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Azzolina segue i diktat, ma precisa: “Gli studenti mi dicono che vogliono tornare a scuola e stare insieme”

La “cura” per giungere all’asocialitá che fa comodo alle aziende 5G e alle piattaforme di e-learning non funziona: i ragazzi di tutta Italia confinati in casa chiedono un ritorno alla normalità

Azzolina segue i diktat, ma precisa: "Gli studenti mi dicono che vogliono tornare a scuola e stare insieme" | Rec News dir. Zaira Bartucca

Il ministro con delega all’Istruzione Lucia Azzolina ha inviato una lettera aperta a studenti, insegnanti e personale ATA. Uno scritto lungo tre pagine, che apparentemente sposa le misure restrittive volute dal premier Conte e dai suoi sodali, ma che a una lettura più attenta tradisce delusione per la batosta inflitta agli studenti e al loro diritto ad apprendere. Perché imparare vuol dire anche socializzare, e l’intelligenza “sociale” -quella che ci aiuta a destreggiarci nelle situazioni pratiche – non si sviluppa certo in solitudine dallo schermo di un pc.

Il ricordo di “quell’aula vuota che in pochi secondi si riempiva di vita, risate, rumori, sguardi assonnati”

“In questi giorni faticosi – scrive il ministro – penso spesso al suono della campanella. Un suono a volte fastidioso, ma sempre emozionante, che fino a due anni fa ogni mattina rappresentava per me il vero inizio della giornata. Salutare le colleghe e i colleghi insegnanti, il mio docente scolastico, il personale ATA, incontrare le studentesse e gli studenti, e quell’aula vuota che in pochi secondi si riempiva di vita, risate, rumori, sguardi assonnati. Penso a quanto possa mancare a noi tutti quella campanella”.

Gli studenti hanno voglia e diritto di andare avanti. Vogliono imparare, ma insieme agli altri”

“Gli studenti – è l’appello di Azzolina – hanno voglia e diritto di andare avanti. I messaggi che mi arrivano quotidianamente da tutta Italia dicono questo: hanno bisogno di stare in contatto con i loro prof e con i compagni, sono motivati a continuare a crescere e a imparare, e vogliono farlo insieme agli altri”.

Ma in ballo ci sono gli interessi delle aziende che hanno investito nel 5G e delle piattaforme di e-learning

L’Europeista Indire, RAI, una Tim in corsa anche per il 5G e altri. La scuola che dovrebbe essere la casa dell’Istruzione e dell’apprendimento, finalizzata alla crescita e all’acculturamento dei ragazzi, è in realtà molto altro. Mentre di anno in anno si assottigliano l’offerta formativa e le ore dedicate all’apprendimento, crescono le rette e anche le voglie delle aziende. Tanto che il Miur in questi giorni ha stabilito lo stanziamento di decine di milioni di euro per l’acquisto di pc e tablet. È un “regalo” nella misura in cui si comprende che non è disinteressato: in ballo c’è la digitalizzazione coatta che le aziende chiedono avvenga per il 2021. Una transizione troppo sacrificata, se a farne le spese dovesse essere la libertà degli studenti e il loro equilibrio psico-fisico.

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