dichiarazione è pubblica, la leggo sul Corriere della Sera che è un giornale molto autorevole, ma lei mi sta dicendo che questa dichiarazione non l’ha fatta. Mi può spiegare quindi gentilmente cosa voleva dire?
Non ho detto esattamente quello che tu stai dicendo. Io non ho detto che vanno arrestati i Novax.

Allora mi spieghi che cos’ha detto, perché io leggo: “Multe ai Novax? Anche l’arresto. Io metterei l’obbligo assoluto totale”. Mi spiega cosa voleva dire invece e dove ha sbagliato il giornalista?
Non lo so se ha sbagliato, forse nella necessità di sintesi ha estrapolato il concetto…

Ma quindi qual è il concetto? Cosa gli facciamo a questi Novax? Olio di ricino, gli buttiamo delle fucilate quando escono? Quale era il suo messaggio?

Beh, guarda, ho capito che l’impostazione è completamente sbagliata.

Ma poi passano questi messaggi!
Non c’ho più voglia di parlare, non sono abituato né a mettere l’olio di ricino, perché non è mia consuetudine, né a sparare addosso alla gente.

Quindi che gli facciamo a questi Novax? Lei ha detto che vanno arrestati? No? Lo nega quindi.
Grazie, grazie.

Riferimenti:
Miozzo: «Con Omicron molti si infettano, ma poi non si ammalano. Così ci protegge la terza dose» – Corriere della Sera versione online del 07/01/2022
Omicron, Miozzo: «Molti si infettano, ma pochi si ammalano. Multe ai no vax? Anche l’arresto» – Il Messaggero online dell’08/01/2022
Miozzo dice che vuole l’arresto per chi non rispetta l’obbligo vaccinale covid – Fanpage 08/01/2022
No-vax, Agostino Miozzo choc: “Per i cretini non vaccinati anche l’arresto”. Roba che solo nelle Filippine – In Libero Quotidiano dell’08/01/2022


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