Recensioni
La Grande Depressione, il Cinema e gli outsider che diventano eroi
La figura di Braddock – l’outsider che ha conquistato le vette del pugilato ma che è rimasto sempre lo stesso – è stata raccontata e immortalata dal film “Cinderella Man – Una ragione per lottare”, con Renée Zellweger e Russell Crowe. Nella pellicola Ron Haward racconta il pugile ma soprattutto l’uomo, che verrà ricordato per una tenacia e per un coraggio che andavano ben oltre il ring
La figura di J.J.Braddock sarà sconosciuta ai più, perfino a chi apprezza il pugilato. Nasce nel 1905 nei sobborghi di Manhattan da una famiglia di origini irlandesi, umile e cattolica. A poca distanza da casa ha il Madison Square Garden, l’arena dove si trova ad assistere ai combattimenti di boxe e dove inizia a sognare di indossare i guantoni. Un desiderio che diventerà ben presto realtà con gli incontri (prima sporadici e poi via via più frequenti) ritagliati dal suo impresario: a 21 anni, nel 1926, diventa professionista dei pesi mediomassimi. Nel 1928 ha già alle spalle 35 vittorie, nel ’29 combatte (e perde) per il titolo mondiale.
E’ l’anno della Grande Depressione, e non crolla solo la borsa di Wall Street: anche le esistenze sue e della sua famiglia (la moglie Mae e tre figli) sono schiacciate sotto il peso della crisi statunitense. J.J. abbandona i contesti rinomati a cui si stava quasi abituando, le limousine e il ben vestire e si proietta di nuovo, come da piccolo, verso una vita fatta di ristrettezze. Il crollo è completo, totale: perde un match, e di conseguenza tutto il resto. Il suo ring diventa il porto dove, da scaricatore precario, oltre al lavoro faticoso è costretto a sopportare gli effetti degli infortuni che si è procurato combattendo.
Gli anni fino al 1933 sono duri e contraddistinti da rinunce amare e insostenibili. Altrove, nel mondo, è l’anno dell’Holodomor. Gli eventi collaterali sembrano segnare anche la fine della carriera di Braddock, che nel corso di un incontro atteso e necessario ma finito in un flop, perde perfino la borsa da pugile. Sembra che l’astro del Bulldog di Bergen, com’era stato nominato, si stia per spegnere, ma un nuovo capitolo è alle porte.

Il 14 giugno del 1934 Braddock viene di nuovo dato in pasto al ring e alle scorrettezze di Corn Griffin nel sottoclou del match mondiale Carnera-Louis. J.J. viene dato per sconfitto e quasi per morto, ma al contrario di ogni previsione, pur ammaccato strappa una vittoria dopo tre riprese. Si impone nuovamente e riesuma una carriera che sembrava sotterrata e sulla scia dei commenti del cronista Damon Runyon diventa Cinderella Man.
Braddock e il cinema
La figura di Braddock – l’outsider che ha conquistato le vette del pugilato ma che è rimasto sempre lo stesso – è stata raccontata e immortalata dal film “Cinderella Man – Una ragione per lottare”, con Renée Zellweger (Mae) e Russell Crowe (James). Nella pellicola il regista Ron Haward (Richie di Happy Days) racconta il pugile ma soprattutto l’uomo che verrà ricordato per una tenacia e per un coraggio che andavano ben oltre il ring. Il Bulldog ringhia per difendere la famiglia e gli amici fraterni dalla crisi esasperante e da un mondo della boxe che tenta di fagocitare tutto intorno.
Con determinazione e fatica tiene in piedi tutto, finché non diventa il campione e in qualche modo l’eroe dei tantissimi che lo seguono per la sua semplicità, per il suo essere un non-divo ma una persona come tutti che conosce il sudore della fronte e le difficoltà della vita. La “ragione per lottare” che tanta forza diede a Braddock la svela lo stesso Haward in Cinderella Man, ed è commovente: Non sei riuscito a vincere per chi voleva fossi un campione, ora per chi ti batti? Gli chiede un giornalista in conferenza stampa. “Ora so per cosa combatto”, dice Braddock: “Combatto per il latte”. Ovvio riferimento ai tre figli piccoli, che ha potuto crescere serenamente e dignitosamente dopo la risalita meritata della sua carriera.

Braddock ha combattuto nel corso della Seconda Guerra Mondiale e ai soldati ha insegnato le tecniche di difesa e di lotta corpo a corpo. Ha potuto comprare una casa e ha vissuto con la sua famiglia e con Mae, la moglie affezionata, i tempi migliori che la fine della crisi ha potuto garantire loro. Una figura positiva che non viene citata quasi mai, forse perché in una società in completo declino che si basa sulla crisi della famiglia e dei valori non rappresenta più un modello.
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