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L’Ucraina come un grande territorio di sperimentazione a cielo aperto. Non solo per quanto riguarda i patogeni più pericolosi e letali, ma anche per i test di guerra ibrida da parte degli USA per assicurarsi un predominio sulla Federazione Russa sondando le reazioni di contrasto alle loro tecniche. Nel 2018 l’allora presidente del programma del Pentagono sulla Difesa avanzata e la tecnologia (DARPA) presentava con toni entusiastici l’avvio della collaborazione tra Ucraina e Pentagono, che in realtà ha radici ben più lontane.

“Non forniamo loro armi o qualcosa del generechiosava Steve Walker, poi sostituito da Victoria Coleman – ma guardiamo a come aiutarli con le informazioni” (su questo si veda il ruolo dei nuovi servizi esteri ucraini permeati dalla CIA). “L’Ucraina – proseguiva il direttore della DARPA – è diventata un banco di prova per le tecniche di guerra ibrida dalla Russia. Mentre questo ha permesso a Mosca di testare nuove capacità e tecniche, offre anche l’opportunità di sviluppare tecniche di contrasto che potrebbero avvantaggiare gli Stati Uniti e i loro alleati a lungo termine. L’Ucraina, dunque, come un territorio da strapazzare, da contendersi tirando la corda da un lato e dall’altro perché – abbiamo spiegato in queste settimane – gli interessi erano e sono molteplici: politici e di mercato, legati alla presenza di biolaboratori e, si dirà presto, legati alla ricostruzione digitale e domotica di abitazioni, scuole e ospedali dotati di telemedicina. O, almeno, stando a diverse esternazioni di alcuni sindaci, questo sembra essere l’intento.

Un organismo più che controverso

Com’è noto, DARPA non è affaccendata solo in Ucraina. Da tempo immemore porta avanti programmi ad uso militare e civile che mirano a implementare connessioni tra cervello umano e computer (BCI). Non si tratta né di fantascienza né di teorie del complotto, e per comprenderlo basta guardare agli esperimenti di Neuralink, ormai conosciuti anche dal grande pubblico, e a quanto rilevato da esperti di controllo mentale come la professoressa Rauni Kilde. DARPA può contare anche su un omologo europeo che si chiama JEDI, laddove l’acronimo sta per “Joint European Disruptive Initiative”.

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1 Commento

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  1. Renato Ferriani

    10 Aprile 2022 at 07:10

    Gli USA con la scusa della democrazia e nell’800 della civilizzazione e colonizzazione hanno scatenato centinaio di guerre.Ora alleati da sempre dei britannici e grazie ai servizi segreti M5 e 6 molto efficienti ma pericoloso sono la metastasi dell’universo.Se in passato impero britannico ha causata 150 milioni di morti gli usa x stanno con i
    Loro laboratori di armi di distruzione di massa sono dannatamente rotatori di morte di massa.I patogeni non hanno confini.Il presidente della nato
    poi ieri ha fatto capire che non intende rispettare i trattati e vuole espandersi ancora più’ a est strangolando la Russia.Un buon presente e un futuro apocalittico aspetta l’umanità’.Vorrebbero ridurre la popolazione mondiale a 500 milioni da sette miliardi e mezzo.Grazie ai Rotschild Blackrock Vanguard Soros Big Farma Soros.Cmq alla lunga rimango ottimista.Io sono stato graziato dal Signore e sono rimasto bloccato nel Pacifico.Forse farò’ ritorno dopo le elezioni.Forse

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Il piano della Russia per contrastare e ribaltare le sanzioni parte dall’Artico

La nuova rotta commerciale del Mare del Nord bypasserà e lascerà a secco i Paesi ostili, trasformando le sanzioni da un problema a un trampolino di lancio. Il progetto da 1,3 trilioni di rubli che dal 2024 lancerà l’Artico nell’economia mondiale con la costruzione di quattro terminal avanzati, vettori di gas, infrastrutture all’avanguardia e una centrale nucleare galleggiante

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Il piano della Russia per contrastare (e ribaltare) le sanzioni | Rec News dir. Zaira Bartucca

Che la Russia non sarebbe uscita con le ossa rotte dopo le sanzioni imposte dall’Ue e dagli USA era chiaro. Altrettanto evidente era che lo scotto maggiore delle politiche atlantiste lo avrebbero pagato (e lo pagheranno, purtroppo) i Paesi come l’Italia. Quelli, cioè, che non possono contare su un’autonomia commerciale ed energetica, e che dunque saranno colpiti in maniera quasi irreversibile dalle sanzioni di ritorno. Un effetto boomerang voluto, secondo alcuni. Ma quello che forse non è stato considerato abbastanza, è che mentre l’Europa e l’America erano impegnate ad accrescere la retorica filo-ucraina a prescindere, a nascondere le proprie responsabilità sulla presenza di biolaboratori e a demonizzare Putin, il presidente della Federazione Russa limava assieme ai tecnici il piano per ammortizzare le sanzioni comminate, e anzi per utilizzarle come un trampolino di lancio.

Si parla spesso dell’India e della Cina quali partner privilegiati della Federazione, ma nessuno in questo frangente considera abbastanza che la Russia negli ultimi decenni ha coltivato all’interno della sua sfera di influenza diretta la piazza delle nuove frontiere energetiche, tecnologiche e commerciali: l’Artico. Già sede di basi militari russe (in alto, nella foto), secondo l’Occidente è proprio a Nord del Pianeta che si giocherà la prossima corsa alle risorse. In realtà – per quanto in parte contesa dagli USA e dai Paesi rivieraschi – nella Regione è indiscusso l’ascendente della Russia, che in questi anni ha destinato investimenti crescenti virando con ancora più decisione dopo lo scoppio del conflitto con l’Ucraina.

La corsa allo sviluppo dell’Artico e al suo popolamento

L’Artico del prossimo futuro potrebbe essere molto diverso da come è oggi, proprio grazie all’intervento della Russia, che il primo marzo del 2021 è diventata Presidente del Consiglio Artico in rappresentanza del 58% della costa e delle centinaia di migliaia di russi che già vivono nella Regione. E’ di questi giorni la presentazione di un piano di sviluppo che prevede l’investimento di 1,3 trilioni di rubli, la creazione di almeno 30mila posti di lavoro e la messa in opera di 460 progetti statali, alcuni dei quali già completati. L’obiettivo è la creazione – entro il 2024 – di nuove unità abitative, centri di ricerca, asili, scuole, strutture all’avanguardia. Una scommessa ambiziosa, supportata da iniezioni costanti di capitali, dall’invio di container colmi di risorse e da sostegni crescenti alle piccole e medie imprese stanziali. Certo la sfida più dura da vincere a certe latitudini è il freddo, ma gli sgravi, le agevolazioni e il ricorso a soluzioni innovative sono e saranno tali che è già corsa all’ulteriore popolamento delle zone artiche. Ovviamente il mainstream ha trovato il modo di falsificare anche questo, trasformando la scelta di molti ucraini di trasferirsi nelle zone artiche (dove dal 1 febbraio 2022 possono richiedere e ricevere gratuitamente appezzamenti di terreno fino a un ettaro) in “deportazioni”. Dall’Ucraina, dalla Russia e dai Paesi limitrofi a fine 2021 – riferiscono le autorità locali – erano giunte già oltre 4.000 domande per gli ettari artici, in prevalenza nelle zone di Murmansk e Arkhangelsk (i centri più industrializzati e popolati), a Yamalo-Nenets e Carelia. Ma cosa prevede il piano di rilancio dell’Artico? Vediamolo nel dettaglio.

Il piano della Russia per contrastare e ribaltare le sanzioni parte dall'Artico | Rec News dir. Zaira Bartucca
Pevek come si presentava qualche anno fa
La strategia sulle risorse: vettori di gas di classe artica, quattro terminal e un nuovo corridoio di trasporto

Al centro del quadro di sviluppo della rotta del Mare del Nord c’è la creazione di quattro terminal moderni, per i quali fino al 2030 si investiranno 300 miliardi di rubli. Alcuni, come quelli di Pevek, sono già in fase di avvio. Previsti poi un’ infrastruttura di ricerca e di soccorso, una centrale nucleare galleggiante e sistemi di monitoraggio all’avanguardia. La Russia guarda all’aumento di domanda interna di petrolio, gas e carbone, stimolando la conversione delle materie prime e aumentando le consegne verso i Paesi non ostili: cruciali, a questo proposito, sarà il riammodernamento di snodi ferroviari come la Northern Latitudinal Railway (la cosiddetta “autostrada polare”) e la costruzione di vettori di gas di classe artica. Il progetto Arctic LNG 2, prevede invece la creazione di un centro unico di impianti offshore di grande tonnellaggio a Murmansk, mentre lo sviluppo del giacimento di carbone da coke Syradasaisky garantirà il trasporto di fino a sette milioni di tonnellate di materia prima lungo la rotta del Mare del Nord entro il 2026. Secondo i presupposti, i progetti artici aggiungeranno più di 30 trilioni di rubli al PIL entro il 2035, generando entrate fiscali per 13 trilioni e permettendo di ripianare gli investimenti di bilancio in appena quattro anni.

Il piano della Russia per contrastare e ribaltare le sanzioni parte dall'Artico | Rec News dir. Zaira Bartucca
Murmansk
Così la Russia bypasserà (e lascerà a secco) i Paesi ostili

Si diceva in apertura che le sanzioni non affosseranno la Russia, ma anzi saranno un boomerang per chi le promuove. E’ vero anche per gli aspetti strettamente tecnici, tant’è che la Federazione è al lavoro con quattro rompighiaccio (altre sei sono in costruzione) per favorire un nuovo corridoio strategico di trasporto globale che riguarderà proprio la Regione Artica e che nel medio termine servirà a canalizzare la maggior parte delle spedizioni di merci. Si prevede che entro il 2030 i carichi trasportati tramite questo canale commerciale avranno superato i 200 milioni di tonnellate. A partire dal 2025, inoltre, il collettore pubblico di imprese Rosatom lancerà una linea di trasporto regolare, che aumenterà il transito internazionale di 30 milioni di tonnellate entro il 2030.

Lo snodo della salvaguardia dell’ambiente e le collaborazioni internazionali

Nell’ambito del programma di sviluppo della zona artica, attenzione è riservata anche all’ambiente, visto che si tratta di una zona che presenta una biodiversità ed ecosistemi unici nel loro genere. Attenzione sarà dunque rivolta anche alla conservazione della natura artica e a progetti di monitoraggio dello stato di permafrost, al fine di preservarne la stabilità. A questo fine la nave Severny Polyus (Polo Nord) sarà trasformata in una piattaforma di cooperazione scientifica internazionale, e lavorerà nel formato di un laboratorio operativo che fornirà la più ampia gamma di studi dei depositi inferiori e degli strati superiori dell’atmosfera.

I limiti dello sviluppo

La legge che regolamenta le possibilità di business nell’Artico è entrata in vigore nel 2020, ma è applicabile in via prevalente alle aziende di grandi dimensioni, alle nuove imprese e ai cittadini che ottengono lo status di residenti, che possono godere di numerosi incentivi e benefici fiscali. Come per tutte le dinamiche migratorie, però, il boom economico senza precedenti si sta ripercuotendo sulle popolazioni locali che sono presenti nell’Artico dal 17° secolo. Si tratta di ormai diciannove minoranze etniche e culturali che stanno dimostrando difficoltà ad integrarsi nei progetti di rilancio. Secondo il presidente della Commissione statale per lo sviluppo artico Yury Trutnev la soluzione è coinvolgere la popolazione locale nelle occupazioni tradizionali che gli sono sempre state congeniali, dunque caccia, pesca, e allevamento, e trasportarle il più possibile nell’economia “reale” garantendogli uno status giuridicamente vantaggioso. “Il compito – ha detto – è quello di riportare le occupazioni tradizionali nel settore reale dell’economia. Le comunità etniche devono ottenere lo status di imprese: in tal caso le persone che lavorano in quei settori potranno rapporti giuridici con lo Atato”.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Altro che sostegno. I biolab e la mannaia dell’Ue e degli USA sull’agricoltura e l’allevamento ucraini

Lo Ukraine Science Project e gli eventi che nel giro di qualche anno hanno trasformato lo Stato dell’ex Unione Sovietica da un concorrente di mercato a un territorio alle dipendenze di Bruxelles e degli Stati Uniti. E le politiche di indebitamento portate avanti dalla presidenza di Zelensky non faranno altro che peggiorare la situazione

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Altro che sostegno. I biolab e la mannaia dell'Ue e degli USA sull'agricoltura e l'allevamento ucraini | Rec News dir. Zaira Bartucca

Il 2014 per l’Ucraina è l’anno emblematico della guerra civile e anche quello del lavorìo dei democratici e delle aziende americane che hanno posato le mani sulle principali città dell’ex Stato dell’Unione sovietica. “L’esportazione della democrazia” questa volta è nascosta dietro lo Ukraine Science Project: centinaia di biolaboratori (foraggiati dal Pentagono e da Società opache) sparsi per Karkhiv, Poltava, Lviv, Kherson, Luhansk, Vinnytsia, Ternopil, Sumy, Zakarpatska e Mykolaïv. Una vera e propria fabbrica di armi biologiche, il centro nevralgico dei patogeni in una posizione geografica più che strategica: da un lato l’Ue e dall’altro una Russia stanca di prodursi in ultimatum sul pericolo biologico agitato ai suoi confini. Una potenziale minaccia bioterroristica per le popolazioni, ma anche per gli animali e le vegetazioni.

Anche gli Stati europei avevano le mani in pasta: il caso dell’Italia e i legami con lo IEKVUM di Karkhiv, per esempio, sono stati svelati in esclusiva da Rec News. I motivi erano politici: “Affermare l’indipendenza culturale ed economica dell’Ucraina dalla Russia e continuare l’integrazione nella società occidentale” (dirà via mail in quell’anno ad Hunter Biden l’allora vicepresidente di Metabiota Mary Guttieri), ma anche economici. Scorrendo i carteggi delle corrispondenze tra i boards di Metabiota, Rosemont Seneca Partners e il figlio di Joe Biden, si apprende che i finanziamenti della Difesa a stelle e strisce non hanno riguardato solo il ministero della Salute ucraino, ma anche il ministero dell’Agricoltura.

Sull’efficacia del “sostegno” c’è molto da discutere, così come rimane controverso il ruolo dei programmi del Pentagono, tra cui il Defence Treat Reduction Agency (DTRA). Il granaio d’Europa dai terreni neri e fertili e abitato da una fauna variegata è ufficialmente protetto dall’ “Agenzia di riduzione delle minacce”, ma i colpi al territorio ucraino si vanno – paradossalmente – moltiplicando. Tra il 2015 e il 2016 l’Ucraina viene stravolta dall’aviaria e dalla peste africana. Si manifesta perfino l’antrace, che non risparmia nemmeno gli umani. Caso vuole che su tutti i patogeni si lavorasse alacremente proprio nei biolaboratori finanziati con cifre a sei zeri: lo IEKVUM, addirittura, vantava/vanta un sottolaboratorio specializzato nella creazione di virus che colpiscono l’uccellame da alimentazione. Anche la peste suina fa cadere decine di migliaia di capi di bestiame. A fine 2015 il piccolo complesso di Kalyta (Brovary Raion, Oblast di Kiev) vengono uccisi e bruciati 60mila maiali finché – nel 2016 – l’Unione europea del “sostegno incondizionato” non vieta l’importazione di carne e pollame dall’Ucraina a causa della situazione epidemiologica del Paese.

Le conseguenze sono che già nel 2017 l’Ucraina importa più carne di quanto ne esporta, e da concorrente di mercato per quanto riguarda i lavorati si trasforma ben presto in uno Stato alle dipendenze di Bruxelles e degli Stati Uniti. E, per arrivare a oggi, il presente e il futuro non possono essere più rosei, viste le politiche di indebitamento portate avanti dalla presidenza Zelensky per la corsa agli armamenti, mentre la ricostruzione e la rigenerazione dei territori coltivati e adibiti all’allevamento si fanno sempre più lontani. Una guerra sotterranea che non si vede nei tg che non si combatte a colpi di mortaio e bombardamenti, ma all’insegna della distruzione di un territorio, delle sue risorse e del benessere collettivo. E ad essere colpevole, in questo caso, non è la Russia.

“Peste suina africana in Ucraina” – in IZS Teramo
* Ucraina: evoluzione della peste suina africana-PSA – 01/10/2015
OIE bollettino 2016 – Antrace in Ucraina

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

L’Italia tra i Paesi che collaboravano con un biolaboratorio ucraino finanziato dal Pentagono

Recnews.it | Il legame tra medici e organizzazioni italiane e lo IEKVUM di Karkhiv, dove si studiano, conservano e producono patogeni. E’ classificato come a rischio biologico alto. 194 i bio-laboratori ucraini finora noti finanziati dal Pentagono e da organizzazioni estere. La minaccia biologica agitata ai confini della Russia e dell’Ue che il mainstream non racconta e che in parte ha motivato l’intervento russo

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L'Italia tra i Paesi che collaboravano con un biolaboratorio ucraino finanziato dal Pentagono | Rec News dir. Zaira Bartucca

Si parla tanto di una minaccia nucleare che a diversi analisti di geo-politica appare infondata, ma si parla ancora poco della possibile guerra biologica – un’altra, subito dopo il covid – che si agita ai confini della Russia e della stessa Ue. Lo scorso 6 marzo RIA Novosti ha pubblicato il documento relativo all’ordine del Ministro della Salute ucraino Viktor Lyashko di distruggere gli agenti patogeni e i documenti compromettenti nei laboratori biologici finanziati dal Pentagono di Poltava e Kharkiv. Stranamente tra i media mainstream nostrani sempre pronti a fare da cassa di risonanza ai sottoposti di Zelensky, la notizia non ha avuto alcuna eco. C’è una buona ragione e risiede nei rapporti – di cui si dirà più avanti – intercorsi tra alcune organizzazioni del nostro Paese e uno di questi bio-laboratori.

Fonte: Agenzia di stampa RIA Novosti

L’11 marzo Ansa rilanciava un monito analogo dell’OMS che era tutto un’ammissione, quello cioè di “distruggere gli agenti patogeni ad alto rischio nei laboratori sanitari per prevenire potenziali fuoriuscite”.

“L’Oms ha raccomandato all’Ucraina di distruggere gli agenti patogeni ad alto rischio nei laboratori sanitari per prevenire potenziali fuoriuscite. Lo riferisce la Cnn. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha “fortemente raccomandato” al Ministero della Salute in Ucraina di distruggere in sicurezza “agenti patogeni ad alta minaccia” che potrebbero essere ospitati nei laboratori di salute pubblica del Paese al fine di prevenire “eventuali fuoriuscite. L’Oms ha anche incoraggiato “lo smaltimento sicuro e protetto di qualsiasi agente patogeno” e si è messa a disposizione per assistere se necessario e ove possibile”.

Il riferimento è ai 194 laboratori ucraini dove – almeno dal 2012 – si studiano patogeni in grado di colpire umani e animali e di contaminare spazi naturali (per esempio fiumi, laghi o piantagioni). Coronavirus, Lassa, febbre suina, peste, antrace, la lista è davvero infinita: si parla di migliaia tra virus e batteri e altrettanti esemplari di campioni di DNA di genotipi specifici schedati dai medici finanziati dal Pentagono. Un faro sull’argomento è stato acceso da RT Spagna dopo la conferenza stampa degli scorsi giorni del comandante delle truppe per la Protezione radiologica, chimica e biologica Igor Kirillov, dove è stata resa nota parte della documentazione comprovante la presenza di laboratori dove si effettua anche sperimentazione umana (reazioni a vaccini e farmaci, studi sul DNA e sull’RNA, trasmissioni di virus e batteri dagli animali all’uomo). Emblematico il caso di 4000 soldati ucraini – svelano i carteggi – volontariamente esposti a una forma di febbre emorragica.

Per uno di questi bio-laboratori – l’Istituto di Medicina Veterinaria Sperimentale e Clinica di Kharkiv – Rainews e AGI hanno perfino fatto una vera e propria levata di scudi, pubblicando due articoli quasi identici, non solo nel titolo:
Ucraina, Science: “La propaganda russa diffonde fake news sulla ricerca scientifica”
La propaganda russa diffonde fake news sulla ricerca internazionale

Il legame tra medici e organizzazioni italiane e lo IEKVUM

Scavando di un livello e incrociando i dati emersi dai documenti resi noti, si scopre che l’Italia fa parte dei Paesi che collaboravano/collaborano con l’Istituto di Medicina Veterinaria di Kharkiv (e presumibilmente con altri) assieme a Polonia, Danimarca, Serbia, Germania, Cina, Svizzera, Gran Bretagna, Spagna, Canada, Svezia e Francia. Come si può notare, se si mette da parte la Cina sono tutti Stati che stanno difendendo la retorica dell’invasione ucraina e stanno ignorando il problema dei laboratori biologici. Nella Republika Srpska a maggioranza serba la guerra in Ucraina ha addirittura fatto scoppiare un conflitto parallelo con le popolazioni croato-bosniache, mentre per quanto riguarda la Danimarca si è parlato a più riprese di una possibile e funzionale annessione alla NATO, proprio mentre il Paese si prepara – il prossimo 1 giugno – a esprimersi tramite referendum su una possibile sottomissione alla Difesa dell’Unione Europea.

Non è la difesa del popolo ucraino a motivare la retorica degli interventisti

Non è, insomma, la “causa ucraina” o “il popolo ucraino” – ignorato dal 2014 in poi, anche mentre avvenivano sanguinosi scontri nel Donbass – a motivare i vari governi che stanno inviando armi e capitali, ma piuttosto il desiderio di nascondere le proprie responsabilità e di tutelare i cospicui investimenti fatti in ambito – ancora una volta – sanitario e sperimentale. Se il covid è stata una “guerra” (biologica, più che figurata), un altro conflitto silenzioso e silenziato avveniva in un’Ucraina piegata da morbi un tempo messi da parte e poi – contestualmente alla presenza di laboratori – riesumati. Nel 2017 a Kharkiv si verifica un focolaio di Epatite virale A e altri simili si verificano a Zaporizhye, Mykolaev e Odessa (tutte zone interessate dall’operazione speciale russa di bonifica dai laboratori e dai presidi NATO). Sempre a Kharkiv nel 2019 si verificano nuovi focolai, prima di meningite e poi nuovamente di Epatite, che questa volta si manifesta in 328 soggetti, il 52% dei quali bambini.

La zona è interessata dalla presenza del Karkhiv Regional Laboratory Center, struttura dislocata al confine con la Russia finanziata dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Consultando fonti aperte, è possibile accertare due finanziamenti (uno da 1,64 milioni di dollari e uno da 440 mila dollari) erogati tramite l’appaltatore generale Black & Veatch. Non è l’unica struttura a fare capo al Pentagono, e qui torniamo al laboratorio che vanta una partnership “primaria” con organizzazioni italiane e dunque all’Istituto di Medicina Veterinaria Sperimentale e Clinica di Kharkiv. Il Centro sorge o sorgeva (la città, al pari delle altre che ospitano laboratori e presidi NATO, nelle ultime settimane è stata interessata da diversi attacchi) sull’edificio originario della vecchia clinica del 1923 in via Pushkinskaja 83, protetto da ampie mura perimetrali e alti viali alberati che lo circondano sui quattro lati.

Nel 2015 sugli insediamenti originari si sviluppa un laboratorio moderno che lavora su patogeni letali, organizzato in uno dei sotterranei dell’Istituto e ad accesso impedito ai medici ucraini. Prevalente la componente americana, ma molti sono anche i professori e le professoresse italiani. Dopo i primi cospicui foraggiamenti devoluti dall’amministrazione Obama (che, ancora senatore, visiterà il complesso per vedersi “sventolare davanti una fialetta di antrace e una di peste”, dirà in un suo libro) sorgono i problemi: i rubinetti vengono chiusi dagli stessi democratici e e al plesso rimangono i problemi di gestione e soprattutto conservazione dei patogeni. Il rischio di fuoriuscite diventa un problema concreto, ammesso dallo stesso ex presidente degli USA: “Vidi un frigo tenuto chiuso da un filo”, è il racconto allarmante che farà più tardi.

Per comprendere il pericolo agitato ai confini della Russia e della stessa Europa, bisogna sottolineare che lo IEKVUM comprende/comprendeva una raccolta di virus di malattie animali, collezioni di determinati pool genetici, colture cellulari per la medicina veterinaria e le biotecnologie. Negli anni l’Istituto ha studiato, sperimentato e manipolato i virus di aviaria, tubercolosi e altri che provocano malattie nelle zanzare, nelle api, negli uccelli e nei pesci. Il lavorìo sotterraneo prendeva corpo in 14 laboratori (uno specializzato proprio sull’aviaria) una stazione di ricerca e 5 centri di produzione. Il tutto in pieno centro di Karkhiv, ma sottoterra, al riparo da sguardi indiscreti, mentre il livello superiore (in alto, nella foto), appariva come un normale centro di ricerca. Moltiplicare almeno per cento (periferia di Kiev, Lviv, Zaporizhzhya, Mykolaiv) per comprendere l’altro volto dell’Ucraina nascosto dalla macchina della propaganda e dai dispacci dei servizi segreti esteri pilotati dalla CIA. E il ruolo delle organizzazioni italiane coinvolte, come accennato, è tutt’altro che secondario, essendo collegate a laboratori con il più alto livello di rischio biologico.

Da chi sono finanziati i biolaboratori in Ucraina

Sui finanziamenti di questi laboratori biologici è già stato scritto molto dopo la fuga di informazioni che è avvenuta tra fine febbraio e inizio marzo e dopo il punto stampa del comandante delle truppe per la Protezione radiologica, chimica e biologica Igor Kirillov. Oltre al Pentagono, le strutture possono contare sui foraggiamenti delle solite fondazioni sorosiane, sull’incubatore Black & Veatch e sulle iniezioni di capitale da parte dei Paesi coinvolti. Un ruolo cardine ha la famiglia Biden, legata – abbiamo scritto due anni fa – a doppio filo con l’Ucraina. Il riferimento è alla società di investimenti Rosemont Seneca Partners, fondata nel 2009 dal rampollo che ha avuto tanta parte anche nella nota vicenda Burisma. Gli affari erano intrecciati a quelli di Metabiota, azienda con sede a San Francisco specializzata in patogeni in grado di scatenare pandemie.


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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Zelensky ha sospeso l’attività politica a 11 partiti d’opposizione. Colpita anche la Piattaforma “Per la Vita”

L’annuncio sull’avvio delle “attività di controllo” sui soggetti sgraditi al presidente ucraino. Intanto un sito annuncia la creazione di campi di concentramento dove sarebbero detenuti i soldati russi. Con una nota di commento

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Zelensky ha sospeso l'attività politica a 11 partiti d'opposizione. Colpita anche la Piattaforma "Per la Vita" | Rec News dir. Zaira Bartucca

Abbiamo già dato conto del “Sistema di controllo presidenziale” introdotto in Ucraina con la legge del 17 febbraio del 2020. Si tratta di un complesso organismo fondato su attività di Intelligence preventive e repressive che fanno capo all’Ufficio di Zelensky e ai nuovi Servizi segreti esteri. Una normativa che in un’Ucraina attraversata da venti neo-nazisti non può che destare preoccupazione, tanto più che Volodymyr Zelensky in un video pubblicato di recente ha annunciato l’avvio di attività di “controllo e limitazione” di 11 partiti di opposizione considerati filo-russi. La decisione di impedire l’attività politica ai rivali è contestuale all’introduzione della legge marziale, cioè all’avvio del governo militare che prende decisioni assieme al presidente, il comandante in capo in mimetica che però non partecipa alle battaglie che promuove.

Colpita anche la Piattaforma di Opposizione “Per la Vita”

Il divieto di esercitare attività politica avrà ripercussioni soprattutto sulla Piattaforma di Opposizione “Per la Vita”, che fa parte degli undici soggetti bloccati. Fondata nel 1999, nel 2019 ha corso per le elezioni presidenziali e per le parlamentari. Si tratta del terzo partito d’Ucraina e fino a questo momento poteva contare su 44 dei 450 dei seggi in Parlamento. Un’ascesa ormai da riconsiderare, viste le misure repressive messe in atto da un Zelensky ormai completamente succube delle campagne progressiste del finanziatore Joe Biden, che per armare l’Ucraina ha già sborsato miliardi di dollari in più tranche. La Piattaforma Per la Vita è guidata da Victor Medvedchuck, considerato vicino a Vladimir Putin e protagonista di diverse campagne di sensibilizzazione Pro life che in Ucraina sono urgenti più che altrove: il Paese è infatti piegato dal fenomeno delle gravidanze surrogate (il cosiddetto utero in affitto). Questa pratica è promossa da cliniche come Feskov – altrove illegali – che sul suo sito in questo momento si promuove così: “Umano perfetto – Il tuo miglior investimento. Servizi di genomica umana, i geni ideali per tuo figlio” (screenshot in basso). Che l’eugenetica selettiva promossa dai nazisti stia tornando tristemente attuale, normalizzata e nascoste dietro concetti tranquillizzanti e dietro l’attività delle cliniche che permettono di acquistare esseri umani e addirittura sceglierne le caratteristiche in base al gusti degli acquirenti? Una piaga sociale e umana che in Zelensky non sembra destare preoccupazione alcuna, anzi il presidente “moderato” – ufficialmente centrista – ha deciso di bloccare le attività agli unici partiti che ne parlano.

“Umano perfetto – Il tuo miglior investimento. Servizi di genomica umana, i geni ideali per tuo figlio” – la promozione dell’utero in affitto sul sito di una clinica ucraina. Si parla di “investimento” e di “genetica ideale”. Contro la pratica si battono alcuni deli partiti sospesi da Zelensky

Quali sono i partiti ucraini sospesi

Oltre alla “Piattaforma di opposizione-per la vita» sono stati sospesi: il “Blocco dell’opposizione”, “Stato”, “Sharìa”, “Partito socialista progressista dell’Ucraina”, “Partito Socialista dell’Ucraina”, “Socialisti”, “Nostro, “Opposizione di sinistra”, “Unione delle forze di sinistra”, “Blocco di Vladimir Saldo”.

L’accusa di essere “filo-russi”

Il motivo per cui questi undici soggetti politici sono stati colpiti è presto detto: il presidente ucraino Zelensky nel video postato di recente li ha definiti “filo-russi”. Un’accusa paradossale, se si pensa che l’attività politica è svolta in rappresentanza dei territori transitati nella sfera russa (Crimea, RPD e RPL), di quelli abitati dalle minoranze russe e anche dei milioni di ucraini russofoni che rappresentano una percentuale tutt’altro che esigua. Da Mosca, del resto, da mesi giungono voci sulla soppressione di alcune Chiese Cristiane Ortodosse russe, e perfino di iniziative di cancellazione della lingua russa che starebbero avvenendo in alcuni istituti scolastici.

I campi di concentramento dove verrebbero internati i prigionieri russi

Da Mosca erano giunti già diversi avvertimenti circa la “deriva nazista” che sta interessando l’Ucraina e di cui sembra volersi rendere protagonista anche il presidente ucraino Zelensky. L’omologo russo Vladimir Putin lo scorso 24 febbraio – contestualmente all’avvio della campagna militare in Ucraina – si era appellato alla necessità di “smilitarizzare e denazificare l’Ucraina“, oltre che ripulirla dai laboratori sperimentali attrezzati per la fabbricazione di patogeni e dalle basi NATO che l’hanno trasformata in un territorio tutt’altro che neutrale. Adesso dal sito CursorInfo giunge la notizia – da confermare ma inquietante se inserita in questo contesto – di “campi di internamento” per i “prigionieri russi”. “I militari della Federazione Russa – scrivono dal sito – si arrendono volentieri in cattività quando capiscono che questa è la loro unica possibilità di morire in Ucraina”. Il clima di diffidenza e di paranoia antirussa in Ucraina, del resto, è tale che – riferiscono testimoni sul posto – capiti agli stessi ucraini di essere fermati, legati e in alcuni casi arrestati perché sospettati di essere russi o “spie”.

Nota di commento (qualche domanda retorica)

Cosa sarebbe successo se il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin avesse stoppato l’attività politica di undici partiti d’opposizione? Come avrebbe trattato la notizia il mainstream? Quanti secondi avremmo dovuto aspettare prima delle esternazioni di Navalny e del suo entourage, cioè di quei personaggi che in Russia sono stati imprigionati per aver commesso reati contro il Patrimonio dello Stato e non certo per il 2% di gradimento dei loro partiti? Se Putin – che ha definito, a ragione, l’Occidente “l’Impero della menzogna” – avesse pensato di cancellare il terzo partito russo, come sarebbe andata? E se i campi di concentramento li avesse promossi la Russia? Ancora tutto normale per “democratici”che vedono il nazismo ovunque ma si girano dall’altra parte quando inizia a manifestarsi davvero?

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Il dossier ucraino che nel 2021 predisse la guerra con la Russia. Il ruolo dei super 007 radicati all’estero

Gli spoiler del Libro Bianco”, con prefazione di Zelensky. La diaspora ucraina e il riconoscimento provvisorio delle Repubbliche di Luhansk e Donetsk e le sanzioni personali contro i funzionari russi si sono già avverati. Perché il governo di Kiev, già allora, ne sapeva più di tutti?

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Il dossier del governo ucraino che nel 2021 predisse la guerra con la Russia (Pdf). Il ruolo dei super 007 radicati all'estero | Rec News dir. Zaira Bartucca

Nel 2021 il “Біла книга” – il libro bianco istituzionale pubblicato dal governo ucraino con prefazione del presidente Volodymir Zelensky – era poco più che un bollettino ufficiale, una dispensa informativa a uso interno. Celebrava la potenza di Kiev, le sue velleità europeiste, i collegamenti con la NATO e l’Unione europea e un servizio di spionaggio tecnologicamente avanzatissimo con tentacoli ovunque, in Patria come all’estero. Una sorta di NSA dell’Est. Nel mezzo, la narrazione di un possibile conflitto con la Russia raccontato nei minimi particolari con straordinarie doti di preveggenza: le presunte cause interpretate da Palazzo Mariinskij, gli agenti provocatori, la diaspora degli ucraini e uno Stato costretto a rinunciare alla sua Ortodossia e alle tradizioni che ricordano i legami con la Russia: “Il mondo di Neanderthal che il regime del Cremlino impone oggi all’umanità” per “fermare il progresso euro-atlantico dell’Ucraina”, secondo il capo degli 007 ucraini Valery Kondratyuk. Settantaquattro pagine che servono anche a dichiarare guerra a Putin proprio nel periodo cruciale in cui Vladimyr Medinsky – ex ministro della Federazione Russa oggi mediatore nel conflitto che si è sviluppato – si sedeva al tavolo con la NATO chiedendo lo stop di ogni intromissione nei territori dell’ex Unione Sovietica. Quelli che per trattato non dovevano mai essere valicati. Un documento che assume tanto più valore dopo il rogo degli archivi operato negli scorsi giorni da parte della SBU, la Sicurezza nazionale ucraina, proprio mentre i mezzi russi iniziavano la smilitarizzazione di alcune città e la presa dei laboratori sperimentali.

“In futuro ci sarà la formazione di un nuovo ordine mondiale”

“Nei prossimi anni, lo sviluppo della situazione nel mondo sarà determinato dalla formazione di un nuovo ordine mondiale. Le conseguenze economiche della pandemia di COVID-19 apriranno la strada all’escalation del conflitto USA-Cina, catalizzeranno attori globali e regionali per la leadership geopolitica, l’accesso alle risorse naturali (energia, acqua potabile, terreni agricoli, ecc.) e stabiliranno anche il controllo sulle principali vie di trasporto e canali di comunicazione”. Si apre con questo scenario il bollettino istituzionale del 2021 del governo ucraino. Non mancano i riferimenti al mondialismo – considerato inevitabile e anzi accettato – e a un conflitto tra Stati Uniti e Cina che, dicono gli analisti oggi, rischia di scoppiare proprio a partire dall’esacerbazione del conflitto tra Russia e Ucraina in forza dell’interventismo ingiustificato della NATO. Il governo di Zelensky già allora, inspiegabilmente, ne sapeva più di tutti. “Nel tempo – scandisce il rapporto – i Paesi europei potrebbero perdere un po’ di attenzione al conflitto russo-ucraino, e alcuni di loro prenderanno provvedimenti per liberalizzare le relazioni con la Russia, ma i Paesi europei vicini perseguiranno una politica amichevole nei confronti dell’Ucraina e sosterranno le sue aspirazioni euro-atlantiche“.

Il dispiegamento di armi e basi NATO al confine dell’Ue? “Fobie della Russia imposte ai Paesi europei”

Singolare è poi l’interpretazione che il governo di Kiev dà del “dispiegamento delle ultime armi d’attacco offensive vicino ai confini dell’Ue” con l’Ucraina. Il riferimento sembra essere alle basi NATO che nell’ultimo decennio si sono andate moltiplicando. Una minaccia ibrida che non ha risparmiato il territorio conteso della Crimea e snodi cruciali come il porto di Odessa, il Mar Nero e il Mar d’Azov. “Fobie” di Putin per il governo di Zelensky, che a pagina 13 definisce la NATO “la principale organizzazione di difesa in Europa”.

Dalla Russia non sono previste grandi iniziative militari contro i nuovi membri della NATO, ma gli incidenti nell’aria, nel mare e nel cyberspazio continueranno a minacciare l’escalation del conflitto Russia-NATO a causa di scontri non intenzionali. La NATO rimarrà la principale organizzazione di difesa in Europa. L’Alleanza dimostrerà una politica della porta aperta per l’Ucraina e aumenterà la cooperazione con il nostro Paese nel rafforzamento del settore della sicurezza e della difesa. Tuttavia, la Russia cercherà di bloccare tale cooperazione sia provocando una spaccatura nella società ucraina sull’adesione alla NATO sia indebolendo l’unità dell’Alleanza nell’ammettere l’Ucraina nell’Organizzazione. Aumenteranno le minacce legate ai cambiamenti climatici, gli squilibri negli ecosistemi delle singole regioni, che comporteranno un aumento della migrazione globale, l’esacerbazione dell’accesso a cibo di qualità e sicuro e l’acqua potabile”.

“In Russia ci sarà un trasferimento di potere”

Particolare attenzione nel libro bianco è destinata prevedibilmente anche al presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, che secondo Kiev si preparerà a lasciare il posto a causa delle presunte condizioni di salute cagionevoli. Il rapporto prevede la destituzione di Putin – non è chiaro con quali mezzi e per mezzo dell’intervento di chi – ma non la fine del “putinismo”. “Il contesto internazionale generale – si legge nel dossier promosso dal governo ucraino e dagli 007 ucraini e stranieri – è sfavorevole alla Russia per diversi fattori, tra cui la vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali americane. La Russia sta cambiando tattica in modo flessibile nella direzione ucraina, ma l’obiettivo strategico rimane lo stesso: impedire un’Ucraina orientata ad Occidente. Così, sullo sfondo di problemi sempre più evidenti con la salute di Putin, la notevole difficoltà per lui di svolgere fisicamente le funzioni pubbliche di Capo di Stato in Russia ha de facto iniziato il periodo di trasferimento del potere. Indipendentemente dall’opzione specifica (“Putin è un presidente permanente”, “Putin è il leader della nazione”, “Putin è un tandem”, “Il successore di Putin”, ecc.), lo scenario di base per il medio termine è di mantenere il modello statale del “Putinismo” in Russia, con o senza Putin“.

Anche le sanzioni personali contro i funzionari russi e il riconoscimento di Luhansk e di Donetsk erano stati previsti: “Serviranno a giungere a una soluzione pacifica, poi ci saranno le elezioni”

Il dossier del governo ucraino del 2021 prevede anche il riconoscimento ufficiale – allora piuttosto lontano – dei territori di Luhansk (LPR, Repubblica popolare di Luhansk) e di Donetsk (DPR, Repubblica popolare di Donetsk). Come si ricorderà, la proclamazione dell’indipendenza del territorio e il trattato di mutuo soccorso tra la Russia e la nuove Repubbliche sono stati suggellati al Cremlino il 21 febbraio di quest’anno, e negli intenti della Federazione Russa avrebbero dovuto fermare parte delle ostilità. Poi però sono arrivate le provocazioni militari che russi e ucraini si attribuiscono a vicenda e i primi attacchi del 24 febbraio. Una situazione composita di cui nel 2021 non si poteva avere ancora contezza, e che nessuno – ad eccezione dello staff di Zelensky che ne scriveva apertamente – in Ucraina poteva immaginare. “Sarà riconosciuto – scrivono gli interessati – lo statuto speciale di questi territori. In sostanza, si tratta della loro sovranità, che prevede una piena sanatoria per funzionari e militanti della “DPR” e della “LPR”, svolgendo elezioni con la partecipazione di rappresentanti delle autoproclamate “repubbliche”. Bisognerà risolvere i problemi ambientali che da oltre 5 anni di ostilità e occupazione sono diventati quasi catastrofici, e ottenere la revoca delle sanzioni occidentali alla Russia nei settori del commercio, della finanza e della tecnologia a causa dei fattori di cui sopra, nonché la revoca delle sanzioni personali contro gli alti funzionari russi. Allo stesso tempo, le intenzioni tattiche della Federazione Russa in merito ai territori occupati degli oblast di Donetsk e Luhansk nel periodo precedente il loro pieno reinserimento in Ucraina, prevedono il riconoscimento (formale o informale) da parte dell’Ucraina delle cosiddette DPR e LPR come soggetti a pieno titolo del processo negoziale per una soluzione pacifica“.

“Nelle nuove Repubbliche si testeranno tecnologie di controllo, nuovi equipaggiamenti militarie e farmaci e vaccini che non hanno superato tutte le fasi di sperimentazione”

Una parte decisamente inquietante riguarda i test che starebbero avvenendo o avverranno sulle popolazioni delle Repubbliche di Luhansk e di Donetsk. Secondo il documento, questi territori sarebbero utilizzati come “territorio dove si testano tecnologie di controllo”. In particolare, lo scenario delineato in fieri riguarda (pagina 23):

  • La riduzione della popolazione, il suo ritorno a forme primitive di relazioni economiche”
  • Test nei territori temporaneamente occupati di nuovo equipaggiamento militare, che non ha ancora superato tutte le fasi dei test e potrebbe essere imperfetto”
  • “Test segreti sulla popolazione delle “repubbliche” di nuovi farmaci e vaccini che non hanno superato tutte le fasi di test necessarie”, non è chiaro se da parte ucraina o da parte russa, anche se lo stesso governo ucraino ammette che dal Cremlino si stia lavorando “a una legittimazione delle Repubbliche attraverso l’ottenimento del cessate il fuoco” (pagina 25).

“Armi di distruzione di massa nelle acque antistanti l’Ucraina”

Abbiamo scritto varie volte della volontà di Mosca di “smilitarizzare” i territori ucraini illegittimamente occupati dalla NATO che starebbe caratterizzando quella che il Cremlino definisce “un’operazione militare speciale”. Non una guerra o un’invasione, ma la liberazione dell’Ucraina dai presidi stranieri che si sono installati per trasformare il granaio d’Europa nel deposito di armi nucleari e sperimentali della nuova Europa. La conferma arriva dalla stessa Kiev, che nelle pagine del Libro Bianco – a sorpresa – sferra un attacco contro alcuni organismi internazionali. “E’ stata confermata – scrivono i funzionari ucraini – l’inefficienza delle principali istituzioni di sicurezza (ONU, OSCE) nella risoluzione dei conflitti regionali. Allo stesso tempo, c’è stata una tendenza alla militarizzazione dei territori e delle acque adiacenti al confine ucraino, distruggendo l’attuale sistema di accordi internazionali nel campo della non proliferazione delle armi di distruzione di massa, delle tecnologie sensibili e della conoscenza; maggiore influenza sull’ambiente di sicurezza regionale da parte della Federazione Russa e di altri Paesi che cercano di realizzare le proprie ambizioni, compreso l’uso delle risorse dell’Ucraina (territorio, potenziale scientifico e tecnologico, risorse agricole, idriche, umane e di altro tipo). (…) “In questo contesto, la regione dell’Azov-Mar Nero è considerata da Mosca come un’importante testa di ponte per l’espansione nel Mediterraneo, nel Medio Oriente e nel continente africano. La militarizzazione della Crimea annessa svolge un ruolo chiave nel modificare l’equilibrio politico-militare nella regione del Mar Nero, in particolare istituendo un sistema per limitare la libertà d’azione della NATO nella regione”. Tutto ciò anche per preservare nel lungo periodo – scrive il governo ucraino – “l’espansione umanitaria del “mondo russo” nello spazio post-sovietico, le sue idee di messianismo ortodosso, l’anti-americanismo e la diffusione di idee euroscettiche”. Un qualcosa che lo staff del presidente Zelensky, dal principio in comunione di intenti con gli Usa di Biden, con Bruxelles e con i vertici della NATO, non può ovviamente tollerare.

Il quartier generale della SZRU in Ucraina

I nuovi servizi segreti esteri (SZRU)

L’ultima parte del libro bianco, quella che parla del “Servizio di intelligence straniera dell’Ucraina”, è una delle più discutibili. Tracciamo prima un quadro di insieme: il 17 settembre del 2020 la Verkhovna Rada approva la normativa che regolamenta i nuovi servizi segreti ucraini (SZRU). trasformandoli di fatto in un presidio di organismi che agiscono in territorio extra-ucraino. L’acronimo ricorda quello della CIA, in ucraino ZRU. La legge ha previsto l’introduzione di un’Accademia dei Servizi Segreti dell’Ucraina, con corsi di formazione che possono durare “da un giorno a sei mesi”. Uno sforzo di controllo e di passaggio di informazioni rilevanti che il governo di Zelensky – supportato dalla NATO, dall’UE e di recente dal Fondo Monetario Internazionale con iniezioni cospicue di capitali – supporta con stanziamenti multi-milionari. Nel solo 2021, l’Ucraina ha destinato 4 miliardi di grivne per finanziare il Servizio di Intelligence estera. Il governo chiarisce che anche nel quadriennio 2021-2025 i “fondi dei contribuenti saranno destinati a due aree chiave: il rafforzamento drastico delle agenzie di Intelligence all’estero e il corretto livello di remunerazione dei militari SZRU“, che devono essere “fluenti in diverse lingue straniere“. La legge varata nel 2020 prevede inoltre “nuovi e progressivi standard di protezione per le spie, che avranno anche alloggio, sicurezza sociale e assicurazione sanitaria”. I compiti della SZRU li descrive lo stesso staff di Zelenskij nel dossier che stiamo analizzando, e tra questi c’è “la partecipazione delle istituzioni ucraine all’estero e la sicurezza dei cittadini ucraini inviati all’estero che sono a conoscenza di informazioni che costituiscono un segreto di Stato“. Attività di intromissione nella sovranità degli Stati esteri e di spionaggio, per riassumere. L’Ucraina è inoltre uno dei Paesi di elezione per lo sviluppo dell’Intelligence elettronica e degli strumenti di analisi predittiva, in buono stile Minority Report. “Il Dipartimento di intelligence tecnica e le sue divisioni situate nelle regioni del Paese – è quanto viene chiarito – dispongono di attrezzature uniche, specialisti esperti nel campo dell’intercettazione radio e della crittografia, programmatori di sistemi e analisti. Ciò consente di ottenere regolarmente informazioni riservate di particolare valore di natura politica, economica, scientifica, tecnica e militare-strategica”. (…) “Ai consumatori di informazioni di intelligencecontinua il rapporto governativo – vengono forniti dati tempestivi e predittivi su questioni prioritarie, che vengono utilizzati nella preparazione di decisioni importanti, negoziati con partner stranieri“.

L’introduzione del sistema di controllo presidenziale

Se una legge del genere fosse stata promossa dalla Duma anziché dalla Verkhovna Rada, ne avremmo sentito delle belle. La normativa passata il 17 febbraio di due anni fa, infatti, fa in modo che venga relegato nelle mani del solo Zelenskij, comico prestato alla politica, un controllo praticamente illimitato. Il controllo capillare dell’informazione e i toni propagandistici promossi in Ucraina e all’estero non è che il riflesso di questo nuovo regime. Nel libro bianco che stiamo analizzando viene chiamato “Sistema di controllo presidenziale”, ed è esercitato attraverso la direzione generale del Capo di Stato da parte del Servizio di Intelligence estero. “Questa ripartizione dei poteri di controllo – chiariscono le istituzioni ucraine – corrisponde a standard democratici ed è vicina ai principi di base del controllo e della supervisione delle attività di intelligence secondo gli standard europei“. (…) “SZRU cambiò radicalmente la sua organizzazione e la sua geografia nel 2014 anno dello scoppio della guerra civile, nda – attribuendo particolare importanza alla cooperazione internazionale con le autorità competenti di Stati esteri e organizzazioni internazionali. Il Servizio ha ufficialmente stabilito e mantiene contatti con 174 agenzie di intelligence, speciali e forze dell’ordine in 84 Paesi“.

Il lavorìo della SZRU per annettere l’Ucraina alla NATO e alla UE

La parte finale del dossier motiva la complessa attività di Intelligence appena delineata, getta una nuova luce sulla macchina della propaganda che si è mossa in perfetta sincronia dopo lo scoppio dei conflitti con la Russia e – se vogliamo – dà ragione alla Federazione Russa e ai suoi timori di intromissione da parte della NATO nei territori dell’ex Unione Sovietica. E’ scritto chiaramente nel Біла книга:

“L’Ucraina sta perseguendo un percorso strategico verso la piena adesione all’Unione Europea e all’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO, nda). Pertanto, più attiva e produttiva è la cooperazione della SZRU con le agenzie di intelligence e i servizi speciali della NATO e degli Stati membri dell’UE. La SZRU ha iniziato a implementare attivamente l’esperienza dei Paesi occidentali sviluppati nel campo dell’intelligence. A loro volta, i partner stranieri hanno mostrato grande interesse per le capacità dell’intelligence strategica ucraina. Dopotutto, la SZRU è stata in grado di colmare le lacune nella comprensione degli strumenti e della logica delle azioni ibride della Russia nell’arena internazionale. Nuove forme di cooperazione con i partner occidentali hanno consentito all’Ucraina di ottenere lo status di partner della NATO con capacità potenziate nell’ambito dell’Iniziativa di interoperabilità del partenariato. Oggi, la SZRU partecipa a tutti i formati di cooperazione che l’Alleanza offre ai servizi di intelligence partner. E dal 2018, la SZRU partecipa come osservatore a forum sotto gli auspici dell’Alleanza del Nord Atlantico, che in precedenza si svolgevano esclusivamente con i membri della NATO. La SZRU sta lavorando attivamente per diventare un partecipante a pieno titolo nel sistema di comunicazione a breve termine di intelligence e servizi speciali dell’Alleanza del Nord Atlantico. Abbiamo inoltre in programma di intensificare ed espandere la presenza dell’intelligence ucraina nelle pertinenti strutture collegiali della NATO e dell’UE. La SZRU mantiene intensi contatti con i servizi speciali di alcuni paesi del Medio Oriente e della regione. La SZRU ha stabilito un regolare scambio di informazioni con partner stranieri. Oltre all’enfasi sulle questioni russe, la sfera universale della cooperazione internazionale della SZRU con i servizi di intelligence stranieri è la formazione professionale dei dipendenti in vari settori delle attività di intelligence. La formazione sistematica e l’istruzione in corsi specialistici in centri di formazione specializzati esteri sono diventati parte integrante dello sviluppo professionale del personale del Servizio. Il servizio è aperto per l’attuazione di audaci progetti congiunti in vari settori delle attività di intelligence e ha servizi che si possono offrire ai partner“.

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