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L’ultima missione: Project Hail Mary — La recensione del film con Ryan Gosling che salva Hollywood

L'ultima missione: Project Hail Mary — La recensione del film con Ryan Gosling che salva Hollywood

Regia: Phil Lord & Christopher Miller | Sceneggiatura: Drew Goddard | Con: Ryan Gosling, Sandra Hüller, James Ortiz | Durata: 156 min | Distribuzione Italia: Eagle Pictures (dal 19 marzo 2026)


Con un debutto da record di 140,9 milioni di dollari nel weekend d’apertura, L’ultima missione: Project Hail Mary è diventato il più grande lancio di Amazon MGM Studios di sempre e, soprattutto, il film di fantascienza originale che non sapevamo di aspettare così disperatamente. Tratto dal romanzo di Andy Weir del 2021, adattato dallo stesso sceneggiatore de L’uomo di Marte, è un’odissea cosmica che mescola rigore scientifico, umorismo travolgente e una delle storie di amicizia più commoventi degli ultimi anni.


La trama: un uomo solo nello spazio profondo, e il peso del mondo sulle sue spalle

Ryland Grace si risveglia dal coma a bordo di un’astronave. Inizialmente instabile e affetto da amnesia retrograda, scopre di essere l’unico sopravvissuto dei tre membri dell’equipaggio e di trovarsi anni luce dalla Terra, in un lontano sistema stellare. Gradualmente, attraverso una serie di flashback costruiti con maestria, il film rivela tutto: chi è Grace, come ci è arrivato, e perché.

Sulla Terra, Grace è un fallito biologo molecolare, ora divenuto insegnante di scienze delle scuole medie. Durante un’interrogazione, scopre che una linea infrarossa dal Sole a Venere — chiamata Linea Petrova — sta causando rapidamente l’oscuramento del Sole. Tale fenomeno, causato da un microrganismo noto come astrofago (dal greco “mangiatore di stelle”), sta aumentando esponenzialmente sulla superficie solare grazie alla migrazione su Venere, e, secondo le stime, provocherà un catastrofico raffreddamento globale della Terra entro trent’anni.


Gli astrofagi: non antimateria, ma qualcosa di ancora più affascinante

Attenzione: gli astrofagi non sono antimateria, anche se la loro natura potrebbe trarre in inganno. L’astrofago è una cellula impenetrabile a qualsiasi forma di radiazione elettromagnetica che migra su Venere per riprodursi grazie all’anidride carbonica del pianeta e all’energia del Sole. Tale microrganismo è una fonte di carburante molto efficace, ma altrettanto instabile.

Una misteriosa forma di vita chiamata astrofago sta letteralmente divorando l’energia delle stelle. Il nostro sistema solare non fa eccezione. La luminosità del Sole sta diminuendo e, senza una soluzione, la Terra entrerà in una nuova era glaciale che potrebbe cancellare la civiltà umana. È questa premessa — scientificamente ispirata alla biologia più che alla fisica delle particelle — a rendere Project Hail Mary diverso da qualsiasi altro film di fantascienza catastrofica. La minaccia non è un asteroide, non è un’esplosione solare: è una cellula. Ed è questa piccola, inquietante anomalia biologica a dare al film la sua identità originale.


Ryan Gosling: la performance della sua vita (e forse la quarta nomination all’Oscar)

Al centro del film c’è Ryland Grace, interpretato da un carismatico Ryan Gosling. Il suo risveglio su un’astronave, senza memoria e con un aspetto trasandato, è uno degli incipit più efficaci degli ultimi anni. Gosling costruisce un protagonista lontano dai canoni dell’eroe tradizionale: è insicuro, logorroico, spesso sopraffatto dagli eventi. Eppure è proprio questa fragilità a renderlo incredibilmente umano.

È una commedia molto arguta — che evolve in buddy movie nel solco di 21 Jump Street e 22 Jump Street — a tratti quasi geniale, grazie a cui riscopriamo nuovamente che formidabile attore comico può essere Ryan Gosling. Una predisposizione e un talento già intercettati in The Nice Guys, affiorati in La La Land, esplosi nella loro dimensione più giocosa in Barbie, ma qui portati davvero alle estreme conseguenze.

Smesso il giacchetto ricamato del thriller e l’impermeabile del protagonista malinconico, dopo essere stato Neil Armstrong in First Man e aver raccolto la pesantissima eredità di Harrison Ford in Blade Runner 2049, Gosling è diventato il protagonista perfetto di L’ultima missione ancor prima che il film venisse effettivamente girato. Il risultato? Gosling è destinato a una quarta nomination all’Oscar.


Rocky: l’alieno che ruba il cuore dello spettatore

Se Gosling è il motore del film, Rocky ne è l’anima. Rocky è un alieno proveniente da un altro sistema stellare, una creatura completamente diversa da qualsiasi forma di vita terrestre. Il suo corpo sembra composto da strutture minerali in movimento, una sorta di geniale ammasso di rocce senzienti capace di risolvere problemi scientifici a velocità vertiginosa.

Grace lo ribattezza Rocky, per via del suo corpo che ricorda appunto una roccia, e di Rocky Balboa, scoprendo che anche la sua astronave, fatta di xenonite, procede grazie agli astrofagi. Grace, dopo faticosi tentativi, crea un sistema di traduzione automatica per dialogare con Rocky.

Il personaggio è stato realizzato attraverso un puppet controllato da un team di cinque puppeteer guidati da James Ortiz — i cosiddetti “Rockyteers” — con Ortiz che ha anche fornito la voce artificiale assegnata al personaggio. Il risultato è talmente credibile che per gran parte del film ci si dimentica completamente della tecnologia dietro al personaggio. La relazione tra Ryland e Rocky diventa il vero centro emotivo della storia.


L’astronave Hail Mary: uno spazio vissuto, non una scenografia

Filmato in stile old-school, il film ha impiegato un approccio CGI ibrido, dando priorità a set pratici e animatronica, evitando completamente i green screen. Project Hail Mary è anche privo di intelligenza artificiale. Questa scelta — quasi anacronistica nell’epoca del visual effects digitale — conferisce all’astronave una texture tattile, quasi domestica. Non mancano omaggi al grande Stanley Kubrick in alcuni dettagli, come la tuta spaziale di Grace che richiama il capolavoro 2001: Odissea nello spazio.

Il costo esorbitante, il più alto mai affrontato dagli Amazon Studios (si parla di oltre 200 milioni di dollari), si vede soprattutto negli incredibili effetti visivi, tra i migliori mai visti in un film ambientato nello spazio. Ottimo il lavoro del direttore della fotografia Greig Fraser, che gira in IMAX.


Le analogie con The Martian: stesso universo, emozioni diverse

Il confronto con L’uomo di Marte di Ridley Scott è inevitabile — e voluto. Stesso autore del romanzo originale (Andy Weir), stesso sceneggiatore del film (Drew Goddard). A più di dieci anni dal successo di The Martian, il ritorno all’universo narrativo di Andy Weir rappresenta non solo un’operazione nostalgica, ma una vera evoluzione del genere.

La performance di Gosling oscilla con naturalezza tra comicità e pathos, ricordando per certi versi il Matt Damon di The Martian, ma con una componente più nevrotica e contemporanea. La differenza fondamentale, però, è emotiva: laddove Interstellar, Gravity, Arrival e lo stesso First Man affrontavano problemi personali e scientifici con un approccio analitico e le emozioni costantemente represse, Project Hail Mary fa l’opposto. Non è un film sulla solitudine esistenziale, ma una storia in cui a questi sentimenti negativi viene contrapposto il valore della connessione umana e della fratellanza, umana o aliena che sia.


La colonna sonora: Daniel Pemberton porta lo spazio in sala

Il cuore pulsante e strumentale del film porta la firma di Daniel Pemberton, compositore britannico tra i più versatili del panorama contemporaneo, che torna a lavorare con Lord e Miller dopo Spider-Man: Un nuovo universo e Spider-Man: Across the Spider-Verse.

Pemberton ha utilizzato strumentazione fisica e campionamenti piuttosto che sintetizzatori, con “body percussion” registrata da sedici persone, e strumenti rari come cristal baschet, ondes martenot e glass harmonica per gli elementi texturali. Ha incluso anche ampie componenti corali. Il risultato è una partitura che, come ha scritto un critico, alterna orchestre maestose e gruppi corali celesti, cambiando registro durante una sequenza magistralmente tesa in cui Grace e Rocky mettono in atto un piano ardito per salvare i loro mondi.

Oltre alle musiche originali, il film include brani iconici come Wind of Change degli Scorpions, Stargazer di Neil Diamond, Pata Pata di Miriam Makeba e Sunday Morning Comin’ Down di Kris Kristofferson.


Le scene più emozionanti (senza spoiler maggiori)

Il film è disseminato di momenti che stringono il cuore. Il risveglio di Grace con la scoperta dei due cadaveri dei compagni. Il primo contatto con Rocky, giocato tutto sul terrore e poi sull’incredulità. Il momento in cui Rocky rompe la sua tuta spaziale per salvare il suo amico e stabilizzare il veicolo, restando gravemente ferito al contatto con l’ossigeno. E poi, il dilemma finale — che non riveliamo — che obbliga Grace a una scelta impossibile tra dovere verso l’umanità e lealtà verso l’unico essere vivente che abbia mai conosciuto in quella galassia.

È un film che ti fa sentire piccolo di fronte all’universo, pur esaltando il senso di ciò che potremmo contribuire ad esso. È edificante. È divertente. È emozionante. È intenso e, soprattutto, genuinamente coinvolgente.


Verdetto finale: il blockbuster che ridà speranza al cinema

Su Rotten Tomatoes, il 95% delle recensioni dei critici è positivo. Il consenso recita: “Un’odissea spaziale visivamente sbalorditiva, trascinata senza sforzo dalla forza gravitazionale di Ryan Gosling al suo massimo, Project Hail Mary è una fusione quasi miracolosa di intelligenza e cuore.”

L’ultima missione: Project Hail Mary non è un film perfetto: qualche ridondanza nella parte centrale e un terzo atto che fatica a trovare la chiusura giusta. Ma è un blockbuster che tratta il suo pubblico da adulto, che crede nella scienza come fonte di meraviglia, e che dimostra come un’amicizia — anche tra un umano e un’entità di roccia a cinque zampe proveniente da Eridano — possa essere la cosa più commovente dell’universo conosciuto.

Voto: 9/10

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