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Giusto un anno fa Salvatore Deidda – deputato di Fratelli d’Italia – ricordava come il suo partito fosse stato “il primo” a proporre in Sardegna il passaporto vaccinale, che allora si chiamava covid pass. Era febbraio del 2021 e noi immortalavamo il momento – sicuri della fugacità di certe dichiarazioni – con questo articolo. La politica ha la memoria corta, e nel fiume di dichiarazioni deve essere facile dimenticarsi quello che si è promosso, cosa si è votato e – soprattutto – quanto si è stati in silenzio e compiacenti nel corso degli ultimi due anni. La sindrome – o strategia – del moscerino della frutta sembra non lasci immune nemmeno Giorgia Meloni. L’avvicinarsi del 2023 e delle elezioni politiche l’hanno trasformata, a sorpresa, nella paladina dei diritti umani che detesta il Green Pass, proprio a ridosso della sua abolizione. Che si tratti di uno strumento in grado di provocare “discriminazioni”, lo ha scoperto nelle ultime due settimane. E il suo partito, del resto, assieme agli altri di ogni schieramento continua a tergiversare in attesa della scadenza dello stato di emergenza fissata al 31 marzo, quando tutto dovrebbe finalmente finire già da sé, senza farse a cielo aperto. Intanto c’è più di un mese di vessazioni all’orizzonte, e nessuno che chieda la cosa più naturale, cioè l’abolizione immediata di tutta la struttura di controllo, forti dei dati confortanti.

La ricandidatura del governatore che per primo in Italia impose il Green Pass negli uffici pubblici

Non solo non si fa, ma sempre dalle fila di Fratelli d’Italia è arrivata negli scorsi giorni la conferma della ricandidatura di Nello Musumeci a capo della Regione Sicilia. Il governatore è stato il promotore dell’utilizzo del Green Pass per attraversare lo Stretto di Messina – misura che ha arrecato danni anche a chi doveva subire operazioni chirurgiche ed è dovuto rimanere isolato perché sprovvisto di lasciapassare – e perfino l’alfiere dell’utilizzo del certificato verde negli uffici pubblici siciliani, sei mesi prima che il governo lo estendesse per decreto a tutto il territorio nazionale. Ebbene, FdI “considera naturale”, ha fatto sapere il partito, la ricandidatura di Musumeci alla presidenza della Regione, nella convinzione che “la prossima sfida elettorale non può non vedere riconfermata in Sicilia la fiducia al buon governo di questi anni”. Alla faccia della coerenza.

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2 Comments

  1. Kesar

    20 Febbraio 2022 at 09:20

    Il problema è che troppi hanno la memoria corta e ci stanno cascando con tutti i piedi. Non crediate che con i nuovi partiti vada meglio

  2. Lonewolf

    20 Febbraio 2022 at 03:10

    La signora dell’ articolo non è né economista ne statista è solo un tentacolo del sistema centrale x tassarci ancora a noi siciliani e x tenere a bada il nostro spirito separatista rivolto a farci pagare i miliardi di crediti che avanziamo da 74 anni.ali Musumeci e gli attuali 70 ladroni non saranno rieletti xchè non c e stato nessuno di loro che ha fatto gli interessi dei siciliani e non ci ha fatto rispettare il contratto di autonomia neanche in sgravi fiscali!

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LAZIO

Dopo le critiche ai termovalorizzatori, il secondo di Legambiente passa al Comune di Roma

L’associazione appena qualche giorno fa aveva criticato la volontà di Roberto Gualtieri di avviare una stagione tutt’altro che attenta all’ambiente nella Capitale. Oggi l’annuncio dell’ingresso nell’Ufficio “Clima” del gabinetto del sindaco

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Dopo le critiche ai termovalorizzatori, il secondo di Legambiente passa al Comune di Roma | Rec News dir. Zaira Bartucca

Edoardo Zanchini, già vicepresidente e membro della segreteria nazionale di Legambiente, è stato nominato direttore dell’Ufficio “Clima” del Comune di Roma, emanazione del Gabinetto del sindaco. L’associazione appena qualche settimana fa aveva criticato la volontà di Roberto Gualtieri di avviare una stagione tutt’altro che attenta all’ambiente nella Capitale, con la previsione della costruzione di nuovi termovalorizzatori. Quale sarà la posizione di Zanchini sull’argomento? Non si sa, e comunque a passaggio avvenuto le acque si sono calmate e il clima si annuncia più che disteso.

Legambiente ha già inviato il suo bigliettino virtuale di felicitazioni: “Auguri di buon lavoro per il nuovo prestigioso incarico. Roma ha bisogno della sua competenza ed esperienza”. I termovalorizzatori ora non sono più un problema: il baricentro si è già spostato sulla “diffusione degli impianti a fonti rinnovabili, gli interventi per l’efficientamento energetico degli edifici e i progetti di forestazione per contribuire a combattere la crisi climatica”: questi i punti indicati dal presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani assieme alla “decarbonizzazione”.

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POLITICA

Petrocelli silurato, la Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente

Le manovre per il suo insediamento – supportate anche dalla Lega di Salvini, che oggi si è complimentato via social – sono la conseguenza…

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Petrocelli silurato, la Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente | Rec News dir. Zaira Bartucca
Immagine Angelo Carconi (Ansa)

La Commissione Esteri del Senato ha un nuovo presidente: è Stefania Craxi, figlia di Bettino. Le manovre per il suo insediamento – supportate anche dalla Lega di Salvini, che oggi si è complimentato via social – sono la conseguenza dell’addio di Petrocelli. Il pentastellato è stato costretto a lasciare la commissione e anche il M5S dopo aver espresso posizioni critiche verso l’invio di armi in Ucraina e verso l’operato del governo Draghi.

Negli scorsi giorni la Giunta per il regolamento aveva votato a favore dello scioglimento della Commissione Esteri dopo che venti membri di tutti i partiti avevano annunciato le loro dimissioni.

Rec News dir. Zaira Bartucca

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POLITICA

Chiesta la sfiducia di Draghi

Ma a sostenere l’operato del premier con le dimissioni di massa dalla Commissione Affari Esteri ci sono esponenti di tutti i partiti. Anche i “pacifisti” della Lega con a capo Matteo Salvini e la cosiddetta opposizione di Fratelli d’Italia. Petrocelli: “Hanno votato tutti la delega in bianco per armare l’Ucraina fino a dicembre 2022, tutto il resto è propaganda”

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Chiesta la sfiducia di Draghi | Rec News dir. Zaira Bartucca
Immagine di repertorio (Imagoeconomica)

“Togliere la fiducia a Draghi” e “fermare l’invio di tutte le armi” all’Ucraina. E’ quanto ha chiesto oggi il presidente della Commissione Esteri al Senato Vito Petrocelli. E’ l’epilogo di tensioni che si sono manifestate nel corso di tutta la settimana, prima con la promessa di ricorrere alla Corte Costituzionale e poi con le dimissioni di diversi componenti della commissione.

Ad abbandonare l’organismo in segno di protesta verso le recenti prese di posizione di Petrocelli negli scorsi giorni sono stati esponenti di tutti i partiti. Ci sono anche i leghisti “pacifisti” a difendere l’operato del premier Draghi e l’invio di armi all’Ucraina: Matteo Salvini, Tony Iwobi, Stefano Lucidi, e Manuel Vescovi.

Non resta fuori neanche la cosiddetta opposizione di Fratelli d’Italia, che ha confermato le dimissioni del presidente del Copasir Adolfo Urso. A fare blocco contro la via diplomatica sono poi stati Stefania Craxi (Forza Italia), Alberto Airola (M5S), Laura Garavini (Italia Viva) e Pier Ferdinando Casini.

“Tutti i partiti – ha detto Petrocelli – hanno votato la delega in bianco per armare l’Ucraina fino a dicembre 2022. Tutto il resto sono chiacchiere e propaganda elettorale”.

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