Periodico di Inchieste

Le “trappole” della Cina e il partito comunista raccontati da Dalù, il giornalista che svelò Tienanmen


La vita dello speaker licenziato in blocco per un gesto considerato rivoluzionario approderà presto in un libro. Il ricordo degli anni duri e di un regime che divora tutto, una “matrigna malvagia che controlla ogni cosa e che devi amare per forza”



Dalù ci gela nel corso dello scambio di battute che abbiamo avuto con lui: in Cina il giornalismo e lo stesso concetto di cittadino “non esistono”. Una visione apparentemente radicale ma rispettabile, per due semplici motivi: proviene da un cinese (che ha dovuto trovare rifugio in Europa a causa della dittatura imposta dal regime) che per giunta è pure giornalista. Non uno qualunque, perché le voci libere in grado di dissentire non si trovano spesso, figurarsi in un Paese reso piatto, fondato sull’omologazione e totalitario come la Cina. Lì, nel 1995, Dalù ha fatto quello che è stato considerato un gesto rivoluzionario: tentare di riesumare in diretta radio la memoria del massacro di piazza Tienanmen. E’ stato il suo primo risveglio, quello professionale. L’altro, interiore, è avvenuto più tardi, nel 2010, quando ha trovato la fede ed è diventato un fervente cattolico, aspetto che lo ha unito ancora di più all’Italia, dove è giunto dopo mille peripezie. Una storia unica che – ha anticipato – sarà presto raccontata in un libro. Il testo parlerà anche delle “trappole” che la Cina sta preparando per il mondo, Italia compresa.


Com’è nata la sua passione per il giornalismo?

La mia passione iniziale riguardava il cinema. Mi sarebbe piaciuto entrare nella prestigiosa accademia di Pechino e diventare un regista. Tuttavia, mia madre non approvò questa scelta, dovetti quindi modificare le mie ambizioni per chiedere di essere ammesso alla scuola di giornalismo di Pechino. Durante la Rivoluzione Culturale (1966-1976), il Partito Comunista Cinese impose a tutti i cinesi di imparare una canzone: “Il Partito è mia madre”. Il Partito Comunista usa l’immagine benevola della madre per far accettare ai cinesi il fatto malvagio che il partito sia la madre del Paese. Questa è una meravigliosa arma magica per il successo del Partito Comunista Cinese che ha ridotto in schiavitù la Cina per 70 anni. Mi sono dovuto adeguare anche io ed ho dovuto obbedire all’autorità di mia madre. Dovevo diventare un giornalista.


Com’è fare il giornalista in Cina?

Non ci sono notizie in Cina e non ci sono testate giornalistiche nel concetto occidentale e quindi non c’è nemmeno la figura del giornalista presente nel vostro immaginario. E’ assente. La Cina ha solo una macchina di propaganda controllata dal Partito Comunista Cinese. Tutte le testate giornalistiche fanno parte della macchina e devono attuare pienamente gli ordini di propaganda del Partito. Prima di ricevere il tesserino professionale, i “giornalisti” devono imparare a cantare un’altra canzone: “Io sono la lingua della madre”. Come in tutte le istituzioni sociali, le imprese, le scuole, gli ospedali e le forze armate in Cina, i top manager non sono presidenti, manager, presidi o ufficiali militari ma rappresentanti del partito. L’attuale responsabile delle testate giornalistiche non è il redattore capo ma l’organizzazione del partito. L’organizzazione del partito annuncia gli ordini e la disciplina di propaganda a tutti i giornalisti, redattori e moderatori. Devi condurre interviste, organizzare articoli e programmi in conformità a questi comandamenti e discipline, e pubblicarli dopo essere stati esaminati.


Nel 1995, quando era un cronista di una radio di Shangai, è stato licenziato per aver fatto un riferimento alla strage di piazza Tienanmen. Come ha vissuto quella decisione? Ricorda qualche episodio che non ha ancora raccontato?

Il mio spirito ribelle viene da mio padre. Sia all’università che alla radio, scoprì che le persone intorno a me erano membri del Partito Comunista. I loro genitori erano membri e funzionari del Partito. Non avevo alcuna relazione con il Partito ma sono stato ammesso con i miei punteggi dei test e le mie superbe abilità e quindi potevo osservare e pensare liberamente. Erano trascorsi esattamente sei anni dal massacro di piazza Tiananmen. Come negli anni precedenti, l’organizzazione del partito aveva ribadito la sua disciplina di propaganda a tutti i giornalisti con due settimane di anticipo. Quel 4 giugno 1995 era domenica, il giorno in cui il mio programma veniva regolarmente trasmesso in diretta nella radio di Shanghai. Ho deciso di intraprendere un’avventura senza precedenti nella storia cinese. Ho arrangiato con cura lo spettacolo. Subito dopo la trasmissione, mi trovavo ancora nella sala di trasmissione in diretta, ricevetti una chiamata dal mio caporedattore. Il mio programma aveva seriamente infranto la linea rossa e informarono immediatamente il mio direttore e la polizia armata nella stazione radio.


Cos’è successo a quel punto?

Sebbene non mi abbiano arrestato sul posto, hanno monitorato tutti i miei spostamenti, le telefonate ed i messaggi di testo. Credevano fossi una spia americana. Non potevano far scomparire un giornalista di punta perché la Cina pianificava il suo ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio che avvenne nel 2001. Il giorno successivo fui sospeso e il mio spettacolo fu cancellato definitivamente dal palinsesto. Dalù fu espulso e diventò l’esempio di intimidazione per gli altri “giornalisti” cinesi. Il revisore mi disse: “Dovresti ringraziare l’organizzazione del partito. Se questo fosse successo in un altro momento storico saresti stato fucilato sul posto. La mamma è gentile”.


Lei è cristiano, ma ha scoperto la sua fede quando era più vicino all’Italia che alla Cina. Come vivono il loro culto i cinesi in patria? Il governo che atteggiamento ha verso di loro?

Dopo aver lasciato la stazione radio, ho iniziato una vita di emarginazione sociale per 25 anni. Dopo 15 anni di stenti e lotte, per caso, sono entrato a far parte di un coro cattolico. Decisi di accettare il Vangelo. Nel 2010 ho deciso di ricevere il battesimo cattolico. A quel tempo, non ero del tutto consapevole della situazione speciale della chiesa cinese. Non dimenticate che, in quanto madre del Paese e del popolo, il Partito Comunista Cinese ha il diritto di controllare tutto. La persecuzione politica si trasformò quindi in persecuzione religiosa. Arrestarono il vescovo Ma Daqin di Shanghai. Io ero uno dei suoi più accaniti sostenitori. La vita del cattolico cinese è molto difficile.


A partire da gennaio tutti abbiamo visto le immagini di cittadini cinesi prelevati con forza dalle loro abitazioni e obbligati a raggiungere i centri covid. Gli atti di forza da parte delle istituzioni sono episodi frequenti nella Cina di oggi?

Innanzitutto, devo correggere una parola sbagliata contenuta nella domanda. Sotto il governo del Partito Comunista Cinese non esiste il concetto di cittadinanza reale come pensate. I cittadini esistono solo sulle leggi mai applicati da un regime oppressivo. In un Paese senza veri giornalisti è possibile che qualcuno usi il telefono per provare a documentare I fatti reali. Non ho vissuto questa fase in Cina perché ero già fuggito qualche mese prima. Perché fuggire? Perché per me la Cina sotto la dittatura non è mai stata un paese nel senso comune del termine ma un enorme campo di concentramento.


Cosa ne pensa delle proteste che stanno animando Hong Kong?

La gente di Hong Kong è stata abituata a un sistema democratico stabilito dagli inglesi per più di 100 anni. Libertà e giustizia erano le loro madri. Per proteggere se stessi e i loro discendenti dalla schiavitù del totalitarismo e dall’oppressione comunista combattono pacificamente da più di un anno. Oggi, il mondo intero ha visto che il Partito Comunista Cinese utilizza la Legge sulla Sicurezza Nazionale come una nuova Costituzione. Credo che se la comunità internazionale si rendesse conto che proteggere e salvare Hong Kong significa proteggere e salvare se stessa, intraprenderebbe sicuramente azioni più incisive di quelle attuali.


Di cosa si sta occupando in questo momento? Progetti futuri?

L’Italia è un paese libero e bello, la culla del Rinascimento. Attualmente vivo nella regione del grande missionario Matteo Ricci. Qui posso respirare l’essenza del Vangelo. Ho incontrato molte persone che sono molto entusiaste e generose nell’aiutarmi. In particolare, il mio destino si è casualmente incrociato con quello dell’avvocato Luca Antonietti. Lui ha studiato in uno dei feudi del Partito a Shanghai. Mi ha aiutato ad ottenere lo status di rifugiato e mi ha accettato come membro della sua famiglia. Ho riconquistato mio padre, mia madre, i miei fratelli e le mie sorelle. Attualmente sto scrivendo un libro. Il contenuto parla della mia vita miserabile e del ritrovare la speranza per spiegare al mondo la cultura cinese e le trappole che il Partito Comunista Cinese ha preparato per il mondo.


beenhere

Caro amico prima che caro lettore, Rec News ti ricorda che nella Costituzione sono regolati i Diritti inviolabili del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio, cioè il posto (inviolabile) dove si abita: è il padrone o la padrona di casa che decide chi vi può accedere e cosa si può fare al suo interno. Ogni cittadino può circolare liberamente all’interno del territorio nazionale (Art.16), circolare, riunirsi e manifestare in pubblico (Art. 17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art. 20). Diritto inviolabile è l’espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21). Secondo l’Articolo 32 della Costituzione, nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, utilizzo della mascherina ecc.) se non è previsto dalla legge – non dai Dpcm e dalle ordinanze – per gravi, documentati e passeggeri motivi. Allo stesso modo, ognuno può astenersi da un trattamento in forza delle sue convinzioni religiose o sociali. L’obiezione di coscienza è un diritto. Uno governo Democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d’opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non fa le leggi da solo o con i tecnici, ma le sottopone al Parlamento.


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