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Test sierologici, con la scusa del Covid dati personali archiviati per 40 anni


Come funzionano, chi riguarderanno e come sarà possibile evitarli


Con la scusa del coronavirus, i dati personali di chi si sottoporrà ai test sulla sieroprevalenza verranno archiviati per quarant’anni. Lo ha deciso il decreto legge 30/2020 Misure urgenti in materia di studi epidemiologici e statistiche sul SARS-COV-2 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 10 maggio.


Come funzionano i test sulla sieroprevalenza?

I test sulla sieroprevalenza vengono effettuati tramite un prelievo del sangue o tramite una puntura a un dito affinché vengano sondate e archiviate le caratteristiche del liquido biologico di chi si sottopone all’esame. I test sono volontari, quindi chi vuole – forte dell’Art. 32 della Costituzione – può evitare di sottoporvisi. Saranno “a campione”, cioè riguarderanno determinate fasce di età e particolari categorie professionali. Ognuno “rischia” di essere chiamato dall’Istat, che in caso di risposta positiva da parte del cittadino trasmetterà i dati personali (quali nome e cognome, codice fiscale e numero di telefono, ecc.) alla Croce rossa. Quest’ultima provvederà a contattare la persona e a fissare l’esame medico.


Si può evitare di fare il test proposto da Istat e Croce Rossa?

Il decreto del 10 maggio specifica che i test sulla sieroprevalenza saranno su base volontaria, cioè se qualcuno per qualunque ragione non vorrà sottoporvisi, potrà farlo. C’è chi per esempio potrebbe declinare l’invito per questioni religiose, oppure chi – dopo gli accordi recenti tra Conte e Bill Gates – potrebbe decidere di evitarlo per il timore di incorrere in qualcosa di più di un test. E’ bene anzi essere consapevoli del fatto che nel caso in cui si decidesse di sottoporsi alla puntura e alla “donazione” del sangue e delle proprie generalità, i dati medici e personali saranno archiviati per 40 anni. Con buone possibilità, aiuteranno a costruire il sistema basato sull’app Immuni e sull’emergenza permamente, quello del “niente sarà più come prima”.


Come fare per evitare il test sierologico?

Come fare per evitare il test sulla sieroprevalenza? E’ necessario declinare il primo invito dell’Istat, che potrebbe giungere dalla numerazione 06 46731, o da altre simili, avvalendosi del proprio diritto a non rilasciare informazioni personali quali il proprio indirizzo. Lìinvito può giungere anche dalla Croce Rossa: in questo caso il numero di riferimento è 065510. E’ insindacabile diritto del cittadino troncare il primo contatto, anche senza addurre motivazioni. Chi vuole tutelarsi, ebbene inoltre che diffidi Istat dal fornire i propri dati personali ad associazioni e ad aziende terze, chiedendo che il loro utilizzo avvenga solo ed esclusivamente per fini statistici.


beenhere

Caro amico prima che caro lettore, Rec News ti ricorda che nella Costituzione sono regolati i Diritti inviolabili del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio, cioè il posto dove si abita: è il padrone o la padrona di casa che decide chi vi può accedere e cosa si può fare al suo interno. Ogni cittadino può circolare liberamente all’interno del territorio nazionale (Art.16), riunirsi pacificamente anche in pubblico (Art. 17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art. 20). Diritto inviolabile è l’espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21). Secondo l’Articolo 32 della Costituzione, nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, ecc.) se non è previsto dalla legge per gravi e documentati motivi. Allo stesso modo, può astenersene se le sue convinzioni religiose o sociali non gli consentono di ricevere trattamenti sanitari. Uno governo Democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d’opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non fa le leggi da solo o con i tecnici, ma le sottopone al Parlamento.


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