ESTERI
La Duma di Stato russa adotta un disegno di legge che inasprisce le pene per chi fa propaganda della pedofilia
Multe fino a 800mila rubli (pari a poco più di 12.980 euro) per i cittadini e fino a 10 milioni di rubli (in questo momento, 162.254 euro) per le persone giuridiche. La Duma di Stato russa continua a usare il pugno duro contro chi si macchia di crimini contro l’innocenza dei bambini, contro la pedofilia e chi la propaganda. Dello scorso anno le misure adottate contro il social Twitter, cui il Cremlino ha imposto la rimozione di contenuti scabrosi, pena l’esilio dal Paese. Adesso l’agenzia di stampa russa Ria Novosti riporta la notizia di un disegno di legge in prima lettura che prevede sanzioni salate per i cittadini, per le persone giuridiche e per gli stranieri che si trovano in Russia (o hanno domini allocati in Russia) e divulgano contenuti dannosi per i minori.
Interessati anche pubblicità e media
Multe anche per i media e i canali internet che tentano di sdoganare, scusare o promuovere i crimini contro i bambini: per loro la multa prevista è fino a 400mila rubli (circa 6500 euro). Previsto inoltre l’inserimento nel Codice Amministrativo di un articolo che punisce chiunque “tenta di indurre i minori a cambiare il loro genere” con una multa fino a 200mila rubli per i cittadini e 4 milioni di rubli sulle persone giuridiche. Gli emendamenti alle leggi sulla pubblicità, i media e l’informazione adottati in prima lettura, vietano inoltre la diffusione di contenuti di propaganda lgbt e introducono limitazioni per l’accesso di informazioni vietate da parte dei minori. Le pene previste, inoltre, potranno subire delle variazioni al rialzo con gli emendamenti che verranno presentati in seconda lettura, come annunciato dal presidente della Duma di Stato Vyacheslav Volodin.
In Italia, intanto
In Italia, intanto, il reato di istigazione alla pedofilia è normato dall’articolo 414 bis del Codice penale e punisce chiunque induce a commettere delitti contro i bambini. Nonostante la legge non permetta scusanti di carattere letterario, artistico, storico o di costume, sono tuttora spesso tollerati i contenuti in cui la pedofilia viene trattata in modo ambiguo o in cui i maniaci vengono ritratti come vittime delle loro pulsioni. Colpa della scarsa o cattiva informazione sull’argomento, dell’omertà di molti e anche di una politica che decide deliberatamente di non far entrare nei palazzi istituzionali il dramma di decine di migliaia di bambini. I governi si succedono, i partiti scelgono i loro slogan programmatici ma non si vedono mai azioni concrete volte a prevenire il rischio di abusi. Prevedendo, per esempio, pene detentive certe e rapide per chi commette i reati di pedofilia e di sfruttamento della pedopornografia.
Non incoraggiano certo alcune scelte di Giorgia Meloni, che ha affidato il dicastero a Carlo Nordio, il magistrato che in un’occasione ha detto che la pedofilia non è un reato ma un “orientamento sessuale” (articolo e video). Fortunatamente in netto contrasto quanto espresso dall’attuale ministro alle Riforme Elisabetta Alberti Casellati ai tempi della presidenza del Senato. “Pedofilia e pedopornografia – rimarcava Casellati nel 2019 – sono piaghe che abbiamo il dovere di debellare con ogni mezzo. Si devono portare avanti azioni di contrasto ma anche campagne di prevenzione che insegnino ai minori a difendersi dalle minacce che arrivano soprattutto da internet. Bisogna intervenire per evitare che pedofili e maniaci abbiano nel web uno strumento per poter raggiungere le loro vittime e farle cadere nelle loro ignobili trappole”.
Oggi l’incarico ricoperto all’interno del governo Meloni può dare al ministro Casellati una formidabile occasione per passare dalle parole ai fatti e per giungere a una Riforma ampia che permetta di inasprire le pene per i reati contro i minori e di applicarle senza sconti. Il rischio è che – senza un intervento – determinati delitti vengano derubricati su spinte politiche e divulgative, o che i criminali si trovino a scontare le pene nel confort delle mura domestiche, dove hanno la possibilità di continuare con gli adescamenti telematici.
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