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Cerotti e chip sottopelle, chi c’è dietro il business italiano dell’uomo-cyborg


Un’azienda che si occupa di reti, il manager di una banca, organismi che godono di finanziamenti da controversi magnati. Ma la mappa è ancora vasta e in divenire. Ecco chi promuove (e perché) 5G e bio-hacking



Articolo scritto il 14/03/19 e aggiornato l’08/04/20


Ogni tabella di marcia ha le sue scadenze. Anche quella del 5G (così indissolubilmente legato al coronavirus) e dell’utilizzo su vasta scala di tecniche di bio-hacking. Colossi tecnologici e legati all’informazione, istituti di credito, mondialisti vari con ansie da controllo, hanno pensato a un anno simbolo: il 2021 che dovrebbe segnare la transazione dal digitale al reale. È, quindi, una corsa all’informare, se così si può chiamare la fase con cui si sta tentando di normalizzare nella percezione comune l’idea di sottoporsi a tamponi o analisi del sangue di massa. O quella di vaccinarsi “contro il coronavirus” con un cerotto fatto di nanoparticelle – spiega il dottor Giovanni Cianti, nel video in basso – infinitamente piccole e in grado di penetrare nel cervello. Il cerotto è in grado di lasciare un’impronta indelebile, un marchio, che in un possibile futuro orwelliano garantirà la “patente anti-covid19”. Verrà appena prima del tanto discusso e deprecabile chip sottopelle su cui l’amico di Conte, Bill Gates, si è giocato tutto, tanto da decidere di dimettersi da Microsoft in vista del coronamento di piani ultra-decennali.



La corsa delle multinazionali sostenuta dalla lobby dell’informazione

Digit 2019 finora era stato il simbolo dello spingersi più in là “in attesa di diventare dei”, auspici patrocinati dalla crème della lobby dell’informazione. Ma la presunta emergenza ha cambiato tutto: il dibattito è stato forzato in una direzione, con l’obiettivo di normalizzare nella percezione comune il fatto di essere controllati h24, spiati da droni, tatuati, chippati. Con la scusa dell’onnipresente coronavirus. Fastweb sarà una delle aziende capofila, assieme a Tim, Vodafone ed Ericsson, che ha messo mano anche su Genova. Si parla anche di Iliad (che però ha dovuto rinunciare a Treviso) e delle cinesi Huawei e Zte. É ormai consolidato, del resto, il rapporto tra uno dei due colossi cinesi e il premier Conte, e a meno che qualcuno tra la silente (o concorde?) opposizione non lo fermi, i piani andranno avanti. Per restare all’Italia, da diversi anni Fastweb preme sulla necessità del passaggio al 5G e sulle possibilità che a detta di personalità come Giancarlo Orsini offrirebbe l’utilizzo del bio-hacking sul corpo umano. Orsini è manager di Banca Mediolanum e cura un sito divulgativo – Guarda il tuo futuro – che è stato sponsorizzato proprio da Fastweb.



Si parla tanto di “internet delle cose” perché si vuole agevolare l’arrivo dell’internet “delle persone”

Sposa appieno, per esempio, la distinzione tra “internet delle cose” e “internet degli esseri umani” o delle persone. I pregi di quest’ultimo, a sentire Orsini, sono presto detti: “Non dovremo più temere le truffe, i furti e gli smarrimenti dei nostri dispositivi – scrive – e non dovremo più indossarli”. Potremo, ancora, dice Orsini, “aprire la porta di casa senza chiavi, mangiare al ristorante e andarcene subito dopo, ricevere inviti personalizzati mentre passiamo davanti a un negozio o a un bar. In caso di malore, poi, i presidi ospedalieri sarebbero in grado di acquisire i nostri dati in pochi secondi” (ma non era a questo che doveva servire la tessera sanitaria?). Davvero un “passo avanti”, soprattutto per quegli utenti che si sentono infastiditi dalla pubblicità su internet e una letteralmente invasiva potrebbero vedersela segnalare con una vibrazione della mano o qualcosa del genere.



Il manager di Banca Mediolanum: “Ognuno sarà tracciato e rintracciabile. Consegneremo ogni istante di vita”

Il costo di tutto questo per corpo, mente, privacy e libertà, non sarebbe per nulla basso. Perché se già il 5G danneggia la salute, figurarsi quello che possono fare questo tipo di impianti. Lo ammette lo stesso Orsini, buttandola però dal punto di vista della sicurezza: “Un ultimo grande vantaggio dell’Internet degli Umani – scrive – starebbe nella sicurezza personale: il fatto che ognuno di noi sia tracciato significa che sarebbe anche rintracciabile”. Ancora più inquietante è un altro aspetto: “Consegneremo tutte le informazioni relative a ogni nostra azione ed ogni singolo istante della nostra vita – spiega l’esperto – a una società privata o a un ente pubblico che, si spera, li gestirà in maniera rigorosa e rispettosa dei nostri diritti, senza usarli per scopi diversi come ad esempio per discriminarci o per controllarci”.  Senza contare che “se qualcuno dovesse riuscire a violare i server dell’azienda o dell’ente che gestisce il nostro chip, potrebbe far sparire i nostri soldi senza che ci si possa fare nulla, oppure potrebbe ricattarci ed estorcerci del denaro per non rivelare in pubblico informazioni riservate”.


Il rischio di infezioni e di “essere hackerati”

E a parlare è un esperto che, per formazione professionale, è lontano dalle cosiddette “teorie del complotto”. Ancora poco se si pensa che “gli hacker potrebbero prendere il controllo dei chip e attaccare fisicamente le persone” o, dal punto di vista che riguarda prettamente la salute, “i chip potrebbero creare delle infezioni e obbligare le persone a effettuare delle operazioni delicate per eliminarli”. Aspetti che tuttavia importano poco per esempio alla stampa commerciale, che in queste settimane tesse le lodi su tamponi e vaccini di massa, cerotti e chip. A ognuno il futuro che si merita a tutti, si spera, la libertà di scelta.


beenhere

Caro amico prima che caro lettore, Rec News ti ricorda che nella Costituzione sono regolati i Diritti inviolabili del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio, cioè il posto dove si abita: è il padrone o la padrona di casa che decide chi vi può accedere e cosa si può fare al suo interno. Ogni cittadino può circolare liberamente all’interno del territorio nazionale (Art.16), riunirsi pacificamente anche in pubblico (Art. 17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art. 20). Diritto inviolabile è l’espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21). Secondo l’Articolo 32 della Costituzione, nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, ecc.) se non è previsto dalla legge per gravi e documentati motivi. Allo stesso modo, può astenersene se le sue convinzioni religiose o sociali non gli consentono di ricevere trattamenti sanitari. Uno governo Democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d’opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non fa le leggi da solo o con i tecnici, ma le sottopone al Parlamento.


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