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Ci sono voluti una Task-force composta da 21 esperti e mesi di lavoro per partorire quello che nelle università italiane viene fatto da un singolo studente in qualche giorno. Ma il cosidetto “Piano Colao”, quello che reca “Iniziative per il rilancio Italia 2020-2022” è pronto. 121 slide con indici di priorità che hanno il sapore di ordini perentori rivolti a premier, ministri e opposizione: dal risoluto “Attuare subito” al più sommesso “strutturare”. Ma sempre di imperativi a fondo pagina (spesso veri e propri comandi che giungono dalle multinazionali della comunicazione, come nel caso del 5G) si tratta. L’ex ad di Vodafone ci ha pure tenuto in qualche modo a intestarsene la paternità completa, visto che il suo nome compare in grassetto tra quelli del resto del gruppo di lavoro.

Mesi di lavoro e 21 esperti per 121 slides e una relazione di 53 pagine

Una vanità che in qualche modo lo accomuna al Conte ormai commissariato dal boss del Cts che in questi giorni – stando a quanto riferito dal premier in conferenza stampa questa pomeriggio – prenderà parte ai contestati Stati generali per argomentare quanto sostenuto nelle 121 slide che secondo alcuni deputati sono costate 800 euro al giorno. Per amor di cronaca, il pupillo di Mario Monti ci ha aggiunto pure una relazione di 53 pagine (in basso), dove finalmente gioca a carte scoperte: “L’obiettivo dell’insieme delle iniziative proposte dal Comitato – scrive assieme agli altri – è quello di accelerare lo sviluppo del Paese e di migliorare la sua sostenibilità economica, sociale e ambientale, in linea con l’Agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e con gli obiettivi strategici definiti dall’Unione europea”.

L’imposizione dei pagamenti elettronici

In tempi non sospetti, quando “l’emergenza” era ancora agli inizi, abbiamo parlato della volontà da parte del governo Conte di inserire nel calderone la cancellazione del contante. Quello dei pagamenti elettronici è del resto il pallino di Colao da sempre, o almeno da quando ricopre posizioni di rilevanza. Nel 2008 ha avuto modo di cantarne le lodi persino alla Regina Elisabetta (video in basso) in visita alla Vodafone House di cui allora era massimo rappresentante. Segno tangibile, se mai ne servisse ancora uno, che il “piano” elaborato non abbia contingenze con le reali necessità dell’Italia post-emergenza, ma piuttosto con quell’agenda che di anno in anno viene decisa in contesti non istituzionali. Da questo punto di vista il “battesimo” ufficiale di Colao avviene nel 2018 a Torino, quando per la prima volta partecipa alla riunione del Bilderberg gettando le basi a quello che oggi è sotto gli occhi di tutti. A terreno preparato, oggi i negozianti italiani apprendono che – a governo Conte e opposizione piacendo – potrebbero presto vedersi “inasprire le sanzioni per gli esercizi commerciali e servizi privi di POS o con POS non funzionante”. La soluzione di Colao per risolvere i problemi dell’Italia sembra essere infatti quella del bastone a fronte di nessuna carota, se si mettono da parte gli ortaggi che le multinazionali stanno per rifilare a un’Italia da spolpare fino all’osso: “gravi sanzioni” per diverse categorie, compresi gli esercenti e chiunque altro debba riscuotere pagamenti senza utilizzare il POS. E’ la democrazia 2.0 immaginata dai sostenitori del “mondo nuovo”, dove piovono limitazioni e imposizioni dall’alto che bisogna solo limitarsi ad accettare.

Il silenzio assenso per questioni legate alla Salute

Ma una delle idee forse più inquitanti in un momento in cui la popolazione è oggettivamente preoccupata per i vaccini, per il potenziale pericolo di vedere allontanare i minori dai nuclei familiari e per le mire di “filantropi” come Bill Gates, è quello del silenzio assenso per questioni legate alla Salute. Silenzio assenso significa in parole povere che se il cittadino non si esprime in un determinato ambito, è come se dicesse “sì”. E’ il caso delle nuove carte di identità per quello che riguarda la donazione degli organi: se non si dice esplicitamente “no” al prelievo post-mortem o se non si risponde, vale il sì. Un meccanismo che a Colao piace e che infila nel capitolo “Semplificazione PA” e che porterebbe, nel suo piano, a “estendere selettivamente le procedure di semplificazione (silenzio-assenso, pareri sostitutivi, conferenze dei servizi) anche a larghi segmenti delle aree oggi escluse (salute, ambiente, paesaggio, territorio), da identificare non per amministrazioni ma per singoli atti”. Nella stessa slide Colao, dimissionario da Vodafone curiosamente un mese dopo un contenzioso sulla Privacy dei clienti da parte di Access Now, suggerisce al governo di “utilizzare strumenti telematici per conseguire documenti già in possesso di altre amministrazioni, con divieti espressi e sanzionati di richiesta degli stessi ai privati nei procedimenti amministrativi avviati su loro istanza”.

Autocertificazioni per sempre e per tutto e pene severe per chi le sbaglia

Il piano Colao ha almeno avuto il pregio di svelare da dove provenga la fissa di Conte per le autocertificazioni, le stesse che per molti uomini di legge sono illegali (non si può autocertificare uno stato di salute) e utili solo a creare una “consuetudine” che potrebbe trasformare i cittadini in reclusi che possono muoversi solo sotto permesso. Misure che dovevano essere provvisorie ma che Colao vuole estendere anche al post-emergenza: “La mole dei procedimenti per le misure di sostegno a cittadini e imprese post COVID-19 – scrive assieme al resto degli esperti – ha reso necessaria una riduzione dei tempi e degli oneri amministrativi che necessita di essere estesa per favorire il rilancio del Paese. Il Decreto Rilancio è intervenuto con l’art.264 che semplifica i procedimenti amministrativi ampliando la possibilità di presentare autocertificazioni e dichiarazioni sostitutive di atto notorio per tutti i procedimenti inerenti alle misure di sostegno a seguito del COVID-19”. E tra le “azioni specifiche”, viene annotato, verrebbe previsto un “inasprimento delle pene per le dichiarazioni mendaci già indicate dal comma 2/a/2 del citato art. 264, introducendo anche forme di interdizione per i colpevoli”.

Rendere carta straccia i provvedimenti degli enti che si sono dichiarati “No 5G”

Un’altra cosa che bisogna “attuare subito” – nell’Italia della disoccupazione dove la gente viene licenziata con la scusa di un altro cavallo di battaglia di Colao, lo smart-working – è lo “sviluppo delle reti 5G”. E pazienza se nella task-force sulla Fase 2 non c’è neppure un esperto in materia di ricadute in ambito salutare come il presidente del comitato scientifico dell’ISDE Agostino Di Ciaula, che mesi fa dalle nostre colonne ha chiarito i rischi concreti per la salute in relazione alla tecnologia di quinta generazione. Il 5G s’ha da fare, e per riuscirci per Colao e gli altri bisogna addirittura “escludere l’opponibilità locale”, cioè equiparare a carta straccia i provvedimenti assunti da centinaia di Comuni che hanno deciso di escludere il 5G dal proprio territorio per tutelare la salute comune, un bene pubblico che dovrebbe valere molto di più dei tornaconti aziendali.

Direttore e Founder di Rec News, Giornalista. Inizia a scrivere nel 2010 per la versione cartacea dell'attuale Quotidiano del Sud. Presso la testata ottiene l'abilitazione per iscriversi all'Albo nazionale dei giornalisti, che avviene nel 2013. Dal 2015 è giornalista praticante. Ha firmato diverse inchieste per quotidiani, siti e settimanali sulla sanità calabrese, sulle ambiguità dell'Ordine dei giornalisti, sul sistema Riace, sui rapporti tra imprenditoria e Vaticano, sulle malattie professionali e sulle correlazioni tra determinati fattori ambientali e l'incidenza di particolari patologie. Più di recente, sull'affare Coronavirus e su "Milano come Bibbiano". Tra gli intervistati Gunter Pauli, Vittorio Sgarbi, Giulio Tarro, Armando Siri, Gianmarco Centinaio, Michela Marzano, Vito Crimi, Daniela Santanché. Premio Comunical (2014, Corecom/AgCom). Autrice de "I padroni di Riace - Mimmo Lucano e gli altri. Storie di un sistema che ha messo in crisi le casse dello Stato". Telegram: t.me/zairabartucca Twitter: @Zaira_Bartucca www.zairabartucca.it

DOC

Il Green Pass come la tessera fascista. Per iscriversi all’Ordine dei Medici sarà obbligatorio vaccinarsi

Recnews.it | Fino a giugno 2022, salvo proroghe. Tanto stabilisce il decreto in Gazzetta Ufficiale al comma 6 dell’Articolo 1. Dal covid in poi, chiunque ricopre lo scranno da premier cova ansie totalitarie. Le “Leggi Fascistissime”? Esistono già

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Il Green Pass come la tessera fascista. Per iscriversi all'Ordine dei Medici sarà obbligatorio vaccinarsi | Rec News dir. Zaira Bartucca

Dal covid in poi, chiunque ricopre lo scranno più esposto – quello del premier – inizia a covare ansie totalitarie. E’ successo al cosiddetto avvocato del popolo e sembra che neppure Draghi sia immune al virus che colpisce duramente il corpo democratico. E’ come se l’emergenza proclamata avesse scoperto il vero volto di tanti piccoli Benito, con la benedizione di chi ne approfitta dell’ipnosi di massa e della psy-op in atto per dare un colpo agli assetti istituzionali per come li abbiamo sempre conosciuti. Il Parlamento? Esautorato più di quanto non lo sia stato nel corso del triennio Conte, ma del resto l’operazione è funzionale alle mire di chi vedrebbe bene la trasformazione dell’Italia in Repubblica Presidenziale, un po’ sul modello francese. Meglio allora abituarsi al fatto che i parlamentari non contino più nulla.

E l’assist ulteriore – a sorpresa ma nemmeno poi tanto – potrebbe servirlo proprio Fratelli d’Italia, che ha sempre fatto del presidenzialismo il suo cavallo di battaglia ed è già proiettato verso il Referendum che segnerebbe l’avvio di questa trasformazione epocale, forse consegnando le chiavi di tutto proprio al banchiere europeista. Sempre che vada tutto a buon (per loro) fine. Il tutto, ovviamente, sarà promosso sventolando il fantomatico diritto degli italiani di scegliersi il proprio presidente della Repubblica (tra una rosa ben studiata di candidati), di fatto concludendo il processo di smantellamento della Repubblica parlamentare fondata sui principi costituzionali e sui diritti costituzionalmente garantiti, non certo sull’uso smodato della forza statale e sul ricorso continuo alle Forze Armate e alle Forze dell’Ordine. E già dopo il trattato del Quirinale recentemente firmato da Italia e Francia tirano venti inquietanti. A quel punto, si andrebbe affermando il governo di un singolo – di fatto azzerando l’azione di un Parlamento che già di per sé subirà i famigerati tagli – e niente diventerebbe impossibile. Anche la gestione della “pandemia” potrebbe divenire ancora più cruenta.

Non è un caso che nel frattempo il governo Draghi abbia messo mano a una serie di provvedimenti che ricordano un po’ le “Leggi Fascistissime“, i provvedimenti emanati in uno stato d’eccezione che in due anni trasformarono completamente l’ordinamento giuridico italiano lasciando il posto al Regime di Mussolini. Chi conosce la storia, non può non cogliere determinate analogie. Anche l’attuale esecutivo, infatti, ha già le sue norme “Fascistissime”: il divieto di manifestare promosso dal ministro dell’Interno Lamorgese, le task-force per impedire la libertà di stampa e di espressione agitando lo spettro delle “Fake news” e ora anche l’obbligo di sottostare a un Trattamento Sanitario per poter essere iscritti a un ordine professionale (ma anche per insegnare, ecc.).

A fare da capofila – secondo quanto stabilito dal decreto sul cosiddetto “Super Green Pass”, sarà l’Ordine dei Medici. Chi vorrà farne parte – si legge al comma 6 dell’Articolo 1 – dovrà adempiere all’obbligo vaccinale, fatto salvo quanto previsto in tema di Esenzione (Articolo 1 comma 2). Rispetto a quanto avevamo segnalato, nella versione definitiva e approvata del decreto già presente in Gazzetta Ufficiale (in alto, nel Pdf), è stato però fissato un limite temporale che nella bozza non c’era, che decorre da sei mesi dopo il 15 dicembre 2021. In soldoni, il vaccino, l’esenzione o “l’attestazione relativa all’omissione o al differimento” alla vaccinazione (una sorta di deroga), saranno chiesti a chi intende iscriversi all’Ordine dei Medici fino a giugno 2022. Insomma, per poter svolgere determinati lavori e per accedere a determinati servizi nel periodo meno libero della storia italiana era necessario possedere la tessera del Partito Nazionale Fascista, oggi serve il Green Pass. Prima c’erano i bolli del rinnovo, oggi ci sono le dosi, solo che ad essere tagliandati per la prima volta non sono più gli oggetti, ma i soggetti. Gli esseri umani. E tutto per un virus che – al pari di tantissimi altri – si cura.

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DOC

Decreto Super Green pass, il governo ci infila il comma che potrebbe renderlo eterno

Recnews.it | Le parole sibilline del premier in conferenza stampa: mantenere la sovrastruttura, comunque la si chiami. Tolto lo stato di emergenza, l’impianto di controllo rimarrebbe comunque. E il primo cavallo di Troia è già pronto

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Super Green pass, il governo ci infila il comma che potrebbe renderlo eterno | Rec News dir. Zaira Bartucca
La bozza del decreto approvata in Consiglio dei Ministri

E’ stato approvato in Consiglio dei ministri e dovrebbe essere in vigore dal 6 dicembre al 31 gennaio, anche se il testo non è stato ancora bollinato e non è stato inserito in Gazzetta Ufficiale. Non è chiaro se passerà all’esame del Parlamento o se – ancora una volta – questa forma di rappresentanza verrà bypassata. Il “Super Green Pass” – come è stato definito – sta comunque per vedere la luce. Ci si può dedicare quanto si vuole a voli pindarici, ma nei fatti il decreto ammazza-Natale è l’ennesimo tentativo di limitare le libertà fondamentali, sulla falsariga del “o ti sottoponi a un farmaco genico sperimentale o sei escluso dalla vita sociale”.

Oppure accetti l’idea dell’obbligatorietà vaccinale, che si tenta sempre più di sdoganare per mezzo di un dibattito che si sente di giustificare la coercizione e l’intervento della Forza pubblica per contrastare una libera scelta. Perché il “My body, my choice” vale per le femministe, ma non per chi non si vuole o non si può vaccinare e non mette in pericolo nessuno (a questa conclusione dovrebbe giungere chi crede che il vaccino e i suoi “booster” siano efficaci). Ma, messe da parte le prese di posizione, quello che sta completamente passando sotto silenzio è che il governo Draghi ha pensato di inserire nel decreto sul Super Green Pass un comma a un articolo che potrebbe renderlo eterno, facendo in modo che la misura restrittiva e di controllo possa sopravvivere alla fine dell’emergenza sanitaria e alla fine della cosiddetta pandemia.

Mantenere lo stato di emergenza anche oltre lo stato di emergenza

Il premier, del resto, lo ha detto chiaramente ieri in conferenza stampa: quello che interessa è mantenere la sovrastruttura, comunque la si chiami. Tolto lo stato di emergenza, insomma, secondo il governo l’impianto emergenziale e di controllo dovrà sopravvivere comunque, e a questo fine sono molto affaccendati i ministeri di Renato Brunetta (Funzione pubblica) e di Vittorio Colao (Innovazione). L’anagrafe nazionale centralizzata, la riforma per l’accesso alla pubblica amministrazione e la relativa piattaforma, non saranno che l’inizio se nessuno scompaginerà i piani. Il capitolo finale il governo vorrebbe scriverlo unendo tutti i puntini, e cioè portando a termine quello che non è riuscito a fare Conte. L’app che contiene tutto, che permette di fare e acquistare tutto e – anche – di escludere da tutto. Il Green Pass, lo scriviamo dall’anno scorso, non è infatti che un pretesto. E a pretesti bisogna ricorrere per fargli fare il salto di qualità, trasformandolo da strumento sanitario (cosa che in realtà già non è) a strumento di controllo tout court. Il cavallo di Troia, come accennato, c’è già.

Il cavallo di Troia degli ordini professionali sanitari. I nuovi iscritti costretti a vaccinarsi, e non viene indicato fino a quando

Il Super Green Pass, infatti, se dovesse diventare definitivo introdurrebbe un pericoloso precedente in grado di estenderlo a macchia d’olio ad altre categorie e professionisti, senza peraltro introdurre un limite temporale alla misura. Al comma 6 dell’articolo 4 – nello specifico – si legge che “per i professionisti sanitari che si iscrivono per la prima volta agli albi degli Ordini professionali territoriali, l’adempimento dell’obbligo vaccinale è requisito ai fini dell’iscrizione”. Chi vuole diventare medico, insomma, potrebbe essere obbligato a farsi inoculare i preparati promossi dal governo per poter far parte del relativo Ordine. Una volta serviva la tessera del partito fascista, oggi serve il vaccino. Presto potrebbe toccare ai futuri avvocati, architetti, giornalisti, ingegneri, commercialisti, così come è già accaduto con il Green Pass “base”. Pezzo dopo pezzo, l’estensione e la diffusione potrebbe diventare addirittura totale, perché a questo mira chi pensa che Draghi sia insostituibile e chi lavora per un 2022 che sia ancora interamente all’insegna della “pandemia”.

L’Esenzione abbatte la barriera delle circolari e per la prima volta viene menzionata in un decreto legge

La nota positiva, è comunque che il governo ha deciso di recepire ulteriormente le indicazioni che il ministero della Salute aveva inviato lo scorso 4 agosto. L’Esenzione fa, dunque, il salto di qualità, e passa dalla sfera delle circolari a quella dei decreti. Può ricorrervi chi per motivi salutari non può vaccinarsi, come sancito dal Comma 2 dell’articolo 4. Le modalità per richiedere la certificazione sono le stesse decise dalla circolare di riferimento, cioè coinvolgere a un medico di medicina generale per fornirsi del certificato.

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COVID

Balzo indietro del ministero della Salute. Nella circolare spunta l’anti-Green Pass (ma c’è il tranello)

La tempistica non è casuale: il documento è arrivato due giorni prima del contestato certificato verde, di fatto introducendo le controverse esenzioni

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Balzo indietro del ministero della Salute. Nella circolare spunta l'anti-Green Pass (ma c'è il tranello) | Rec News dir. Zaira Bartucca

E’ una circolare bomba quella firmata da Gianni Rezza, il direttore generale del ministero della Salute. Porta la data di ieri, 4 agosto, e sancisce un deciso passo indietro (o, meglio, di lato) in tema di somministrazione di sieri sperimentali. La tempistica non è casuale: il documento è arrivato due giorni prima del contestato Green Pass, di fatto introducendo le esenzioni per coloro i quali “per condizione medica non possono ricevere o completare la vaccinazione per ottenere una certificazione verde COVID-19”. In buona sostanza, però, anche questa volta c’è il trucco o, meglio, il tranello. La mossa da anaconda tuttavia lascia il campo aperto a una serie di ammissioni: le “controindicazioni”, le “miocarditi” e le “trombosi” esistono, proprio come dicevano i cosiddetti complottisti. Gianni Rezza lo mette chiaramente nero su bianco nel documento proposto in alto.

Il tema controverso della cosiddetta “esenzione”

In oltre un anno e mezzo di pandemia proclamata, i governi Conte e Draghi ci hanno abituato a tutto e al contrario di tutto. Non si può entrare in un negozio “travisati”, cioè a volto coperto, perché questo dicono le norme anti-terrorismo? Si pensa bene di imporre l’uso della mascherina, pur con le solite scappatoie che fanno capire che si tratti di misure buone per gli allocchi. Entro certi limiti non si può rinnovare lo stato di emergenza? Lo si fa comunque, chissene, tanto ormai l’eversione è conclamata. Ora arriva “L’Esenzione”, che in teoria permette di svincolarsi dalle siringate e di aggirare il DL del 23 luglio, quello che sancisce l’introduzione della certificazione verde per poter sedere ai tavoli di un ristorante o per andare ad ammirare un quadro in un museo. Peccato che il vaccino non sia – ovviamente – obbligatorio, dunque una fantomatica “esenzione” non ha motivo di esistere. Tradotto: chi vuole prestarsi alla somministrazione dei sieri in sperimentazione, ci si presta, chi non vuole, evita senza bisogno di alcun documento.

Come sempre c’entrano i dati

Il governo dunque introduce un’apparente concessione in tema di “vaccinazioni”, ma è un do ut des nemmeno poi tanto velato. Se la carota è la possibilità di andare nei luoghi preclusi a chi non si è voluto o potuto vaccinare, il bastone è la cessione dei propri dati, in un’ottica di controllo. Una sorta di schedatura, come era accaduto – e probabilmente continua ad accadere – con i test sierologici e i dati sensibili degli utenti archiviati per 40 anni. Stavolta il ministero di Speranza vuole sapere “i dati identificativi del soggetto interessato (nome, cognome, data di nascita)”, i dati relativi al “servizio vaccinale” di riferimento per singola Regione, i dati del medico, il suo codice fiscale e il numero di iscrizione all’ordine dei medici. Forse per agevolare, un domani, le radiazioni che vanno tanto di moda tra il personale sanitario più critico, mica tra chi somministra un siero che può rivelarsi anche letale e usufruisce del cosiddetto scudo penale. Insomma, se si cade nel tranello, si forniscono tutti questi dati sensibili al governo, trasmessi “in forma aggregata” dalle Regioni, ma con il contentino: “I certificati – scrive Gianni Rezza – non possono contenere altri dati sensibili del soggetto interessato, es. motivazione clinica dell’esenzione”. Pensare che il Garante della Privacy ha ribadito in più di un occasione che nome e cognome non possano in nessun caso viaggiare assieme a informazioni sanitarie, e che questo insieme di dati sensibili non può essere visualizzato da alcuno che non sia il diretto proprietario.

Il ministero ammette l’esistenza delle controindicazioni e degli eventi avversi

Finalmente, dopo oltre un anno e mezzo di negazioni dell’evidenza, di attacchi coordinati alle voci libere e di un terrorismo mediatico risoluto a ignorare le cure anti-covid e i pericoli insiti alla “vaccinazione”, il ministero della Salute ammette l’esistenza di controindicazioni. Rezza le mette a pagina 4, a documento quasi concluso, tra un “monitoraggio delle certificazioni” e le precauzioni, fornendo una definizione che appare del tutto enciclopedica. Si parla di “anamnesi” e si introduce l’idea del medico curante che, dubbioso, fa affidamento al “gruppo tecnico regionale di esperti in campo vaccinale”, proprio per evitare le “reazioni allergiche gravi”, la Sindrome di Guillain-Barré e le Miocarditi/pericarditi di cui Rezza conferma l’esistenza in relazione ai sieri sperimentali “anti-covid”. Perché il ministero della Salute si accorge solo ora della necessità di potenziare l’anamnesi pre-vaccinale, riconoscendo finalmente un ruolo attivo ai medici curanti diverso dalle somministrazioni dopo mesi di “vacciniamo chi passa” (poi saggiamente mutato in “vacciniamo i vaccinabili”)? Cosa ha impedito l’uscita di una circolare di questo tenore ad avvio della campagna di somministrazione di massa, quando ancora non si erano verificate decine di migliaia di eventi avversi, alcuni dei quali letali? Chi si assumerà la responsabilità di quella che potrebbe essere interpretata come un’omissione in piena regola o, peggio, una negligenza?

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COVID

Conte cerca rifugio nel nuovo partito ma i giudici sentenziano: “Dpcm illegittimi”

La politica non è più un porto sicuro per Giuseppi. C’è aria di tempesta nella baia del M5S, e se l’ex premier ha deciso di mollare tutto per imbarcarsi su un natante autonomo – il partito attorno a cui tentano di fare quadrato i futuri fuoriusciti grillini – i giudici remano più veloce di lui

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Conte cerca rifugio nella politica ma i giudici ribadiscono l'illegittimità del suo operato | Rec News dir. Zaira Bartucca

La politica non è più un porto sicuro per Giuseppi. C’è aria di tempesta nella baia del Movimento 5 Stelle, e se l’ex premier ha deciso di mollare tutto per imbarcarsi su un natante autonomo – il nuovo partito attorno a cui tentano di fare quadrato i futuri fuoriusciti grillini – i giudici remano più veloce di lui. Dopo la bocciatura del Tribunale di Roma, a dare un’ulteriore mazzata a Conte per la gestione della cosiddetta pandemia è il Tribunale di Pisa.

Nei confronti dell’ex premier – c’è da dirlo – non c’è stata ancora nessuna “condanna” (come ha tentato di fare passare il mainstream), in quanto ad essere al centro della decisione giudiziaria sono due giovani marocchini accusati di aver violato le disposizioni contenute in un Dpcm. Ad essere messo in discussione, tuttavia, è tutta la politica emergenziale. Il giudice Lina Manuali, infatti, nella sentenza del 17 marzo del 2020 ha rilevato come la dichiarazione dello stato di emergenza dello scorso anno fosse “illegittima”, perché manchevole di supporto normativo. In sostanza, non c’erano ragioni per instaurare tutto l’apparato che tuttora contraddistingue il governo Draghi, e, conseguentemente, quanto è proliferato dall’impostazione contiana – la raffica di Dpcm – è da ritenersi illegittimo. E’ quanto si può leggere nella sentenza del 17 marzo, riportata integralmente in alto.

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COVID

Green Pass, il Dpcm firmato da Draghi al microscopio

Dubbi, punti deboli e illogicità del decreto firmato da Draghi e da tre ministri. E il diritto di sottrarvisi

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Green Pass, il Dpcm firmato da Draghi al microscopio | Rec News dir. Zaira Bartucca

Il 17 giugno il presidente del Consiglio Mario Draghi ha firmato il primo decreto interamente incentrato sul Green Pass, il “certificato verde” che il prossimo primo luglio dovrebbe entrare in vigore a livello europeo. Proprio da Bruxelles, tuttavia, nonostante i toni entusiastici propagandati dai media mainstream è giunta la prima frenata. Il Pass “edulcorato”- come lo abbiamo definito – non è obbligatorio e non potrà in alcun modo pregiudicare la possibilità di spostarsi. In sostanza – è quanto stabiliscono le stesse linee guida promosse dall’Ue – il certificato verde dovrebbe servire ad “esentare dalle restrizioni” i viaggiatori che hanno come meta di destinazione Paesi che continuano a promuovere la quarantena all’arrivo. Null’altro.

Fonte costituzionale vs Dpcm, la battaglia persa del decreto di Draghi

In Italia invece – sulla falsariga di quanto è accaduto in Israele fino all’uscita di scena di Netanyahu – il governo Draghi sta tentando di promuovere con l’ausilio dei media compiacenti e collaborativi (in solitaria rispetto agli altri Paesi europei di spicco) un insieme di certificazioni e di servizi digitali che sollevano questioni spinose sui diritti inderogabili e sulla libertà di movimento sancita dall’articolo 16 della Costituzione. Tale fonte costituzionale, comè noto, prevede che ogni cittadino possa “circolare e e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza“. Per il momento, comunque, a introdurre la definizione di Green Pass e a stabilire caratteristiche e limitazioni è un semplice Dpcm (non una legge) anche se di recente si è parlato della futura conversione.

Tre ministeri per (tentare di) dare forza al decreto del presidente. Ma la base giuridica sembra labile

Il decreto del presidente del Consiglio dei ministri è stato introdotto il 17 giugno (in alto, nel Pdf) co-firmato (in maniera abbastanza inusuale) da una triade di ministri e ministeri. Ad essere coinvolto è il dicastero alla Salute di Roberto Speranza, quello all’Innovazione tecnologica e alla Transazione Digitale di Vittorio Colao e – senza apparente nesso – quello all’Economia e alle Finanze di Daniele Franco. Il motivo non si comprende, visto che dovrebbe trattarsi di una misura di natura squisitamente sanitaria che, si legge in conclusione del documento, “non prevede “nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. Citati alcuni regolamenti Ue, decreti, ordinanze, dpcm e circolari (ovviamente tralasciando l’articolo 16 della Costituzione che dal decreto ne esce peggio), viene introdotto il concetto di “controllo delle certificazioni covid-19”. Vediamo chi – secondo l’intenzione del governo e sempre che il presente testo venga convertito in legge così com’è – potrebbe riguardare.

Così il governo vede gli esercizi pubblici e i trasporti di domani. Controlli all’ingresso da parte degli esercenti, se non ti fai coinvolgere dall’isteria di massa resti fuori o non ti muovi

Il coronavirus è in grado di generare una malattia (l’ormai inflazionato covid-19) che si può curare con diversi farmaci specifici e addirittura generici. Solo per citare una delle disposizioni più recenti, sei mesi fa il Consiglio di Stato dava il suo ok all’utilizzo dell’idrossiclorochina, ammettendo implicitamente che non è di morbo letale che si tratta. Nonostante tutto, il governo ha deciso di promuovere una politica restrittiva e coercitiva che andrà ad impattare sugli esercizi commerciali, sulle compagnie aeree e marittime, sui locali e sui luoghi che ospitano eventi. Ai gestori, ai delegati, al personale adibito e ai pubblici ufficiali per i luoghi strettamente competenti, spetterebbero i controlli relativi al Covid Pass (articolo 13 del Dpcm) con l’ovvia discriminazione di chi non può ottenere una certificazione perché non si è voluto vaccinare o non si è voluto sottoporre a tampone. Perfino di chi non ha mai contratto quella che viene vissuta come la madre di tutte le malattie: per assurdo una persona sana, senza problemi legati al covid o altro, potrebbe essere trasformata dall’isteria di massa in un soggetto con difficoltà ad accedere a servizi primari. Una sorta di untore del terzo millennio, colpevole di un qualche psicoreato orwelliano.

La follia di Stato promossa dal governo Draghi

Una follia di Stato che non considera come (continuamente e ovviamente) tutti i locali, luoghi pubblici e mezzi di trasporto garantiscano (e meno male) l’accesso e la fruizione di servizi a sieropositivi, malarici, tubercolotici e chi più ne ha più ne metta. Per i malati di HIV costose e frequenti campagne di sensibilizzazione hanno affermato il diritto delle persone a non essere considerate come “untori”, nonostante l’AIDS – malattia auto-immune spesso tenuta nascosta – si possa trasmettere da ferite aperte e da scambi diretti che possono essere favoriti dall’interazione sociale in locali, feste, concerti. Ovviamente, a nessun politico, medico o virologo è mai venuto in mente di prevedere un pass per impedire l’accesso alla vita pubblica a chi ha avuto la sfortuna di contrarre un virus: perché dovrebbe essere diverso con il (curabile) Sars-CoV-2? Non avrà mica ragione chi pensa che dietro la pandemia proclamata ci sia dell’altro? A farlo pensare sono le stesse difinizioni e caratterizzazioni con cui il Dpcm ha delineato il Green Pass. Vediamo quali sono.

La “certificazione forte” con sistema biometrico

Il Dpcm del 17 giugno (che contiene le “disposizioni attuative dell’articolo 9 comma 10 del DL 22 aprile 2021 recante misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID-19”) all’articolo 1 definisce la piattaforma nazionale-DGC (“Digital Green Certificate”) e le “certificazioni verdi Covid-19”. Un primo, non motivato, discrimine viene fatta sui tipi di vaccini a cui si è accettato di sottoporsi e sui tipi di test. In ottica Green Pass nazionale, infatti, ad essere ammessi sono solo “le vaccinazioni effettuate nell’ambito del Piano strategico nazionale” e i test molecolari e i test antigenici rapidi effettuati da operatori sanitari, anche se le certificazioni di uno Stato membro o quelle di Paesi terzi riconosciuti da uno Stato membro sono ritenute valide ai fini della “interoperabilità” del Green Pass. Quest’ultimo, tuttavia, se fosse a regime per funzionare avrebbe bisogno – si legge nel documento – della cosiddetta “autenticazione forte”, ossia di un “metodo che richiede l’utilizzo di almeno due modalità di autenticazione tra le seguenti: qualcosa di conosciuto come una password e un pin, qualcosa di posseduto come una smart card o un token crittografico e qualcosa di unico riguardo l’aspetto della persona, come un’impronta digitale o altre caratteristiche uniche della persona misurabili con appositi sensori (sistemi biometrici)“. Non sarebbe dunque sufficiente, l’AUTHCODE che viene dipinto come semplice da ottenere, senza contare che il covid pass interagirà con il FSE, il fascicolo sanitario elettronico di cui abbiamo iniziato a scrivere ad ottobre dello scorso anno.

Ignorati i rilievi dell’Autorità che tutela la Privacy

Sarebbe dunque un profluvio di dati sensibili, mentre il Garante per la Privacy aveva esplicitamente disposto che il Green Pass o Covid Pass dovesse contenere solo una sorta di indicazione binaria che impedisse a chi è deputato al controllo di venire a contatto con informazioni riservate. A pagina 11 del Dpcm recetemente firmato, invece, si legge che tutte “le certificazioni verdi Covid-19 rilasciate dalla piattaforma nazionale-DGC riportano “cognome e nome, data di nascita, malattia o agente bersaglio, soggetto che ha rilasciato la certificazione, identificativo univoco della certificazione”. Nel caso del certificato da vaccinato si aggiungono “tipo di vaccino, denominazione del vaccino, produttore o titolare dell’immissione in commercio” (quella che attualmente non può essere registrata perché il vaccino è solo sperimentale e dunque non commerciabile), “numero della dose o delle dosi, data dell’ultima somministrazione, Stato in cui si è effettuata la vaccinazione”. Un loop da incubo in cui ci si ritrova proprio malgrado nel momento in cui si decide di farsi iniettare la prima dose, che prosegue con le (continue) somministrazioni successive, con la richiesta e la fornitura continua di dati e, in ultima analisi, con un controllo sanitario e sociale costante cui sfuggirà solo chi non intende sottostare a misure illogiche e incostituzionali. Non c’è nessun obbligo, infatti, di richiedere il Covid Pass. Si è liberi di non entrare negli esercizi commerciali che decidono di utilizzarlo, liberi di non volare e di non viaggiare sui treni e gli aerei che lo promuovono e di scegliere altre compagnie. Per ammissione dello stesso ministro Speranza (ieri in conferenza stampa assieme a Draghi e Figliuolo), lo stesso vaccino “al momento non è obbligatorio”.

I pericoli legati all’utilizzo del Green Pass

Esiste tuttavia la possibilità che la certificazione verde vada avanti a spron battuto e che in un futuro prossimo vada a interferire con le attività lavorative di ognuno, con le scuole, con la mobilità, con la possibilità di partecipare agli eventi e alla vita pubblica. E’ quello che si proponeva l’app Mitiga, poi bocciata dal Garante per la Privacy. Per il momento, il pass regola l’accesso e il transito nelle e dalle zone arancioni e rosse che sono state abbandonate a favore della zona bianca, ma che succederebbe con la “prossima pandemia” già annunciata dal premier Draghi?

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