Periodico di Inchieste

L’emergenza e il 5G sono solo “l’antipasto”. Parola di Colao


Cosa dobbiamo aspettarci davvero dall’Internet delle cose e da suo fratello, l’Internet of Everything o Internet delle Persone, e perché c’entrano tanto con il “virus”



Articolo scritto il 18/01/2020 e aggiornato il 13/05/2020

“Il 5G è solo l’antipasto”. Così si esprimeva Vittorio Colao (il boss della task-force sulla Fase 2) in un discusso video (in basso) in cui parlava dell’iniezione di farmaci a distanza. Ma il 5G è una risorsa o piuttosto un qualcosa a cui si può rinunciare in vista della tutela della salute pubblica e in attesa che si sviluppino appieno tecnologie equiparabili ma meno invasive? Un domanda lecita, soprattutto dopo le possibili correlazioni con il coronavirus che sono emerse. Abbiamo parlato dei danni che la tecnologia di quinta generazione provoca sull’organismo con il dottor Agostino Di Ciaula, il presidente del Comitato Scientifico dell’ISDE ed esperto di rapporti tra salute e ambiente, che ha fugato diversi dubbi e perplessità sull’argomento.



Silenzio sul Ponte di Genova: il 5G c’è o non c’è?

Il dottor Di Ciaula si è soffermato anche sul ruolo delle aziende, le stesse che in questo momento fanno pressione su un esecutivo – quello Conte – che sembra risoluto a far passare le questioni legate all’incolumità comune in secondo piano. La torta da spartire ha fette molto grandi, tanto che nel 2019 il titolare del Mise Stefano Patuanelli ha provveduto a firmare il decreto per l’implementazione del 5G a Genova a ridosso dell’insediamento. Nemmeno il tempo di giurare davanti al Capo dello Stato, che già era sul plico. E’ il ponte di Genova? Anche lì doveva essere integrato il 5G, ma perfino in fase di inaugurazione non una parola è stata proferita sull’argomento.


Le aziende alla marcia indietro non ci stanno, anche se tirare dritto significa sacrificare la salute comune sull’altare del profitto

Invece le associazioni che sostengono il “no” secco al 5G di parole ne hanno dette eccome, e motivate, spesso mettendo le amministrazioni comunali davanti alle proprie responsabilità. E’ successo così che molti Comuni hanno dovuto fare marcia indietro, mettendo in cima alla lista delle priorità il benessere dei cittadini. Ma le aziende al retromarch – dopo gli investimenti miliardari – non ci stanno, anche se tirare dritto significa sacrificare la salute dei consumatori sull’altare del profitto. Ecco allora che si inizia a chiamare sempre più in causa l’acronimo “IoT”, sigla che di recente ha scelto per esempio Tim (che assieme ad altre aziende ha venduto al governo i dati personali dei propri clienti). Non è nulla di diverso dal 5G, anzi non è altro che il 5G applicato agli oggetti, ma secondo gli esperti di marketing evoca meno scenari inquietanti: per questo ormai ha surclassato quasi completamente le due lettere con cui viene indicata la tecnologia di quinta generazione. I pericoli, però, rimangono gli stessi.


IoT, l’Internet delle cose…che dovremo sostituire per forza

“IoT” non significa altro che “Internet of Thing”. E’ “l’internet delle cose”, o per meglio dire delle cose che dovremo sostituire per forza – volenti o nolenti – per permettere lo scambio e la compravendita di dati dalle aziende alle aziende terze, ma anche di Stato in Stato. E la presunta emergenza coronavirus, le app, i test di sieroprevalenza che faranno in modo che i dati personali degli interessati verranno archiviati per quarant’anni, non servono ad altro che a inaugurare questo sistema. Smartphone, tv, lavatrici, forni, frigoriferi, ogni sorta di dispositivo indossabile – dagli orologi agli strumenti per il benessere – sarà connesso. Con buona pace di chi è convinto che i telefoni già da soli facciano la loro parte per quanto riguarda l’insorgenza di tumori e patologie varie.


“IoE” o “IoP”, l’Internet “di tutto” o delle persone

Tutto iperconnesso e, dunque, perfettamente controllabile. Ma la cosa che più desta preoccupazioni è il passo successivo, quello tanto atteso dall’èlite modial-globalista e che riguarderà lo “IoE” (Internet of Everything), anche indicato come “IoP”, (Internet of People). Abbiamo provato ad affrontare l’argomento soffermandoci sul 5G e sul bio-hacking. L’Internet of Everything o Internet of People, è l’internet che riguarda tutto quanto e più specificatamente le persone, come dice il nome stesso.


Vogliono fonderci agli oggetti, e ci hanno abituato all’idea di farlo

Ma come? Il 5G non ci riguarda già? E’ facile domandarsi. Non abbastanza: L’Internet of Everything “connetterà” gli oggetti alle persone, nella misura in cui dispositivi e organismi si fonderanno. E’ un principio che abbiamo imparato ad accettare microchippando gli animali, prendendo consapevolezza che alcuni indossano protesi particolari e soprattutto è un qualcosa cui la fantascienza per decenni ha tentato di abituarci.


Si può evitare tale distopico e inquietante scenario?

E’ il sogno di tecnocrati come il londinese acquisito Vittorio Colao, di magnati dell’I-Tech come Elon Musk (che lavora da tempo all’installazione di chip nel cervello) e dello stesso Bill Gates, ma non serve andare troppo lontano per comprendere che lo scenario distopico che ci vedrebbe protagonisti da qua a qualche anno fa gola a molti. Dai promotori di controversi festival a chi – come Fastweb – tramite i blog di manager rampanti promuove il business dell’uomo-cyborg. Non è fantascienza. Si può evitare di confondere le persone con gli oggetti, di spersonalizzarle, di eliminare milioni di posti di lavoro a favore dell’automazione a tutti i costi e di mettere a repentaglio l’incolumità comune? Ce lo chiediamo noi, ma lo chiediamo soprattutto a una classe dirigente disposta a tutto pur di assecondare i voleri delle multinazionali e pur di ottenerne tornaconti.


beenhere

Caro amico prima che caro lettore, Rec News ti ricorda che nella Costituzione sono regolati i Diritti inviolabili del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio, cioè il posto dove si abita: è il padrone o la padrona di casa che decide chi vi può accedere e cosa si può fare al suo interno. Ogni cittadino può circolare liberamente all’interno del territorio nazionale (Art.16), riunirsi pacificamente anche in pubblico (Art. 17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art. 20). Diritto inviolabile è l’espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21). Secondo l’Articolo 32 della Costituzione, nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, ecc.) se non è previsto dalla legge per gravi e documentati motivi. Allo stesso modo, può astenersene se le sue convinzioni religiose o sociali non gli consentono di ricevere trattamenti sanitari. Uno governo Democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d’opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non fa le leggi da solo o con i tecnici, ma le sottopone al Parlamento.

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Let’s face it, no look is really complete without the right finishes. Not to the best of standards, anyway (just tellin’ it like it is, babe). Upgrading your shoe game. Platforms, stilettos, wedges, mules, boots—stretch those legs next time you head out, then rock sliders, sneakers, and flats when it’s time to chill.