Quelli che volevano l’Europa senza frontiere ora vogliono il passaporto covid per poter uscire di casa


Quando scrivevamo mesi fa che si sarebbe arrivati a questo, eravamo complottisti. Oggi a tentare di legittimare un possibile passaporto sanitario “da sfoggiare” manco fosse un accessorio o un capo di abbigliamento, sono diversi esponenti di maggioranza e dell’opposizione



Quando scrivevamo mesi fa che si sarebbe arrivati a questo, per qualcuno eravamo complottisti. Oggi a tentare di legittimare un possibile passaporto sanitario covid – “da sfoggiare” (cit. Repubblica) manco fosse un accessorio o un capo di abbigliamento sono Zaia e Fontana della cosiddetta opposizione, ma anche Sileri e Faraone, solo per ricordarne alcuni. Completamente accantonato (qualcuno direbbe oltraggiato) l’articolo 16 della Costituzione e abilmente raggirato l’articolo 32 sulla libertà di scelta relativa ai trattamenti sanitari, la gara ora non è più tra chi urla più forte per l’obbligatorietà vaccinale, ma tra chi dice meglio che bisogna tornare indietro di un cinquantennio.


Tra chi, insomma, continua a stare in piedi dando un colpo al cerchio e uno alla botte e chi riesce a instillare meglio senza fare troppo rumore l’idea di portare con sé “il marchio della salute”, che permetterebbe di viaggiare, acquistare, partecipare alla vita pubblica: di vivere, in una parola. E lo stesso “marchio” sarebbe in grado di discriminare – come contropartita – tutti quelli che per convinzione o necessità non vogliono o non possono sottoporsi al vaccino o ai tamponi che permetterebbero di ottenere il lasciapassare multiuso.


La stella gialla con su scritto “non vaccinato” o “positivo”, del resto, sarebbe stata troppo fuori moda, e avrebbe ricordato tempi che i “democratici” fingono contrastare per poi riprenderne i toni e sognarne i modi. Meglio il digitale: meglio un’app (e allora si scopre che Immuni ed Io non erano altro che la prova generale); meglio codici cui affidarsi con leggerezza senza pensieri e senza pensare che – in realtà – quello che si sta sindacando sono le proprie libertà fondamentali, che non dovrebbero mai avere bisogno di certificazioni.



Zaira Bartucca
Direttore e Founder di Rec News, Giornalista. Inizia a scrivere nel 2010 per la versione cartacea dell’attuale Quotidiano del Sud. Presso la testata ottiene l’abilitazione per iscriversi all’Albo nazionale dei giornalisti, che avviene nel 2013. Dal 2015 è giornalista praticante. Ha firmato diverse inchieste per quotidiani, siti e settimanali sulla sanità calabrese, sulle ambiguità dell’Ordine dei giornalisti, sul sistema Riace, sui rapporti tra imprenditoria e Vaticano, sulle malattie professionali e sulle correlazioni tra determinati fattori ambientali e l’incidenza di particolari patologie. Più di recente, sull’affaire Coronavirus e su “Milano come Bibbiano”. Tra gli intervistati Gunter Pauli, Vittorio Sgarbi, Giulio Tarro, Armando Siri, Gianmarco Centinaio, Michela Marzano, Vito Crimi, Daniela Santanché. Premio Comunical (2014, Corecom/AgCom). Autrice de “I padroni di Riace – Mimmo Lucano e gli altri. Storie di un sistema che ha messo in crisi le casse dello Stato”. Twitter@Zaira_Bartucca

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