Tra i “contagiati” da Covid-19 “ci sono circa la metà di falsi positivi”


Lo studio pubblicato dal National Center for Information Technology: i tamponi di chi è entrato in contatto con i malati, nell’80,33% dei casi riportano risultati errati



Tra i contagiati da nuovo coronavirus ci sono dei “falsi positivi”. A dirlo è uno studio pubblicato lo scorso 5 marzo dal National Center for Information Technology (NCBI) e tuttora disponibile sull’US National Library of Medicine del National Institutes of Health di Bethesda, nel Maryland. Il rapporto scientifico [Potenziale tasso falso-positivo tra gli “individui infetti asintomatici” in stretto contatto con pazienti COVID-19] è stato stilato dal dottor professor Zhuang del Dipartimento di Epidemiologia e Biostatistica della University Health Science Center di Xi’an, in Cina con la collaborazione di altri otto medici.


Un dato in grado di riscrivere le proporzioni dell’epidemia

Al centro dell’indagine, l’estrazione dell’acido nucleico per rilevare il coronavirus, che sta avvenendo (anche in Italia) tramite tampone nasale o farigeo. Un metodo che è lontano dal rappresentare la “prova regina”, prima di tutto per i tempi ( per ottenere i risultati bisogna attendere quasi ovunque giorni) e secondariamente – rilevano ora il dottor Zhuang e colleghi, per le inesattezze. Nel dettaglio, i tamponi di chi è entrato in contatto con i malati, nell’80,33% dei casi avrebbero riportato risultati errati. Un dato che sarebbe, da solo, in grado di riscrivere le proporzioni dell’epidemia, anche in Italia.


“Il tasso dei falsi positivi non è stato segnalato finora (trad. integrale)

Obiettivo: come la prevenzione e il controllo di COVID-19continua ad avanzare, lo screening del test dell’acido nucleico attivo negli stretti contatti dei pazienti è stato effettuato in molte parti della Cina. Tuttavia, il tasso di falsi positivi dei risultati positivi nello screening non è stato segnalato fino ad ora. Ma chiarire il tasso falso-positivo durante lo screening è importante nel controllo e nella prevenzione COVID-19. Metodi: i valori puntuali e gli intervalli ragionevoli degli indicatori che influiscono sul tasso di falsi positivi dei risultati positivi sono stati stimati sulla base delle informazioni attualmente disponibili. Il tasso falso-positivo dei risultati positivi nello screening attivo è stato dedotto e sono state eseguite analisi di sensibilità univariate e multivariate-probabilistiche per comprendere la robustezza dei risultati. 


“Quasi la metà o più degli asintomatici è un falso positivo” (trad. integrale)

Risultati: quando il tasso di infezione degli stretti contatti e la sensibilità e la specificità dei risultati riportati sono stati presi come stima del punto, il valore predittivo positivo dello screening attivo era solo del 19,67%, al contrario, il tasso falso positivo dei risultati positivi era dell ‘ 80,33%. I risultati dell’analisi di sensibilità multivariata-probabilistica hanno supportato i risultati dei casi di base, con una probabilità del 75% per il tasso di falsi positivi di risultati positivi oltre il 47%. Conclusioni: negli stretti contatti dei pazienti COVID-19, quasi la metà o anche più degli “individui infetti asintomatici” riportati nello screening del test dell’acido nucleico attivo potrebbero essere falsi positivi.


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