Chi si nasconde dietro al sito Gayburg? (Aggiornato)


Lo scorso 6 giugno, un giornalista di Q Code scriveva a un attivista progressista: “Non presentate notizie false su Gayburg”. Abbiamo contattato e intervistato quell’attivista. Ecco cosa abbiamo scoperto



Articolo scritto il 20/06/2020 e aggiornato l’01/01/21

Che cos’è Gayburg? E’ un sito che pubblica contenuti di matrice Lgbt impropriamente definiti “informazione”. I contenuti, infatti, non ricoprono alcun interesse di pubblica utilità, nemmeno per la comunità di riferimento: per instaurare un termine di paragone, si veda il sito “Bossy“. Si limitano infatti alla schedatura di articoli sgraditi, post Facebook e tweet che l’autore/gli autori di volta in volta interpreta/interpretano secondo il suo/loro sentire personale, con forti connotazioni ideologiche e sessiste e l’utilizzo di pratiche bullizzanti presumibilmente volte a creare stigma sociale. Gayburg mutua da un blog – www.gayburg.blogspot.com – in passato fortemente limitato da Google per la presenza di contenuti diffamatori. Qualcuno lo avrà conosciuto per gli attacchi costanti a politici e personalità come Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Simone Pillon, Maria Giovanna Maglie, Alessandro Meluzzi, Costanza Miriano, Fabio Tuiach, Toni Brandi, Jacopo Coghe, Filippo Savarese. La lista continua ed è lunga.



Dal 2004 al 2016 il dominio gayburg.com è ricondicibile a un sito pornografico

Il dominio di Gayburg risulta acquistato il 30 marzo del 2004, e da quella data al 2016 ospita contenuti pornografici (che difende) rivolti agli omosessuali (in basso, nelle immagini, due screen relativi a una “macchina del tempo” per siti). Alla fine del 2019, il “lavoro” di gayburg.blogspot.com si sposta sul dominio in oggetto, probabilmente per far fronte alle (ovvie) limitazioni decise da Google. Ma chi lo gestisce? Chi ci scrive? Ufficialmente e prevedibilmente non si sa: il sito non indica un responsabile, un numero riconducibile al Registro degli operatori della comunicazione, nulla. Però si arroga il diritto di scrivere che chi – come noi – vuole stare nelle regole, deve essere radiato da un Ordine dei giornalisti invitato a fare “pulizia”.




“Giorgia Meloni ha abusato di sua figlia” e “Tuiach si è lanciato nello stupro di un cadavere”

I malcapitati oggetti delle invettive di Gayburg sono tutti “omofobi”, “razzisti”, “transfobici”, “negazionisti”, “populisti”. Quelli che non vorrebbero essere etichettati, hanno dunque l’etichetta molto facile. Sul sito scopriamo asserzioni singolari, per esempio che la giornalista Costanza Miriano sia una “fondamentalista”, che “Giorgia Meloni ha abusato di sua figlia“, che Gandolfini “annunciava violenze sui bambini” o che il co-fondatore di questo sito volesse “sterminare i gay”. O di un Tuiach che “si lancia nello stupro di un cadavere”. Tantissime, inoltre, le allusioni alla violenza sui minori e sui bambini. Diversi i tweet e i testi archiviati da questo sito, e inseriti in diverse denunce/querele e memorie difensive presentate presso la Procura della Repubblica di Roma dall’avvocato Maria Cristina Tabano e dall’avvocato Luigi Fratini.


Quando un giornalista scriveva a Pietro Bruno: “Per favore siate più attenti e non presentate notizie false”

Gayburg risulta ideologicamente vicino alla parte più estremista dei “democratici” e degli stessi progressisti. Non sembrano registrarsi connessioni evidenti con i partiti. Piuttosto, il suo operato ha una strana sincronia e un’apparente comunione di intenti con il motore di ricerca Google, da anni sordo alle nostre segnalazioni e a quelle di altri utenti. E’ possibile che sia composto da più autori, ma in mancanza di firme negli articoli il responsabile è il proprietario del dominio, che abbiamo individuato. A riscontro dell’indentificazione da noi raggiunta grazie a strumenti OSINT, c’è un aspetto non trascurabile. Il 6 giugno Michele Majidi, giornalista di Q Code, scrive una frase singolare a tale Pietro Bruno, attivista di Montalto Uffugo (in provincia di Cosenza) che in un profilo Twitter rimosso dopo alcune nostre domande si autodefiniva “intersex”. 26enne neo-laureato, curriculum vuoto eccezion fatta per un seminario, è risultato perdente dall’ultima tornata elettorale locale durante la “corsa” con il Movimento popolare e progressista che sosteneva lo sconfitto Ugo Gravina. In paese non è conosciuto quasi per nulla, se non per il legame di parentela che lo lega all’ex gestore di una pizzeria. Si definisce un “femminista” patito “dell’auto-determinazione della donna”, eppure la madre con cui abita si è auto-determinata a fare la casalinga. I retaggi “da patriarcato” nel caso della madre sono dunque perdonati. Nella tesi di laurea scrive che il fratello piccolo gli ha “insegnato ad amare e ad essere ancora più progressista”. L’argomento del pugno di pagine è la parità di genere, anche se le donne sul suo sito sono il bersaglio prediletto: a partire dalla sottoscritta per continuare con le altre. Gli uomini? La dicotomia è tra quelli da disprezzare in quanto portatori di un determinato orientamento o di determinate opinioni, e tra quelli da adorare in quanto svestiti.



Gayburg: “Se pubblichi l’audio ti mangiamo la casa”

Per tornare al giornalista di Q Code, Michele Majidi il 6 giugno scrive a Gayburg e a @Pietro__Bruno “per favore siate più attenti e non presentate notizie false solo per fare qualche click in piu”. Bruno risponde che “E’ stata una svista, non un’operazione per avere click in più”. Come faceva a sapere, Bruno, che si è trattato di una svista se a sentire l’autore di Gayburg non esiste alcun legame tra il sito e lui? Nel tentativo di verificare quanto accertato, negli scorsi mesi abbiamo contattato telefonicamente Pietro Bruno per capire principalmente cosa volessero dire quelle frasi. In quanto attivista che si è presentato ad elezioni comunali, il suo CV e il suo recapito sono stati resi pubblici nella sezione “Elezioni trasparenti” del Comune di Montalto Uffugo1. Da notare che “Gayburg” dopo l’annuncio della pubblicazione dell’audio ha minacciato ritorsioni (“le mangeremo la casa”) quasi a volerla evitare a tutti i costi.




Perché abbiamo optato per la pubblicazione

Abbiamo deciso di pubblicare l’audio che segue per l’insindacabile valore giornalistico che ricopre in relazione a un sito che agisce nell’ombra, che da anni provoca indisturbato danni professionali a politici, giornalisti, comunicatori, personalità del mondo dell’associazionismo, ecc. Contiamo in tal modo di compiere un servizio utile alla collettività, di cui potranno giovarsi sia i danneggiati che gli stessi inquirenti che forse per mancanza di mezzi adeguati (dovuti ai tagli indiscriminati) continuano volenti o nolenti a permettere tutto questo. Richiamare Gayburg alle proprie responsabilità è da omofobi? No perché, se tutti sono ovviamente uguali, lo sono anche davanti alla Legge. Il sito, peraltro, rappresenta sé stesso, non la totalità dell’universo lgbt, che in molte occasioni si è perfino dissociato dal fanatismo dell’anonimo autore o degli anonimi autori. Quando ho acquisito l’audio per poter meglio documentare il pezzo che leggete, mi sono presentata con nome e cognome e come giornalista, specificando anche il sito per cui scrivo. (Nota: due parti dell’audio sono state “stellinate” per evitare che qualcuno vi si riconoscesse; quando dico “una famiglia per la mamma e il papà” in realtà intendo “festa per la mamma e il papà”, riferendomi al tweet in possesso della stessa Procura di Roma da cui sono iniziati gli attacchi social e di Gayburg).


headset

Otto domande a Pietro Bruno

  1. Perché, pur essendo a conoscenza del lavoro di questo sito, non ha mai rettificato o smentito gli articoli che lo riguardano?
  2. A cosa sono dovuti il nervosismo e la voce rotta che si sentono del corso della conversazione?
  3. Che significa “quando è stato attaccato ho provato a difenderlo?”. Abbiamo appreso dell’esistenza di Gayburg solo a seguito di un articolo di maggio 2018. Prima di allora, abbiamo però subito uno shit-storm di due settimane circa via Twitter che abbiamo denunciato alla Procura della Repubblica di Roma assieme al resto. Non abbiamo mai attaccato nessuno: abbiamo risposto agli attacchi, questo sì.
  4. A cosa era dovuto l’accanimento di Pietro Bruno, che scriveva a siti e all’Ordine dei giornalisti chiedendo la mia radiazione, come fa (solo) Gayburg praticamente ogni giorno?
  5. Quali sono nello specifico “i vili attacchi” e in cosa è consistita la “macchina del fango” che Pietro Bruno non è in grado di delineare?
  6. Quali minacce avrebbe ricevuto Gayburg e perché non le ha mai denunciate o rese pubbliche?
  7. Quando la sottoscritta ha detto o scritto che “i gay non hanno diritti e che le loro battaglie non hanno valore”?
  8. Perché Bruno a seguito delle mie domande su Twitter ha prima nascosto al pubblico il suo profilo e successivamente lo ha rimosso?

Dieci domande a Gayburg

  1. Secondo la normativa vigente, ogni sito deve indicare un responsabile. Chi è il vostro responsabile?
  2. Chi sono i vostri autori? Perché sono nascosti? Perché il vostro sito non ha una pagina “chi siamo”?
  3. Perché non pubblicate commenti, rettifiche e smentite laddove ve ne si avanza richiesta?
  4. Perché avete scritto oltre 160 articoli sulla sottoscritta utilizzando e schedando perfino le opinioni pubblicate su Twitter?
  5. Quali sono le vostre vicinanze politiche, se esistono, e a chi giova il vostro indice di proscrizione?
  6. Le vostre schedature sono strumentali al lavorìo sotteso al Ddl Zan-Scalfarotto, nel senso che vi proponete di creare degli “omofobi” da colpire un domani con leggi strumentali?
  7. Chi vi finanzia o in che modo vi finanziate?
  8. Conoscete Pietro Bruno, la compagna di Pippo Civati Giulia Siviero e Giovanni Zardini, il disturbatore del congresso mondiale per la Famiglia di Verona? (disponibili a dare spazio a tutti e tre qualora volessero dare la loro versione)
  9. Qual è il vostro rapporto con gli eterosessuali? Cosa ne pensate della famiglia composta da uomo e donna e dai bambini?
  10. Cosa ne pensate della pedofilia?

Nota: Rec News – a differenza di Butac e Gayburg – è sempre disponibile a pubblicare integrazioni, rettifiche e smentite, anche se dovessero giungere da un sito che a chi scrive ha arrecato e continua ad arrecare un danno morale e professionale.


1 archive.st/archive/2020/6/www.comune.montaltouffugo.cs.it/lbxs

Zaira Bartucca
Direttore e Founder di Rec News, Giornalista. Inizia a scrivere nel 2010 per la versione cartacea dell’attuale Quotidiano del Sud. Presso la testata ottiene l’abilitazione per iscriversi all’Albo nazionale dei giornalisti, che avviene nel 2013. Dal 2015 è giornalista praticante. Ha firmato diverse inchieste per quotidiani, siti e settimanali sulla sanità calabrese, sulle ambiguità dell’Ordine dei giornalisti, sul sistema Riace, sui rapporti tra imprenditoria e Vaticano, sulle malattie professionali e sulle correlazioni tra determinati fattori ambientali e l’incidenza di particolari patologie. Più di recente, sull’affaire Coronavirus e su “Milano come Bibbiano”. Tra gli intervistati Gunter Pauli, Vittorio Sgarbi, Giulio Tarro, Armando Siri, Gianmarco Centinaio, Michela Marzano, Vito Crimi, Daniela Santanché. Premio Comunical (2014, Corecom/AgCom). Autrice de “I padroni di Riace – Mimmo Lucano e gli altri. Storie di un sistema che ha messo in crisi le casse dello Stato”. Twitter@Zaira_Bartucca

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