Lega Crotone: “Volantino offensivo? Abbiamo solo toccato dei nervi scoperti”

Giancarlo Cerrelli risponde alle accuse che in queste ore stanno piovendo sulla sezione calabrese del Carroccio. Tra utero in affitto, gay, migranti e il passaggio sull’auto-determinazione che è stato così criticato. Il segretario: “Gli attacchi non ci faranno retrocedere”

Il fuxia che ricorda i gusti femminili, una mimosa in segno di buon augurio e sei punti in cui si parla, tra l’altro, della pratica anomala e dannosa dell’utero in affitto, di quote rosa che non valorizzano la capacità della donna ma se mai la pongono come un essere che deve essere assistito dalla burocrazia, del rancore costruito verso l’uomo e della strumentalizzazione della donna. E’ bastato un volantino come questo, apparentemente innocuo, per generare l’hate speech che in queste ore da social e media allineati sta colpendo la sezione della Lega di Crotone.
Una battaglia solitaria, quella di Giancarlo Cerrelli e degli altri, con ministre del governo che ricalcano la falsa riga dei dettami “democratici” e con un ministero, quello della Famiglia, che resta silente pur essendo guidato dal leghista Lorenzo Fontana. Non è la prima volta: Cerrelli ci è abituato da quando, ci ha confidato, venne epurato dalla Rai per le sue affermazioni a sfavore della legge anti-omofobia. Era il 2013 e la burocrazia non aveva ancora preso la piega di oggi, 2019, anno in cui persino dire “mamma” e “papa” o “la mamma stira” è diventato strano, “medievale”, come piace dire ai fanatici. Cerrelli, che negli ultimi 4 anni ha girato l’Italia al ritmo di cinquanta conferenze all’anno per parlare di famiglia tradizionale con la scorta che lo accompagnava manco parlasse di criminalità organizzata, comunque non demorde. Tramite Rec News ha voluto rispondere alle accuse di queste ore per far capire il senso (reale e non costruito) del volantino dell’8 marzo.
Insomma fate un volantino per fare gli auguri alle donne e vi trovate al centro della bufera. Com’è successo?
Abbiamo toccato dei nervi scoperti che il politically-correct ha a cuore. Nello scrivere abbiamo cercato perfino di evitare tutti i termini che potevano creare disturbo. Il volantino in realtà è un inno alla donna reale.
Quali sono questi nervi scoperti?
La pratica dell’utero in affitto, per esempio. La legge 40/2004 la vieta, e nello stesso senso si è espressa a febbraio la Cassazione. Quando parlavamo di auto-determinazione, passo che è stato molto criticato, ci riferivamo proprio a questo. Nell’auto-determinazione che poi non è detto che sia femminile, la donna diventa un’incubatrice. Si scomoda l’auto-determinazione anche nel caso di persone che decidono di uccidere la vita che portano in grembo. “L’utero è mio e me lo gestisco io”, è la frase delle femministe. Ma puoi decidere del tuo utero ma non di una persona che deve nascere e che è altro da te.
E’ questa l’emancipazione che viene tanto decantata? Sembra un po’ paradossale…
Deve pensare che il femminismo militante antagonista è posto contro l’uomo. Prenda il caso della violenza di genere, come la chiamano. Sembra che ci sia in giro una folla di uomini che va in giro a caccia di donne per ammazzarle solo perché sono donne. In molti casi si tratta di squilibrati, di uomini che non hanno saputo gestire la fine di un rapporto. Succede perché ormai dalla famiglia entri ed esci quando vuoi. Sono aspetti che portano fragilità in tutti i componenti. Si cerca di indebolire in tutti i modi l’istituto familiare e i figli non hanno più punti di riferimento. Sono sballottati tra le tate, i nonni e i videogiochi. E’ a questo che pensiamo quando diciamo e scriviamo che la donna è la garante dell’equilibrio familiare: ha un ruolo troppo importante sia se sta a casa che se sta fuori, e la sua assenza ha un peso nella crescita e nella buona riuscita familiare.
Questa demonizzazione dell’uomo non fa sì che gli uomini siano in qualche modo abbandonati di fronte alla burocrazia?
Certamente. Ma è tutto strumentale. Una volta si faceva la rivoluzione utilizzando gli operai. Oggi si usano gay, migranti e donne, con tutte le conseguenze burocratiche del caso.
Cioè sta dicendo che queste categorie sarebbero una sorta di “pulsanti”? Parlo dell’emancipazione della donna così le donne sono propense a indignarsi se lavano e stirano, parlo di razzismo così impedisco l’esercizio della critica sulla questione migranti?
Esattamente. In queste ore ci hanno detto che siamo orrendi, terribili, e per un semplice volantino. La verità è che siamo in mezzo a una battaglia culturale nell’ambito di cui le armi sono le categorie. Bisogna dire la verità. Per quanto ci si affanni a demonizzare chi non ha paura di andare contro-corrente esiste una realtà che non può essere trascurata, anche se ci sono state inculcate determinate cose.
Il ministro della Famiglia Fontana, suo compagno di partito, vi ha manifestato sostegno per la gogna che state subendo?
Per il momento no. Arrivano tanti attestati di stima e solidarietà in cui ci viene detto “bravi, continuate così”, ma sono tutti privati. La gente ha paura di metterci la faccia perché non vuole essere trattata come un mostro. Con il manifesto volevamo solo dare voce a una visione della donna reale e diffusa, ma soffocata. Chi parla di questo tipo di donna, che è a suo agio con marito e figli e che vive bene nelle tradizioni, diventa “medievale”.
Questo la scoraggia? Continuerete sulla vostra strada o dopo le critiche vi rimodulerete, come spera chi si è reso autore dell’aggressione mediatica ai vostri danni?
Assolutamente no. E’ la mia vita, sono i miei principi. Non mi ritraggo, non torniamo indietro. Ci sono principi come la verità che non devono essere ritrattati per nulla al mondo.


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