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(askanews)

Impiantare un chip nel cervello umano per creare una “simbiosi con l’intelligenza artificiale”. È il nuovo progetto del miliardario Elon Musk, il fondatore di SpaceX e Tesla, le società con cui intende rivoluzionare i viaggi spaziali e il settore dell’auto. L’obiettivo, ha detto, è di fare il primo test su un essere umano – quelli sugli animali sono già in corso – entro la fine del prossimo anno; per arrivare all’approvazione, da parte delle autorità federali, dell’impianto di un chip nel cervello, comunque, “ci vorrà molto tempo”.

Il proposito di Neuralink è “connettere umani e computer”

Musk ha fondato Neuralink Corp. nel luglio del 2016 con l’obiettivo di connettere umani e computer; l’obiettivo iniziale era alleviare i sintomi di malattie croniche, ma ora Musk parla di “potenziare le funzioni cerebrali”. L’interfaccia uomo-computer è stata illustrata da Musk alla platea della California Academy of Sciences di San Francisco, a cui ha presentato uno scenario simile a quello raccontato da William Gibson, uno degli scrittori di fantascienza più famosi, nella trilogia dello Sprawl.

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Il nome dei satelliti dell’ASI lo propongono gli studenti, Parmitano e Cristoforetti approvano

La costellazione satellitare è un programma spaziale europeo di Osservazione e controllo della Terra a bassa quota che secondo le previsioni sarà realizzato in Italia e completato entro cinque anni con il supporto dell’Agenzia Spaziale Europea e dell’Agenzia Spaziale Italiana attingendo ai fondi del PNRR. ASI: “Occhi in grado di scrutare la terra metro per metro”

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Il nome dei satelliti dell'ASI lo propongono gli studenti, Parmitano e Cristoforetti approvano | Rec News dir. Zaira Bartucca

Oltre mille proposte ricevute e 638 istituti scolastici partecipanti: con questi numeri si è chiuso “Spazio alle idee”, il concorso lanciato dal Dipartimento per la trasformazione digitale con il Ministero dell’Istruzione e l’Agenzia Spaziale Italiana per dare un nome alla futura costellazione satellitare per l’Osservazione della Terra in orbita bassa. Il contest ha coinvolto tutte le classi delle scuole primarie e secondarie di I e II grado. A selezionare il nome vincitore sarà ora una commissione esaminatrice composta dagli astronauti italiani dell’Agenzia Spaziale Europea: Samantha Cristoforetti, Luca Parmitano e Roberto Vittori. Il nome prescelto per la costellazione verrà annunciato prossimamente.

Il Progetto e i satelliti Cosmo Sky Med di prima e seconda generazione

La costellazione satellitare è un programma spaziale europeo di Osservazione e controllo della Terra a bassa quota che secondo le previsioni sarà realizzato in Italia e completato entro cinque anni con il supporto dell’Agenzia Spaziale Europea e dell’Agenzia Spaziale Italiana attingendo ai fondi del PNRR. Il progetto coinvolgerà anche la Protezione Civile e altre amministrazioni, dicono i promotori “per contrastare il dissesto idrogeologico e gli incendi, tutelare le coste, monitorare le infrastrutture critiche, la qualità dell’aria e le condizioni meteorologiche. Fornirà, infine, dati analitici per lo sviluppo di applicazioni commerciali da parte di startup, piccole e medie imprese e industrie di settore”.

Se si guarda alla Privacy e alle occasioni di controllo che negli ultimi tempi si sono moltiplicate, un po’ meno incoraggiante è la descrizione del progetto che viene fatta sul sito dell’ASI: “COSMO-SkyMed – si legge – è la prima missione di Osservazione della Terra concepita per scopi duali, civili e militari. I suoi satelliti di prima e seconda generazione sono “occhi” in grado di scrutare la Terra dallo spazio metro per metro, di giorno e di notte, con ogni condizione meteo”.

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ID Pay, il Green Pass aumentato. Cosa pianifica il governo Draghi (mentre ci distrae con la guerra h24)

Recnews.it | In principio era il coronavirus. Poi arrivarono il conflitto russo-ucraino, la proclamazione dello stato di emergenza per una guerra che avviene a duemila chilometri di distanza (caso unico nella storia della Repubblica) e la corsa agli armamenti. Nel mezzo, nel silenzio generale, il lavorìo sottobanco del ministero alla Transizione Digitale

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ID Pay, il Green Pass aumentato. Cosa pianifica il governo Draghi (mentre ci distrae con la guerra) | Rec News dir. Zaira Bartucca

In principio era il coronavirus. Poi arrivarono il conflitto russo-ucraino, la proclamazione dello stato di emergenza per una guerra che avviene a duemila chilometri di distanza (caso unico nella storia della Repubblica) e la corsa agli armamenti promossa dal governo Draghi. Nel mezzo – nel silenzio generale rotto dai dispacci istituzionali – il lavorìo sottobanco di Vittorio Colao e del ministero all’Innovazione e alla Transizione Digitale. Nei pensieri del supermanager di origini calabresi c’è ora ID Pay, piattaforma in grado di contenere tutti i dati di chi la utilizza, di permettere l’erogazione di strumenti di sussistenza sociale e, nel lungo termine – questo è uno degli intenti – di abbattere l’utilizzo del contante e decidere chi può fare una determinata cosa e chi no. Anche stavolta, dunque, avevano ragione i “complottisti”. Non è possibile che il governo arrivi a decidere della vita e della morte dei cittadini, stabilendo chi è degno di avere un portafoglio digitale? Forse, intanto in due anni ha stabilito chi può andare al bar, chi può acquistare un vestito, chi può tagliarsi i capelli, chi può andare allo stadio e chi a un concerto. Chi può studiare a scuola e chi deve stare a casa lontano dalla classe. Chi può lavorare e chi deve rimanere disoccupato.

Il Green Pass aumentato: il governo saprà tutto di noi

L’evoluzione del Green Pass, il Green Pass aumentato che non contiene più solo dati sanitari ma tutto quello che riguarda la persona, non può dunque che destare preoccupazione. Il Garante per la Privacy che ha dato l’ok alla trasformazione digitale del certificato d’esenzione, proprio in questa fase cruciale non intravede – fino a questo momento – rischi per la Privacy individuale. Ogni persona sarà dotata di un ID univoco che permetterà di fare acquisti e che racconterà tutto della persona, delle sue abitudini, dei luoghi che frequenta e dei suoi spostamenti. Il regime di controllo – che a detta di Colao chiameremo “aiuto” nella nuova società distopica che ci aspetta, salvo repentine inversioni di rotta – è servito. Il Green Pass, Immuni, IO e Mitiga, non sono stati che la prova generale prima del wallet di ultima generazione che potrebbe essere introdotto a partire da quest’anno.

ID Pay ha un omonimo e un omologo…iraniano

Vittorio Colao ne ha parlato come di uno strumento di prossima realizzazione e prettamente italiano, ma in realtà ID Pay ha un omonimo e un omologo…iraniano. La repubblica islamica che ha quantitativi di uranio impoverito quindici volte superiori rispetto al consentito e dove ancora ci si copre con burka e turbante deve aver ispirato il democraticissimo governo Draghi, sia per quanto riguarda il nome – ID Pay – che per quanto concerne le caratteristiche del servizio. A meno che, certo, non si tratti della stessa cosa, e a quel punto significherebbe che dopo la Cina e la Francia, il governo starebbe per cedere tutto di noi a un altro Stato estero. Islamico per giunta. Stupisce? Non è possibile? A quanto pare la defenestrazione della Russia cercata con insistenza dall’Unione europea potrebbe agevolare perfino accordi commerciali con Teheran, fino qualche tempo fa ritenuti impensabili.

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Fisco digitale, smartworking e non solo. Le ombre (e gli inganni) nascosti dietro al Green Pass

Recnews.it | Se di misura sanitaria non si tratta, cosa potrebbe nascondere il tentativo di far affermare definitivamente il tanto contestato certificato verde? Vediamo di delineare alcuni scenari alla luce di quanto emerso ulteriormente negli ultimi mesi

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Fisco digitale, smartworking e non solo. Le ombre (e gli inganni) nascosti dietro al Green Pass | Rec News dir. Zaira Bartucca

Che il Green Pass – sia esso “super” o “base”, lo si ottenga con un un tampone o un vaccino – non sia una misura sanitaria è ormai acclarato. Rec News ne denuncia i limiti e le incongruenze da ottobre del 2020, quando in Italia se ne parlava appena e veniva chiamato “common pass” o “covid pass”. E’ la bozza dell’ultimo decreto ideata dal governo (che ancora una volta si accinge a bypassare il Parlamento) a svelarne le ultime ipocrisie. Il virus, dopo due anni, è diventato talmente selettivo da prediligere determinati target e determinate fasce d’età. Dal primo febbraio secondo Brunetta e Speranza colpirà selettivamente gli over 50, ma girerà al largo di fronte a chi ha 49 anni e 11 mesi. Dal 20 gennaio si addenserà nei saloni dei parrucchieri e formicolerà negli uffici postali, rifuggendo però dai supermercati. Furbo, scaltro, incredibilmente sincrono con i provvedimenti adottati dalla politica, ormai si “calendarizza”. Lasciando da parte i paradossi, in pochi, stavolta, sono stati i creduloni o gli sprovveduti che ci sono cascati e che si proiettano senza remore verso la possibile esclusione dai luoghi pubblici e perfino da determinati servizi. Dall’Apartheid 2.0, praticamente.

Molti altri hanno finalmente mangiato la foglia dell’inganno e dell’incostituzionalità che in queste ore sta facendo piovere sulle teste di Draghi e dei componenti di tutti i partiti indistintamente, aspre critiche. Tanto che c’è chi si affretta a invocare le dimissioni del fu “Super Mario”. Ma stavolta la deposizione del primo ministro – sull’esempio di quanto è stato fatto con Conte – potrebbe non bastare, perché l’avallo da parte dei partiti è stato più che unanime: prova ne siano l’intesa emersa a seguito dell’ultimo consiglio dei ministri e la retromarcia di personaggi come Grillo che si affrettano a saltare giù dalla barca che affonda. Il quadro politico è in divenire e cambia di ora in ora, ma quello che non muta – per il momento – è l’idea di utilizzare il Green Pass come un grimaldello per affermare la “nuova normalità” delle lobby bio-tecnologiche su cui ci siamo a lungo soffermati. Anche parlando di personaggi controversi come il ministro della Transizione Digitale Vittorio Colao (quello del “non lo chiameremo più controllo, ma aiuto“). Ma se di misura sanitaria non si tratta, cosa potrebbe nascondere il tentativo di far affermare definitivamente il tanto contestato certificato verde? Sì, perché non c’è solo il vaccino e la volontà di veder crescere le somministrazioni, in ballo. Vediamo di delineare alcuni scenari alla luce di quanto emerso ulteriormente negli ultimi mesi.

Affermazione definitiva dello smartworking

Se l’applicazione del Green Pass e del Super Green Pass verrebbe ulteriormente estesa, verrebbe coinvolto parte dello “zoccolo duro” impiegato negli uffici pubblici, nelle banche, nei negozi, e poi lo stuolo di over 50 che pesa sul Welfare e che non è intenzionato ad assumere il preparato sperimentale “anti-covid”. Considerato che i decreti legge già varati prevedono la destinazione ad “altra mansione” (che non sia al contatto col pubblico) per chi non intende vaccinarsi, una delle “soluzioni” che verranno individuate per mantenere posto e stipendio sarà lo smartworking. Il protocollo di settore recentemente firmato dal ministro del Lavoro Orlando e dalle sigle sindacali, del resto, parla chiaro.

La mazzata finale al commercio al dettaglio e alle PMI. I pagamenti digitali

Oggi si può entrare in contatto ravvicinato con un rider di Glovo per cui non verrà fatto mai alcun decreto, ma si tratta da appestato un impiegato di banca che è separato dal cliente da una lastra di plexiglass. Se la bozza di testo promossa dal governo e dal Cdm venisse confermata, uno dei risultati immediati sarà sicuramente l’azione di boicottaggio degli esercizi commerciali da parte di chi non si vuole vaccinare o di chi non si vuole prestare all’ennesima puntura. In fatto di acquisti, il tutto andrà a sicuro vantaggio dei pagamenti digitali e dei colossi dell’e-commerce. Come Amazon, che nella prima fase della pandemia ha rastrellato miliardi a man bassa. E’ dunque nella fase clou il disegno di distruzione dell’Italia sposato dal banchiere europeista che è iniziato con le svendite ed è proseguito con i licenziamenti di massa. La mazzata finale avverrà con la desertificazione e lo smantellamento delle attività commerciali, e con la messa alla berlina delle piccole e medie imprese. L’Agenda 2030 è servita (si veda un nostro articolo del 2019 che per molti versi ha anticipato quello che sarebbe accaduto con la pandemia).

Lo spettro del Fisco Digitale

Il 2022, inoltre, dovrebbe essere l’anno del Fisco Digitale. Avanza l’utilizzo degli algoritmi e degli strumenti predittivi in buono stile Minority Report. I “precog” dell’intelligenza artificiale sonderanno la situazione finanziaria di tutti, individuando possibili evasori fiscali, bastonando i debitori – compresi quelli “per giusta causa” e i creditori dello Stato – e rendendo l’Italia una succursale di una Cina già abbondantemente abituata alle vessazioni imposte col credito sociale. Il Green Pass è, in questo senso, provvidenziale: il “salto di specie” avverrà quando si sarà raggiunto un determinato numero di utilizzatori. A quel punto, diverrà maggiormente chiaro il fatto che non si tratti di uno strumento sanitario ma socio-economico, che non si prefigge di tutelare la salute pubblica, ma di imporre determinati stili di vita riscrivendo il “codice genetico” – per così dire – della società.

La Telemedicina e il crollo del SSN

Un barlume di sanità, però, in tutto questo c’è. Ma anche il settore che da sempre si occupa – con tutti i suoi limiti – della salute e del benessere della popolazione deve essere riscritto. Mentre si blatera di aumenti di contagi e di tutela delle fasce deboli, il governo continua a promuovere tagli selvaggi alla Sanità. Si affossa il Sistema Sanitario Nazionale prediligendo i privati. Si tornano a chiudere gli ospedali e i pronto soccorso (e qualcuno guarda fiducioso al loro annientamento), si annullano le operazioni chirurgiche e si rimandano forse a dopo, quando saranno creati gli Hub digital-sanitari. Si abbandonano i malati cronici a loro stessi, tentando di farli abituare ai videoconsulti. La telemedicina è quello che si vuole utilizzare per uscire dall’impasse e da colli di bottiglia assolutamente voluti e debitamente creati. E’ stata recentemente lanciata da un servizio entusiastico di Report, che ne ha enucleato i possibili pregi tralasciando però i costi in fatto di Privacy, le ripercussioni sul controllo di massa e il diritto di ognuno ad essere curato con i metodi tradizionali traendo vantaggio dal contatto ravvicinato medico-paziente. Ma la telemedicina fa risparmiare, ha costi decisamente minori e per i suoi promotori permette performance eccezionali. I lavori preparatori sono costituiti proprio dal Green Pass, dall’archiviazione di massa (per quarant’anni) dei dati biologici che abbiamo regalato allo Stato con i tamponi e da una forma di ancoraggio biometrica che servirà a scandagliare il corpo umano dall’interno.

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Conferenza transumanista alla Camera dei Deputati: “Dentro al paziente si troveranno strumenti tecnologici”

Recnews.it | La conferenza stampa transumanista (presenziata da un grillino) sui farmaci somministrati da remoto e sulla possibile soppressione degli ospedali e dei pronto soccorso: “Sanità non significa solo salute, ma anche sostenibilità”

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La Camera dei Deputati spiana la strada alla Telemedicina: "Dentro al paziente e sulla sua pelle si troveranno strumenti tecnologici" | Rec News dir. Zaira Bartucca

Chi si è permesso di scoprire le carte e di parlare di Transumanesimo, della volontà di installare impianti sottocutanei per permettere l’avvio di programmi di controllo (che si affermano sempre più in Paesi come la Cina e la Svezia), chi ha avuto il coraggio di scrivere di nanoparticelle ingegnerizzate e di quantum dots nei vaccini è stato accusato di “complottismo” e di sfornare “fake news”. Accuse comode e superficiali, aiutate dagli inquinatori piramidali di pozzi e dai vari guru della narrativa fintamente anti-mainstream, quella che (allo scoperto, in pubblico) dice di fare luce, ma in realtà sottecchi si occupa (part-time o anche full time) di gettare ombre sinistre sul lavoro dei pochissimi che in maniera sincera e disinteressata si permettono di dissentire o di avanzare dubbi.

A mettere una pietra tombale sulle velleità dei media mainstream e su quelle di chi fa girare le stranezze più assurde pur di creare il trinomio (per la verità inesistente) “no-vax/terrapiattista/complottista”, è arrivata ieri la conferenza stampa della Camera dei Deputati “Dati sanitari e Telemedicina”, presieduta dal deputato grillino Nicola Provenza. Un parterre destinato ai vertici delle quattro società partecipanti (Netcomm, MSD, Medtronic e Humanitas) che stanno interagendo col governo Draghi e hanno elaborato delle proposte per estendere la telemedicina sui cittadini, senza però che questi siano stati ancora consultati sull’argomento. Si tratta di realtà:

  • che hanno già avviato la sperimentazione umana in ambito telemedico (si è parlato del finanziamento di 350 progetti della durata media di tre anni che hanno riguardato altrettanti pazienti);
  • che si avventurano a chiedere una “revisione della governance e dei processi del lavoro” – dunque di entità che fanno pressione per cambiare gli attuali assetti e i paradigmi politici e legislativi;
  • che già sono riusciti a convincere l’esecutivo Conte con l’accordo Stato-Regioni del 17 dicembre 2020;
  • che – in alcuni casi – guardano con interesse allo svuotamento e alla soppressione degli ospedali e alla chiusura dei pronto-soccorso, che è già sotto i nostri occhi.

“Qui non si parla più di ospedali pieni”, è una delle lapidarie considerazioni conclusive. Anche se da aziende come Humanitas è stata palesata una posizione più moderata, con la richiesta che “il beneficio per il paziente rimanga sempre al centro e sia misurabile”, o con quella di una “trasformazione dei nosocomi in chiave digitale”, senza con questo desertificarli e amputare il contatto umano e fisico medico-paziente e servizi imprescindibili per il cittadino.

La somministrazione da remoto dei farmaci, d’altro canto, è salutata con favore anche dal ministro all’Innovazione e alla Transizione digitale Vittorio Colao (in alto, nel video), ma per farla è necessario che nell’organismo sia stata iniettata o posizionata un’àncora tecnologica. Largo, successivamente, al controllo completo e continuo del paziente e di tutte le sue funzioni vitali, mentali e intime – con buona pace della Privacy – e soprattutto all’ultimo mercato davvero fiorente: quello dei big data, chiesto a gran voce da personaggi come Grillo, Capua e Crisanti. Che futuro ci aspetterebbe se i piani andassero in porto? Francesco Gabbrielli (direttore nazionale del Centro Telemedicina) a inizio conferenza lo sintetizza così: “Sulla pelle del paziente e dentro al paziente stesso si troveranno strumenti tecnologici che ci daranno informazioni sul paziente stesso”. Perché “Sanità – secondo il deputato grillino Provenza – non vuol dire solo salute, ma sostenibilità e ascoltare quello che dice l’OMS”. Una magra consolazione per chi in futuro potrebbe confrontarsi nuovamente con la chiusura di ospedali e pronto soccorso e in chi potrebbe vedersi negare l’assistenza sanitaria “in presenza”, semplicemente perché le visite di persona – specie se erogate dal SSN – non fruttano abbastanza.

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Arrivano gli “Umani Digitali”: “Ridurre il più possibile la distanza tra uomo e macchina”

Recnews.it | Dall’Agenda 2030 al B20, dagli esperimenti di Neuralink ai nanobot che pascolano all’interno di una vescica, qualcuno vorrebbe non ci si stupisse più di niente. Si collochi o meno nell’ambito di queste trovate limite, anche una startup milanese ha pensato di dare il suo contributo

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Arrivano gli "Umani Digitali": "Ridurre il più possibile la distanza tra uomo e macchina" | Rec News dir. Zaira Bartucca

Che cos’è il Transumanesimo o Transumanismo? Per alcuni è un “movimento culturale”, per altri una setta piuttosto estesa che ha pervaso i vertici delle istituzioni, delle aziende e di molte realtà associative. Si tratta di gente convinta del fatto che la vecchiaia e le malattie – perfino la morte – si possano “contrastate” a suon di chip impiantati sotto la cute, di nanobot e di terapie ibride, cioè modificatori genici ingegnerizzati. Sono, in parole povere, i veri complottisti, coloro i quali hanno visto troppi film di fantascienza e ora credono a un futuro fatto di cyborg, di controllo mentale esteso, di cervelli formattati manco fossero un hard-disk. Per capire quanto questa realtà si stia pericolosamente diffondendo (anche in Italia) è sufficiente leggere questo articolo del Fondo di Assistenza Integrativa Previdir, associato nientemeno che a Confindustria. La scusa, come sempre, è la “medicina”, la possibilità di evitare le malattie e di potenziare l’attuale (per loro misera e limitata) condizione umana. Il covid? Non è menzionato, ma di certo ha rappresentato un’occasione ghiotta per i signori delle macchine, che grazie ai modificatori genici e alla digitalizzazione forzata hanno sdoganato tutto un sottobosco che “altrimenti ci avrebbe messo dieci anni a svilupparsi” (cit. Cingolani).

Insomma, dall’Agenda 2030 al B20, dagli esperimenti di Neuralink ai nanobot che pascolano all’interno della vescica di un roditore, qualcuno vorrebbe non ci si stupisse più di niente. Si collochi o meno nell’ambito di queste trovate limite, anche la startup milanese Userbot s.r.l. ha pensato di dare il suo contributo in perfetto stile transumanista. L’azienda la sua idea la esprime subito in un comunicato di presentazione: le persone o non servono più o non sono in grado di reggere (secondo loro) il confronto con l’intelligenza artificiale. Contatto e calore umano, comprensione, empatia, un sorriso che non sia il freddo e ipocrita frutto di un insieme di bit e byte? Robe sorpassate. Per Userbot il futuro sono gli “Umani Digitali”, che “nascono con l’obiettivo di garantire una customer journey qualitativamente superiore e ridurre il più possibile la distanza tra uomo e macchina”.

Si tratta di “avatar fotorealistici” che vengono ricreati sulla base di video di persone reali: l’intelligenza artificiale poi sintetizza la forma del viso e i più piccoli dettagli, come il movimento degli occhi o della bocca, per ricrearne una versione digitale in grado di esprimersi esattamente come la controparte umana”. Secondo Antonio Giarrusso – fondatore e CEO di Userbot, questi ritrovati tecnologici dotati di canoni umanizzati sarebbero in grado di garantire “un’esperienza di contatto innovativa, omnicanale e davvero avvolgente”. La sostituzione dell’umanità con l’intelligenza artificiale, del resto, se non si sta in guardia è dietro l’angolo. “Questi assistenti virtuali dalle sembianze umane – scrive ancora Giarrusso – possono essere utilizzati per il Supporto Clienti, il Marketing o le Vendite, ad esempio per fornire informazioni agli utenti, prenotare appuntamenti o supportare i clienti nella fase di acquisto. In chat, nei centri commerciali o negli aeroporti, le persone possono interagire a 360° con gli “Umani Digitali” di Userbot, grazie alla loro semplicità d’uso e a una esperienza immersiva. Il nuovo prodotto si adatta ai più svariati settori; in ambito medico può essere integrato online sul sito web o nelle cliniche sui totem; nel Retail viene utilizzato per fornire un’esperienza d’acquisto. Nella Pubblica Amministrazione è in grado di diminuire le file agli sportelli fornendo un nuovo modo di aiutare i cittadini; o ancora nel settore delle Fiere ed Eventi può dare informazioni sul programma, la mappa, gli speaker o gli orari dei talk”. 

Una vera gioia per le risorse umane, per i giovani e i precari che si vedranno sottrarre anche gli ultimi posti di lavoro rimasti da un qualcosa che non ha bisogno che gli venga corrisposto lo stipendio.

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