Periodico di Inchieste

Chi si nasconde dietro al sito Gayburg?


Lo scorso 6 giugno, un giornalista di Q Code scriveva a un attivista progressista: “Non presentate notizie false su Gayburg”. Abbiamo contattato e intervistato quell’attivista. Ecco cosa abbiamo scoperto



Che cos’è Gayburg? E’ un sito che pubblica contenuti di matrice Lgbt impropriamente definiti “informazione”. I contenuti, infatti, non ricoprono alcun interesse di pubblica utilità, nemmeno per la comunità di riferimento: per instaurare un termine di paragone, si veda il sito “Bossy“. Si limitano infatti alla schedatura di articoli sgraditi, post Facebook e tweet che l’autore/gli autori di volta in volta interpreta/interpretano secondo il suo/loro sentire personale, con forti connotazioni ideologiche e sessiste e l’utilizzo di pratiche bullizzanti presumibilmente volte a creare stigma sociale. Gayburg mutua da un blog – www.gayburg.blogspot.com – in passato fortemente limitato da Google per la presenza di contenuti diffamatori. Qualcuno lo avrà conosciuto per gli attacchi costanti a politici e personalità come Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Simone Pillon, Maria Giovanna Maglie, Alessandro Meluzzi, Costanza Miriano, Fabio Tuiach, Toni Brandi, Jacopo Coghe, Filippo Savarese. La lista continua ed è lunga.



Dal 2004 al 2016 il dominio gayburg.com è ricondicibile a un sito pornografico

Il dominio di Gayburg risulta acquistato il 30 marzo del 2004, e da quella data al 2016 ospita contenuti pornografici (che difende) rivolti agli omosessuali (in basso, nelle immagini, due screen relativi a una “macchina del tempo” per siti). Alla fine del 2019, il “lavoro” di gayburg.blogspot.com si sposta sul dominio in oggetto, probabilmente per far fronte alle (ovvie) limitazioni decise da Google. Ma chi lo gestisce? Chi ci scrive? Ufficialmente e prevedibilmente non si sa: il sito non indica un responsabile, un numero riconducibile al Registro degli operatori della comunicazione, nulla. Però si arroga il diritto di scrivere che chi – come noi – vuole stare nelle regole, deve essere radiato da un Ordine dei giornalisti invitato a fare “pulizia”.




“Giorgia Meloni ha abusato di sua figlia”

I malcapitati oggetti delle invettive di Gayburg sono tutti “omofobi”, “razzisti” e “transfobici”. Sul sito scopriamo asserzioni singolari, per esempio che la giornalista Costanza Miriano sia una “fondamentalista”, che “Giorgia Meloni ha abusato di sua figlia”, che Gandolfini “annunciava violenze sui bambini” o che il co-fondatore di questo sito volesse “sterminare i gay”. Su quest’ultimo assunto, la verità è che l’interessato ha risposto esasperato a due settimane di pressioni provenienti da centinaia di account. I tweet sono stati da noi archiviati e inseriti in diverse denunce/querele e memorie difensive presentate presso la Procura della Repubblica di Roma dall’avvocato Maria Cristina Tabano. La Pm Antonia Giammaria, la stessa che mi indaga per il lavoro documentato sul sistema Riace, fino a questo momento non ha ritenuto di dover procedere.


Quando un giornalista scriveva al progressista Pietro Bruno: “Per favore siate più attenti e non presentate notizie false”

Gayburg risulta vicino alla parte più estremista dei “democratici” e degli stessi progressisti. Presumibilmente – contando sull’ombra e l’accondiscendenza di chi non riscontra irregolarità nonostante le invettive, le offese di ogni tipo e l’anonimato – è composto da più autori. Su alcuni possibili – non siamo stati ancora smentiti – ci eravamo già soffermati. Il 6 giugno Michele Majidi, giornalista di Q Code, scrive una fare singolare a Pietro Bruno. Quest’ultimo è un giovane attivista progressista di Montalto Uffugo che su Twitter si autodefiniva “intersex”, risultato perdente dall’ultima tornata elettorale locale durante la “corsa” con il Movimento popolare e progressista che sosteneva lo sconfitto Ugo Gravina.



Gayburg: “Se pubblichi l’audio ti mangiamo la casa”

Michele Majidi scrive a Gayburg e a @Pietro__Bruno (profilo rimosso a seguito delle nostre domande) “per favore siate più attenti e non presentate notizie false solo per fare qualche click in piu”. Bruno risponde che “E’ stata una svista, non un’operazione per avere click in più”. Nel tentativo di verificare la posizione di Gayburg – che smentisce ma che continua ovviamente a non rivelare autori e responsabile – abbiamo contattato telefonicamente Pietro Bruno per capire principalmente cosa volessero dire quelle frasi. In quanto attivista politico, il suo CV e il suo recapito sono stati resi pubblici nella sezione “Elezioni trasparenti” del Comune di Montalto Uffugo1. Da notare che “Gayburg” dopo l’annuncio della pubblicazione dell’audio ha minacciato ritorsioni (“le mangeremo la casa”) quasi a volerla evitare a tutti i costi, appellandosi peraltro a fantomatiche minacce non meglio specificate.



Perché abbiamo optato per la pubblicazione

Abbiamo deciso di pubblicare l’audio che segue per l’insindacabile valore giornalistico che ricopre in relazione a un sito che agisce nell’ombra, che da anni provoca indisturbato danni professionali a politici, giornalisti, comunicatori, personalità del mondo dell’associazionismo, ecc. Nello spirito del (vero) giornalismo, contiamo in tal modo di fare un servizio utile alla collettività, di cui potranno giovarsi sia i danneggiati che gli stessi inquirenti che forse per mancanza di mezzi adeguati (dovuti ai tagli indiscriminati) continuano volenti o nolenti a permettere tutto questo. Richiamare Gayburg alle proprie responsabilità è da omofobi? No perché, se tutti sono ovviamente uguali, lo sono anche davanti alla Legge e davanti a possibili reati. Non ci sembra che esista il non luogo a procedere per determinate categorie sociali, eppure all’indirizzo di Gayburg abbiamo inviato tante denunce che sono rimaste lettera morta. Il sito, peraltro, rappresenta sé stesso, non la totalità dell’universo lgbt, che in molte occasioni si è perfino dissociato dal fanatismo dell’anonimo autore o degli anonimi autori. Quando ho acquisito l’audio per poter meglio documentare il pezzo che leggete, mi sono presentata con nome e cognome e come giornalista, specificando anche il sito per cui scrivo. (Nota: due parti dell’audio sono state “stellinate” per evitare che qualcuno vi si riconoscesse; quando dico “una famiglia per la mamma e il papà” in realtà intendo “festa”, riferendomi al tweet in possesso della stessa Procura di Roma da cui sono iniziati gli attacchi social e di Gayburg).


headset

Dieci domande a Pietro Bruno

  1. A cosa sono dovuti il nervosismo e la voce rotta che si sentono del corso della conversazione?
  2. Che significa “quando è stato attaccato ho provato a difenderlo?”. Abbiamo appreso dell’esistenza di Gayburg solo a seguito di un articolo di maggio 2018. Prima di allora, abbiamo però subito uno shit-storm di due settimane circa via Twitter che abbiamo denunciato alla Procura della Repubblica di Roma assieme al resto. Non abbiamo mai attaccato nessuno: abbiamo risposto agli attacchi, questo sì.
  3. A cosa era dovuto l’accanimento di Pietro Bruno, che scriveva a siti e all’Ordine dei giornalisti chiedendo la mia radiazione, come fa (solo) Gayburg praticamente ogni giorno?
  4. In Calabria, a chi è vicino il progressista Pietro Bruno? Quali sono i suoi legami di parentela con volti noti della sinistra calabrese che potrebbero avere interesse politico a tacitare le voci sgradite?
  5. Quali sono nello specifico “i vili attacchi” e in cosa è consistita la “macchina del fango” che Pietro Bruno non è in grado di delineare?
  6. Quali minacce ha ricevuto Gayburg e perché non le ha mai denunciate o rese pubbliche?
  7. Che vuol dire “NOI non siamo contro nessuno, NOI combattiamo chi ci attacca, NOI combattiamo per i diritti della comunità”?
  8. Quando la sottoscritta ha detto o scritto che “i gay non hanno diritti e che le loro battaglie non hanno valore”?
  9. Pietro Bruno cosa teme che venga scoperto sul suo conto?
  10. Perché Bruno a seguito delle mie domande su Twitter ha prima nascosto al pubblico il suo profilo e successivamente lo ha rimosso?

Dieci domande a Gayburg

  1. Secondo la normativa vigente, ogni sito deve indicare un responsabile. Chi è il vostro responsabile?
  2. Chi sono i vostri autori? Perché sono nascosti? Perché il vostro sito non ha una pagina “chi siamo”?
  3. Perché non pubblicate commenti, rettifiche e smentite laddove ve ne si avanza richiesta?
  4. Perché avete scritto 47 articoli sulla sottoscritta utilizzando e schedando perfino le opinioni pubblicate su Twitter?
  5. Quali sono le vostre vicinanze politiche e a chi giova il vostro indice di proscrizione?
  6. Le vostre schedature sono strumentali al lavorìo sotteso al Ddl Zan-Scalfarotto, nel senso che vi è stato dato il compito di creare degli “omofobi” da colpire un domani con leggi strumentali?
  7. Chi vi finanzia? Come mai il partito Possibile su Twitter segue un piccolo sito come il vostro, fino a qualche tempo fa blog?
  8. Conoscete Pietro Bruno, la compagna di Pippo Civati Giulia Siviero e Giovanni Zardini, il disturbatore del congresso mondiale per la Famiglia di Verona? (disponibili a dare spazio a tutti e tre qualora volessero dare la loro versione)
  9. Qual è il vostro rapporto con gli eterosessuali? Cosa ne pensate della famiglia composta da uomo e donna e dai bambini?
  10. Cosa ne pensate della pedofilia?

Nota: Rec News – a differenza di Butac e Gayburg – è sempre disponibile a pubblicare integrazioni, rettifiche e smentite, anche se dovessero giungere da un sito che a chi scrive ha arrecato e continua ad arrecare un danno morale e professionale.


1 archive.st/archive/2020/6/www.comune.montaltouffugo.cs.it/lbxs

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