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Pubblichiamo la prima parte dell’intervista alla dottoressa Silvana De Mari, specializzata in Chirurgia e Psicologia cognitiva, impegnata in una puntuale opera di divulgazione su temi scomodi su cui, avverte, “è in atto una campagna strumentale di disinformazione”. Ci ha spiegato, fornendo dettagliati profili medici, cosa c’è dietro la pratica della maternità o gravidanza surrogata, anche nota come utero in affitto. Ne viene fuori il “ritratto” – sconsigliato ai deboli di cuore – di donne e ragazze spesso molto giovani non informate dei rischi, che si affidano a una pratica pericolosa e invasiva che in diversi casi le lascia con gravi patologie. Di madri non biologiche che fanno buttare via il frutto di una gravidanza se il nascituro è “difettoso” o se è femmina, di straniere richiuse in cliniche dell’orrore, dello straniamento dei bimbi quando poi la mamma – quella vera – non c’è più. Dell’indifferenza generale, per citare la stessa De Mari, “al dolore umano“. A tenere in braccio il nuovo nato sopravvissuto a un altissimo numero di aborti, è un’estranea che non ha la voce e l’odore di mamma, che parla un’altra lingua. O peggio, che di donna non ha nulla, come un uomo che voglia dirsi “mammo”.

Che ripercussione ha la pratica dell’Utero in affitto sull’organismo della donna?
La pratica dell’utero in affitto prevede la cosiddetta donazione di ovuli, termine eufemistico e aggraziato con cui si indica una pratica terribile. La parola donazione dà l’impressione non solo di qualcosa di gratuito, per quanto in realtà gli ovuli vengano venduti, ma anche di qualcosa di facile. Come la donazione di sperma, per esempio, dove effettivamente non ci sono morti e feriti, o la donazione di sangue. In realtà la donazione di ovuli è terribilmente pericolosa e dannosa. Siamo già all’antimedicina: la medicina dovrebbe guarire i corpi dei malati, non fare ammalare i corpi sani.

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Ci spiega nel dettaglio come funziona?
Si sottopone la donna a un bombardamento ormonale perché faccia molti ovuli. Noi femminucce produciamo un ovulo ogni 28 giorni, e i nostri ovuli sono contati. Se ne fanno produrre molti e ne prelevano molti, si anticipa la menopausa. Questa iperstimolazione estrogenica porta alla sindrome correlata, che è caratterizzata da un aumento della permeabilità dei vasi sanguigni con liquido che esce all’esterno dei vasi per fermarsi nel peritoneo, nel pericardio o nelle pleure. Si formano quindi idroperitoneo, idropericardio e versamento pleurico. Nei vasi sanguigni si verifica poi un’isfissatio sanguinis: il sangue forma più facilmente trombosi.

Al netto dei termini medici e affinché tutti capiscano, cosa può avvenire nel pratico?
Si possono avere infarto, ictus, addirittura casi di coagulazione intravascolare disseminata, una patologia gravissima. Le ovaie si ingrossano molto per cui con maggiore facilità possono andare a torsione acuta, che è purtroppo un’indicazione chirurgica di asportazione. Abbiamo il sospetto che questa iperstimolazione ovarica possa causare e aumentare il rischio di cancro della mammella e di cancro del colon, ma non ne siamo sicuri perché manca un corretto monitoraggio di queste donne.

Chi sono queste donne o ragazze? Sono informate dei rischi cui vanno incontro?
E’ quello che ci chiediamo anche noi, ma a giudicare dalle loro interviste no. Si tratta di donne giovani, scelte su catalogo perché studentesse belle e intelligenti. Sono quelle che devono dare il dna. Le ovaie sono dentro la cavità del peritoneo, quindi per andare a prendere gli ovuli bisogna andare a fare qualcosa di cruento. Sotto controllo endoscopico si infila un ago per andare a prendere gli ovuli. Questo se c’è una sindrome da iperstimolazione ovarica può causare un emo-peritoneo, cioè una perdita di sangue nel peritoneo. Si tratta quindi di una pratica tutt’altro che benigna e gravata da rischi e danni.

Come si spiega che queste giovani siano disposte ad accettare di esporre il loro corpo a rischi così elevati?
Loro dicono, primo: mi hanno offerto un sacco di soldi, potevo terminare gli studi e pagare il college; secondo: potevo aiutare un’altra donna che non può avere figli, quindi molte l’hanno visto da un punto di vista di aiuto umano. Quando poi si sono trovate la sindrome da iperstimolazione ovarica non sapevano cosa fosse e sono anche state seguite malissimo. Gente che è stata rimandata a casa e sembrava incinta di sei mesi perché avevano una perdita di liquido nel peritoneo con una disidratazione e dei rischi veramente molto gravi. Insisto: la medicina consiste nel guarire i malati, non nel fare ammalare i sani.

Si tratta di ragazze italiane o straniere?
Che io sappia sono ragazze straniere perché in Italia questa pratica è assolutamente vietata e illegale. Si tratta sempre di persone statunitensi o del Nord Europa. I loro ovuli vengono coniugati con lo spermatozoo in un’altra provetta e tutto si mette in un’altra donna, che viene pagata meno e che spesso può essere più scura perché costano meno, per esempio le donne indiane.

Quindi le donne sono due.
Esatto, questo è un punto fondamentale. Perché se fosse un’unica donna che fa tutto, i rischi non sarebbero maggiori di una gravidanza normale. Ma in questo caso il bambino avrebbe una madre, mentre in realtà non ce l’ha. Una ha dato il patrimonio genetico e una ha dato l’utero. E i rischi si moltiplicano. Inoltre quella che dà l’ovulo è una ragazza bionda con gli occhi azzurri che fa l’università o simile, che quindi si paga molto, quella che porta la gravidanza invece è una donna di provenienza sociale molto più bassa che viene da una nazione come l’India o come il Nepal e che viene pagata meno.

Di recente si è parlato di casi di rigetto in immigrati di colore trasfusi con sangue europeo. Ci sono stati casi di incompatibilità anche in queste situazioni?
Ci sono un grandissimo numero di aborti e di parti prematuri. Anche perché questa signora si trova una gravidanza con cui non ha nessun cromosoma in comune. Il problema di incompatibilità sistematicamente non c’è, altrimenti avrebbero già abbandonato questa pratica. L’utero riesce a difendere questo fetino anche se non ha cromosomi in comune. Però c’è un alto tasso di aborto, e l’aborto è una cosa brutta.

Per alcune è un diritto sacrosanto, un segno di emancipazione e dei tempi…
Se io amo un bambino non lo voglio uccidere. Un uomo non vuole che il suo bambino venga abortito, una donna non vuole abortire. Questa cosa che se si abortisce chi se ne frega, ne facciamo un’altro: scusate?! Lo stesso vale per il parto prematuro. Non solo, ma per quanto riguarda il fisico del bambino ci sono alcuni lavori che dicono che addirittura alcuni tumori infantili siano più frequenti nei bambini concepiti in questa maniera. La madre porta il feto per nove mesi e sulla gravidanza ci si gioca tutta l’epigenetica. La genetica la dà la madre che ha dato l’ovulo, l’epigenetica, cioè l’adattamento, quella che ha portato la gravidanza.

Questo cosa comporta dopo la nascita e nella crescita?
Facciamo un esempio: se una donna porta avanti una gravidanza in una condizione di estremo stress, per esempio ci sono i bombardamenti o lei è molto tesa e arrabbiata, il bambino nascerà con l’adrenalina alta, quindi tenderà a sobbalzare non appena qualcuno batte le mani. Se la madre ha sofferto la fame durante la gravidanza, il bambino tenderà a ingrassare facilmente perché, gli suggerisce il suo organismo, non c’è roba da mangiare e quindi mettiamola da parte. Ma soprattutto il bambino impara a riconoscere la voce della madre quattro mesi prima di nascere, impara a riconoscere il suo odore pochi secondi dopo essere nato. Se perde la madre, è una ferita primaria. Inoltre c’è l’ulteriore disastro che la lingua materna era quella che noi sentivamo nell’utero di mamma e se mamma parlava indiano e questi altri parlano inglese, c’è un’ulteriore straniamento.

E se poi mamma è un “mammo” non ne parliamo…
Sì…c’è questo terribile libro che si intitola Baby makers della giornalista indiana Gita Aravamudan che spiega l’orrore di queste cliniche dove si fanno bambini, con la dottoressa della clinica che spiega alla coppia che in maggioranza è una coppia uomo-donna e in minoranza è una coppia uomo-uomo: “Guardi signora che la madre è lei. Se lei vuole che la donna abortisca la donna abortirà perché la madre è lei, è lei che deve decidere. Inoltre in queste cliniche le donne sono tenute in un ambiente “rilassato e sicuro”, traduzione: sono richiuse in cliniche lontane dalle loro famiglie, lontano dal loro ambiente. “Mangiano un cibo controllato”, traduzione: mangiano cibo da ospedale. Non possono uscire dalla clinica. I clienti coreani non vogliono figlie femmine quindi chiedono che siano abortite. Nessuno vuole bambini down quindi chiedono che siano abortiti.

Cioè siamo arrivati a pensare che un bambino sia equiparabile a un prodotto di consumo? Se ha un “difetto” – cioè se ha la sfortuna di non nascere con una salute perfetta, o se semplicemente non ha il sesso preferito, viene buttato via?
Beh, sì. C’è anche il caso di questa portatrice che aveva tre bambini a cui la signora che aveva commissionato la gravidanza ha detto no, tre sono troppi, ne devi abortire uno. E l’altra a questo punto ha detto: scusa, ma se son troppi perché mi avete impiantato tre ovuli fecondati? La risposta: casomai un ovulo si abortisce. C’è quindi un’indifferenza al dolore umano, sia quello delle donne che quello dei bambini, che è un qualcosa di sconvolgente. Invece di squittire stupidaggini per l’8 marzo si dovrebbe pensare di più a queste cose. Io credo che nessun epoca abbia mai realizzato una violenza contro le donne come la nostra. Come sostiene una sessuologa belga che ha scritto il bellissimo libro Una giovinezza liberata o quasi, è cominciato tutto con l’aborto. Una volta che abbiamo stabilito che il bimbo si può buttare via, si può anche vendere.

Cioè si cerca sempre di spostare l’asticella un po’ più in là?
Esatto. Quando facciamo questi discorsi ci dicono che ci sono state tante persone che non hanno avuto la mamma. Ma esistono anche tante persone cui sono state amputate le gambe. E queste persone hanno messo le protesi, hanno affrontano valorosamente la vita e a volte sono andate anche alle olimpiadi. Ma questo non vuol dire che avere un’amputazione sia una bella cosa. Non avere il padre, che tuo padre sia un donatore di sperma, non avere una madre, tu non hai metà della tua identità, non hai metà della tua genealogia. Per quanto riguarda la donazione di sperma ricordo che bisogna fare una moratoria perché venga vietato che il venditore di gameti e di ovuli sia anonimo. Le persone devono poter risalire alla propria genealogia. Nel momento in cui non puoi venderlo anonimamente ci liberiamo dei cialtroni.

Anche in questo caso si tratta quindi di una vendita e non di una donazione, come si è portati a pensare comunemente?
Si tratta di una vendita. Quindi uno sa di essere figlio di un gentiluomo che ha venduto il suo sperma. C’è stato un caso di un signore che ha fatto moltissime donazioni. Ci sono almeno 120 bambini che sono figli suoi. Questo è un ulteriore problema perché questi potrebbero incontrarsi, innamorarsi e potrebbero esserci degli incesti. Ma c’è un’altra cosa assurda: questo gentiluomo ha una gravissima malattia ereditaria, un tipo di fibromatosi. Se ne sono resi conto perché una donna che si è trovata con un bambino che stava sviluppando una fibromatosi li ha avvertiti e sono arrivati agli altri casi.

La seconda parte su “Triptorelina e cambio di sesso, così le “gabbie gender” distruggono corpi e menti

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INTERVISTE

“Io, la tv che vorrei e quella volta sul set”. Chiacchierando con Giorgia Trasselli

L’attrice ci svela un inedito lato anti-mainstream: il passato universitario movimentato, i teatri “off” e la distanza con un certo tipo di format televisivi. La passione per Tolstoj e Dostoevskij: “Ho sofferto per l’esclusione dei russi dagli eventi culturali e sportivi. Come se un domani l’Italia impazzisse e qualcuno volesse cancellare Pirandello”

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"Io, la tv che vorrei e quella volta sul set". Chiacchierando con Giorgia Trasselli | Rec News dir. Zaira Bartucca
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Giorgia Trasselli oggi, figura rassicurante e iconica di quadretto familiare all’italiana: sta tornando a casa da Trieste e ad attenderla, mi dice, ci sono i nipotini ancora avvolti dal clima di festa, alle prese con i regali. “Il 19 abbiamo avuto un compleanno”, racconta. E’ reduce da un viaggio più lungo del previsto che ci ha portato a scambiare qualche Whatsapp per poter posticipare l’intervista. Devo – sommessamente – smentire quello che ha ironicamente scritto Lello Arena nella sua prefazione di “Mi scusi, lei fa teatro?”: non ho visto errori nei suoi messaggi, nemmeno considerandoli con l’occhio clinico del mestiere. Ovviamente nemmeno volendolo potrei correggere la “Tata” meno conosciuta, quella che ha tradotto Cocteau dal francese e butta lì l’etimologia latina di “divertire” come se non nulla fosse.

I ritratti che colleghi e registi fanno di Giorgia sono tutti più che edificanti: un’attrice ancorata ai valori e un tornado in grado di rivoluzionare ogni set. Il simbolo di una tv pulita: non urlata, non spiattellata, che non ha bisogno di fare leva sugli istinti peggiori. La Trasselli meno conosciuta è anche “anti-mainstream”, in qualche misura: ha avuto un passato universitario movimentato, ha frequentato i teatri “in” ma non ha disdegnato quelli “off” quando ne valeva la pena. Ha una passione per un certo tipo di autori letterari e teatrali e mantiene le dovute distanze, ci svela, da un certo tipo di format commerciali.

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Sicuramente nessuno si permetterebbe mai di dire che recita con i piedi, però nei fatti è successo…
(Ride) E’ vero, il primo film fatto con i piedi, è vero! Eravamo alla Pro Deo che oggi si chiama Luiss. Il regista cercava dei bei piedi per un cortometraggio. In pratica si trattava di una storia d’amore tra due piedi femminili e due piedi maschili. Quindi sì, il mio esordio cinematografico è stato fatto con i piedi.

Un episodio che fa parte di una carriera sfaccettata. Cosa le hanno lasciato i vari personaggi che ha interpretato e quanto c’è della vera Giorgia in ognuno di loro?

Credo che ci sia un pezzo della vera Giorgia, di come io sono nella vita nell’essenza del quotidiano, in ogni personaggio. In fin dei conti noi prestiamo il nostro volto ma anche la psiche, perché quando parliamo di sentimenti e di intenzioni e ci mettiamo in contatto con un personaggio che comunque ha un’anima. Cediamo una parte di noi a questo personaggio. Anche qui ci facciamo due risate, spero: anni fa in tempi di AIDS quando non era il caso dicevo: dai, il nostro lavoro in fondo è un po’ una trasfusione di sangue…Aiuto, dai, no! (ride). Però un po’ è vero, è bello quando si perdono un po’ i confini tra la persona e il personaggio. Quindi, per rispondere alla tua domanda, c’è una parte di me in tutto quello che ho fatto. Se prendiamo cento Romeo, cento Giulietta e cento Desdemona, alla fine ognuna sarà diversa perché ognuno mette del suo, anche se si tratta della stessa storia e delle stesse parole. E’ tutto scritto lì, ma siamo noi a dare vita al personaggio, a dargli l’impressione.

"Io, la tv che vorrei e quella volta sul set". Chiacchierando con Giorgia Trasselli | Rec News dir. Zaira Bartucca
Foto L.Brunetti

Nonostante tutta questa volontà di caratterizzare i personaggi riesce sempre ad apparire genuina, spontanea.

Arrivare è difficile. In teoria dovrebbe essere tutto semplice, ma la semplicità è molto difficile da ottenere. A volte mi capita di vedere un attore o un attrice e di avere l’impressione che stia lì con noi. Quando il palcoscenico o la macchina da presa diventano casa. E’ bello quando il pubblico ti dice questo, ma il punto è proprio quello che dicevi tu, che cioè quella semplicità è frutto di molto lavoro.

I suoi colleghi dipingono il suo carattere come solare, capace di animare ogni cosa. Però lei racconta anche che in privato è attraversata da una sorta di malinconia.

C’è questo: quando sono sola sono un po’ malinconica, lo riconosco. Ho un sacco di nostalgie e infatti ogni tanto mi devo fare un bagno di fiducia per il presente e per il futuro. Mi dicono che sono brava a incoraggiare gli altri, però poi quando tocca a me torno ad “Ah, quanto era bello prima”. Insomma, ecco la nostalgia. O la malinconia che è questa strana cosa, questo languore che non è proprio tristezza, ma è uno stato di cose normali. Non so a cosa sia dovuto. Però poi mi basta che ci sia una persona, un amico e tutto questo passa. In questi momenti sono veramente sola con me stessa. Adesso sto parlando con te e mi sto chiarendo forse un po’.

Non mi mostro allegra, divertente e divertita a tutti i costi, ma sono le persone che mi danno la carica quando ci si trova in compagnia e in armonia. Lo stare insieme, fare una battuta…ah, ecco. Io non so fare le battute a comando, mi terrorizzano queste trasmissioni dove i cosiddetti personaggi devono per forza avere la battuta giusta al tempo giusto. Per carità! A me non viene mai, mi viene sempre dopo sette secoli! Perché sto lì che guardo e ascolto e poi mi distraggo, e poi quando tocca a me…che ne so? La battuta a me viene quando sto bene, quando sto insieme agli altri.

Ma poi la simpatia è fatta di tante cose, non solo di battute. Ci sono caratteri che la suscitano a pelle: come nel suo caso, riescono a passare con facilità dalla simpatia all’empatia e a tirare fuori il meglio delle persone. E’ una gran dote, dovrebbe darle la fiducia che dice a volte le manchi.

Grazie, grazie! Ci provo.

Ha citato la televisione. Il modo di fare tv è molto cambiato negli ultimi anni. C’è una crisi di valori che sembra attraversare anche il piccolo schermo: è così?

Posso dire con serenità che quello che crediamo che non esiste, esiste eccome. Il declino c’è, per forza. Tutti si giustificano chiamando in causa gli ascolti e la pubblicità, che secondo alcuni impediscono di mettere le cose serie. E’ come se fare le cose serie significa fare i barbosi, i noiosi. E quindi ci dobbiamo accontentare di quattro poveracci che sono buttati lì a mostrarsi in mutande o a dire quattro frescacce. Io non vedo certe cose, ma non perché sia snob. Non lo sono come persona ma forse in certe scelte, perché per me la forma è sostanza. Io non credo che essere gentili e cortesi, ammirare le cose belle e desiderare le cose belle sia formale, credo che sia sostanziale.

Sono convinta che non dobbiamo abbassare la qualità, i desideri, le passioni degli esseri umani. L’arte, il divertimento, la commedia brillante, il varietà, la canzone, la canzonetta: tutto secondo me deve cercare di elevare. Andiamo a vedere che teatro facciamo, che televisione c’è: questa cosa dei litigi continui e di persone così tristi e squallide che sanno solo dare il peggio di sé stessi, e magari invece avrebbero tanto di migliore da raccontare al pubblico. E poi permettimi di dire quello che sento da banale spettatrice: mancano i testi, i dialoghi. E’ difficile scrivere belle storie e belle fiction. Sono grata alla televisione ma a “quella” televisione di quel periodo che mi ha dato successo, per quanto quest’ultimo sia un concetto relativo. Credo che bisognerebbe dare più spazio agli autori brillanti e in gamba, sono sicura che ce ne sono tantissimi. Prendiamo Casa Vianello: è stata scritta da Raimondo, da Sandro Continenza, Giambattista Avellino e Alberto Consarino. Erano autori che stavano lì a fare, rifare, cancellare. Si parlava e si facevano riunioni per cercare di dare qualcosa anche in una commedia brillante. Non stavamo facendo Ben-Hur o Cleopatra, certo…

Ma anche lì c’era uno studio dei soggetti. Mi ha colpito il fatto che gli autori studiassero anche i fatti di cronaca e di attualità per avere lo spunto per le situazioni e per i personaggi collaterali. Alla fine tutto filava liscio e suscitava ilarità, quindi si può dire che funzionava. Oggi forse si punta più su prodotti che tentano di fare leva sui comportamenti più bassi.

E’ sempre una questione di soldi, ma se per quelli devo andare a vendermi l’anima al diavolo o la mamma al mercato diventa eccessivo. Oggi i tradimenti e lo spettegolezzo hanno fatto sparire la commedia all’italiana, che si basava anche su temi come questi ma aveva un altro approccio ed era interpretata da mostri sacri. Sordi, Agus, Valeri, Panelli, Taranto: Attori ed attrici che erano molto avanti rispetto a quello che si può immaginare, avevano una comicità all’avanguardia e non erano mai volgari.

Si è sempre detto che la tv ha plasmato la società moderna, ma che società si costruisce se non si offre mai qualche alternativa di livello? Se si offrisse qualcosa di diverso forse la risposta non sarebbe così cattiva.

Ma sì, è inutile dire “noi diamo quello che il pubblico vuole”: se non dai alternative, cosa vuoi che preferisca? Non si pensa, non si ragiona. La parola “divertire” deriva dal latino “divertere”, che vuol dire spostare l’attenzione da una cosa all’altra. Quindi il divertimento è creare una situazione, non limitarsi a sghignazzare delle cose più varie. Posso dire che sono comunque felicissima di fare televisione e di interpretare la Bice in Fosca Innocenti. Abbiamo iniziato di nuovo le riprese e sto lavorando con colleghi fantastici come Vanessa Incontrada, Francesco Arca, Cecilia Dazzi e Desirée Noferini.

A teatro ha interpretato Cocò Chanel.

E’ stata una delle cose che mi sono inventata basandomi sulle mie letture, sui miei studi e sulle mie idee. Anche se timorosa, ho cercato di coinvolgere gli altri colleghi. Mi sono lanciata e ho portato questa avventura fino in fondo, e tutto grazie a un libro prestato da un amico. La Francia, la traduzione del Fantasma di Marsiglia, il meta-teatro, quanto ricordi! Mi sono basata anche sulla figura di Cocò Chanel. Che posso dire? Sono stata felice. Tocchi le corde di tante vite: ecco cosa ci dà di meraviglioso il nostro lavoro.

In passato è stata una divoratrice dei libri di Tolstoj e Dostoevskij, ha portato in teatro Čechov: secondo lei è giusto escludere gli atleti russi dalle competizioni, gli artisti dalle mostre e i cantanti dagli eventi? L’arte e lo sport non dovrebbero un po’ depurarsi dalla politica?

Devo dire che mi ha fatto male che alcuni russi siano stati esclusi dagli aventi culturali, sportivi e musicali. La Russia non è Putin e non è solo quello che sta succedendo. Ci ha dato cose fantastiche. E come se a un certo punto l’Italia impazzisse e qualcuno volesse cancellare Pirandello. Una buona separazione ci vuole. E’ il solito vecchio discorso del fare sempre di tutta l’erba un fascio.

Non si rischia di instaurare precedenti pericolosi e di tornare a un clima di persecuzione culturale?

Eh, hai capito?! Andiamo a bruciare i libri in piazza, che facciamo? Per carità di Dio. Non sono idee felici.

Gliela faccio la domanda che le fanno tutti su Casa Vianello o no? La faccio, ma mi racconti un episodio particolare, un bel ricordo che le è rimasto.

E’ stato tutto bellissimo, regnava l’allegria e l’armonia, la semplicità ma non la superficialità. In un episodio Sandra voleva che mi fidanzassi con un muratore che circolava per casa. Nella trama c’era l’organizzazione di un pranzo, con la Tata tutta in ghingheri e Sandra e Raimondo che spiavano dalla cucina. A un certo punto cadevano a terra, assieme a una porta. Dopo aver girato l’episodio il commento di Raimondo fu stupendo: “Guarda questa che ci fa fare a 130 anni in due!”. Non so quanto abbiamo riso, non lo dimenticherò mai.

Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it

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COVID

Corbelli commenta le parole di Miozzo, poi svela: “Nei media c’è l’ordine superiore di non pubblicare pareri dubbiosi sui vaccini”

Intervista al leader di Diritti Civili, che chiede la rimozione dall’incarico del Consulente di Occhiuto. E racconta cosa sta significando la pandemia per chi perde il lavoro, per chi non si può operare, per chi viene diffamato e per chi si va a vaccinare perché si sente costretto

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Corbelli commenta le parole di Mizzo, poi svela: "Nei media c'è l'ordine superiore di non pubblicare pareri dubbiosi sui vaccini" | Rec News dir. Zaira Bartucca

In un Paese normale, Corbelli sarebbe uno dei papabili per l’elezione del Presidente della Repubblica. Lo chiamano “il Gandhi italiano” per i suoi 35 anni spesi a favore degli ultimi, che gli hanno fatto portare a casa elogi bipartisan. Stimato a destra come a sinistra, è stato l’unico a non stare zitto di fronte all’invito – lanciato dalle colonne del Corriere della Sera dal Consulente per la Sanità e la Protezione Civile Agostino Miozzo – di sovvertire l’ordine democratico causa pandemia. E di arrestare i No-vax. “Ha superato ogni limite”, ha tuonato Corbelli. “Chiedo ad Occhiuto di rimuoverlo immediatamente, o andrò a protestare a Catanzaro, alla Cittadella, davanti alla sede della Regione Calabria, come ho fatto in altre occasioni”, ha riferito alla stampa locale.

Miozzo a noi ha detto che quelle parole non le ha mai pronunciate.
Miozzo è impazzito o cosa? Ha negato? Ormai c’è un impazzimento collettivo. Siamo di fronte a dei drammi, ma c’è un limite a tutto. Con il doveroso rispetto per tutti, ritengo che affermazioni del genere siano irresponsabili, pericolosissime. Forse questo dottore, Miozzo, non ha percezione del dramma che vivono milioni di persone. Si parla di centinaia di migliaia di famiglie, di persone cadute depressione, insegnanti che si sono visti la vita distrutta, per aver fatto cosa? Per aver detto un no motivato a un siero sperimentale. Ma come fanno a imporre un siero sperimentale? E si invoca la sospensione della democrazia e l’arresto? Questa è gente che un giorno pagherà per quelli che io considero crimini contro l’umanità. A tutti i livelli, sia chiaro, perché qui si sta colpendo e distruggendo un popolo. Come fa un governo a ignorare la libertà di scelta e a fare quello che fa? Siamo di fronte alla pagina di storia più buia dal dopoguerra a oggi.

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Si sta forse alzando un po’ troppo il tiro e si rischia una qualche deriva pericolosa.
Esattamente, brava. Le persone sono ormai esasperate, oltre ogni limite umano di sopportazione. Si parla delle multe a chi non si vuole vaccinare, ma non dicono che hanno tolto anche il pane a questa gente.

Non si possono più dire cose che possono turbare la narrazione dominante.
Una pagina nera di storia recente è quella che riguarda Facebook. E’ un canale social asservito. Sono stato sospeso per un mese per aver pubblicato un’istanza per evitare che docenti e Forze dell’Ordine venissero sospesi dal lavoro. E’ una cosa allucinante. Neanche in tempo di guerra si arrivava a questo. C’è una disinformazione spaventosa che riguarda anche il diritto costituzionale.

L’Articolo 32 esiste ancora?
L’Articolo 32 e gli altri articoli vengono ripresi dai media di massa in maniera strumentale, nelle parti che si vogliono utilizzare. Perché dell’Articolo 32 non dicono che nessun cittadino può essere sottoposto, anche nell’interesse collettivo, a un trattamento sanitario se questo calpesta e vìola la dignità umana? Questo aspetto, che è quello fondamentale, viene nascosto. Mi perdoni: perché non viene dimostrato che questo siero non è sperimentale? C’è un rapporto AIFA del dicembre 2020 dove viene scritto nero su bianco che il termine della sperimentazione è previsto per dicembre 2023. Mi segua: non solo l’AIFA, ma anche EMA parlava di sperimentazione a settembre dello scorso anno, rilanciata da tutti i giornali talebani. Come hanno potuto? E adesso invocano l’arresto per chi non si vuole vaccinare? Di fronte a questa deriva in una Nazione meno civile e meno ghandiana ci sarebbe stata un’insurrezione popolare. Hanno soppresso la Libertà di manifestare, la Libertà di critica. Questi provvedimenti sono reati, perché colpiscono i diritti delle persone. La magistratura dov’è?

Con la pandemia sembra si possa fare di tutto e restare impuniti.
Siamo in presenza di una pandemia? Lo sono anche in Inghilterra, in Germania e in Francia ma perché lì non trovano terreno fertile provvedimenti come quelli fatti in Italia?

Abbiamo anche numeri che sono incoraggianti, perché non siamo certo al 2020.
Esatto, abbiamo numeri più incoraggianti. Gli studi che arrivano dal Sudafrica inoltre confermano che questa Omicron è più lieve, non dà conseguenze drammatiche, si va verso un miglioramento e, dicono gli studi, verso un superamento di questa pandemia e verso il raggiungimento della cosiddetta immunità di gregge. E loro anziché alleggerire le misure, loro vanno non solo a rafforzarle ma a renderle disumane. Seguo il caso di un’insegnante di Procida che ha programmato un’intervento chirurgico e non può lasciare l’isola per farlo, perché non si può vaccinare e non ha il Green Pass rafforzato. Questo è qualcosa di allucinante, qualcosa che definire indegno è poco. Come ha fatto il Presidente della Repubblica a firmare questo provvedimento? Il Presidente Mattarella, che ho sempre stimato, sarà ricordato dalla storia per queste firme che sta mettendo. Firme che cancellano la civiltà di un Paese. I morti? Ci sono i morti, certo, ma ogni morto di covid che viene pianto dovrebbe essere ascritto al covid e basta. Invece si mettono insieme il malato di tumore, l’infartuato e chi è deceduto per il virus e si sparano questi numeri per terrorizzare la gente.

Ormai si muore solo per covid.
Nessuno vuole sminuire la portata di questo male, ma bisogna dire che i numeri di decessi che registriamo oggi sono di gran lunga inferiori rispetto ai decessi per tumore o per malattie cardio-circolatorie. Ci sono poi altri morti che non sono numeri come molti pensano, ma volti con una storia, un nome e cognome. Parlo di quelli della post-vaccinazione. Non ci sono stati solo la povera e sfortunata Camilla o Augusta, la bravissima insegnante di Messina o il Maresciallo dei Carabinieri, o il Finanziere, l’avvocato o l’imprenditore, ci sono anche le morti improvvise dei giovani. Perché muoiono all’improvviso di infarto, dopo aver fatto la vaccinazione? Di questi casi non si parla.

Ci sono anche casi di persone che hanno necessità di recarsi in ospedali e pronto soccorsi che nel frattempo sono stati convertiti in via esclusiva in centri covid.
Ma se dedichiamo tutto al covid, queste persone dobbiamo lasciarle morire?

Cosa ne pensa dell’Esenzione? C’è chi vorrebbe ottenerla, come da circolare del ministero della Salute del 4 agosto, ma se la vede negare dal medico di medicina generale o dall’Asl.
I medici in molti casi vengono anche intimiditi. I medici che segnalano determinati casi vengono raggiunti anche da provvedimenti disciplinari. Sono zittiti. Io mi sono a lungo battuto per i migranti, anzi stavo lavorando all’apertura del cimitero per migranti di Tarsia ma tutto si è interrotto a causa del covid. Credo che sia per la mia storia di attivismo che molti evitano di attaccarmi, sennò anch’io sarei stato bersagliato come gli altri.

Considerazione interessante. Ricapitolando: medici radiati, persone ridotte al lastrico, senza lavoro, individui non tutelati nella loro salute e demonizzati. Siamo arrivati a questo?
Sì, siamo arrivati a questo. Ha fotografato perfettamente quella che è la realtà, e io non riesco a credere che sia possibile, nonostante ne abbia viste tante e combattute tante. La pandemia riguarda tutti e tutti dobbiamo combatterla, ma non è che dobbiamo mettere italiani contro italiani, vaccinati contro non vaccinati o arrivare alle dichiarazioni inscusabili di Miozzo, che comunque non è il solo. Ci sono intellettuali, se così si possono chiamare, che fanno dichiarazioni di cui si dovrebbero vergognare per il resto della loro vita, e ormai le accettiamo come se fossero cosa normale. E’ una strategia militare di guerra, lei da giornalista lo avrà notato prima di me: fanno partire prima i giornali con i titoli, tastano il terreno, sparano le notizie, vedono gli effetti, condizionano l’opinione pubblica e poi escono con il provvedimento. Ci faccia caso: non arriva mai il provvedimento se prima non è caricato dai killer dell’informazione che si prestano a fare questo servizio. Ci sono giornalisti e direttori di giornali che io stimavo che sono arrivati a dire di essere orgogliosi di non ospitare un parere diverso rispetto a quello dominante.

Evviva il pluralismo, verrebbe da dire.
Evviva il puralismo, eh sì. Ci sono fior fior di scienziati che vorrebbero confrontarsi con questi del comitato tecnico scientifico, invece vengono screditati, dileggiati e massacrati ogni giorno. Non si può più esprimere una constatazione oggettiva sulle violazioni dei diritti umani delle persone. Ormai è peggio del Medioevo. Non puoi esprimere un’opinione diversa che subito si tenta di zittirti e silenziarti. Io lo sto vedendo: io che avevo sempre spazio per le mie battaglie ore trovo un sacco di spazi chiusi, e con grande onestà molti colleghi mi dicono “abbiamo ordini superiori di dare spazio solo a quelli favorevoli alla vaccinazione”.

Ho capito bene? C’è chi dice abbiamo l’ordine superiore di non dare spazio a chi nutre qualche dubbio sul vaccino anti-covid?
Si, si, si! Io lo confermo! Io lo confermo!

Faccio di nuovo riferimento alla sua storia di difensore dei diritti basilari per dire che verrebbe quasi da chiederle un consiglio: chi oggi si trova spaesato e impaurito da questo terrorismo mediatico, cosa dovrebbe fare?
Bisogna resistere, perché non potrà andare avanti ancora a lungo questa cancellazione brutale della democrazia e dei diritti dei cittadini. Molti purtroppo stanno cedendo, molti per il timore di perdere il lavoro pur provando molto paura stanno andando sotto costrizione a farsi iniettare questo siero sperimentale. Questo mi sta provocando molta amarezza e tantissima rabbia. Io in questa tragedia sono, come sempre, dalla parte degli ultimi, degli esclusi. Questo è per spiegare perché ho iniziato questa battaglia. Non si tratta di essere contro i vaccini: li abbiamo fatti tutti nella vita, ma oggi è diverso perché si è costretti. Devono fermarsi. Devono ridare i diritti fondamentali che hanno calpestato in maniera brutale.

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INTERVISTE

Miozzo lancia la pietra e poi nasconde la mano: “Arrestare i Novax? Non l’ho mai detto”

Il dirigente pubblico, già coordinatore del Cts e ora consulente per la Sanità e la Protezione Civile della Giunta Occhiuto, nega le dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera

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Intervista | Miozzo lancia la pietra e poi nasconde la mano: "Arrestare i Novax? Non l'ho mai detto" | Rec News dir. Zaira Bartucca

“Arrestare i Novax”, cancellare la democrazia perché siamo in guerra “e in guerra decide il comandante”. Agostino Miozzo – già coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico ora impiegato in Calabria, dove ricopre il ruolo di Consulente per la Sanità e la Protezione Civile della Giunta Occhiuto – non le manda a dire. Nel corso di un’intervista rilasciata a Virginia Piccolillo ha letteralmente messo alla berlina chi intende esercitare il proprio diritto alla Libertà di Scelta, ma interpellato telefonicamente da Rec News ha ritrattato tutto, negando di aver mai pronunciato quelle parole scioccanti in cui si chiede – tra le altre cose – di sospendere lo stato di diritto e di affidare tutto a un fantomatico comandante. In alto l’intervista in formato audio.

Spero di non disturbarla. Sono una giornalista, Zaira Bartucca di Recnews.it.
Sono in un momento di relativo disturbo, mi dica.

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Mi dispiace disturbarla. La contatto perché mi sembra giusto dare conto un po’ a tutti delle dichiarazioni che si rilasciano. La contatto in merito alla sua intervista al Corriere della Sera, perché lei ha detto che i Novax vanno arrestati. Lei lo conferma questo?
Guarda, su questa intervista non voglio…non voglio commentare.

Vabbé, sono sue dichiarazioni o mi sbaglio?
E’ stata un’intervista…è stata fatta, ma non voglio…non voglio rispondere…non voglio fare nuovi commenti a questa nuova intervista. Io non ho detto che i Novax vanno arrestati.

Non lo ha detto quindi? E’ stata una trascrizione scorretta?
Diciamo che non ho detto che i Novax…anche in quello che c’è scritto, non c’è scritto esattamente i Novax vanno arrestati…

Quindi lei cosa conferma? Le multe più salate…
No ma mi stai facendo un’intervista e non ho nessuna intenzione né voglia di fare l’intervista. Anche perché sono in un momento…

Guardi, lei ricopre un ruolo pubblico, in Calabria fa parte dei consulenti di Occhiuto e io quindi da giornalista ho il diritto di intervistarla. Lei già l’anno scorso ci ha chiuso il telefono in faccia dicendo che non aveva tempo, stiamo ancora aspettando la sua chiamata dello scorso anno per quanto riguarda il Cts.
Ah sì? Non mi ricordo.

Io lo ricordo perché è il mio lavoro.
Uh-uh.

Lei può confermare quello che ha detto? Può dirci quale era il suo pensiero se non è corretto quello che è stato riportato? Cosa è emerso di sbagliato nell’intervista?
Non ho capito con chi sto parlando innanzitutto. (Ma noi ci siamo presentati da subito, a inizio conversazione, nda).

Sono Zaira Bartucca. Sono una giornalista regolarmente iscritta all’Ordine dei Giornalisti.
Uh-uh. Ho capito. Lavori per?

Lavoro per Recnews.it, che è il sito di cui sono direttore. (Come specificato a inizio telefonata, nda).
Uh-uh.

Forse ci sono giornalisti che sono autorizzati a parlare e giornalisti che è meglio non facciano troppe domande…
Ah guarda questo non lo chiedere a me perché è una questione che non mi sono mai posto.

Però l’Ordine se lo pone quindi è un dovere rispondere al giornalista, non è che ci sono solo i cantori che dicono quello che ci piace e che riportano solo quello che ci piace. Siccome questa dichiarazione è pubblica, la leggo sul Corriere della Sera che è un giornale molto autorevole, ma lei mi sta dicendo che questa dichiarazione non l’ha fatta. Mi può spiegare quindi gentilmente cosa voleva dire?
Non ho detto esattamente quello che tu stai dicendo. Io non ho detto che vanno arrestati i Novax.

Allora mi spieghi che cos’ha detto, perché io leggo: “Multe ai Novax? Anche l’arresto. Io metterei l’obbligo assoluto totale”. Mi spiega cosa voleva dire invece e dove ha sbagliato il giornalista?
Non lo so se ha sbagliato, forse nella necessità di sintesi ha estrapolato il concetto…

Ma quindi qual è il concetto? Cosa gli facciamo a questi Novax? Olio di ricino, gli buttiamo delle fucilate quando escono? Quale era il suo messaggio?

Beh, guarda, ho capito che l’impostazione è completamente sbagliata.

Ma poi passano questi messaggi!
Non c’ho più voglia di parlare, non sono abituato né a mettere l’olio di ricino, perché non è mia consuetudine, né a sparare addosso alla gente.

Quindi che gli facciamo a questi Novax? Lei ha detto che vanno arrestati? No? Lo nega quindi.
Grazie, grazie.

Riferimenti:
Miozzo: «Con Omicron molti si infettano, ma poi non si ammalano. Così ci protegge la terza dose» – Corriere della Sera versione online del 07/01/2022
Omicron, Miozzo: «Molti si infettano, ma pochi si ammalano. Multe ai no vax? Anche l’arresto» – Il Messaggero online dell’08/01/2022
Miozzo dice che vuole l’arresto per chi non rispetta l’obbligo vaccinale covid – Fanpage 08/01/2022
No-vax, Agostino Miozzo choc: “Per i cretini non vaccinati anche l’arresto”. Roba che solo nelle Filippine – In Libero Quotidiano dell’08/01/2022


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