OPINIONI
Coronavirus e “fake news”, nasce la task-force in stile Minculpop
Nel corso degli amari anni del fascismo, si diceva che “Mussolini ha sempre ragione”. Oggi a non avere mai torto e a non sbagliare mai sono Conte, Prociv e La Scienza. Guai a dire il contrario, guai fare domande. Guai a discostarsi dalle onnipresenti “fonti accreditate e istituzionali”
Dopo le recenti uscite infelici di chi dovrebbe agevolare il lavoro degli operatori dell’informazione e invece tenta di porvi un freno, ci mancava solo la Task-force in stile Minculpop. Ai tempi del fascismo, il Ministero della cultura popolare era l’organo preposto alla propaganda governativa, che si preoccupava di sfornare e far sfornare solo i contenuti comodi, graditi. “Mussolini ha sempre ragione”, si diceva e si obbligava a dire, ma di questi tempi sembra che il tuttologo sia Giuseppe Conte. Il premier fa e disfa, e mentre i componenti della Protezione civile cercano di demotivare i giornalisti in conferenza stampa, a Palazzo Chigi spariscono gli accrediti AMEI. Senza contare che stasera abbiamo assistito un inedito Conte moderatore, che sceglieva a chi dare la parola in una scaletta blindatissima, e con ogni evidenza dalle domande preparate.
Quasi che il momento non fosse già abbastanza oscuro e preoccupante, tristemente improntato sul “modello Orwell“, ci mancavano solo le spedizioni punitive contro la stampa non allineata. L’organismo sarà in forza a Palazzo Chigi, come annunciato dal sottosegretario all’Editoria Andrea Martella, e dichiarerà “guerra alle fake news”. O, meglio, a quelle che devono essere considerate tali: non è dato infatti sapere in base a quali criteri oggettivi un articolo o un video verranno dichiarati falsi, visto che ormai di consueto ogni contenuto scomodo viene etichettato come infondato. E i “fact-checker”, i “debunker”, manco a dirlo, sono oggi i bracci armati della propaganda, i lavoratori a cottimo e a libro paga che hanno il compito di esporre al pubblico ludibrio i (pochi) giornalisti e comunicatori liberi. Del resto Conte ha già violato l’Articolo 16 della Costituzione sulla libertà di circolazione, che sarà mai violare anche il 21 sulla Libertà di Stampa?
Non solo: un aiuto potrebbe venire (oltre che dallo stantio e inutile Odg e dall’AgCom) addirittura dalla pluripotenziata Protezione civile, anche se viene difficile immaginarsi quali metriche degli ausiliari del traffico ed esperti di primo soccorso utilizzeranno per distinguere una notizia vera da una falsa. Magari si sentiranno di delegittimare, non si è capito a quale titolo e con quali titoli, giornalisti che hanno alle spalle anni e anni di formazione, “suole consumate” – come si usa dire in gergo – ed esperienza, ma che non vengono foraggiati dal governo e per la crisi dell’Editoria sono passati al web. Sono colpevoli, e solo perché non hanno accettato supinamente l’idea di “diecimila morti italiani per coronavirus” senza chiedere spiegazioni, o si sono permessi di chiamare in causa il 5G degli interessi miliardari. Mussolini ha sempre ragione.
Si è parlato addirittura di “fonti tossiche” ossia quei contenuti che inquinano un dibattito che deve rimanere centrato sui toni alti e allarmistici e su dati rigorosamente sovrastimati. Sia mai che si torni in tempi ragionevoli a una vita normale, quella che non conviene alle lobby che ci vogliono asociali, acritici, controllabili. E poi i social, ovviamente. Un tempo ci si riempiva la bocca con la libertà di espressione che avrebbero generato, ora sono la piaga da debellare. Ma cosa ci sarà mai da nascondere? Cosa fa paura a chi ha speso milioni per pagare Google, Facebook, Twitter e YouTube per nascondere determinati contenuti?









