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Niente Green Pass per i negozi, per l’accesso ai servizi alla persona e per i pubblici uffici. Lo dice la tabella divulgata da Palazzo Chigi che comprende tutte le attività che possono essere svolte “senza Green Pass/con il Green Pass “base”/ con il Green Pass “rafforzato”. Il documento è aggiornato all’11 gennaio di questo mese (in alto). Dati che appaiono in contrasto con quanto stabilito nel decreto del 7 gennaio, ma nemmeno poi tanto se si pensa che il Senato solo il 13 gennaio – pochi giorni fa – ha dato il via libera al decreto del 27 novembre, che è quello che prevede l’obbligo per le professioni sanitarie. Il decreto sarà ora sottoposto all’esame della Camera per la (possibile) approvazione. Che significa? Che l’obbligo per medici è infermieri è stato più sbandierato che approvato, perché il governo si è guardato bene dal suggellare come da prassi il provvedimento draconiano. Visti i tempi tecnici, il decreto che dal primo febbraio potrebbe estendere il green pass anche ad attività basilari come gli uffici postali e i servizi bancari, potrebbe non vedere mai la conversione in legge, tanto più che il 31 marzo si avvicina, il CTS è al lavoro sulla più rilassata conta settimanale e si proietta verso lo scioglimento e il generale Figliuolo è già pronto a levare le tende. La disinformazione mainstream, tuttavia, ha già ottenuto l’effetto sperato, cioè la corsa (immotivata) all’Hub vaccinale degli over 50.

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Commenti

3 Comments

  1. Taty

    17 Gennaio 2022 at 09:46

    Non so se sono io ignorante . Me io vedo sotto la voce “ green pass rafforzato “ dicitura SI come consenso per la categoria del benessere .

    • Redazione

      17 Gennaio 2022 at 10:04

      In effetti nella tabella ci sono molti settori con indicazioni contrastanti tra loro.

      • Roberto Esse

        19 Gennaio 2022 at 11:30

        Anche la versione della tabella aggiornata al 18/01/2022 disponibile sul sito del governo, conferma quelle precedenti in netto contrasto.

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POLITICA

Petrocelli silurato, la Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente

Le manovre per il suo insediamento – supportate anche dalla Lega di Salvini, che oggi si è complimentato via social – sono la conseguenza…

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Petrocelli silurato, la Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente | Rec News dir. Zaira Bartucca
Immagine Angelo Carconi (Ansa)

La Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente: è Stefania Craxi, figlia di Bettino. Le manovre per il suo insediamento – supportate anche dalla Lega di Salvini, che oggi si è complimentato via social – sono la conseguenza dell’addio di Petrocelli. Il pentastellato è stato costretto a lasciare la commissione e anche il M5S dopo aver espresso posizioni critiche verso l’invio di armi in Ucraina e verso l’operato del governo Draghi.

Negli scorsi giorni la Giunta per il regolamento aveva votato a favore dello scioglimento della Commissione Esteri dopo che venti membri di tutti i partiti avevano annunciato le loro dimissioni.

Rec News dir. Zaira Bartucca

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PRIMO PIANO

La trasformazione del battaglione Azov: da colpevoli di torture e crimini di guerra a martiri

Il Papa incontra le loro mogli e il mainstream li santifica tramite racconti strappalacrime e le foto delle ferite in bella vista. Accadde anche nella Seconda Guerra Mondiale, quando i primi collaborazionisti dei tedeschi furono proprio i media di regime. Ma la guerra civile ucraina del 2014 e le brutture compiute dai neo-nazisti ora infiltrati nei ranghi dell’esercito, non si possono cancellare

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La trasformazione del battaglione Azov: da colpevoli di torture e crimini di guerra a martiri | Rec News dir. Zaira Bartucca

Mariti affettuosi, padri modello, uomini di cultura dalla sensibilità speciale. Dallo scoppio del conflitto russo-ucraino, l’immaginario legato agli esponenti del battaglione neo-nazista Azov è stato completamente trasformato. Merito indiscusso della manipolazione operata dai motori di ricerca (Google è prevedibilmente in prima fila), di enciclopedie “libere” come Wikipedia che hanno trasformato la strage di Odessa in un “incendio” e – ovviamente – dei media di massa. Colpa di molti giornalisti, anche, che solo pochi anni fa raccontavano i crimini della rete nazista ucraina e i suoi legami con i fanatici dell’ultra-destra nostrana, e oggi vedono nell’entourage di Zelensky e nel suo esercito atipico un fulgido esempio di democrazia.

Così, da settimane è tutto un fiorire di elogi dal tono agiografico per questi ragazzacci buoni, tutti da vezzeggiare: il nostalgico Bruno Vespa li santifica in seconda serata ospitando un monologo di una delle mogli dei “militari”, che in effetti da outsider estremisti si sono infiltrati nei ranghi dell’esercito regolare. I quotidiani lo seguono a ruota per arrivare a oggi, quando il massimo esponente di un Vaticano storicamente collaborazionista decide di incontrare due donne vicine al battaglione. Per capirci: mentre si critica la presunta politicizzazione del Patriarca Kirill, Papa Francesco ha dato il suo benestare allo squadrone della morte in cui militano schiere di fanatici banderiti. Nel 2019 il Congresso di Washington bollava l’organizzazione come “terrorista”, tentando di accendere un faro sui crimini tuttora nascosti dal regime di Kiev.

Ma, ormai, nel tentativo di far dispetto alla Russia, tutto deve essere occultato e piegato a versioni di comodo: si mettono da parte le svastiche e si fa finta di non vedere i saluti romani, che si criticano (giustamente) quando si fanno in Italia, ma si ignorano se si verificano all’estero. Quel che è peggio, si tenta di far sparire dalla memoria comune le torture e i crimini compiuti contro le popolazioni del Donbass e dell’Ucraina dell’Est confermate dall’OSCE e dall’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, che oggi stanno assumendo un atteggiamento molto più tollerante.

Il nuovo simbolo del battaglione Azov: il Wolfsangel “ripulito” da nero è diventato blu, da verticale ad obliquo. E’ anche più stilizzato

Così gli estremisti di Azov sono stati inglobati nell’esercito regolare

Ma come è stata possibile questa trasformazione? Sicuramente, la diluizione strumentale del battaglione tra le fila dell’esercito ucraino ha avuto peso decisivo. Nel pratico, dopo il 2014 – riporta la rivista di geopolitica Micromega – “30 battaglioni indipendenti sono andati a colmare le falle che l’esercito nazionale aveva lasciato nell’Est e nel Sud del Paese, tanto da essere comunque coordinati dal Ministero della Difesa di Kiev e, con tempi e modalità differenti, inseriti nella Guardia Nazionale ucraina”. Tutti aspetti che trovano conferme nelle dichiarazioni di Vladislav Seleznev, che dopo lo scoppio della guerra civile aveva manifestato la volontà dello Stato maggiore delle forze armate ucraine di formare unità militari sulla base dei battaglioni volontari che, in molti casi, si sono macchiati di atrocità indescrivibili contro le popolazioni russofone e le minoranze etniche (non necessariamente “filo-russe”). Basta ricordare il massacro di Odessa, i volti deturpati dei cadaveri, gli strangolamenti e i corpi arsi.

I legami diretti tra Zelensky e il battaglione Azov

Un filo diretto, peraltro, lega il presidente ucraino Zelensky al gruppo di estremisti che ha individuato in Mariupol la propria roccaforte. Nel 2019 il comico prestato alla politica conferisce al capo della “Resistenza” dell’Acciaieria Azovstal Denis Prokopenko, la medaglia “Bogdan Khmelnytsky” . Un endorsement che viene replicato quest’anno con il titolo di “Eroe ucraino” e con la decorazione dell’Ordine della Croce d’Oro. Ma sul capo di Prokopenko, nonostante il tentativo di riedificazione morale, continuano a pesare accuse di pesanti crimini di guerra compiuti dal 2014 contro le popolazioni del Donbass, quando l’ultrà della Dinamo Kiev era ancora considerato un fanatico che amava fare sfoggio di simboli riconducibili alle SS naziste e teorizzava apertamente la “purezza” della “razza” ucraina. Una strana coincidenza è inoltre l’origine tutta “teatrale” dei vicinissimi a Zelensky, che a capo delle forze di Sicurezza ucraine ha piazzato il produttore di Kvartal 95 – il sodalizio artistico che lo ha battezzato – mentre Ilya Samoilenko, responsabile dell’intelligence del reggimento Azov, è figlio di Alla Samoilenko, nota talent-scout del cinema ucraino.

Esponenti del battaglione Azov immortalati con tre bandiere: NATO, Azov e nazista. A sinistra un saluto “romano”

Il rischio di riscrivere la storia

Ma le narrazioni costruite e piene di falle e i tentativi di ripulire l’immagine di personaggi più che controversi, non fanno danni solo al buon giornalismo. Nel caso dei battaglioni neri dell’Ucraina, il rischio è quello di scusare e alla lunga dimenticare i crimini di cui questi gruppi di estremisti si sono resi colpevoli, trasformandosi da compiacenti a collaborazionisti. Sta già succedendo con la frangia Pravy Sector, il “Settore Destro” ritenuto colpevole del massacro di Odessa del 2 maggio 2014 di cui si diceva sopra, che si sta già tentando di riscrivere e di manipolare con la storia dell’incendio accidentale suffragata da strumenti divulgativi ad ampia diffusione come Wikipedia.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Biolab del Pentagono in Ucraina, il ministero della Difesa russo pubblica altri nomi di soggetti coinvolti

Il ruolo dell’UNCT, il Centro Scientifico e Tecnologico Ucraino e dell’appaltatore del Pentagono Black & Veatch. Così gli USA avrebbero promosso la sperimentazione umana sui malati psichiatrici di Kharkiv e la contaminazione dei principali corsi e specchi d’acqua di Ucraina e Russia

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Biolaboratori in Ucraina, il ministero della Difesa russo pubblica altri nomi di soggetti coinvolti | Rec News dir. Zaira Bartucca
Il ministro della Difesa russo Sergej Shoigu

Il Ministero della Difesa russo ha pubblicato l’elenco di altri soggetti coinvolti nella creazione di laboratori biologici in Ucraina che fanno capo al Pentagono. Come abbiamo già avuto modo di precisare, la presenza di biolaboratori è stata confermata dalla stessa Organizzazione mondiale della Sanità, che l’11 marzo scorso raccomandava all’Ucraina – come riportato da Ansa – di distruggere gli agenti patogeni ad alto rischio nei laboratori sanitari per prevenire potenziali fuoriuscite. Tra i soggetti coinvolti resi ora noti compare anche un ex dipendente del Dipartimento di Stato russo che in passato ha avuto a che fare con le forze nucleari strategiche sovietiche. Secondo quanto reso noto dai militari russi, gli americani stavano pianificando di infettare il Mar Nero e il Mar d’Azov, Russia, Bielorussia, Polonia e Moldavia con tifo, epatite ed altri patogeni.

Il ruolo dell’UNTC, il Centro Scientifico e Tecnologico Ucraino

Un ruolo cardine in questo contesto era ricoperto dal Centro Scientifico e Tecnologico Ucraino (UNTC), organizzazione intergovernativa internazionale che si occupa della distribuzione di sovvenzioni nel campo delle armi biologiche. “A prima vista si tratta di un’organizzazione non pubblica che non ha nulla a che fare con il Pentagono”, ha detto il capo delle Forze di protezione dalle Radiazioni e dalla contaminazione Chimica e Biologica Igor Kirillov nel corso di un briefing, prima di delineare le caratteristiche della struttura. L’UNTC – è quanto è stato documentato nel corso dei lavori – conta su uffici di rappresentanza a Baku, Chisinau, Tbilisi, Kharkov e Lviv. Quel che inquieta, tuttavia, è che gli scienziati hanno effettuato campionamenti in alcune aree di interesse come i fiumi Dnepr, Danubio e Dniester e nel canale della Crimea settentrionale, trovando agenti patogeni riconducibili al colera, al tifo e all’epatite A ed E. Ma c’è di peggio.

Malati psichiatrici utilizzati come cavie per la sperimentazione umana

L’UNTC avrebbe inoltre condotto una campagna di sperimentazione umana su malati psichiatrici. Un orrore che sarebbe avvenuto tra il 2019 e il 2021 nella città di Merefa, nella regione di Kharkiv, nei reparti dell’ospedale psichiatrico clinico n.3. Le persone con disturbi mentali sono state selezionate per gli esperimenti in base alla loro età, alla nazionalità e allo stato immunitario. Il risultato del monitoraggio dei pazienti è stato scoperto consultando alcuni moduli. Le informazioni non erano inserite nel database dell’ospedale, perché al personale dell’istituto medico è stato fatto divieto di divulgazione”, ha detto Kirillov.
Attualmente le attrezzature e i preparati del presidio sanitario sarebbero state trasferite nell’Ucraina occidentale con l’ausilio e la compiacenza dei Paesi coinvolti. “Solo negli ultimi anni – ha detto ancora Kirillov – oltre 350 milioni di dollari sono stati spesi per realizzare i progetti UNTC promossi da Washington. I clienti e gli sponsor sono il Dipartimento di Stato e il Ministero della Difesa. Il finanziamento viene effettuato anche attraverso l’agenzia per la protezione dell’Ambiente, il Dipartimento dell’Agricoltura, della Salute e dell’Energia degli Stati Uniti”.

I nomi e i cognomi di alcuni dei soggetti coinvolti

Il ministro della Difesa russo ha dunque divulgato i nomi e i cognomi dei soggetti colpevoli di aver condotto campagne di sperimentazione umana in Ucraina. La posizione di direttore esecutivo dell’UNTC era ricoperta da Kurtis Belayach, statunitense nato il 27 agosto 1968 in California. Laureato presso l’Università della California, è titolare di un master in finanza internazionale e lavora in Ucraina dal 1994. Presidente del Consiglio di amministrazione dell’UNTC dell’Unione Europea nel dipartimento russo è invece Eddie Arthur Mayer.

Altro curatore Statunitense – ha reso ancora il ministero che fa capo a Sergej Shoigu – è Philip Dolliff. Al Dipartimento di Stato ha ricoperto il ruolo di vice assistente Segretario di Stato per la sicurezza internazionale e i programmi di non proliferazione delle armi di distruzione di massa. Il suo mandato è scaduto il 31 marzo, ma le informazioni sono state conservate sul sito del Dipartimento. Prima di entrare nel Dipartimento di Stato, ha studiato nelle forze nucleari strategiche sovietiche e ha partecipato a programmi per la riduzione delle minacce terroristiche.

Un ruolo rilevante era svolto anche dall’appaltatore del Pentagono Black & Veatch, strettamente connesso – è emerso – all’UNTC. I curatori americani erano al lavoro su diversi progetti come il 6166 sulla proliferazione di armi di distruzione di massa e il 9601, sul “trasferimento di tecnologie ucraine per la produzione di materiali complessi a duplice uso nell’Unione Europea“.

La minaccia delle basi biologiche militari

“Le basi biologiche militari statunitensi sono una vera minaccia. Se non chiudiamo questi laboratori, dagli Stati Uniti giungerà una minaccia costante alla sicurezza mondiale”, ha detto Gennady Onishchenko, medico onorato della Russia che a inizio del 2020 ha reso noto uno studio e una lista di farmaci raccomandati per la cura del covid19. Secondo Onishchenko queste basi hanno iniziato a formarsi dopo il crollo dell’Unione sovietica. A essere interessata non è solo l’Ucraina, ma anche altri territori dell’ex URSS come Georgia e Kazakistan. I fondi per il sostentamento dei laboratori provengono dal bilancio della Difesa degli Stati Uniti e sono consultabili apertamente.

Secondo le informazioni ufficiali, i laboratori dovevano servire a combattere le malattie infettive e prevenire i focolai delle epidemie, invece avrebbero avuto un ruolo attivo nella diffusione dei patogeni. Secondo il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, il Pentagono starebbe cercando di coprire le tracce di “programmi segreti, inclusi esperimenti con campioni di coronavirus, antrace e altre malattie mortali. Abbiamo tutte le ragioni di credere che nelle immediate vicinanze della Russia in Ucraina sono stati creati componenti di armi biologiche”, ha detto Putin.

La preoccupazione delle autorità russe risiede nel fatto che la legislazione degli Stati Uniti ha consente il lavoro nel campo delle armi biologiche. “Gli Stati Uniti hanno accompagnato la ratifica del protocollo di Ginevra del 1925 con una serie di riserve, una delle quali consente l’uso reciproco di armi chimiche e tossiche, ha detto il ministro della Difesa.
Mosca ha cercato per molti anni di rafforzare il regime della Convenzione sul divieto delle armi biologiche e tossiche, ma gli Stati Uniti continuano a mettere veti sul processo di ratifica. La situazione potrebbe cambiare con la pubblicazione – già annunciata – di nuove prove documentali.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

“Uccidere Putin” non è solo l’auspicio colmo d’odio del mainstream. Il dossier che teorizzava l’uccisione del leader russo

L’idea di epurare il mondo da un leader che continua ad opporsi ai piani globalisti, all’omologazione gender e alle democrazie su carta non risiede solo nella mente di qualche giornalista che scrive per il mainstream. Putin doveva lasciare libero il posto di presidente anche secondo…

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"Uccidere Putin" non è solo l'auspicio colmo d'odio del mainstream. Il dossier del governo ucraino che teorizzava l'uccisione del leader russo | Rec News dir. Zaira Bartucca

L’idea di epurare il mondo da un leader che continua ad opporsi ai piani globalisti, all’omologazione gender e alle democrazie su carta non risiede solo nella mente di qualche giornalista che scrive per i media mainstream. Putin doveva lasciare libero il posto di presidente russo – ufficialmente per un “malore” connesso alle “precarie condizioni di salute” – anche secondo il Libro Bianco del governo e dei Servizi segreti ucraini analizzato in esclusiva da Rec News. Ecco allora che l’esposto presentato ieri dall’ambasciatore russo a Roma Sergey Razov assume altri contorni. Chi detta la linea ai quotidiani, ai tg e ai siti che fanno da megafono a Kiev e tentano di agevolarne i piani? Come è possibile una tale coordinazione sui contenuti, tutti appiattiti e omologati come se provenissero da una sola voce? I nuovi servizi segreti ucraini tanto radicati all’estero hanno un ruolo? Come impiega i cospicui fondi ricevuti dagli USA e dall”UE la presidenza Zelensky? Ci sono briciole che vengono buttate a terra anche all’indirizzo delle casse di risonanza della narrazione ucraina, come è già avvenuto per il covid?

Domande legittime che, c’è da scommettersi, nemmeno sfioreranno chi sarà chiamato a dare giudizi di merito sul presunto caso di apologia di reato e istigazione a delinquere denunciato dall’ambasciatore russo. Ma intanto Razov ha lanciato un segnale forte: la Russia non ha alcuna volontà di restare con le mani in mano rispetto alle manipolazioni dei media che confidano nell’uccisione di Vladimir Putin e suggeriscono anche come attuarla: con l’aiuto di un “fedelissimo”. Considerazioni che farebbero rabbrividire se non si fosse abituati ai toni violenti che dal covid in poi caratterizzano i “giornaloni“. “Com’è noto – ha detto ieri l’ambasciatore davanti ai giornalisti riuniti a Piazzale Clodio – il Codice Penale della Repubblica Italiana prevede la responsabilità per l’istigazione a delinquere e l’apologia di reato. Io, da cittadino russo in territorio italiano, ho appena presentato una querela alla Procura di Roma con la richiesta di esaminare obiettivamente ed imparzialmente questo caso”.

L’invito a fare suonare entrambe le campane

L’ambasciatore russo ha inoltre invitato i giornali a seguire entrambi i messaggi, non solo quelli della parte Ucraina. “Ogni giorno – ha detto Razov – leggo la stampa italiana e vedo foto dalla provenienza molto dubbiosa. Il diplomatico si è espresso anche sul conflitto in sé per sé auspicando che “finisca quanto prima. Sono in corso trattative con l’Ucraina e speriamo in esiti positivi”. Sulla presunta minaccia nucleare sbandierata dai media commerciali e anche dalla finta controinformazione l’ambasciatore ha detto che è “inesistente. Nessuna minaccia nucleare da parte di Mosca, ma riflessioni di scenari ipotetici in caso di minacce per la sicurezza della Federazione Russa”

Espressa preoccupazione per l’invio di armi in Ucraina da parte del governo Draghi

Razov ha anche biasimato l’invio – su mandato del governo Draghi e dei suoi ministri – di armi all’Ucraina. “La cosa che ci preoccupa – ha detto l’ambasciatore – è che gli armamenti italiani saranno usati per uccidere cittadini russi. E voglio ricordare che la decisione è stata presa quando è iniziata la prima tappa delle trattative: i fucili vengono distribuiti non solo tra i militari, ma anche tra i cittadini e non si capisce come e quando saranno usati”. Intanto si moltiplicano gli episodi di spedizioni punitive a danno di civili da parte delle milizie ucraine, incredibilmente giustificate proprio dal quotidiano querelato da Razov. Media esteri, inoltre, riportano la notizia di campi di concentramento dove sarebbero internati i soldati russi.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Zelensky ha sospeso l’attività politica a 11 partiti d’opposizione. Colpita anche la Piattaforma “Per la Vita”

L’annuncio sull’avvio delle “attività di controllo” sui soggetti sgraditi al presidente ucraino. Intanto un sito annuncia la creazione di campi di concentramento dove sarebbero detenuti i soldati russi. Con una nota di commento

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Zelensky ha sospeso l'attività politica a 11 partiti d'opposizione. Colpita anche la Piattaforma "Per la Vita" | Rec News dir. Zaira Bartucca

Abbiamo già dato conto del “Sistema di controllo presidenziale” introdotto in Ucraina con la legge del 17 febbraio del 2020. Si tratta di un complesso organismo fondato su attività di Intelligence preventive e repressive che fanno capo all’Ufficio di Zelensky e ai nuovi Servizi segreti esteri. Una normativa che in un’Ucraina attraversata da venti neo-nazisti non può che destare preoccupazione, tanto più che Volodymyr Zelensky in un video pubblicato di recente ha annunciato l’avvio di attività di “controllo e limitazione” di 11 partiti di opposizione considerati filo-russi. La decisione di impedire l’attività politica ai rivali è contestuale all’introduzione della legge marziale, cioè all’avvio del governo militare che prende decisioni assieme al presidente, il comandante in capo in mimetica che però non partecipa alle battaglie che promuove.

Colpita anche la Piattaforma di Opposizione “Per la Vita”

Il divieto di esercitare attività politica avrà ripercussioni soprattutto sulla Piattaforma di Opposizione “Per la Vita”, che fa parte degli undici soggetti bloccati. Fondata nel 1999, nel 2019 ha corso per le elezioni presidenziali e per le parlamentari. Si tratta del terzo partito d’Ucraina e fino a questo momento poteva contare su 44 dei 450 dei seggi in Parlamento. Un’ascesa ormai da riconsiderare, viste le misure repressive messe in atto da un Zelensky ormai completamente succube delle campagne progressiste del finanziatore Joe Biden, che per armare l’Ucraina ha già sborsato miliardi di dollari in più tranche. La Piattaforma Per la Vita è guidata da Victor Medvedchuck, considerato vicino a Vladimir Putin e protagonista di diverse campagne di sensibilizzazione Pro life che in Ucraina sono urgenti più che altrove: il Paese è infatti piegato dal fenomeno delle gravidanze surrogate (il cosiddetto utero in affitto). Questa pratica è promossa da cliniche come Feskov – altrove illegali – che sul suo sito in questo momento si promuove così: “Umano perfetto – Il tuo miglior investimento. Servizi di genomica umana, i geni ideali per tuo figlio” (screenshot in basso). Che l’eugenetica selettiva promossa dai nazisti stia tornando tristemente attuale, normalizzata e nascoste dietro concetti tranquillizzanti e dietro l’attività delle cliniche che permettono di acquistare esseri umani e addirittura sceglierne le caratteristiche in base al gusti degli acquirenti? Una piaga sociale e umana che in Zelensky non sembra destare preoccupazione alcuna, anzi il presidente “moderato” – ufficialmente centrista – ha deciso di bloccare le attività agli unici partiti che ne parlano.

“Umano perfetto – Il tuo miglior investimento. Servizi di genomica umana, i geni ideali per tuo figlio” – la promozione dell’utero in affitto sul sito di una clinica ucraina. Si parla di “investimento” e di “genetica ideale”. Contro la pratica si battono alcuni deli partiti sospesi da Zelensky

Quali sono i partiti ucraini sospesi

Oltre alla “Piattaforma di opposizione-per la vita» sono stati sospesi: il “Blocco dell’opposizione”, “Stato”, “Sharìa”, “Partito socialista progressista dell’Ucraina”, “Partito Socialista dell’Ucraina”, “Socialisti”, “Nostro, “Opposizione di sinistra”, “Unione delle forze di sinistra”, “Blocco di Vladimir Saldo”.

L’accusa di essere “filo-russi”

Il motivo per cui questi undici soggetti politici sono stati colpiti è presto detto: il presidente ucraino Zelensky nel video postato di recente li ha definiti “filo-russi”. Un’accusa paradossale, se si pensa che l’attività politica è svolta in rappresentanza dei territori transitati nella sfera russa (Crimea, RPD e RPL), di quelli abitati dalle minoranze russe e anche dei milioni di ucraini russofoni che rappresentano una percentuale tutt’altro che esigua. Da Mosca, del resto, da mesi giungono voci sulla soppressione di alcune Chiese Cristiane Ortodosse russe, e perfino di iniziative di cancellazione della lingua russa che starebbero avvenendo in alcuni istituti scolastici.

I campi di concentramento dove verrebbero internati i prigionieri russi

Da Mosca erano giunti già diversi avvertimenti circa la “deriva nazista” che sta interessando l’Ucraina e di cui sembra volersi rendere protagonista anche il presidente ucraino Zelensky. L’omologo russo Vladimir Putin lo scorso 24 febbraio – contestualmente all’avvio della campagna militare in Ucraina – si era appellato alla necessità di “smilitarizzare e denazificare l’Ucraina“, oltre che ripulirla dai laboratori sperimentali attrezzati per la fabbricazione di patogeni e dalle basi NATO che l’hanno trasformata in un territorio tutt’altro che neutrale. Adesso dal sito CursorInfo giunge la notizia – da confermare ma inquietante se inserita in questo contesto – di “campi di internamento” per i “prigionieri russi”. “I militari della Federazione Russa – scrivono dal sito – si arrendono volentieri in cattività quando capiscono che questa è la loro unica possibilità di morire in Ucraina”. Il clima di diffidenza e di paranoia antirussa in Ucraina, del resto, è tale che – riferiscono testimoni sul posto – capiti agli stessi ucraini di essere fermati, legati e in alcuni casi arrestati perché sospettati di essere russi o “spie”.

Nota di commento (qualche domanda retorica)

Cosa sarebbe successo se il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin avesse stoppato l’attività politica di undici partiti d’opposizione? Come avrebbe trattato la notizia il mainstream? Quanti secondi avremmo dovuto aspettare prima delle esternazioni di Navalny e del suo entourage, cioè di quei personaggi che in Russia sono stati imprigionati per aver commesso reati contro il Patrimonio dello Stato e non certo per il 2% di gradimento dei loro partiti? Se Putin – che ha definito, a ragione, l’Occidente “l’Impero della menzogna” – avesse pensato di cancellare il terzo partito russo, come sarebbe andata? E se i campi di concentramento li avesse promossi la Russia? Ancora tutto normale per “democratici”che vedono il nazismo ovunque ma si girano dall’altra parte quando inizia a manifestarsi davvero?

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