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Che la Russia non sarebbe uscita con le ossa rotte dopo le sanzioni imposte dall’Ue e dagli USA era chiaro. Altrettanto evidente era che lo scotto maggiore delle politiche atlantiste lo avrebbero pagato (e lo pagheranno, purtroppo) i Paesi come l’Italia. Quelli, cioè, che non possono contare su un’autonomia commerciale ed energetica, e che dunque saranno colpiti in maniera quasi irreversibile dalle sanzioni di ritorno. Un effetto boomerang voluto, secondo alcuni. Ma quello che forse non è stato considerato abbastanza, è che mentre l’Europa e l’America erano impegnate ad accrescere la retorica filo-ucraina a prescindere, a nascondere le proprie responsabilità sulla presenza di biolaboratori e a demonizzare Putin, il presidente della Federazione Russa limava assieme ai tecnici il piano per ammortizzare le sanzioni comminate, e anzi per utilizzarle come un trampolino di lancio.

Si parla spesso dell’India e della Cina quali partner privilegiati della Federazione, ma nessuno in questo frangente considera abbastanza che la Russia negli ultimi decenni ha coltivato all’interno della sua sfera di influenza diretta la piazza delle nuove frontiere energetiche, tecnologiche e commerciali: l’Artico. Già sede di basi militari russe (in alto, nella foto), secondo l’Occidente è proprio a Nord del Pianeta che si giocherà la prossima corsa alle risorse. In realtà – per quanto in parte contesa dagli USA e dai Paesi rivieraschi – nella Regione è indiscusso l’ascendente della Russia, che in questi anni ha destinato investimenti crescenti virando con ancora più decisione dopo lo scoppio del conflitto con l’Ucraina.

La corsa allo sviluppo dell’Artico e al suo popolamento

L’Artico del prossimo futuro potrebbe essere molto diverso da come è oggi, proprio grazie all’intervento della Russia, che il primo marzo del 2021 è diventata Presidente del Consiglio Artico in rappresentanza del 58% della costa e delle centinaia di migliaia di russi che già vivono nella Regione. E’ di questi giorni la presentazione di un piano di sviluppo che prevede l’investimento di 1,3 trilioni di rubli, la creazione di almeno 30mila posti di lavoro e la messa in opera di 460 progetti statali, alcuni dei quali già completati. L’obiettivo è la creazione – entro il 2024 – di nuove unità abitative, centri di ricerca, asili, scuole, strutture all’avanguardia. Una scommessa ambiziosa, supportata da iniezioni costanti di capitali, dall’invio di container colmi di risorse e da sostegni crescenti alle piccole e medie imprese stanziali. Certo la sfida più dura da vincere a certe latitudini è il freddo, ma gli sgravi, le agevolazioni e il ricorso a soluzioni innovative sono e saranno tali che è già corsa all’ulteriore popolamento delle zone artiche. Ovviamente il mainstream ha trovato il modo di falsificare anche questo, trasformando la scelta di molti ucraini di trasferirsi nelle zone artiche (dove dal 1 febbraio 2022 possono richiedere e ricevere gratuitamente appezzamenti di terreno fino a un ettaro) in “deportazioni”. Dall’Ucraina, dalla Russia e dai Paesi limitrofi a fine 2021 – riferiscono le autorità locali – erano giunte già oltre 4.000 domande per gli ettari artici, in prevalenza nelle zone di Murmansk e Arkhangelsk (i centri più industrializzati e popolati), a Yamalo-Nenets e Carelia. Ma cosa prevede il piano di rilancio dell’Artico? Vediamolo nel dettaglio.

Il piano della Russia per contrastare e ribaltare le sanzioni parte dall'Artico | Rec News dir. Zaira Bartucca
Pevek come si presentava qualche anno fa
La strategia sulle risorse: vettori di gas di classe artica, quattro terminal e un nuovo corridoio di trasporto

Al centro del quadro di sviluppo della rotta del Mare del Nord c’è la creazione di quattro terminal moderni, per i quali fino al 2030 si investiranno 300 miliardi di rubli. Alcuni, come quelli di Pevek, sono già in fase di avvio. Previsti poi un’ infrastruttura di ricerca e di soccorso, una centrale nucleare galleggiante e sistemi di monitoraggio all’avanguardia. La Russia guarda all’aumento di domanda interna di petrolio, gas e carbone, stimolando la conversione delle materie prime e aumentando le consegne verso i Paesi non ostili: cruciali, a questo proposito, sarà il riammodernamento di snodi ferroviari come la Northern Latitudinal Railway (la cosiddetta “autostrada polare”) e la costruzione di vettori di gas di classe artica. Il progetto Arctic LNG 2, prevede invece la creazione di un centro unico di impianti offshore di grande tonnellaggio a Murmansk, mentre lo sviluppo del giacimento di carbone da coke Syradasaisky garantirà il trasporto di fino a sette milioni di tonnellate di materia prima lungo la rotta del Mare del Nord entro il 2026. Secondo i presupposti, i progetti artici aggiungeranno più di 30 trilioni di rubli al PIL entro il 2035, generando entrate fiscali per 13 trilioni e permettendo di ripianare gli investimenti di bilancio in appena quattro anni.

Il piano della Russia per contrastare e ribaltare le sanzioni parte dall'Artico | Rec News dir. Zaira Bartucca
Murmansk
Così la Russia bypasserà (e lascerà a secco) i Paesi ostili

Si diceva in apertura che le sanzioni non affosseranno la Russia, ma anzi saranno un boomerang per chi le promuove. E’ vero anche per gli aspetti strettamente tecnici, tant’è che la Federazione è al lavoro con quattro rompighiaccio (altre sei sono in costruzione) per favorire un nuovo corridoio strategico di trasporto globale che riguarderà proprio la Regione Artica e che nel medio termine servirà a canalizzare la maggior parte delle spedizioni di merci. Si prevede che entro il 2030 i carichi trasportati tramite questo canale commerciale avranno superato i 200 milioni di tonnellate. A partire dal 2025, inoltre, il collettore pubblico di imprese Rosatom lancerà una linea di trasporto regolare, che aumenterà il transito internazionale di 30 milioni di tonnellate entro il 2030.

Lo snodo della salvaguardia dell’ambiente e le collaborazioni internazionali

Nell’ambito del programma di sviluppo della zona artica, attenzione è riservata anche all’ambiente, visto che si tratta di una zona che presenta una biodiversità ed ecosistemi unici nel loro genere. Attenzione sarà dunque rivolta anche alla conservazione della natura artica e a progetti di monitoraggio dello stato di permafrost, al fine di preservarne la stabilità. A questo fine la nave Severny Polyus (Polo Nord) sarà trasformata in una piattaforma di cooperazione scientifica internazionale, e lavorerà nel formato di un laboratorio operativo che fornirà la più ampia gamma di studi dei depositi inferiori e degli strati superiori dell’atmosfera.

I limiti dello sviluppo

La legge che regolamenta le possibilità di business nell’Artico è entrata in vigore nel 2020, ma è applicabile in via prevalente alle aziende di grandi dimensioni, alle nuove imprese e ai cittadini che ottengono lo status di residenti, che possono godere di numerosi incentivi e benefici fiscali. Come per tutte le dinamiche migratorie, però, il boom economico senza precedenti si sta ripercuotendo sulle popolazioni locali che sono presenti nell’Artico dal 17° secolo. Si tratta di ormai diciannove minoranze etniche e culturali che stanno dimostrando difficoltà ad integrarsi nei progetti di rilancio. Secondo il presidente della Commissione statale per lo sviluppo artico Yury Trutnev la soluzione è coinvolgere la popolazione locale nelle occupazioni tradizionali che gli sono sempre state congeniali, dunque caccia, pesca, e allevamento, e trasportarle il più possibile nell’economia “reale” garantendogli uno status giuridicamente vantaggioso. “Il compito – ha detto – è quello di riportare le occupazioni tradizionali nel settore reale dell’economia. Le comunità etniche devono ottenere lo status di imprese: in tal caso le persone che lavorano in quei settori potranno rapporti giuridici con lo Atato”.

Direttore e Founder di Rec News, Giornalista. Inizia a scrivere nel 2010 per la versione cartacea dell'attuale Quotidiano del Sud. Presso la testata ottiene l'abilitazione per iscriversi all'Albo nazionale dei giornalisti, che avviene nel 2013. Dal 2015 è giornalista praticante. Ha firmato diverse inchieste per quotidiani, siti e settimanali sulla sanità calabrese, sulle ambiguità dell'Ordine dei giornalisti, sul sistema Riace, sui rapporti tra imprenditoria e Vaticano, sulle malattie professionali e sulle correlazioni tra determinati fattori ambientali e l'incidenza di particolari patologie. Più di recente, sull'affare Coronavirus e su "Milano come Bibbiano". Tra gli intervistati Gunter Pauli, Vittorio Sgarbi, Giulio Tarro, Armando Siri, Gianmarco Centinaio, Michela Marzano, Vito Crimi, Daniela Santanché. Premio Comunical (2014, Corecom/AgCom). Autrice de "I padroni di Riace - Mimmo Lucano e gli altri. Storie di un sistema che ha messo in crisi le casse dello Stato". Telegram: t.me/zairabartucca Twitter: @Zaira_Bartucca www.zairabartucca.it

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Commenti

2 Comments

  1. marco

    16 Aprile 2022 at 08:44

    Complimenti, gran bell’articolo

    • Redazione

      16 Aprile 2022 at 09:47

      Grazie Marco!

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Lavrov sulla durata dell’operazione russa in Ucraina

Il ministro degli Esteri russi rassicura: “nessuna terza guerra mondiale”. Poi critica gli USA: “utilizzano gli ucraini per colpire la Russia e rifiutano il disarmo nucleare”. L’annuncio dell’apertura di un fascicolo sulla stampa italiana di sistema per “violazione dei diritti fondamentali”

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Lavrov su quanto durerà l'operazione russa in Ucraina | Rec News dir. Zaira Bartucca

Il ministro degli Esteri della Federazione Russa Sergej Lavrov ieri ha partecipato a un programma tv italiano di fascia serale. Il format televisivo nelle puntate delle scorse settimane aveva dato spazio solo alla versione di Kiev, mentre questa volta ha dato modo alla parte russa di replicare e di fornire la propria versione dei fatti. Ecco cosa ha detto Lavrov.

Sulla presunta “terza guerra mondiale” menzionata dai media occidentali mainstream

“Nessuna terza guerra mondiale, solo tutto il mondo occidentale e i media occidentali lo credono. La Russia non ha mai smesso di agevolare gli accordi. Una guerra mondiale non avrebbe vincitori, quindi non sarà mai iniziata.

Sugli accordi violati dagli USA sulla non proliferazione delle armi nucleari

“Putin e Biden su iniziativa russa lo scorso anno hanno chiuso accordi contro la guerra nucleare. Putin chiede di creare un summit con i cinque membri permanenti dell’Onu contro la guerra nucleare, ma gli Stati Uniti stanno frenando.

Non bisogna tuttavia sottovalutare i rischi che esistono. Zelensky ha detto che l’Ucraina si è sbagliata a rifiutare le armi nucleari. Ci sono state anche dichiarazioni di questo tipo da parte della Polonia.

Anche la Francia ha armi nucleari, ma questi aspetti non attirano l’attenzione dei media occidentali. Questo non gli fa onore. Tre anni fa il presidente Putin ha presentato delle nuove armi ultrasoniche che hanno cominciato ad attirare la nostra attenzione quando gli Stati Uniti hanno stracciato gli accordi sulla non proliferazione del nucleare.

Sappiamo che le armi americane se verranno usate saranno rivolte contro la Russia e contro la Cina. Eravamo pronti per un nuovo accordo sui nuovi sistemi che sono comparsi e che compariranno, ma i negoziati sono stati interrotti”.

Sulle frange neo-naziste in Ucraina e sul battaglione Azov

“I target dell’operazione russa sono state le infrastrutture militari utilizzate per fare pressione sulla popolazione civile e sulla Russia. Attacchiamo i target militari per colpire i radicali ucraini. I colpi deliberati non provengono dalla Russia ma dai missili ucraini Tochka U che hanno colpito le abitazioni civili e sono chiaramente utilizzati per terrorizzare la popolazione civile dell’Est”.

La maggior parte delle persone è stanca di questa oppressione che ha dovuto subire dopo il sanguinoso colpo di stato del 2014 ai tempi di Yanukovich, con l’instaurazione del regime nazista ucraino supportato dagli americani e con l’introduzione di leggi neo-naziste. Il regime ucraino ha violato gli accordi di Minsk e gli accordi di non ricorso alle armi. Cn nostro grande rammarico, non ci è restato altro che avviare le azioni di contrasto”.

Su Hitler e sul fatto che “avrebbe avuto origini ebraiche”

“La nazificazione esiste. Sono stati i militari del battaglione Azov che hanno sul loro corpo e sulle divise simboli riconducibili alle SS e che inneggiano al Mein Kampf. Anche Hitler come Zelensky avrebbe avuto origine ebraiche, quindi non significa assolutamente nulla. I maggiori antisemiti della storia sono stati proprio gli ebrei.

Questi neo-nazisti si sono infiltrati nelle linee regolari dell’esercito. Il battaglione Azov è un’organizzazione dichiaratamente neo-nazista. Zelensky ha detto del battaglione Azov che “sono come sono” e il giornalista che ha fatto l’intervista non ha mandato in onda questa frase. I media utilizzano i neo-nazisti per la lotta contro la Federazione Russa.

Il battaglione Wagner è un corpo privato che non ha a che fare con lo Stato russo. Assieme ad altri battaglioni ora si trova in Africa per condizioni commerciali”.

Sui mercenari stranieri che stanno supportando i neo-nazisti

“In Ucraina mercenari e ufficiali occidentali sono tra le fila dei militari ucraini. Le leggi neo-naziste sulla lingua, sulle tradizioni e sulla cultura non riguardano qualche decina di migliaia di radicali ma tutti gli ucraini, così come le feste dedicate a Stephan Bandera” (un collaborazionista nazista nato nell’attuale territorio dell’Ucraina dell’Ovest che fondò l’OUN, partito di ispirazione fascista, ndr).

Sull’Italia e sui media di sistema italiani: “Aperto un fascicolo per violazione dei diritti”

“L’Italia è in prima fila tra coloro che non solo adottano sanzioni anti-russe, ma promuovono anche tutte le iniziative anti-russe. Pensavamo che l’Italia avesse un approccio diverso sulla giustizia e sui diritti fondamentali per la sua storia, oltre che buone norme diplomatiche ed etica giornalistica. Forse ci siamo sbagliati.

La nostra ambasciata ha inviato i materiali e ha aperto un caso riguardo alla violazione dei diritti fondamentali da parte della stampa italiana”.

Sui programmi anti-russi della NATO

“Ho letto molto sui legami con la famiglia Biden e l’Ucraina, ma io credo che ci siano da parte degli USA programmi a lungo termine portati avanti da tutta la dirigenza americana per trasformare l’Ucraina in una minaccia.

E’ per questo che hanno ampliato la militarizzazione dell’Ucraina e hanno organizzato esercitazioni sotto l’egida della NATO, sempre in chiave anti-russa. Questo progetto anti-russo si nota anche quando sentiamo che la Russia deve essere sconfitta”.

Sui negoziati abbandonati dalla parte ucraina

“Abbiamo iniziato le trattative su iniziativa di Zelensky e a marzo c’erano i presupposti per pensare che il presidente ucraino fosse pronto a rendere l’Ucraina neutrale. Noi abbiamo risposto che a queste condizioni eravamo d’accordo, tolti i territori di Crimea e Donbass. A loro andava bene, ma poi le condizioni sono state modificate”.

Su Bucha

“Il 30 marzo i militari russi sono usciti da Bucha e il sindaco ha detto che la città era libera. Due giorni dopo è stato costruito tutto ed è palese che si tratti di una fake news. Vogliamo che Zelensky dia l’ordine di cessare le ostilità e di tutelare la sicurezza delle persone a Est, che non devono essere più minacciate.

Noi non vogliamo un cambio di regime in Ucraina, in queste sono cose sono specializzati gli Stati Uniti, non noi”.

Sull’acquisto di gar russo da parte dell’Europa

“Le banche occidentali hanno rubato un sacco di soldi in euro e dollari a Gazprom. Volete pagarci tenendo i soldi nelle vostre banche occidentali? Noi abbiamo proposto di pagare in rubli. Per i clienti delle forniture non cambia assolutamente nulla, non cambiano i prezzi”.

Sui tempi dell’operazione russa in Ucraina

Il 9 maggio è una tradizione sovietica, ma quest’anno nel corso della ricorrenza concentreremo i nostri sforzi per difendere la sicurezza della popolazione civile ucraina dell’Est. I nostri militari non pianificheranno le loro azioni in base a una data.

I tempi e i ritmi dipendono dalla necessità di minimizzare i rischi per la popolazione civile ucraina e per i militari russi”.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

A chi andranno i 610 milioni stanziati dal governo per l’Ucraina

Supera il mezzo miliardo di euro lo stanziamento del governo che dovrebbe andare a beneficio “dei profughi ucraini”. Mentre in tutta Europa è corsa alla speculazione e alla capitalizzazione dei rifugiati, è lecito domandarsi se e in che modo i fondi andranno a coprire le spese vive e urgenti di chi ne ha davvero necessità. Anzitutto, come saranno ripartiti?

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A chi andranno i 610 milioni stanziati dal governo per l'Ucraina | Rec News dir. Zaira Bartucca

Supera il mezzo miliardo di euro lo stanziamento del governo che dovrebbe andare a beneficio “dei profughi ucraini”. Mentre in tutta Europa è corsa alla speculazione e alla capitalizzazione dei rifugiati, è lecito domandarsi se e in che modo i fondi andranno a coprire le spese vive e urgenti di chi ne ha davvero necessità. Anzitutto, come saranno ripartiti? Stando a quanto si è potuto apprendere, il blocco più cospicuo di finanziamenti di circa 450 milioni sarà teoricamente devoluto agli ucraini che giungono in Italia.

Non a tutti (per esempio non a chi può provvedere con una sistemazione autonoma), ma solo a chi è disposto ad entrare nel regime di accoglienza dei CAS e delle strutture convenzionate e, soprattutto, alle organizzazioni che proliferano sull’accoglienza, in Italia come in Ucraina. In particolare, 6 milioni andranno all’Unicef ucraino; altri 6 milioni allo “Ukraine Humanitarian Fund” dell’Ocha (Onu), 4 milioni andranno al Comitato Internazionale della Croce Rossa in Ucraina, 8 milioni all’Unhcr nei Paesi della regione e 2 milioni alla Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Tanto ha fatto sapere il viceministro agli Affari Esteri Marina Sereni.

Ben 110 milioni sul totale devoluto di 610 milioni andranno poi nelle casse della governo ucraino per “assistenza finanziaria”. Lo ha specificato il premier Mario Draghi nel corso dell’intervento che ha tenuto nell’ambito della raccolta fondi internazionale “Stand Up for Ukraine”.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Mariupol “liberata”, il bilancio di Shoigu

Era la roccaforte del battaglione nazista Azov. Intanto gli alti vertici militari russi fanno sapere che la zona dell’acciaieria Azovstal verrà “sigillata” e che le operazioni saranno completate “in circa quattro giorni”

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Mariupol "liberata", il bilancio di Shoigu | Rec News dir. Zaira Bartucca

“Le forze armate della Federazione Russa e la milizia popolare della Repubblica Popolare di Donetsk hanno liberato Mariupol. I restanti nazionalisti si nascondono nella zona industriale dell’acciaieria di Azovstal. Mariupol è un importante centro industriale e il principale snodo dei trasporti sul Mar d’Azov. Nel 2014, il regime di Kiev ha dichiarato la città la capitale temporanea della regione di Donetsk, e durante i successivi otto anni è stata trasformata in una potente roccaforte e la base dei nazionalisti ucraini di estrema destra. In realtà, era la capitale del Battaglione Azov”.

“Una grande quantità di armi pesanti e hardware militare sono stati distribuiti in città, tra cui carri armati, i sistemi di lanciarazzi multipli Smerch e Uragan, sistemi di artiglieria pesante e complessi missilistici Tochka-U. Tochka-U ha una distanza di 120 chilometri, mentre la distanza da Mariupol alla città russa di Taganrog è di 94 chilometri e approssimativamente la stessa a Rostov, la capitale del distretto federale meridionale”.

“La città è stata rifornita di missili, munizioni, carburante e lubrificanti e provviste alimentari per lunghe ostilità. Le principali infrastrutture, tra cui il porto marittimo e il corso d’acqua, sono state minate e bloccate con gru galleggianti. La maggior parte delle navi appartiene a Stati stranieri”.

“Per quanto riguarda i veicoli corazzati, vi erano 179 carri armati e veicoli corazzati da combattimento, 170 cannoni e mortai vari, tra cui lanciarazzi multipli che ho già menzionato, i sistemi Smerch e Uragan. Quando la città è stata circondata l’11 marzo, c’erano più di 8.100 truppe delle forze armate ucraine e unità nazionaliste nella città, così come mercenari stranieri, che formavano un gruppo ampio. Durante l’operazione di liberazione della città, oltre 4.000 di loro sono stati neutralizzati, 1.478 si sono arresi, e il restante gruppo di oltre 2.000 è stato bloccato nella zona industriale dello stabilimento di Azovstal”.

“Nei loro sforzi di resistenza, i nazionalisti hanno usato quasi tutti gli edifici residenziali come postazioni fortificate. I veicoli corazzati e l’artiglieria sono stati posizionati ai piani terra e i cecchini hanno preso ai piani superiori. C’erano anche unità separate armate di ATGM. I residenti sono stati portati ai piani intermedi e negli scantinati e utilizzati come scudi umani. È stato fatto in quasi tutti i condomini”.

“Durante la ritirata, l’esercito ucraino e i battaglioni nazionalisti a Mariupol e in altre città ucraine stavano usando i civili come copertura. Siamo a conoscenza di quattro casi in cui, per coprire il loro ritiro, hanno fatto uscire le persone dagli scantinati. L’ultimo incidente è stato quattro giorni fa, quando stavamo liberando l’area portuale e hanno fatto quasi tutti lasciare grattacieli in modo che potessero fuggire lasciando dietro di sé rovine, compresi i siti socialmente importanti e culturali completamente distrutti”.

“Mentre liberava Mariupol, l’esercito russo e le unità della milizia popolare dal DPR hanno preso ogni precauzione per salvare vite civili. Dal 21 marzo sono stati creati quotidianamente corridoi umanitari per evacuare civili e cittadini stranieri”.

“I militari delle forze armate ucraine e i militanti dei battaglioni nazionalisti sono stati incoraggiati a deporre le armi. Naturalmente, gli sono stati garantiti la vita, la sicurezza e l’aiuto medico”.

“Siamo rimasti in comunicazione quotidiana con il vice primo ministro dell’Ucraina [Irina] Vereshchuk per quanto riguarda gli atti umanitari pianificati, che includevano corridoi e trasporti, sia ambulanze che autobus. Occasionalmente, sono stati messi a disposizione fino a 100 autobus di questo tipo e da 25 a 30 ambulanze al giorno”.

“Le missioni diplomatiche straniere si sono messe in contatto con noi in vari modi perché i loro cittadini erano lì. Siamo stati in grado di liberare ed evacuare molti di loro da Mariupol come parte di queste iniziative umanitarie. Abbiamo inviato notifiche ufficiali all’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, alle strutture competenti dell’OSCE, al Comitato internazionale della Croce Rossa e ad altre organizzazioni internazionali, indicando l’ora e il luogo di tali iniziative. In alcuni casi, abbiamo persino insistito sulla loro presenza per assicurarci che tutte le regole umanitarie fossero rispettate nella misura del possibile, considerando il fuoco costante e senza fine proveniente dai battaglioni nazionalisti e dalle forze armate ucraine”.

“Nonostante la resistenza dei combattenti e di tutti gli altri, siamo stati in grado di evacuare 142.711 civili da Mariupol dopo che sono state emesse istruzioni in questo senso. Abbiamo liberato tutti gli ostaggi al porto, compresi gli equipaggi marittimi. Coloro che li hanno presi in ostaggio hanno danneggiato i loro sistemi di comunicazione in modo che non potessero entrare in contatto con nessuno”.

“A partire da oggi, l’esercito russo e la milizia popolare della Repubblica Popolare di Donetsk controllano tutta Mariupol, bloccando in modo affidabile il territorio Azovstal con ciò che rimane delle forze nazionaliste e dei mercenari stranieri”.

“Negli ultimi due giorni abbiamo dichiarato un cessate il fuoco tra le 14 e le 16, fermato tutte le azioni militari e aperto corridoi umanitari per consentire ai civili che potrebbero essere ad Azovstal di andarsene”.

“Abbiamo preparato circa 90 autobus per loro, e 25 ambulanze. Naturalmente, considerando tutte le distorsioni che affrontiamo, abbiamo installato le telecamere delle forze aerospaziali russe e abbiamo ricevuto il flusso quasi in tempo reale qui al centro di comando. Nessuno ha lasciato Azovstal. Tuttavia, altri civili, oltre 100, sono stati in grado di evacuare. Si è trattato di uno sforzo importante per noi negli ultimi giorni e lo abbiamo portato avanti insieme a tutte le organizzazioni internazionali competenti”.

“La città è ora calma, il che ci consente di iniziare gli sforzi per ripristinare l’ordine, consentire alle persone di tornare alle loro case e riportare la vita pacifica in città. Per quanto riguarda coloro che si nascondono ad Azovstal, abbiamo sigillato in modo affidabile il suo perimetro e abbiamo bisogno di tre o quattro giorni per completare questo sforzo ad Azovstal”.

E’ quanto ha affermato il ministro della Difesa Sergej Shoigu nel corso della relazione fatta al presidente della Federazione russa Vladimir Putin.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Ucraina, il Parlamento europeo promuove una “war room” per censurare la versione dei fatti da parte russa

Proprio il 25 aprile, giorno della Liberazione dal nazi-fascismo, in Ue si pensa di infliggere un duro colpo alla libertà di espressione, al diritto di critica e a quello di cronaca. Si terrà proprio in questo giorno presso il Parlamento europeo un vertice in cui verrà discussa la creazione di una “war room” sull’informazione e sui modi approvati di trattare il conflitto russo-ucraino

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La "war room" dell'Ue per censurare la versione dei fatti da parte russa | Rec News dir. Zaira Bartucca

Proprio il 25 aprile, giorno della Liberazione dal nazi-fascismo, in Ue si pensa di infliggere un duro colpo alla libertà di espressione, al diritto di critica e a quello di cronaca. Si terrà proprio in questo giorno presso il Parlamento europeo un vertice in cui verrà discussa la creazione di una “war room” sull’informazione e sui modi approvati di trattare il conflitto russo-ucraino. Le premesse sono – apparentemente – buone: “contrastare la disinformazione e i modi per rafforzare le voci di fatto e di libertà di parola”, ma i presupposti dimostrano la politicizzazione dell’iniziativa.

Tutto, infatti – si legge nell’invito inviato ai giornalisti – verrà esaminato “alla luce dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia”. Perché “è chiaro che c’è uno Stato sovrano attaccato e uno invasore”, è il mantra di un mainstream che si appella di continuo alla sovranità degli Stati sistematicamente ignorata dall’Unione europea e perfino alla terminologia cara al centrodestra in altri contesti bandita.

Ma cosa impareranno i giornalisti che correranno a Bruxelles nella “stanza della guerra” o si collegheranno in streaming per apprendere il giusto scrivere e il giusto parlare? Probabilmente, a riportare pedissequamente quanto proviene da Kiev senza approfondimento e verifica, a ignorare questioni cardine come la presenza documentata di biolaboratori in Ucraina promossi dal Pentagono, a definire i nazisti del battaglione Azov “difensori” e “nazionalisti” e – ovviamente – a forgiare epiteti sempre più dispregiativi per descrivere il presidente della Federazione russa.

Nessuna imposizione, sia chiaro, solo una serie di raccomandazioni. Che succede se i giornalisti non dovessero seguirle? Intanto la censura dei principali social funziona a gonfie vele, e se qualcosa dovesse andare storto sono sempre a disposizione gli squadroni di “fact-checker“, i vari somministratori di olio di ricino digitale e le liste di proscrizione in cui vengono inseriti i comunicatori dissidenti.

L’iniziativa è promossa dal gruppo del PPE, lo stesso del presidente del parlamento europeo Roberto Metsola. I lavori saranno ospitati dall’eurodeputata Eva Maydell e aperti dal presidente del gruppo PPE Manfred Weber.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Ucraina, in alcune zone è iniziata la ricostruzione

Sono 918 gli insediamenti che in questi giorni sono interessati da interventi di ricostruzione e dal ripristino delle forniture

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Ucraina, in alcune zone è iniziata la ricostruzione | Rec News dir. Zaira Bartucca

Si è parlato a lungo di una possibile fine delle ostilità tra Russia e Ucraina per il 9 maggio, data che nei Paesi dell’ex Unione Sovietica coincide con la Giornata della Vittoria sul nazismo. E’ difficile fornire previsioni azzeccate in uno scenario così mutevole, ma alcuni segnali di distensione stanno già giungendo. In Ucraina è infatti già iniziata la ricostruzione di alcune zone. Sono 918 gli insediamenti che in questi giorni sono interessati da bonifiche territoriali e dal ripristino delle forniture di energia elettrica, luce e gas.

Riprende anche il lavoro delle forze dell’Ordine, riaprono banche e uffici e viene nuovamente garantita l’erogazione di cure mediche all’interno degli ospedali. Inizia di nuovo l’attività del personale scolastico e si restaurano le ferrovie e le principali arterie che collegano le città. Da ieri è di nuovo attivo il tratto tra Chernihiv e Nizhyv. Anche a Sumy riprende la circolazione dei treni. Sono molti, inoltre, gli ucraini che stanno facendo marcia indietro e dall’Europa stanno rientrando nelle loro abitazioni. La situazione rimane comunque critica in alcune città, come Kharkiv e Mariupol.

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