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Fratelli d’Italia – il partito di Giorgia Meloni – non solo è d’accordo con l’introduzione del passaporto sanitario, ma in Sardegna si è battuto per la sua introduzione. E’ quanto fa sapere Salvatore Deidda, che ha accolto con favore l’idea della Grecia di un suo possibile utilizzo. “Condivido pienamente il piano per avere isole immuni alla pandemia portato avanti dal governo greco e dal Primo Ministro Kyriakos Mītsotakīs, che prevede l’utilizzo di un passaporto sanitario internazionale: strumento necessario per facilitare viaggi, garantire la sicurezza e permettere il rilancio turistico”, è quanto ha dichiarato il deputato.

“Ricordo che noi di Fratelli d’Italia, in Sardegna – fa sapere Deidda – siamo stati tra i primi a proporlo, ma all’epoca Boccia definì la richiesta incostituzionale. Torniamo a ribadire la nostra posizione e ci allineiamo a quella del governo in Grecia. Per trovarci pronti alla prossima stagione turistica non bisogna ripetere gli errori del passato”.

La comunione di intenti tra i devoti dell’emergenza di centro-sinistra e i partiti di centro-destra è tale che Solinas – governatore del PSA, partito alleato della Lega – proprio oggi ha minacciato di negare l’ingresso in Sardegna a chi non esporrà un certificato di negatività o di avvenuta vaccinazione. Il ministro alla Salute Speranza si era appellato alla necessità che le vaccinazioni rimanessero “volontarie”, ma il passaporto sanitario costituisce con ogni evidenza una forma di imposizione indiretta.

L’esecutivo di Mario Draghi, insomma, avrà vita più che facile se questo è il sentire di Fratelli d’Italia, partito formalmente all’opposizione per ora escluso dal governo, che però tiene i motori caldi per il dopo. Salvini ha invece detto tutto nel corso delle consultazioni, quando ha fatto riferimento al “modello israeliano“: quest’ultimo è notoriamente caratterizzato dal controllo, dall’utilizzo di droni, dal riconoscimento facciale e dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale, oltre che dai tamponi a tappeto e dalle vaccinazioni di massa.

LAZIO

Dopo le critiche ai termovalorizzatori, il secondo di Legambiente passa al Comune di Roma

L’associazione appena qualche giorno fa aveva criticato la volontà di Roberto Gualtieri di avviare una stagione tutt’altro che attenta all’ambiente nella Capitale. Oggi l’annuncio dell’ingresso nell’Ufficio “Clima” del gabinetto del sindaco

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Dopo le critiche ai termovalorizzatori, il secondo di Legambiente passa al Comune di Roma | Rec News dir. Zaira Bartucca

Edoardo Zanchini, già vicepresidente e membro della segreteria nazionale di Legambiente, è stato nominato direttore dell’Ufficio “Clima” del Comune di Roma, emanazione del Gabinetto del sindaco. L’associazione appena qualche settimana fa aveva criticato la volontà di Roberto Gualtieri di avviare una stagione tutt’altro che attenta all’ambiente nella Capitale, con la previsione della costruzione di nuovi termovalorizzatori. Quale sarà la posizione di Zanchini sull’argomento? Non si sa, e comunque a passaggio avvenuto le acque si sono calmate e il clima si annuncia più che disteso.

Legambiente ha già inviato il suo bigliettino virtuale di felicitazioni: “Auguri di buon lavoro per il nuovo prestigioso incarico. Roma ha bisogno della sua competenza ed esperienza”. I termovalorizzatori ora non sono più un problema: il baricentro si è già spostato sulla “diffusione degli impianti a fonti rinnovabili, gli interventi per l’efficientamento energetico degli edifici e i progetti di forestazione per contribuire a combattere la crisi climatica”: questi i punti indicati dal presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani assieme alla “decarbonizzazione”.

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POLITICA

Petrocelli silurato, la Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente

Le manovre per il suo insediamento – supportate anche dalla Lega di Salvini, che oggi si è complimentato via social – sono la conseguenza…

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Petrocelli silurato, la Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente | Rec News dir. Zaira Bartucca
Immagine Angelo Carconi (Ansa)

La Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente: è Stefania Craxi, figlia di Bettino. Le manovre per il suo insediamento – supportate anche dalla Lega di Salvini, che oggi si è complimentato via social – sono la conseguenza dell’addio di Petrocelli. Il pentastellato è stato costretto a lasciare la commissione e anche il M5S dopo aver espresso posizioni critiche verso l’invio di armi in Ucraina e verso l’operato del governo Draghi.

Negli scorsi giorni la Giunta per il regolamento aveva votato a favore dello scioglimento della Commissione Esteri dopo che venti membri di tutti i partiti avevano annunciato le loro dimissioni.

Rec News dir. Zaira Bartucca

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POLITICA

Chiesta la sfiducia di Draghi

Ma a sostenere l’operato del premier con le dimissioni di massa dalla Commissione Affari Esteri ci sono esponenti di tutti i partiti. Anche i “pacifisti” della Lega con a capo Matteo Salvini e la cosiddetta opposizione di Fratelli d’Italia. Petrocelli: “Hanno votato tutti la delega in bianco per armare l’Ucraina fino a dicembre 2022, tutto il resto è propaganda”

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Chiesta la sfiducia di Draghi | Rec News dir. Zaira Bartucca
Immagine di repertorio (Imagoeconomica)

“Togliere la fiducia a Draghi” e “fermare l’invio di tutte le armi” all’Ucraina. E’ quanto ha chiesto oggi il presidente della Commissione Esteri al Senato Vito Petrocelli. E’ l’epilogo di tensioni che si sono manifestate nel corso di tutta la settimana, prima con la promessa di ricorrere alla Corte Costituzionale e poi con le dimissioni di diversi componenti della commissione.

Ad abbandonare l’organismo in segno di protesta verso le recenti prese di posizione di Petrocelli negli scorsi giorni sono stati esponenti di tutti i partiti. Ci sono anche i leghisti “pacifisti” a difendere l’operato del premier Draghi e l’invio di armi all’Ucraina: Matteo Salvini, Tony Iwobi, Stefano Lucidi, e Manuel Vescovi.

Non resta fuori neanche la cosiddetta opposizione di Fratelli d’Italia, che ha confermato le dimissioni del presidente del Copasir Adolfo Urso. A fare blocco contro la via diplomatica sono poi stati Stefania Craxi (Forza Italia), Alberto Airola (M5S), Laura Garavini (Italia Viva) e Pier Ferdinando Casini.

“Tutti i partiti – ha detto Petrocelli – hanno votato la delega in bianco per armare l’Ucraina fino a dicembre 2022. Tutto il resto sono chiacchiere e propaganda elettorale”.

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