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Quel pasticciaccio brutto della Lega in Calabria


Tra appiattimenti sulla linea di Conte, fronde interne e dissapori regionali, non è un bel momento per la Lega. Gli osservatori, del resto, già guardavano con preoccupazione a diverse regioni e…



Tra appiattimenti sulla linea di Conte, fronde interne e dissapori regionali, non è un bel momento per la Lega. Gli osservatori, del resto, già guardavano con preoccupazione a diverse regioni e alle correnti che si stanno consolidando nel partito guidato da Salvini. Anime diverse, che mostrano la difficoltà di coalizzarsi dietro un unico fronte in grado di contenere anti-europeisti, ansioni da autonomia differenziata ed esponenti del Sud. E’ quest’area, in queste ore, a destare le maggiori preoccupazioni. La luce è ora puntata sulla Calabria, “feudo” del bergamasco Cristian Invernizzi e ora anche del milanese Walter Rauti. Alla fine, infatti, il peggio è accaduto. O, meglio, sta accadendo. Pezzo dopo pezzo, si stanno scollando militanti anche storici, coordinatori e perfino sostenitori della prima ora.


Il confine tra consenso e dissenso

Una valanga che, almeno per quanto riguarda il Sud, sta travolgendo il partito che era riuscito a consolidare consenso con la promessa di una gestione diversa dell’emergenza migratoria e facendo presa sul rilancio economico. Tutte cose che sono rimaste sigillate: la pellicola protettiva allo stallo calabrese non è mai stata tolta e, come nuovo, questo si ripresenta ciciclamente nel dibattito politico. Lo ringalluzzisce, creando un’emergenza eterna cui nessuno – da destra a sinistra – vuole mettere mano.


La Calabria leghista è rimasta un feudo del Nord incapace di decisioni autonome

Rimanendo alla Lega, nei gangli del partito calabrese c’è ormai la convinzione che stia prendendo piede la linea “invernizziana”, da cui Salvini ha varie volte tentato di prendere le distanze mostrando apertura verso il Sud, importante bacino di voti del Carroccio. Ma questo non ha fatto indietreggiare il coordinatore bergamasco, che molti dipingono come “irreperibile” anche per questioni interne e in fuga perenne dalla Calabria, da cui sarebbe addirittura spaventato: per lui la Patria di Tommaso Campanella e di San Francesco di Paola, altro non sarebbe che “un covo di malviventi”.


Il “marketing di partito”

I calabresi, ovviamente, non ci stanno a generalizzazioni e luoghi comuni: spediscono al mittente e si scollano. Tanto più che ormai ad essere diventato insopportabile era anche il “marketing di partito”, come lo definiscono informalmente alcuni dei fuoriusciti, che fa in modo che diverse zone della Calabria altro non siano state che vetrine elettorali in cui piazzare gadget o prodotti tipici, quasi che la politica si fosse trasformata definitivamente da “momento sociale a sagra di paese buona per raggranellare”, dicono in via informale alcune voci di dissenso.


Ieri il documento di sfiducia a Invernizzi, oggi l’addio dei coordinatori di zona e dei giovani

Così a dicembre dello scorso anno è arrivato secco come una badilata il documento di sfiducia al coordinatore regionale Invernizzi. A gennaio ha detto addio al partito il reggino Michele Gullace, a marzo Luigi Novello, rimasto imbrigliato nella questione “Molinaro”, l’esponente politico che per alcuni avrebbe goduto di benedizioni dai piani alti dell’associazionismo. Oggi sono in procinto di lasciare, senza nascondere la delusione, il coordinatore dell’Area Catanzarese Antonio Chiefalo e il Responsabile Regionale dei Giovani Carmine Bruno, mentre il consigliere provinciale Nicola Azzarito già ai primi di maggio era transitato verso Forza Italia. Stessa sorte starebbe per toccare al deputato Domenico Furgiuele, che smentisce ma starebbe cercando altri spazi per far fronte al “problema” di non essere più nelle grazie di Salvini.


La sfera di influenza di Tilde Minasi

A Bruno, inoltre – diventato giovanissimo militante del partito quando era ancora studente – non sarebbe stato perdonato il sostegno al fidanzato di Mariòn Le Pen Vicenzo Sofo, giovane rampante inviso all’influente Andrea Crippa. Tanto che tutta l’attività messa in campo da Bruno negli ultimi anni, sarebbe passata di colpo in secondo piano. Al suo posto sarebbero subentrati esponenti della sfera di influenza di Tilde Minasi, ex assessore della Giunta Scopelliti.


Tra rattoppi e nuovi soggetti politici, scranni a Palazzo Campanella sempre più precari

La “delusione” è tanta, ma è tanta anche la voglia di ricominciare. Di riempire il vuoto lasciato con un nuovo soggetto politico, che magari sappia raccogliere realmente le istanze della cittadinanza e i frutti del lavoro fatto sui territori. Perché la lontananza tra città e paesi e apici del partito, secondo alcuni è ormai siderale. E questo forse segna – più del balletto degli incarichi e dell’anti-meridionalismo di chi pretende di imporsi sulla Calabria per poi andarci solo in villeggiatura – la cifra principale della sconfitta calabrese. E’ presto tuttavia per fare stime. La Lega potrebbe mettere qualche toppa qua e là – anche se con “toppa” si intende qualche esule forzista – e ripartire. Per gli scettici no, la situazione è irreversibile e gli scranni di Palazzo Campanella in quota Carroccio saranno sempre meno. Quel che è certo, è che i fuoriusciti non staranno a guardare da fuori con le mani in mano.


beenhere

Caro amico prima che caro lettore, Rec News ti ricorda che nella Costituzione sono regolati i Diritti inviolabili del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio, cioè il posto dove si abita: è il padrone o la padrona di casa che decide chi vi può accedere e cosa si può fare al suo interno. Ogni cittadino può circolare liberamente all’interno del territorio nazionale (Art.16), riunirsi pacificamente anche in pubblico (Art. 17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art. 20). Diritto inviolabile è l’espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21). Secondo l’Articolo 32 della Costituzione, nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, ecc.) se non è previsto dalla legge per gravi e documentati motivi. Allo stesso modo, può astenersene se le sue convinzioni religiose o sociali non gli consentono di ricevere trattamenti sanitari. Uno governo Democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d’opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non fa le leggi da solo o con i tecnici, ma le sottopone al Parlamento.


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