Il 5G, il bio-hacking e lo “shock” del Dragone

In Italia in 120 Comuni il 5G è già attivo in via sperimentale. Si aggiungerà Genova dopo il decreto firmato da Patuanelli negli scorsi giorni. Due misure passate sotto silenzio, così come silenziati sono i rischi per la salute. C’è chi dice – risoluto – no, ma in caso di problemi c’è sempre lo “shock culturale” auspicato dagli amici di Conte

“L’Italia ha compiuto molti passi avanti nell’Agenda Digitale, ora serve un’accelerazione e uno shock anche culturale a tutti i livelli per dare una spinta alla digitalizzazione, attraverso un’azione di sistema in cui la pubblica amministrazione è protagonista”. Il discorso è di Andrea Dragone, l’amministratore delegato di Digital 360 che lo scorso maggio ha partecipato al Forum per la Pubblica amministrazione assieme al premier Giuseppe Conte, che è sembrato apprezzare il contenuto dell’intervento. Poco importa se, nel merito, siano state scomodate le teorie di Naomi Klein, quelle secondo cui grandi mutamenti devono essere preceduti da grandi traumi economici o sociali. Perché il vicino 2021 è l’anno che i burocrati global-illuminati hanno evidenziato sul calendario per il “passaggio”. Il primo step è il 5G, quello che in Italia è già stato avviato in via sperimentale in 120 piccoli comuni. Quello per cui giorni fa il ministro dello Sviluppo economico Patuanelli ha firmato un decreto che rappresenta il primo passo per la sperimentazione a Genova. Due casi nazionali, entrambi finiti sotto silenzio. Perché?


In Israele uno scienziato ha scoperto che la superficie del corpo umano attira radiazioni 5G come un’antenna. In altre parole, i nostri corpi sono magneti per radiazioni 5G. Ne varrà la pena? Saremo disposti a rischiare la vita per avere una connessione più veloce?

I pericoli per il corpo, che “funziona come un magnete”
Diciamo che è tanta l’ansia di farci percorrere il solco di alcuni paesi esteri, senza informare dei rischi. Anziché la salute di chi – tutti – sarà letteralmente bombardato (e non rimarrà fuori nulla, nemmeno le case di campagna o i rifugi montani) si pensa, insomma, a privilegiare il succoso indotto correlato. “In Israele – scrive il giornalista Alex Jones – uno scienziato ha scoperto che la superficie del corpo umano attira radiazioni 5G “come un’ antenna. In altre parole, i nostri corpi sono magneti per radiazioni 5G. Ne varrà la pena? Saremo disposti a rischiare la vita per avere una connessione più veloce?“, riflette. In Svezia, solo per citare il Paese dove il trapasso non spaventa e che più sta sperimentando nell’ambito del Bio-hacking (l’hackeraggio – letteralmente – di cervello e corpo che per alcuni permetterebbe un potenziamento, per altri il controllo totale) sono già tremila i passeggeri di compagnie che pagano la corsa con un chip sottocutaneo. Diverse sono poi le aziende che hanno convinto i dipendenti a fare altrettanto in cambio di presunti benefits. Ma è davvero tutto rose e fiori l’universo tecnologico? Davvero diventeremo superuomini e superdonne, come ha promesso negli scorsi mesi il festival Digit, senza pagarne le conseguenze?



Raven, il bio-hacker pentito
Ha già fatto discutere il caso di un giovane adolescente, che lo scorso dicembre si è sottoposto a un intervento chirurgico per modificare l’aspetto delle sue mani. Voleva aprire l’auto senza chiavi e simili e forse i modelli con sensori disponibili sul mercato gli sembravano sorpassati. Così si è fatto impiantare una sorta di telecomando alla base delle dita, salvo poi voler tornare indietro quando ha capito che il meccanismo poteva essere collegato a tutti i siti internet con il pericolo, tra gli altri, di alterare il suo stesso equilibrio fisico.


Neuralink, l’azienda che vuole connettere i cervelli ai computer
Aspetti che per esempio non preoccupano Elon Musk. Padre di Pay Pal, Tesla, Hyperloop e Space X (che nel giro di poco più di un decennio dovrebbe spedire su Marte i primi esuli terresti), negli ultimi anni sta investendo tutte le sue energie e buona parte dei suoi cospicui utili e lauti finanziamenti in Neuralink, azienda che si propone di collegare i cervelli ai computer per giungere all’eliminazione di ausili di input come mouse e tastiere, lenti, o strumenti di archiviazione come usb e hard-disk. In una delle ultime Code Conference, Musk ha infatti presentato un progetto che collega chirurgicamente l’organo preposto al ragionamento con un elaboratore. L’interfaccia permetterebbe di gestire un altissimo numero di dati connettendosi a reti informatiche neurali. Una scelta tutt’altro che inevitabile o obbligata, dato che parallelamente si stanno affermando le possibilità legate all’utilizzo dei computer quantistici, che potrebbero diventare sempre più accessibili e di dimensioni contenute.



L’accettazione del Nuovo Ordine tecnologico passa dai malati
Progetti controversi la cui accettazione passa dall’utilizzo di malati più o meno consapevoli. Sollevati dal vedersi ridotto il carico di dolore o di trovare qualche miglioria alla propria vita quotidiana tristemente compromessa, ma nei fatti usati per far sì che le masse possano accettare l’idea di vedersi chirurgicamente manipolati e segnati a vita in nome della tecnologia. Così Musk ha anche annunciato che esplorerà (non si concentrerà su) i modi, che possono consentire di alleviare i sintomi di malattie come l’epilessia, il disturbo depressivo e il morbo di Parkinson. “L’idea di questo aiuterà le aziende a ottenere l’approvazione della società e ad acquisire una base scientifica per lo sviluppo futuro”, hanno confessato da Neuralink, “poi la società procederà al perfezionamento delle persone stesse”. E Musk stesso, del resto, ad aver affermato nel corso di più di un’uscita pubblica che “la tecnologia porterà alla morte dell’umanità“, per quanto affermi di essere al lavoro per scongiurare tale ipotesi.


Vuoi parlare più di una lingua? Fatti impiantare un chip in testa
Non è un’esagerazione, è il senso di quanto affermano da Fastweb Italia, che con la vendita di pacchetti internet domestici a basso costo in partership con colossi dell’informazione come Sky, si prepara con buone possibilità a essere uno dei competitor italiani di domani nell’ambito del bio-hacking. “Immaginate – scrive Fastweb – quel momento nel quale per imparare una nuova lingua sarà sufficiente premere e attivare un chip sottopelle che, a sua volta, attiverà un chip impiantato direttamente nel vostro cervello e vi trasformerà in traduttore istantaneo poliglotta. Uno scenario da film di fantascienza, verrebbe da pensare di primo acchito, ma che potrebbe diventare realtà prima di quanto si pensi“.



Isolati, zitti e contenti
“Grazie a Neuralink, sostiene Musk – scrive ancora Fastweb – le persone potranno mettersi in contatto tra di loro e comunicare semplicemente inviando i propri pensieri da un individuo all’altro. Niente più computer, smartphone e telefoni vari: se tutto ciò dovesse divenire realtà, anche lo stesso linguaggio potrebbe diventare superfluo“. Bandita la socialità reale già gravemente compromessa dall’utilizzo compulsivo dei social, si passerebbe allo stadio successivo. Quello del silenzio formale e della soppressione dell’identità, forse anche dei sentimenti. Un passo avanti a sentire il fondatore di Neuralink, un deciso passo indietro per l’interazione tra individui. Tutti iperconnessi ma, nei fatti, tutti isolati.


Cosi ti spengo i dissidenti
Diversi sono poi i problemi di natura sociale. I Gilet Gialli negli ultimi mesi hanno sperimentato sui loro corpi percossi e in più di una decina di casi distrutti la violenza del governo di Macron, incapace di gestire civilmente il dissenso alle sue scelte impopolari in tema di immigrazione e di politica nazionale. E se un’azienda come Neuralink – che già vanta agganci politici di tutto rispetto tra le fila “democratiche” e mondialiste – fosse definitivamente al soldo dei governi, cosa accadrebbe a chi volesse dissentire dalla politica? Girati i parametri bio-metrici, gli “accessi” e tutti i dati utili, si potrebbe arrivare a spegnere un individuo. Letteralmente, ucciderlo, ma senza sangue e senza gridare allo scandalo perché, si sa, in ambito tecnologico i malfunzionamenti sono all’ordine del giorno.


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Let’s face it, no look is really complete without the right finishes. Not to the best of standards, anyway (just tellin’ it like it is, babe). Upgrading your shoe game. Platforms, stilettos, wedges, mules, boots—stretch those legs next time you head out, then rock sliders, sneakers, and flats when it’s time to chill.