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Il filo rosso che lega Colao, Capua, Monti e De Benedetti


E poi John Elkann, dirigenti della JP Morgan, della Deutsche Bank e di Alliance, la tedesca che sta mettendo le mani sulle autostrade italiane. Tutti insieme per una “visione prospettica europea e globale”



Di Vittorio Amedeo Colao, super-manager di origini calabresi (è nato a Brescia e vissuto a Fossato Serralta, in provincia di Catanzaro), si sente parlare sempre più spesso. E’ il boss della Fase 2, quella che tenterà di far accettare il distanziamento sociale nei mezzi di trasporto, nelle fabbriche, nei locali costretti a dimezzare posti e guadagni.


In tempi di “emergenza” si è guadagnata un posto visibile anche Ilaria Capua, la virologa del mainstream del “niente sarà più come prima”: proprio quello che vuole Colao, che qualcuno già dipinge come candidato “ideale” per il prossimo esecutivo, o nelle vesti di ministro per un Conte Ter o addirittura come Presidente del Consiglio.


I due, assieme all’ex premier dell’Austerity Mario Monti e al patron storico del gruppo Gedi Carlo De Benedetti, provengono da una fucina comune, peraltro assieme al nipote di Gianni Agnelli e dirigente della FCA John Elkann. E’ l’Università Bocconi di Milano, dove ognuno ricopre un posto di rilievo, con connessioni da non sottovalutare.


Sotto la presidenza di Mario Monti all’interno del Consiglio di amministrazione, per esempio, si instaura proprio Vittorio Colao, suggerito come consigliere dalla Città Metropolitana di Milano. Resterà in carica, salvo cambiamenti, fino al 2022. I due sono anche componenti dell’International Advisory Council (IAC), che “assiste il Cda nella strategia di internazionalizzazione dell’Ateneo” per una “visione prospettica europea e globale”. Occhio alle parole.


E’ qui che si incontrano dinosauri della Deutsche Bank e di JP Morgan, manovalanze di Alliance (la tedesca che sta lavorando all’acquisizione del 51% di Autostrade) o di Gucci, l’azienda di moda che ha deciso di nominare come consulente della sua “Fase 2” Roberto Burioni. Non rimane fuori, come accennato, neppure Ilaria Capua, già deputata, e “l’ingegnere” Carlo De Benedetti.


Il rapporto Colao-Monti? Basato sulla stima reciproca e, si direbbe, sull’opportunità. Nel 2019 l’europeista convinto più anziano ringrazia il manager rampante pubblicamente, per fargli gli auguri per il suo insediamento nel Cda della Bocconi. C’è da temere, con l’avanzata e l’immunità di Colao, un ritorno alle “lacrime e sangue” di montiana memoria? Per di più in salsa digitale dunque con annessi i pericoli derivati dal 5G? Staremo a vedere.


International Advisory Council dell’Università Bocconi
Consiglio di Amministrazione, quadriennio 2019/2022

beenhere

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