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Nel 2021 il “Біла книга” – il libro bianco istituzionale pubblicato dal governo ucraino con prefazione del presidente Volodymir Zelensky – era poco più che un bollettino ufficiale, una dispensa informativa a uso interno. Celebrava la potenza di Kiev, le sue velleità europeiste, i collegamenti con la NATO e l’Unione europea e un servizio di spionaggio tecnologicamente avanzatissimo con tentacoli ovunque, in Patria come all’estero. Una sorta di NSA dell’Est. Nel mezzo, la narrazione di un possibile conflitto con la Russia raccontato nei minimi particolari con straordinarie doti di preveggenza: le presunte cause interpretate da Palazzo Mariinskij, gli agenti provocatori, la diaspora degli ucraini e uno Stato costretto a rinunciare alla sua Ortodossia e alle tradizioni che ricordano i legami con la Russia: “Il mondo di Neanderthal che il regime del Cremlino impone oggi all’umanità” per “fermare il progresso euro-atlantico dell’Ucraina”, secondo il capo degli 007 ucraini Valery Kondratyuk. Settantaquattro pagine che servono anche a dichiarare guerra a Putin proprio nel periodo cruciale in cui Vladimyr Medinsky – ex ministro della Federazione Russa oggi mediatore nel conflitto che si è sviluppato – si sedeva al tavolo con la NATO chiedendo lo stop di ogni intromissione nei territori dell’ex Unione Sovietica. Quelli che per trattato non dovevano mai essere valicati. Un documento che assume tanto più valore dopo il rogo degli archivi operato negli scorsi giorni da parte della SBU, la Sicurezza nazionale ucraina, proprio mentre i mezzi russi iniziavano la smilitarizzazione di alcune città e la presa dei laboratori sperimentali.

“In futuro ci sarà la formazione di un nuovo ordine mondiale”

“Nei prossimi anni, lo sviluppo della situazione nel mondo sarà determinato dalla formazione di un nuovo ordine mondiale. Le conseguenze economiche della pandemia di COVID-19 apriranno la strada all’escalation del conflitto USA-Cina, catalizzeranno attori globali e regionali per la leadership geopolitica, l’accesso alle risorse naturali (energia, acqua potabile, terreni agricoli, ecc.) e stabiliranno anche il controllo sulle principali vie di trasporto e canali di comunicazione”. Si apre con questo scenario il bollettino istituzionale del 2021 del governo ucraino. Non mancano i riferimenti al mondialismo – considerato inevitabile e anzi accettato – e a un conflitto tra Stati Uniti e Cina che, dicono gli analisti oggi, rischia di scoppiare proprio a partire dall’esacerbazione del conflitto tra Russia e Ucraina in forza dell’interventismo ingiustificato della NATO. Il governo di Zelensky già allora, inspiegabilmente, ne sapeva più di tutti. “Nel tempo – scandisce il rapporto – i Paesi europei potrebbero perdere un po’ di attenzione al conflitto russo-ucraino, e alcuni di loro prenderanno provvedimenti per liberalizzare le relazioni con la Russia, ma i Paesi europei vicini perseguiranno una politica amichevole nei confronti dell’Ucraina e sosterranno le sue aspirazioni euro-atlantiche“.

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Il dispiegamento di armi e basi NATO al confine dell’Ue? “Fobie della Russia imposte ai Paesi europei”

Singolare è poi l’interpretazione che il governo di Kiev dà del “dispiegamento delle ultime armi d’attacco offensive vicino ai confini dell’Ue” con l’Ucraina. Il riferimento sembra essere alle basi NATO che nell’ultimo decennio si sono andate moltiplicando. Una minaccia ibrida che non ha risparmiato il territorio conteso della Crimea e snodi cruciali come il porto di Odessa, il Mar Nero e il Mar d’Azov. “Fobie” di Putin per il governo di Zelensky, che a pagina 13 definisce la NATO “la principale organizzazione di difesa in Europa”.

Dalla Russia non sono previste grandi iniziative militari contro i nuovi membri della NATO, ma gli incidenti nell’aria, nel mare e nel cyberspazio continueranno a minacciare l’escalation del conflitto Russia-NATO a causa di scontri non intenzionali. La NATO rimarrà la principale organizzazione di difesa in Europa. L’Alleanza dimostrerà una politica della porta aperta per l’Ucraina e aumenterà la cooperazione con il nostro Paese nel rafforzamento del settore della sicurezza e della difesa. Tuttavia, la Russia cercherà di bloccare tale cooperazione sia provocando una spaccatura nella società ucraina sull’adesione alla NATO sia indebolendo l’unità dell’Alleanza nell’ammettere l’Ucraina nell’Organizzazione. Aumenteranno le minacce legate ai cambiamenti climatici, gli squilibri negli ecosistemi delle singole regioni, che comporteranno un aumento della migrazione globale, l’esacerbazione dell’accesso a cibo di qualità e sicuro e l’acqua potabile”.

“In Russia ci sarà un trasferimento di potere”

Particolare attenzione nel libro bianco è destinata prevedibilmente anche al presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, che secondo Kiev si preparerà a lasciare il posto a causa delle presunte condizioni di salute cagionevoli. Il rapporto prevede la destituzione di Putin – non è chiaro con quali mezzi e per mezzo dell’intervento di chi – ma non la fine del “putinismo”. “Il contesto internazionale generale – si legge nel dossier promosso dal governo ucraino e dagli 007 ucraini e stranieri – è sfavorevole alla Russia per diversi fattori, tra cui la vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali americane. La Russia sta cambiando tattica in modo flessibile nella direzione ucraina, ma l’obiettivo strategico rimane lo stesso: impedire un’Ucraina orientata ad Occidente. Così, sullo sfondo di problemi sempre più evidenti con la salute di Putin, la notevole difficoltà per lui di svolgere fisicamente le funzioni pubbliche di Capo di Stato in Russia ha de facto iniziato il periodo di trasferimento del potere. Indipendentemente dall’opzione specifica (“Putin è un presidente permanente”, “Putin è il leader della nazione”, “Putin è un tandem”, “Il successore di Putin”, ecc.), lo scenario di base per il medio termine è di mantenere il modello statale del “Putinismo” in Russia, con o senza Putin“.

Anche le sanzioni personali contro i funzionari russi e il riconoscimento di Luhansk e di Donetsk erano stati previsti: “Serviranno a giungere a una soluzione pacifica, poi ci saranno le elezioni”

Il dossier del governo ucraino del 2021 prevede anche il riconoscimento ufficiale – allora piuttosto lontano – dei territori di Luhansk (LPR, Repubblica popolare di Luhansk) e di Donetsk (DPR, Repubblica popolare di Donetsk). Come si ricorderà, la proclamazione dell’indipendenza del territorio e il trattato di mutuo soccorso tra la Russia e la nuove Repubbliche sono stati suggellati al Cremlino il 21 febbraio di quest’anno, e negli intenti della Federazione Russa avrebbero dovuto fermare parte delle ostilità. Poi però sono arrivate le provocazioni militari che russi e ucraini si attribuiscono a vicenda e i primi attacchi del 24 febbraio. Una situazione composita di cui nel 2021 non si poteva avere ancora contezza, e che nessuno – ad eccezione dello staff di Zelensky che ne scriveva apertamente – in Ucraina poteva immaginare. “Sarà riconosciuto – scrivono gli interessati – lo statuto speciale di questi territori. In sostanza, si tratta della loro sovranità, che prevede una piena sanatoria per funzionari e militanti della “DPR” e della “LPR”, svolgendo elezioni con la partecipazione di rappresentanti delle autoproclamate “repubbliche”. Bisognerà risolvere i problemi ambientali che da oltre 5 anni di ostilità e occupazione sono diventati quasi catastrofici, e ottenere la revoca delle sanzioni occidentali alla Russia nei settori del commercio, della finanza e della tecnologia a causa dei fattori di cui sopra, nonché la revoca delle sanzioni personali contro gli alti funzionari russi. Allo stesso tempo, le intenzioni tattiche della Federazione Russa in merito ai territori occupati degli oblast di Donetsk e Luhansk nel periodo precedente il loro pieno reinserimento in Ucraina, prevedono il riconoscimento (formale o informale) da parte dell’Ucraina delle cosiddette DPR e LPR come soggetti a pieno titolo del processo negoziale per una soluzione pacifica“.

“Nelle nuove Repubbliche si testeranno tecnologie di controllo, nuovi equipaggiamenti militarie e farmaci e vaccini che non hanno superato tutte le fasi di sperimentazione”

Una parte decisamente inquietante riguarda i test che starebbero avvenendo o avverranno sulle popolazioni delle Repubbliche di Luhansk e di Donetsk. Secondo il documento, questi territori sarebbero utilizzati come “territorio dove si testano tecnologie di controllo”. In particolare, lo scenario delineato in fieri riguarda (pagina 23):

  • La riduzione della popolazione, il suo ritorno a forme primitive di relazioni economiche”
  • Test nei territori temporaneamente occupati di nuovo equipaggiamento militare, che non ha ancora superato tutte le fasi dei test e potrebbe essere imperfetto”
  • “Test segreti sulla popolazione delle “repubbliche” di nuovi farmaci e vaccini che non hanno superato tutte le fasi di test necessarie”, non è chiaro se da parte ucraina o da parte russa, anche se lo stesso governo ucraino ammette che dal Cremlino si stia lavorando “a una legittimazione delle Repubbliche attraverso l’ottenimento del cessate il fuoco” (pagina 25).

“Armi di distruzione di massa nelle acque antistanti l’Ucraina”

Abbiamo scritto varie volte della volontà di Mosca di “smilitarizzare” i territori ucraini illegittimamente occupati dalla NATO che starebbe caratterizzando quella che il Cremlino definisce “un’operazione militare speciale”. Non una guerra o un’invasione, ma la liberazione dell’Ucraina dai presidi stranieri che si sono installati per trasformare il granaio d’Europa nel deposito di armi nucleari e sperimentali della nuova Europa. La conferma arriva dalla stessa Kiev, che nelle pagine del Libro Bianco – a sorpresa – sferra un attacco contro alcuni organismi internazionali. “E’ stata confermata – scrivono i funzionari ucraini – l’inefficienza delle principali istituzioni di sicurezza (ONU, OSCE) nella risoluzione dei conflitti regionali. Allo stesso tempo, c’è stata una tendenza alla militarizzazione dei territori e delle acque adiacenti al confine ucraino, distruggendo l’attuale sistema di accordi internazionali nel campo della non proliferazione delle armi di distruzione di massa, delle tecnologie sensibili e della conoscenza; maggiore influenza sull’ambiente di sicurezza regionale da parte della Federazione Russa e di altri Paesi che cercano di realizzare le proprie ambizioni, compreso l’uso delle risorse dell’Ucraina (territorio, potenziale scientifico e tecnologico, risorse agricole, idriche, umane e di altro tipo). (…) “In questo contesto, la regione dell’Azov-Mar Nero è considerata da Mosca come un’importante testa di ponte per l’espansione nel Mediterraneo, nel Medio Oriente e nel continente africano. La militarizzazione della Crimea annessa svolge un ruolo chiave nel modificare l’equilibrio politico-militare nella regione del Mar Nero, in particolare istituendo un sistema per limitare la libertà d’azione della NATO nella regione”. Tutto ciò anche per preservare nel lungo periodo – scrive il governo ucraino – “l’espansione umanitaria del “mondo russo” nello spazio post-sovietico, le sue idee di messianismo ortodosso, l’anti-americanismo e la diffusione di idee euroscettiche”. Un qualcosa che lo staff del presidente Zelensky, dal principio in comunione di intenti con gli Usa di Biden, con Bruxelles e con i vertici della NATO, non può ovviamente tollerare.

Il quartier generale della SZRU in Ucraina

I nuovi servizi segreti esteri (SZRU)

L’ultima parte del libro bianco, quella che parla del “Servizio di intelligence straniera dell’Ucraina”, è una delle più discutibili. Tracciamo prima un quadro di insieme: il 17 settembre del 2020 la Verkhovna Rada approva la normativa che regolamenta i nuovi servizi segreti ucraini (SZRU). trasformandoli di fatto in un presidio di organismi che agiscono in territorio extra-ucraino. L’acronimo ricorda quello della CIA, in ucraino ZRU. La legge ha previsto l’introduzione di un’Accademia dei Servizi Segreti dell’Ucraina, con corsi di formazione che possono durare “da un giorno a sei mesi”. Uno sforzo di controllo e di passaggio di informazioni rilevanti che il governo di Zelensky – supportato dalla NATO, dall’UE e di recente dal Fondo Monetario Internazionale con iniezioni cospicue di capitali – supporta con stanziamenti multi-milionari. Nel solo 2021, l’Ucraina ha destinato 4 miliardi di grivne per finanziare il Servizio di Intelligence estera. Il governo chiarisce che anche nel quadriennio 2021-2025 i “fondi dei contribuenti saranno destinati a due aree chiave: il rafforzamento drastico delle agenzie di Intelligence all’estero e il corretto livello di remunerazione dei militari SZRU“, che devono essere “fluenti in diverse lingue straniere“. La legge varata nel 2020 prevede inoltre “nuovi e progressivi standard di protezione per le spie, che avranno anche alloggio, sicurezza sociale e assicurazione sanitaria”. I compiti della SZRU li descrive lo stesso staff di Zelenskij nel dossier che stiamo analizzando, e tra questi c’è “la partecipazione delle istituzioni ucraine all’estero e la sicurezza dei cittadini ucraini inviati all’estero che sono a conoscenza di informazioni che costituiscono un segreto di Stato“. Attività di intromissione nella sovranità degli Stati esteri e di spionaggio, per riassumere. L’Ucraina è inoltre uno dei Paesi di elezione per lo sviluppo dell’Intelligence elettronica e degli strumenti di analisi predittiva, in buono stile Minority Report. “Il Dipartimento di intelligence tecnica e le sue divisioni situate nelle regioni del Paese – è quanto viene chiarito – dispongono di attrezzature uniche, specialisti esperti nel campo dell’intercettazione radio e della crittografia, programmatori di sistemi e analisti. Ciò consente di ottenere regolarmente informazioni riservate di particolare valore di natura politica, economica, scientifica, tecnica e militare-strategica”. (…) “Ai consumatori di informazioni di intelligencecontinua il rapporto governativo – vengono forniti dati tempestivi e predittivi su questioni prioritarie, che vengono utilizzati nella preparazione di decisioni importanti, negoziati con partner stranieri“.

L’introduzione del sistema di controllo presidenziale

Se una legge del genere fosse stata promossa dalla Duma anziché dalla Verkhovna Rada, ne avremmo sentito delle belle. La normativa passata il 17 febbraio di due anni fa, infatti, fa in modo che venga relegato nelle mani del solo Zelenskij, comico prestato alla politica, un controllo praticamente illimitato. Il controllo capillare dell’informazione e i toni propagandistici promossi in Ucraina e all’estero non è che il riflesso di questo nuovo regime. Nel libro bianco che stiamo analizzando viene chiamato “Sistema di controllo presidenziale”, ed è esercitato attraverso la direzione generale del Capo di Stato da parte del Servizio di Intelligence estero. “Questa ripartizione dei poteri di controllo – chiariscono le istituzioni ucraine – corrisponde a standard democratici ed è vicina ai principi di base del controllo e della supervisione delle attività di intelligence secondo gli standard europei“. (…) “SZRU cambiò radicalmente la sua organizzazione e la sua geografia nel 2014 anno dello scoppio della guerra civile, nda – attribuendo particolare importanza alla cooperazione internazionale con le autorità competenti di Stati esteri e organizzazioni internazionali. Il Servizio ha ufficialmente stabilito e mantiene contatti con 174 agenzie di intelligence, speciali e forze dell’ordine in 84 Paesi“.

Il lavorìo della SZRU per annettere l’Ucraina alla NATO e alla UE

La parte finale del dossier motiva la complessa attività di Intelligence appena delineata, getta una nuova luce sulla macchina della propaganda che si è mossa in perfetta sincronia dopo lo scoppio dei conflitti con la Russia e – se vogliamo – dà ragione alla Federazione Russa e ai suoi timori di intromissione da parte della NATO nei territori dell’ex Unione Sovietica. E’ scritto chiaramente nel Біла книга:

“L’Ucraina sta perseguendo un percorso strategico verso la piena adesione all’Unione Europea e all’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO, nda). Pertanto, più attiva e produttiva è la cooperazione della SZRU con le agenzie di intelligence e i servizi speciali della NATO e degli Stati membri dell’UE. La SZRU ha iniziato a implementare attivamente l’esperienza dei Paesi occidentali sviluppati nel campo dell’intelligence. A loro volta, i partner stranieri hanno mostrato grande interesse per le capacità dell’intelligence strategica ucraina. Dopotutto, la SZRU è stata in grado di colmare le lacune nella comprensione degli strumenti e della logica delle azioni ibride della Russia nell’arena internazionale. Nuove forme di cooperazione con i partner occidentali hanno consentito all’Ucraina di ottenere lo status di partner della NATO con capacità potenziate nell’ambito dell’Iniziativa di interoperabilità del partenariato. Oggi, la SZRU partecipa a tutti i formati di cooperazione che l’Alleanza offre ai servizi di intelligence partner. E dal 2018, la SZRU partecipa come osservatore a forum sotto gli auspici dell’Alleanza del Nord Atlantico, che in precedenza si svolgevano esclusivamente con i membri della NATO. La SZRU sta lavorando attivamente per diventare un partecipante a pieno titolo nel sistema di comunicazione a breve termine di intelligence e servizi speciali dell’Alleanza del Nord Atlantico. Abbiamo inoltre in programma di intensificare ed espandere la presenza dell’intelligence ucraina nelle pertinenti strutture collegiali della NATO e dell’UE. La SZRU mantiene intensi contatti con i servizi speciali di alcuni paesi del Medio Oriente e della regione. La SZRU ha stabilito un regolare scambio di informazioni con partner stranieri. Oltre all’enfasi sulle questioni russe, la sfera universale della cooperazione internazionale della SZRU con i servizi di intelligence stranieri è la formazione professionale dei dipendenti in vari settori delle attività di intelligence. La formazione sistematica e l’istruzione in corsi specialistici in centri di formazione specializzati esteri sono diventati parte integrante dello sviluppo professionale del personale del Servizio. Il servizio è aperto per l’attuazione di audaci progetti congiunti in vari settori delle attività di intelligence e ha servizi che si possono offrire ai partner“.

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Direttore e Founder di Rec News, Giornalista. Inizia a scrivere nel 2010 per la versione cartacea dell'attuale Quotidiano del Sud. Presso la testata ottiene l'abilitazione per iscriversi all'Albo nazionale dei giornalisti, che avviene nel 2013. Dal 2015 è giornalista praticante. Ha firmato diverse inchieste per quotidiani, siti e settimanali sulla sanità calabrese, sulle ambiguità dell'Ordine dei giornalisti, sul sistema Riace, sui rapporti tra imprenditoria e Vaticano, sulle malattie professionali e sulle correlazioni tra determinati fattori ambientali e l'incidenza di particolari patologie. Più di recente, sull'affare Coronavirus e su "Milano come Bibbiano". Tra gli intervistati Gunter Pauli, Vittorio Sgarbi, Giulio Tarro, Armando Siri, Gianmarco Centinaio, Michela Marzano, Vito Crimi, Daniela Santanché. Premio Comunical (2014, Corecom/AgCom). Autrice de "I padroni di Riace - Mimmo Lucano e gli altri. Storie di un sistema che ha messo in crisi le casse dello Stato". Telegram: t.me/zairabartucca - sito: www.zairabartucca.it

CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Amnesty: “Forze ucraine hanno collocato basi militari all’interno di scuole e ospedali. Violazione del diritto internazionale”

L’organizzazione: “Chiediamo al governo ucraino di assicurare immediatamente l’allontanamento delle sue forze dai centri abitati o di evacuare le popolazioni civili dalle zone in cui le sue forze armate stanno operando. Gli eserciti non devono mai usare gli ospedali per attività belliche e dovrebbero usare le scuole o le abitazioni dei civili solo quando nessun’altra alternativa è percorribile”

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Amnesty: "Forze ucraine hanno collocato basi militari all'interno di scuole e ospedali. Violazione del diritto internazionale" | Rec News dir. Zaira Bartucca

L’organizzazione Amnesty International a sorpresa ha pubblicato un report sul conflitto russo-ucraino in cui vengono menzionate violazioni del diritto umanitario da parte delle forze ucraine. E’ forse il segno più diretto del fatto che l’attenzione si andrà via via spostando sempre di più su Taiwan, il prossimo teatro di guerra. Di seguito il testo integrale.

Nel tentativo di respingere l’invasione russa iniziata a febbraio, le forze ucraine hanno messo in pericolo la popolazione civile collocando basi e usando armamenti all’interno di centri abitati, anche in scuole e ospedali. Queste tattiche violano il diritto internazionale umanitario perché trasformano obiettivi civili in obiettivi militari. Gli attacchi russi che sono seguiti hanno ucciso civili e distrutto infrastrutture civili.

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“Abbiamo documentato un modello in cui le forze ucraine mettono a rischio i civili e violano le leggi di guerra quando operano in aree popolate”, ha affermato Agnès Callamard, Segretario generale di Amnesty International.

“Essere in una posizione difensiva non esenta l’esercito ucraino dal rispetto del diritto umanitario internazionale”.

In altre località in cui Amnesty International ha concluso che la Russia ha commesso crimini di guerra, incluse aree della città di Kharkiv, l’organizzazione non ha trovato prove di forze ucraine dislocate nelle aree civili prese di mira illegalmente dall’esercito russo.

Tra aprile e luglio, i ricercatori di Amnesty International hanno trascorso diverse settimane a indagare sugli attacchi russi nelle regioni di Kharkiv, del Donbass e di Mykolaiv. L’organizzazione ha visitato luoghi colpiti dagli attacchi, ha intervistato sopravvissuti, testimoni e familiari di vittime, ha analizzato le armi usate e ha svolto ulteriori ricerche da remoto.

Durante queste ricerche, i ricercatori di Amnesty International hanno riscontrato prove che le forze ucraine hanno lanciato attacchi da centri abitati, a volte dall’interno di edifici civili, in 19 città e villaggi. Per convalidare ulteriormente queste prove, il Crisis Evidence Lab dell’organizzazione per i diritti umani si è servito di immagini satellitari.

La maggior parte dei centri abitati dove si trovavano i soldati ucraini era a chilometri di distanza dalle linee del fronte e, dunque, ci sarebbero state alternative che avrebbero potuto evitare di mettere in pericolo la popolazione civile. Amnesty International non è a conoscenza di casi in cui l’esercito ucraino che si era installato in edifici civili all’interno dei centri abitati abbia chiesto ai residenti di evacuare i palazzi circostanti o abbia fornito assistenza nel farlo. In questo modo, è venuto meno al dovere di prendere tutte le possibili precauzioni per proteggere le popolazioni civili.

Attacchi lanciati dai centri abitati

Sopravvissuti e testimoni degli attacchi russi nelle regioni di Kharkiv, del Donbass e di Mykolaiv hanno riferito ai ricercatori di Amnesty International che l’esercito ucraino era operativo nei pressi delle loro abitazioni e che in questo modo ha esposto la popolazione civile alle rappresaglie delle forze russe.

“I soldati stavano in una casa accanto alla nostra e mio figlio andava spesso da loro a portare del cibo. L’ho supplicato diverse volte di stare lontano, avevo paura per lui. Il pomeriggio dell’attacco io ero in casa e lui in cortile. È morto subito, il suo corpo è stato fatto a pezzi. Il nostro appartamento è stato parzialmente distrutto”ha dichiarato la madre di un uomo di 50 anni ucciso da un attacco russo il 10 giugno in un villaggio a sud di Mykolaiv. Nell’appartamento dove, secondo la donna, avevano stazionato i soldati ucraini Amnesty International ha rinvenuto equipaggiamento e divise militari.

Questa è la testimonianza di Mykola, che vive in un palazzo di Lysychansk, nel Donbass, più volte centrato dagli attacchi russi:

“Io non capisco il motivo per cui i nostri soldati sparano dalle città e non dai campi”.

E questa è quella di un uomo residente nella stessa zona:

C’è attività militare qui nel quartiere. Quando c’è fuoco in uscita, subito dopo c’è fuoco in entrata”.

A Lysychansk i ricercatori di Amnesty International hanno visto soldati in un palazzo a 20 metri di distanza dall’entrata di un rifugio sotterraneo usato dagli abitanti e dove un anziano è stato ucciso.

In una città del Donbass, il 6 maggio, le forze russe hanno colpito con le bombe a grappolo (vietate dal diritto internazionale e inerentemente indiscriminate) un quartiere di case per lo più a un piano o a due piani dove era in funzione l’artiglieria ucraina. I frammenti delle bombe a grappolo hanno danneggiato l’abitazione dove Anna, 70 anni, vive con la madre novantacinquenne.

“Le schegge sono passate attraverso la porta. Io ero dentro casa. L’artiglieria ucraina si trovava nei pressi del mio giardino. I soldati erano dietro al giardino e dietro la casa. Da quando la guerra è iniziata li ho visti andare e tornare. Mia madre è paralizzata, per noi è impossibile fuggire”.

All’inizio di luglio, nella regione di Mykolaiv, un contadino è rimasto ferito nell’attacco delle forze russe contro un deposito di grano. Ore dopo l’attacco, i ricercatori di Amnesty International hanno notato la presenza di soldati ucraini e di veicoli militari nella zona del deposito. Testimoni oculari hanno confermato che quella struttura, situata lungo la strada che porta a una fattoria dove persone vivono e lavorano, era stata usata dalle forze ucraine.

Mentre i ricercatori di Amnesty International stavano esaminando i danni arrecati a palazzi e ad altre strutture civili nelle regioni di Kharkiv, del Donbass e di Mykolaiv, hanno udito spari provenienti dalle postazioni ucraine situate nelle vicinanze.

A Bakhmut, molte testimonianze hanno parlato di un edificio usato dai soldati ucraini e situato a neanche 20 metri di distanza da un palazzo a più piani. Il 18 maggio un missile russo ha colpito il palazzo distruggendo parzialmente cinque appartamenti e danneggiando edifici vicini.

Tre abitanti hanno riferito che prima dell’attacco delle forze russe, quelle ucraine avevano utilizzato un edificio dall’altra parte della strada e che due camion dell’esercito ucraino erano parcheggiati di fronte a un’abitazione rimasta danneggiata dal missile.

I ricercatori di Amnesty International hanno rinvenuto tracce, all’interno e all’esterno dell’edificio, della presenza dei soldati ucraini, tra cui sacchi di sabbia, pezzi di plastica nera per coprire le finestre e nuovi kit di pronto soccorso di manifattura statunitense.

“Non ci è permesso dire nulla su cosa fa l’esercito, ma siamo noi a pagare le conseguenze”, ha detto ad Amnesty International un sopravvissuto all’attacco.

Basi militari all’interno degli ospedali

In cinque diverse località, i ricercatori di Amnesty International hanno visto le forze ucraine usare gli ospedali come basi militari. In due città decine di soldati stavano riposando, passeggiando o mangiando all’interno di strutture ospedaliere. In un’altra città i soldati stavano sparando nei pressi di un ospedale.

Il 28 aprile un attacco aereo russo ha ucciso due impiegati di un laboratorio medico alla periferia di Kharkiv dopo che le forze ucraine avevano installato una base nelle immediate adiacenze.

Usare gli ospedali a scopi militari è un’evidente violazione del diritto internazionale umanitario.

Basi militari all’interno delle scuole

L’esercito ucraino colloca abitualmente le sue basi all’interno delle scuole dei villaggi e delle città del Donbass e della regione di Mykolaiv. Le scuole sono temporaneamente chiuse ma molte sono situate vicino a insediamenti urbani.

In 22 delle 29 scuole visitate, i ricercatori di Amnesty International hanno trovato soldati o rinvenuto prove delle loro attività, in corso al momento della visita o precedenti: tenute da combattimento, contenitori di munizioni, razioni di cibo e veicoli militari.

Le forze russe hanno colpito molte delle scuole usate dall’esercito ucraino. In almeno tre città, dopo i bombardamenti russi, i soldati ucraini si sono trasferiti in altre scuole, mettendo ulteriormente in pericolo i civili.

In una città a est di Odessa, Amnesty International ha notato in molte occasioni i soldati ucraini usare aree civili per alloggiare e fare addestramento, tra cui due scuole situate in zone densamente popolate. Tra aprile e giugno gli attacchi russi contro le scuole della zona hanno causato diversi morti e feriti. Il 28 giugno un bambino e un’anziana sono stati uccisi nella loro abitazione, colpita da un razzo.

A Bakhmut, il 21 maggio, un attacco delle forze russe ha colpito un edificio universitario usato come base militare dalle forze ucraine uccidendo sette soldati. L’università è adiacente a un palazzo a più piani, danneggiato nell’attacco insieme ad altre abitazioni civili a non più di 50 metri di distanza. I ricercatori di Amnesty International hanno visto la carcassa di un veicolo militare nel cortile dell’università bombardata.

Il diritto internazionale umanitario non vieta espressamente alle parti in conflitto di installarsi in scuole dove non sono in corso lezioni. Tuttavia, le forze armate devono evitare di usare scuole situate nei pressi di insediamenti civili, salvo quando non vi sia un’urgente necessità di tipo militare. Anche in questo caso, devono avvisare i civili e se necessario assisterli nell’evacuazione, cosa che nei casi esaminati da Amnesty International non pare si sia verificata.

I conflitti armati pregiudicano gravemente il diritto all’istruzione. Inoltre, l’uso a scopo militare delle scuole può dar luogo a distruzioni che, a guerra finita, possono continuare a negare quel diritto. L’Ucraina è uno dei 114 stati che hanno sottoscritto la Dichiarazione sulle scuole sicure, un accordo che intende proteggere l’istruzione durante i conflitti armati e che prevede l’utilizzo di scuole abbandonate o evacuate solo quando non vi siano alternative praticabili.

Attacchi indiscriminati delle forze russe

Molti degli attacchi delle forze russe documentati da Amnesty International nei mesi scorsi sono stati portati a termine mediante l’uso di armi inerentemente indiscriminate, come le bombe a grappolo che sono messe al bando a livello internazionale, o di armi esplosive che producono effetti su larga scala. Altri attacchi sono stati condotti con armi guidate con vari livelli di precisione che, in alcuni casi, hanno effettivamente colpito il bersaglio designato.

La tattica delle forze ucraine di collocare obiettivi militari all’interno dei centri abitati non giustifica in alcun modo attacchi indiscriminati da parte russa. Tutte le parti in conflitto devono sempre distinguere tra obiettivi militari e obiettivi civili e prendere tutte le precauzioni possibili, anche nella scelta delle armi da usare, per ridurre al minimo i danni ai civili. Gli attacchi indiscriminati che uccidono o feriscono civili o danneggiano obiettivi civili sono crimini di guerra.

“Chiediamo al governo ucraino di assicurare immediatamente l’allontanamento delle sue forze dai centri abitati o di evacuare le popolazioni civili dalle zone in cui le sue forze armate stanno operando. Gli eserciti non devono mai usare gli ospedali per attività belliche e dovrebbero usare le scuole o le abitazioni dei civili solo come ultima risorsa, quando nessun’altra alternativa sia percorribile”, ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.

Ulteriori informazioni

Il diritto internazionale umanitario chiede a tutte le parti in conflitto di fare il massimo possibile per non collocare obiettivi militari all’interno o nei pressi di centri abitati. Altri obblighi circa la protezione delle popolazioni civili prevedono la loro evacuazione da luoghi prossimi a obiettivi militari e un preavviso efficace su ogni attacco che possa avere conseguenze per le popolazioni civili.

Il 29 luglio Amnesty International ha trasmesso al ministero della Difesa di Kiev le conclusioni delle sue ricerche. Al momento, non è ancora pervenuta una risposta.

Rec News dir. Zaira Bartucca

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Minori sottratti all’Ucraina con la scusa della guerra, una task force fa il punto

Un fenomeno ancora poco attenzionato è quello della sottrazione internazionale di minore: si spendono tante parole quando riguarda due genitori che abitano in Paesi diversi, ma si dice ancora poco sui bambini – tantissimi – trasportati come pacchi postali da un capo all’altro del mondo, complici situazioni di crisi e adozioni spesso illecite

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Minori sottratti all'Ucraina con la scusa della guerra, una task force fa il punto | Rec News dir. Zaira Bartucca

I conflitti geopolitici – è noto – sono un’occasione ghiotta per i trafficanti d’armi, per determinate ONG risolute a lucrare su emergenze umanitarie create ad arte, per i business legati alla ricostruzione e, anche, per ingrossare i traffici umani. Un fenomeno ancora poco attenzionato è quello della sottrazione internazionale di minore: si spendono tante parole quando riguarda due genitori che abitano in Paesi diversi, ma si dice ancora poco sui bambini – tantissimi – trasportati come pacchi postali da un capo all’altro del mondo, complici situazioni di crisi e adozioni spesso illecite.

Il conflitto russo-ucraino non è diverso: dal suo scoppio è purtroppo crescente il numero di bambini che sparisce dall’Ucraina alla volta di Stati esteri per non lasciare traccia o per diventare il centro di conflitti diplomatici. Quando non finiscono nella rete dei trafficanti, molti minori si trovano infatti loro malgrado al centro di affidamenti illeciti per colpa di associazioni che fanno false promesse a famiglie destinatarie a volte ignare, omettendo la presenza di parenti. Con tutti i rischi legali del caso.

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Nel caso dell’Ucraina, c’è una questione aggiuntiva: il Paese dell’ex Unione sovietica ha una delle legislazioni più stringenti al mondo in fatto di tutela dei minori, e questo in forza alle sottrazioni che si sono verificate nel 1986 a causa del disastro di Chernobyl. Le tensioni con la Russia non hanno – giustamente – allentato le maglie delle norme a tutela dei giovanissimi e i vari governi che si succedono, pur ammettendo l’ospitalità temporanea, sono costantemente al lavoro per far rientrare i più piccoli nel loro Paese e per riammetterli nei nuclei familiari più prossimi.

Questioni complesse e sfaccettate su cui si è in parte concentrata la “Task Force Minori” contesi che si è riunita ieri. L’incontro, presieduto dalla Direzione Generale per gli Italiani all’Estero, ha permesso di fare nuovamente il punto su casi di minori sottratti in Ucraina, molti dei quali non ancora reperibili. Sono state poi affrontate altre vicende di sottrazione internazionale rispetto alle quali sono state programmate azioni di sinergia tra le amministrazioni coinvolte.

Il fenomeno dei minori contesi o sottratti non conosce, purtroppo, battute d’arresto: nella prima metà del 2022 la Farnesina ha registrato 51 nuovi casi segnalati (rispetto ai 29 dello stesso periodo del 2021), di cui 30 in Europa, 15 in America, 3 in Asia e 3 nel Mediterraneo e Medio Oriente. Il fenomeno, tuttavia, potrebbe essere molto più esteso.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

La via diplomatica secondo Biden. Un altro miliardo all’Ucraina in razzi e artiglieria pesante

Secondo la scheda informativa pubblicata sul sito della Difesa americana, circa 350 milioni del miliardo annunciato provengono dall’autorità di prelievo presidenziale. Ecco perché una guerra il più duratura possibile rappresenta un vantaggio imprescindibile per gli Stati Uniti e per la stessa Ue

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La via diplomatica secondo Biden. Un altro miliardo all'Ucraina in razzi e artiglieria pesante | Rec News dir. Zaira Bartucca
Foto Austin Fraley

Mentre il presidente della Federazione russa Vladimir Putin manifesta nuovamente la volontà di riaprire i tavoli diplomatici e mentre parte dell’Ucraina è interessata dalle operazioni di ricostruzione, il dipartimento americano della Difesa ha annunciato lo stanziamento di “un altro miliardo per l’Ucraina per l’acquisto di sistemi di difesa costiera arpione, munizioni, razzi di artiglieria ad alta mobilità o HIMARS”. E’ quanto fa sapere lo stesso Pentagono.

Secondo quanto diramato, la misura appena adottata del “prelievo” consente al presidente americano (in “determinate circostanze” che però non vengono citate) di “ritirare armi, munizioni e materiale esistenti dalle scorte militari statunitensi e fornirli ad altre nazioni”. Secondo la scheda informativa pubblicata sul sito della Difesa americana, circa 350 milioni del miliardo annunciato provengono dall’autorità di prelievo presidenziale, che servirà a finanzare“18 obici da 155 mm, 36.000 colpi di munizioni da 155 mm, 18 veicoli tattici, munizioni aggiuntive per sistemi a razzo di artiglieria ad alta mobilità, quattro veicoli tattici aggiuntivi, pezzi di ricambio e altre attrezzature”.

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Una guerra il più duratura possibile rappresenta un vantaggio imprescindibile per i traffici umanitari e bellici che ne derivano e per stessi gli Stati Uniti, che si sono detti propensi a “sacrificare fino all’ultimo ucraino” (cit. Biden): il grano ucraino fa ombra a quello canadese e in più l’Ucraina è una delle roccaforti mondiali del litio, uno dei materiali del futuro che consentirà l’affermazione ulteriore della mobilità elettrica e di ritrovati tecnologici come gli esoscheletri, su cui sono già al lavoro le Big tech.

Ma – contrariamente alle previsioni iniziali – l’Ucraina sta serrando i ranghi e perfino tra militari e governatori c’è chi ha mangiato la foglia e inizia a manifestare malcontento verso gli accordi sottobanco stretti da Zelensky con le potenze occidentali. Il Pentagono, intanto, ha ammesso in un breve dispaccio del 9 giugno l’esistenza di bio-laboratori finanziati dalla Difesa americana – come abbiamo rivelato lo scorso marzo in un’inchiesta documentata – adducendo tuttavia scusanti di ordine sanitario e di sicurezza.

I dossier resi noti dal ministero della Difesa russo e dal capo delle Forze di protezione dalle Radiazione e dalla contaminazione chimica e biologica, tuttavia, raccontano un’altra realtà, che farebbe il paio con un interesse diretto da parte degli Stati Uniti e di diversi Stati europei (Italia compresa) a far durare il più possibile situazioni di caos e di guerra in Ucraina in modo da miscelare le responsabilità dirette e – se possibile – dissiparle. Il comodo capro espiatorio degli eventi è stato già individuato, e qualunque cosa accada parte dell’opinione pubblica è già stata addomesticata all’attacco gratuito contro Vladimir Putin. L’altra parte, quella meno suggestionabile, è stata invece implicitamente minacciata nella sua libertà di espressione per mezzo dello spettro di liste di proscrizione, inventate dal mainstream (e poi smentite) e rilanciate dal finto anti-mainstream.

Si agita intanto il blocco europeista: oggi la visita di Draghi, Macron e Sholz a Kiev, mentre ieri il gruppo di contatto per la “difesa” dell’Ucraina a Bruxelles ha tenuto la sua terza riunione, dove sono intervenuti anche il segretario americano alla Difesa Lloyd J. Austin III e il presidente del Joint Chiefs of Staff, il generale Mark A. Milley.

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