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Presentato a Roma Positive Food, l’alternativa italiana al Nutriscore
Un sistema di etichettatura che parte dall’Italia e alle tradizioni italiane si riaggancia, perché quando si parla di gastronomia il nostro Paese riesce a totalizzare primati a man bassa. Anche qui è capofila, di un progetto “sfornato” – come il buon pane – dal Milan Center for Food Law and Policy, dall’Università degli Studi di Milano e da una struttura di missione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Si chiama Positive Food ed è stato presentato questa mattina presso la Sala Rossa dei Fori Imperiali, a Roma.
Di cosa si tratta? Di una certificazione che accompagnerà i prodotti delle filiere che decideranno di entrare a far parte della prima rivoluzione informativa Made in Italy del settore Food. Niente imposizioni e niente semafori, nella convinzione condivisa dai partecipanti ai lavori che lo spirito del progetto sia in linea con l’idea di creare più consapevolezza di ciò che si mangia, “senza con questo – precisa il responsabile del progetto per il Milan Center for Food Law and Policy Pier Filippo Giuggioli – voler modificare le abitudini di acquisto di nessuno”.
Come si presenterà la certificazione Positive Food
Potrebbe vedere la luce alla fine di quest’anno, ma in ogni caso dal 2024 accompagnerà la spesa di moltissimi consumatori italiani. Sarà composto da una parte informativa che tiene in considerazione quattro parametri: nutrienti, filiera, persone e ambiente, che rappresenteranno il cuore dell’etichetta. A sinistra si troverà un punteggio orientativo e sulla destra ci sarà un codice, scansionato il quale si potrà accedere a informazioni più dettagliate con tanto di grafici sulle materie prime utilizzate, sulla provenienza dei prodotti, sulla lavorazione e tanto altro. Positive Food non andrà a sostituire le vecchie etichette che già abbiamo imparato a conoscere, ma si aggiungerà a queste “per dare – hanno precisato i promotori – informazioni aggiuntive che possono essere importanti per i consumatori”.
Il tasto dolente della “sostenibilità”
Positive Food si presenta comunque come “la prima etichettatura sostenibile”. Termine, quest’ultimo, che comunque racchiude tutta la visione di Agenda 2030 e dell’Europa in tema di alimentazione. Allo stesso tempo, però, la certificazione di discosta dall’idea di indurre a seguire stili alimentari preconfezionati, di razionare, di imporre diete proteiche alternative a tutti i costi. Rec News si è, per esempio, a lungo occupato degli insetti considerati commestibili e delle farine recentemente interessate da quattro decreti.
I prodotti a base di insetti come sarebbero raccontati dall’etichettatura Positive Food?
Sull’argomento nel corso della conferenza stampa abbiamo chiesto lumi a Stefano Corsi, coordinatore scientifico del progetto, domandando in che modo in futuro i prodotti a base di insetti sarebbero raccontati dall’etichettatura Positive Food. “Non crediamo che ci siano prodotti sostenibili per vocazione”, la rassicurazione. “In tema di insetti da un lato c’è allarmismo, dall’altro c’è troppa mitizzazione. La nostra posizione sarà bilanciata perché ci limiteremo a fornire un’indicazione chiara che darà al consumatore più elementi per decidere”.
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