CRONACA
Smantellata rete di pedofili, tre arresti e 17 denunciati
L’operazione della Polizia Postale ha permesso di stanare una rete criminale che si nascondeva dietro account anonimi o fittizi. Il ruolo degli agenti e dei tecnici “undercover”, sotto copertura
La Comune di Mantova ha concluso un’importante operazione di tutela dei minori smantellando una rete di criminali dediti ai reati di pedofilia e pedopornografia. L’attività investigativa ha portato all’arresto di tre soggetti e a 17 denunciati per il momento in stato di libertà per aver divulgato, ceduto e detenuto immagini e video raccapriccianti riguardanti lo sfruttamento di minori. Sequestrati migliaia di file audio e video.
L’utilizzo di account anonimi o fittizi
I criminali agivano tramite account anonimi o fittizi, dove condividevano il materiale incriminato. La rete faceva affidamento su spazi cloud crittografati, nel tentativo di eludere le investigazioni e illudendosi di essere protetti dai rilievi delle Forze dell’Ordine. L’indagine – diretta dalla Procura di Palermo – è stata coordinata dal Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online (C.N.C.P.O.) del Servizio di Polizia Postale e delle Comunicazioni.
La fase esecutiva dell’attività ha interessato le province di Palermo, Agrigento e Trapani, e ha coinvolto anche personale dei Compartimenti di Polizia di Catania e Reggio Calabria, che hanno fornito supporto operativo. L’ingente materiale rinvenuto – compreso quello presente negli spazi cloud sequestrati agli indagati nel corso delle perquisizioni – è ora al vaglio dei magistrati inquirenti e della Polizia Postale, per ulteriori approfondimenti investigativi finalizzati all’identificazione delle piccole vittime e per trovare riscontri nei riguardi di altri soggetti coinvolti nello sfruttamento.
Altra operazione su larga scala dopo “Black room”
L’operazione portata a termine dalla Polizia Postale di Palermo avviene a pochi giorni di distanza dall’operazione “Black room”, che ha portato a una retata di 26 soggetti in diverse regioni italiane (Veneto, Emilia Romagna, Calabria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Umbria, Toscana). Le autorità hanno disposto la chiusura irrevocabile dei canali, dei gruppi e delle chat tramite cui i criminali si interfacciavano. L’indagine è stata diretta dalla IV Sezione fasce deboli della Procura di Napoli, condotta dalla polizia postale della Campania e coordinata dal Centro nazionale di contrasto della pedopornografia online di Roma.
Sotto copertura
Le ultime operazioni che hanno permesso di neutralizzare vaste reti di criminali dediti ai reati di pedofilia e pornografia sono state portate a termine grazie alla tecnica “undercover”, con l’ausilio di agenti e tecnici che agiscono sotto copertura infiltrandosi nei social, in chat chiuse e nei meandri del dark web. Nelle scorse settimane questa metodologia investigativa ha permesso alla Polizia di Cagliari di stanare un 42enne che ora rischia dodici anni di carcere per aver tentato di importunare una minorenne.
Un reato che qualcuno tenta di sdoganare
Le operazioni degli ultimi tempi delle Forze dell’Ordine sono tanto più importanti se si pensa che si vanno moltiplicando i contenuti web in cui si tenta di diluire e sdoganare i reati ai danni dei minori e che tentano di far passare il pedofilo come una “vittima” o un soggetto destinatario di “pregiudizi”. Basta infatti aguzzare la vista per trovare giornalisti, commentatori e opinionisti che non hanno remore né vergogna nell’articolare la pedofilia come un “fenomeno sociale”, “un comportamento” o un “orientamento”. C’è chi fa di più e parla di “comunità pedofila” e “cultura pedofila”. Ovviamente, non esiste nessuna cultura e nessuna “comunità” del genere, ma esiste di sicuro una comunità di minorenni irrimediabilmente danneggiati da orchi senza scrupoli privi di umanità.
Anche l’istigazione a commettere il reato è punita
In Italia assieme ai reati di pedofilia e di pedopornografia esiste il reato di istigazione di questo crimine, che è normato dall’articolo 414 bis del codice penale, che punisce chiunque, anche tramite lo scritto o le opere artistiche, tenta di convincere terzi a commettere illeciti contro i minori. Non si possono addurre scusanti per finalità artistiche, letterarie o divulgative, senza contare che una recente sentenza della Cassazione del 2021 ha puntualizzato che qualunque tipo di descrizione del reato – per esempio per mezzo della citazione di presunti studi “scientifici”, come spesso avviene – integra il reato di istigazione.
Il silenzio complice dei media mainstream e il ruolo degli inquinatori di pozzi
In netta controtendenza, Rec News dal 2019 – un anno dopo la pubblicazione del sito – ha aperto la sezione “contrasto della pedofilia“, nella convinzione che anche i media – spesso colpevoli di un silenzio complice che favorisce i criminali e la trasformazione del reato in “fenomeno sociale” – debbano fare la propria parte per raccontare questo crimine con i giusti termini, senza sconti ideologici verso chi non si fa remore ad arrecare danni perenni a creature innocenti. Non si tratta solo dei media mainstream: anche molti siti che si proclamano indipendenti e anti-sistema (in realtà infiltrati da gruppi di pressione) decidono di trattare il problema da un punto di vista storico, filosofico, dello spettacolo e del costume, tentando di ridurre la portata del crimine e contribuendo a minimizzare quella che è una vera e propria piaga sociale che miete migliaia di vittime ogni anno.
In un panorama preoccupante come questo a rimanere essenziale è, infine, il ruolo dei genitori, che devono essere consapevoli dei rischi in cui il minore si può imbattere nel momento in cui naviga sul web senza supervisione.
Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it
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