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Nel 2021 il “Біла книга” – il libro bianco istituzionale pubblicato dal governo ucraino con prefazione del presidente Volodymir Zelensky – era poco più che un bollettino ufficiale, una dispensa informativa a uso interno. Celebrava la potenza di Kiev, le sue velleità europeiste, i collegamenti con la NATO e l’Unione europea e un servizio di spionaggio tecnologicamente avanzatissimo con tentacoli ovunque, in Patria come all’estero. Una sorta di NSA dell’Est. Nel mezzo, la narrazione di un possibile conflitto con la Russia raccontato nei minimi particolari con straordinarie doti di preveggenza: le presunte cause interpretate da Palazzo Mariinskij, gli agenti provocatori, la diaspora degli ucraini e uno Stato costretto a rinunciare alla sua Ortodossia e alle tradizioni che ricordano i legami con la Russia: “Il mondo di Neanderthal che il regime del Cremlino impone oggi all’umanità” per “fermare il progresso euro-atlantico dell’Ucraina”, secondo il capo degli 007 ucraini Valery Kondratyuk. Settantaquattro pagine che servono anche a dichiarare guerra a Putin proprio nel periodo cruciale in cui Vladimyr Medinsky – ex ministro della Federazione Russa oggi mediatore nel conflitto che si è sviluppato – si sedeva al tavolo con la NATO chiedendo lo stop di ogni intromissione nei territori dell’ex Unione Sovietica. Quelli che per trattato non dovevano mai essere valicati. Un documento che assume tanto più valore dopo il rogo degli archivi operato negli scorsi giorni da parte della SBU, la Sicurezza nazionale ucraina, proprio mentre i mezzi russi iniziavano la smilitarizzazione di alcune città e la presa dei laboratori sperimentali.

“In futuro ci sarà la formazione di un nuovo ordine mondiale”

“Nei prossimi anni, lo sviluppo della situazione nel mondo sarà determinato dalla formazione di un nuovo ordine mondiale. Le conseguenze economiche della pandemia di COVID-19 apriranno la strada all’escalation del conflitto USA-Cina, catalizzeranno attori globali e regionali per la leadership geopolitica, l’accesso alle risorse naturali (energia, acqua potabile, terreni agricoli, ecc.) e stabiliranno anche il controllo sulle principali vie di trasporto e canali di comunicazione”. Si apre con questo scenario il bollettino istituzionale del 2021 del governo ucraino. Non mancano i riferimenti al mondialismo – considerato inevitabile e anzi accettato – e a un conflitto tra Stati Uniti e Cina che, dicono gli analisti oggi, rischia di scoppiare proprio a partire dall’esacerbazione del conflitto tra Russia e Ucraina in forza dell’interventismo ingiustificato della NATO. Il governo di Zelensky già allora, inspiegabilmente, ne sapeva più di tutti. “Nel tempo – scandisce il rapporto – i Paesi europei potrebbero perdere un po’ di attenzione al conflitto russo-ucraino, e alcuni di loro prenderanno provvedimenti per liberalizzare le relazioni con la Russia, ma i Paesi europei vicini perseguiranno una politica amichevole nei confronti dell’Ucraina e sosterranno le sue aspirazioni euro-atlantiche“.

Il dispiegamento di armi e basi NATO al confine dell’Ue? “Fobie della Russia imposte ai Paesi europei”

Singolare è poi l’interpretazione che il governo di Kiev dà del “dispiegamento delle ultime armi d’attacco offensive vicino ai confini dell’Ue” con l’Ucraina. Il riferimento sembra essere alle basi NATO che nell’ultimo decennio si sono andate moltiplicando. Una minaccia ibrida che non ha risparmiato il territorio conteso della Crimea e snodi cruciali come il porto di Odessa, il Mar Nero e il Mar d’Azov. “Fobie” di Putin per il governo di Zelensky, che a pagina 13 definisce la NATO “la principale organizzazione di difesa in Europa”.

Dalla Russia non sono previste grandi iniziative militari contro i nuovi membri della NATO, ma gli incidenti nell’aria, nel mare e nel cyberspazio continueranno a minacciare l’escalation del conflitto Russia-NATO a causa di scontri non intenzionali. La NATO rimarrà la principale organizzazione di difesa in Europa. L’Alleanza dimostrerà una politica della porta aperta per l’Ucraina e aumenterà la cooperazione con il nostro Paese nel rafforzamento del settore della sicurezza e della difesa. Tuttavia, la Russia cercherà di bloccare tale cooperazione sia provocando una spaccatura nella società ucraina sull’adesione alla NATO sia indebolendo l’unità dell’Alleanza nell’ammettere l’Ucraina nell’Organizzazione. Aumenteranno le minacce legate ai cambiamenti climatici, gli squilibri negli ecosistemi delle singole regioni, che comporteranno un aumento della migrazione globale, l’esacerbazione dell’accesso a cibo di qualità e sicuro e l’acqua potabile”.

“In Russia ci sarà un trasferimento di potere”

Particolare attenzione nel libro bianco è destinata prevedibilmente anche al presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, che secondo Kiev si preparerà a lasciare il posto a causa delle presunte condizioni di salute cagionevoli. Il rapporto prevede la destituzione di Putin – non è chiaro con quali mezzi e per mezzo dell’intervento di chi – ma non la fine del “putinismo”. “Il contesto internazionale generale – si legge nel dossier promosso dal governo ucraino e dagli 007 ucraini e stranieri – è sfavorevole alla Russia per diversi fattori, tra cui la vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali americane. La Russia sta cambiando tattica in modo flessibile nella direzione ucraina, ma l’obiettivo strategico rimane lo stesso: impedire un’Ucraina orientata ad Occidente. Così, sullo sfondo di problemi sempre più evidenti con la salute di Putin, la notevole difficoltà per lui di svolgere fisicamente le funzioni pubbliche di Capo di Stato in Russia ha de facto iniziato il periodo di trasferimento del potere. Indipendentemente dall’opzione specifica (“Putin è un presidente permanente”, “Putin è il leader della nazione”, “Putin è un tandem”, “Il successore di Putin”, ecc.), lo scenario di base per il medio termine è di mantenere il modello statale del “Putinismo” in Russia, con o senza Putin“.

Anche le sanzioni personali contro i funzionari russi e il riconoscimento di Luhansk e di Donetsk erano stati previsti: “Serviranno a giungere a una soluzione pacifica, poi ci saranno le elezioni”

Il dossier del governo ucraino del 2021 prevede anche il riconoscimento ufficiale – allora piuttosto lontano – dei territori di Luhansk (LPR, Repubblica popolare di Luhansk) e di Donetsk (DPR, Repubblica popolare di Donetsk). Come si ricorderà, la proclamazione dell’indipendenza del territorio e il trattato di mutuo soccorso tra la Russia e la nuove Repubbliche sono stati suggellati al Cremlino il 21 febbraio di quest’anno, e negli intenti della Federazione Russa avrebbero dovuto fermare parte delle ostilità. Poi però sono arrivate le provocazioni militari che russi e ucraini si attribuiscono a vicenda e i primi attacchi del 24 febbraio. Una situazione composita di cui nel 2021 non si poteva avere ancora contezza, e che nessuno – ad eccezione dello staff di Zelensky che ne scriveva apertamente – in Ucraina poteva immaginare. “Sarà riconosciuto – scrivono gli interessati – lo statuto speciale di questi territori. In sostanza, si tratta della loro sovranità, che prevede una piena sanatoria per funzionari e militanti della “DPR” e della “LPR”, svolgendo elezioni con la partecipazione di rappresentanti delle autoproclamate “repubbliche”. Bisognerà risolvere i problemi ambientali che da oltre 5 anni di ostilità e occupazione sono diventati quasi catastrofici, e ottenere la revoca delle sanzioni occidentali alla Russia nei settori del commercio, della finanza e della tecnologia a causa dei fattori di cui sopra, nonché la revoca delle sanzioni personali contro gli alti funzionari russi. Allo stesso tempo, le intenzioni tattiche della Federazione Russa in merito ai territori occupati degli oblast di Donetsk e Luhansk nel periodo precedente il loro pieno reinserimento in Ucraina, prevedono il riconoscimento (formale o informale) da parte dell’Ucraina delle cosiddette DPR e LPR come soggetti a pieno titolo del processo negoziale per una soluzione pacifica“.

“Nelle nuove Repubbliche si testeranno tecnologie di controllo, nuovi equipaggiamenti militarie e farmaci e vaccini che non hanno superato tutte le fasi di sperimentazione”

Una parte decisamente inquietante riguarda i test che starebbero avvenendo o avverranno sulle popolazioni delle Repubbliche di Luhansk e di Donetsk. Secondo il documento, questi territori sarebbero utilizzati come “territorio dove si testano tecnologie di controllo”. In particolare, lo scenario delineato in fieri riguarda (pagina 23):

  • La riduzione della popolazione, il suo ritorno a forme primitive di relazioni economiche”
  • Test nei territori temporaneamente occupati di nuovo equipaggiamento militare, che non ha ancora superato tutte le fasi dei test e potrebbe essere imperfetto”
  • “Test segreti sulla popolazione delle “repubbliche” di nuovi farmaci e vaccini che non hanno superato tutte le fasi di test necessarie”, non è chiaro se da parte ucraina o da parte russa, anche se lo stesso governo ucraino ammette che dal Cremlino si stia lavorando “a una legittimazione delle Repubbliche attraverso l’ottenimento del cessate il fuoco” (pagina 25).

“Armi di distruzione di massa nelle acque antistanti l’Ucraina”

Abbiamo scritto varie volte della volontà di Mosca di “smilitarizzare” i territori ucraini illegittimamente occupati dalla NATO che starebbe caratterizzando quella che il Cremlino definisce “un’operazione militare speciale”. Non una guerra o un’invasione, ma la liberazione dell’Ucraina dai presidi stranieri che si sono installati per trasformare il granaio d’Europa nel deposito di armi nucleari e sperimentali della nuova Europa. La conferma arriva dalla stessa Kiev, che nelle pagine del Libro Bianco – a sorpresa – sferra un attacco contro alcuni organismi internazionali. “E’ stata confermata – scrivono i funzionari ucraini – l’inefficienza delle principali istituzioni di sicurezza (ONU, OSCE) nella risoluzione dei conflitti regionali. Allo stesso tempo, c’è stata una tendenza alla militarizzazione dei territori e delle acque adiacenti al confine ucraino, distruggendo l’attuale sistema di accordi internazionali nel campo della non proliferazione delle armi di distruzione di massa, delle tecnologie sensibili e della conoscenza; maggiore influenza sull’ambiente di sicurezza regionale da parte della Federazione Russa e di altri Paesi che cercano di realizzare le proprie ambizioni, compreso l’uso delle risorse dell’Ucraina (territorio, potenziale scientifico e tecnologico, risorse agricole, idriche, umane e di altro tipo). (…) “In questo contesto, la regione dell’Azov-Mar Nero è considerata da Mosca come un’importante testa di ponte per l’espansione nel Mediterraneo, nel Medio Oriente e nel continente africano. La militarizzazione della Crimea annessa svolge un ruolo chiave nel modificare l’equilibrio politico-militare nella regione del Mar Nero, in particolare istituendo un sistema per limitare la libertà d’azione della NATO nella regione”. Tutto ciò anche per preservare nel lungo periodo – scrive il governo ucraino – “l’espansione umanitaria del “mondo russo” nello spazio post-sovietico, le sue idee di messianismo ortodosso, l’anti-americanismo e la diffusione di idee euroscettiche”. Un qualcosa che lo staff del presidente Zelensky, dal principio in comunione di intenti con gli Usa di Biden, con Bruxelles e con i vertici della NATO, non può ovviamente tollerare.

Il quartier generale della SZRU in Ucraina

I nuovi servizi segreti esteri (SZRU)

L’ultima parte del libro bianco, quella che parla del “Servizio di intelligence straniera dell’Ucraina”, è una delle più discutibili. Tracciamo prima un quadro di insieme: il 17 settembre del 2020 la Verkhovna Rada approva la normativa che regolamenta i nuovi servizi segreti ucraini (SZRU). trasformandoli di fatto in un presidio di organismi che agiscono in territorio extra-ucraino. L’acronimo ricorda quello della CIA, in ucraino ZRU. La legge ha previsto l’introduzione di un’Accademia dei Servizi Segreti dell’Ucraina, con corsi di formazione che possono durare “da un giorno a sei mesi”. Uno sforzo di controllo e di passaggio di informazioni rilevanti che il governo di Zelensky – supportato dalla NATO, dall’UE e di recente dal Fondo Monetario Internazionale con iniezioni cospicue di capitali – supporta con stanziamenti multi-milionari. Nel solo 2021, l’Ucraina ha destinato 4 miliardi di grivne per finanziare il Servizio di Intelligence estera. Il governo chiarisce che anche nel quadriennio 2021-2025 i “fondi dei contribuenti saranno destinati a due aree chiave: il rafforzamento drastico delle agenzie di Intelligence all’estero e il corretto livello di remunerazione dei militari SZRU“, che devono essere “fluenti in diverse lingue straniere“. La legge varata nel 2020 prevede inoltre “nuovi e progressivi standard di protezione per le spie, che avranno anche alloggio, sicurezza sociale e assicurazione sanitaria”. I compiti della SZRU li descrive lo stesso staff di Zelenskij nel dossier che stiamo analizzando, e tra questi c’è “la partecipazione delle istituzioni ucraine all’estero e la sicurezza dei cittadini ucraini inviati all’estero che sono a conoscenza di informazioni che costituiscono un segreto di Stato“. Attività di intromissione nella sovranità degli Stati esteri e di spionaggio, per riassumere. L’Ucraina è inoltre uno dei Paesi di elezione per lo sviluppo dell’Intelligence elettronica e degli strumenti di analisi predittiva, in buono stile Minority Report. “Il Dipartimento di intelligence tecnica e le sue divisioni situate nelle regioni del Paese – è quanto viene chiarito – dispongono di attrezzature uniche, specialisti esperti nel campo dell’intercettazione radio e della crittografia, programmatori di sistemi e analisti. Ciò consente di ottenere regolarmente informazioni riservate di particolare valore di natura politica, economica, scientifica, tecnica e militare-strategica”. (…) “Ai consumatori di informazioni di intelligencecontinua il rapporto governativo – vengono forniti dati tempestivi e predittivi su questioni prioritarie, che vengono utilizzati nella preparazione di decisioni importanti, negoziati con partner stranieri“.

L’introduzione del sistema di controllo presidenziale

Se una legge del genere fosse stata promossa dalla Duma anziché dalla Verkhovna Rada, ne avremmo sentito delle belle. La normativa passata il 17 febbraio di due anni fa, infatti, fa in modo che venga relegato nelle mani del solo Zelenskij, comico prestato alla politica, un controllo praticamente illimitato. Il controllo capillare dell’informazione e i toni propagandistici promossi in Ucraina e all’estero non è che il riflesso di questo nuovo regime. Nel libro bianco che stiamo analizzando viene chiamato “Sistema di controllo presidenziale”, ed è esercitato attraverso la direzione generale del Capo di Stato da parte del Servizio di Intelligence estero. “Questa ripartizione dei poteri di controllo – chiariscono le istituzioni ucraine – corrisponde a standard democratici ed è vicina ai principi di base del controllo e della supervisione delle attività di intelligence secondo gli standard europei“. (…) “SZRU cambiò radicalmente la sua organizzazione e la sua geografia nel 2014 anno dello scoppio della guerra civile, nda – attribuendo particolare importanza alla cooperazione internazionale con le autorità competenti di Stati esteri e organizzazioni internazionali. Il Servizio ha ufficialmente stabilito e mantiene contatti con 174 agenzie di intelligence, speciali e forze dell’ordine in 84 Paesi“.

Il lavorìo della SZRU per annettere l’Ucraina alla NATO e alla UE

La parte finale del dossier motiva la complessa attività di Intelligence appena delineata, getta una nuova luce sulla macchina della propaganda che si è mossa in perfetta sincronia dopo lo scoppio dei conflitti con la Russia e – se vogliamo – dà ragione alla Federazione Russa e ai suoi timori di intromissione da parte della NATO nei territori dell’ex Unione Sovietica. E’ scritto chiaramente nel Біла книга:

“L’Ucraina sta perseguendo un percorso strategico verso la piena adesione all’Unione Europea e all’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO, nda). Pertanto, più attiva e produttiva è la cooperazione della SZRU con le agenzie di intelligence e i servizi speciali della NATO e degli Stati membri dell’UE. La SZRU ha iniziato a implementare attivamente l’esperienza dei Paesi occidentali sviluppati nel campo dell’intelligence. A loro volta, i partner stranieri hanno mostrato grande interesse per le capacità dell’intelligence strategica ucraina. Dopotutto, la SZRU è stata in grado di colmare le lacune nella comprensione degli strumenti e della logica delle azioni ibride della Russia nell’arena internazionale. Nuove forme di cooperazione con i partner occidentali hanno consentito all’Ucraina di ottenere lo status di partner della NATO con capacità potenziate nell’ambito dell’Iniziativa di interoperabilità del partenariato. Oggi, la SZRU partecipa a tutti i formati di cooperazione che l’Alleanza offre ai servizi di intelligence partner. E dal 2018, la SZRU partecipa come osservatore a forum sotto gli auspici dell’Alleanza del Nord Atlantico, che in precedenza si svolgevano esclusivamente con i membri della NATO. La SZRU sta lavorando attivamente per diventare un partecipante a pieno titolo nel sistema di comunicazione a breve termine di intelligence e servizi speciali dell’Alleanza del Nord Atlantico. Abbiamo inoltre in programma di intensificare ed espandere la presenza dell’intelligence ucraina nelle pertinenti strutture collegiali della NATO e dell’UE. La SZRU mantiene intensi contatti con i servizi speciali di alcuni paesi del Medio Oriente e della regione. La SZRU ha stabilito un regolare scambio di informazioni con partner stranieri. Oltre all’enfasi sulle questioni russe, la sfera universale della cooperazione internazionale della SZRU con i servizi di intelligence stranieri è la formazione professionale dei dipendenti in vari settori delle attività di intelligence. La formazione sistematica e l’istruzione in corsi specialistici in centri di formazione specializzati esteri sono diventati parte integrante dello sviluppo professionale del personale del Servizio. Il servizio è aperto per l’attuazione di audaci progetti congiunti in vari settori delle attività di intelligence e ha servizi che si possono offrire ai partner“.

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1 Commento

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  1. Fausto

    28 Marzo 2022 at 12:15

    Ottima inchiesta, esaustiva e fa capire molte cose

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Lavrov sulla durata dell’operazione russa in Ucraina

Il ministro degli Esteri russi rassicura: “nessuna terza guerra mondiale”. Poi critica gli USA: “utilizzano gli ucraini per colpire la Russia e rifiutano il disarmo nucleare”. L’annuncio dell’apertura di un fascicolo sulla stampa italiana di sistema per “violazione dei diritti fondamentali”

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Lavrov su quanto durerà l'operazione russa in Ucraina | Rec News dir. Zaira Bartucca

Il ministro degli Esteri della Federazione Russa Sergej Lavrov ieri ha partecipato a un programma tv italiano di fascia serale. Il format televisivo nelle puntate delle scorse settimane aveva dato spazio solo alla versione di Kiev, mentre questa volta ha dato modo alla parte russa di replicare e di fornire la propria versione dei fatti. Ecco cosa ha detto Lavrov.

Sulla presunta “terza guerra mondiale” menzionata dai media occidentali mainstream

“Nessuna terza guerra mondiale, solo tutto il mondo occidentale e i media occidentali lo credono. La Russia non ha mai smesso di agevolare gli accordi. Una guerra mondiale non avrebbe vincitori, quindi non sarà mai iniziata.

Sugli accordi violati dagli USA sulla non proliferazione delle armi nucleari

“Putin e Biden su iniziativa russa lo scorso anno hanno chiuso accordi contro la guerra nucleare. Putin chiede di creare un summit con i cinque membri permanenti dell’Onu contro la guerra nucleare, ma gli Stati Uniti stanno frenando.

Non bisogna tuttavia sottovalutare i rischi che esistono. Zelensky ha detto che l’Ucraina si è sbagliata a rifiutare le armi nucleari. Ci sono state anche dichiarazioni di questo tipo da parte della Polonia.

Anche la Francia ha armi nucleari, ma questi aspetti non attirano l’attenzione dei media occidentali. Questo non gli fa onore. Tre anni fa il presidente Putin ha presentato delle nuove armi ultrasoniche che hanno cominciato ad attirare la nostra attenzione quando gli Stati Uniti hanno stracciato gli accordi sulla non proliferazione del nucleare.

Sappiamo che le armi americane se verranno usate saranno rivolte contro la Russia e contro la Cina. Eravamo pronti per un nuovo accordo sui nuovi sistemi che sono comparsi e che compariranno, ma i negoziati sono stati interrotti”.

Sulle frange neo-naziste in Ucraina e sul battaglione Azov

“I target dell’operazione russa sono state le infrastrutture militari utilizzate per fare pressione sulla popolazione civile e sulla Russia. Attacchiamo i target militari per colpire i radicali ucraini. I colpi deliberati non provengono dalla Russia ma dai missili ucraini Tochka U che hanno colpito le abitazioni civili e sono chiaramente utilizzati per terrorizzare la popolazione civile dell’Est”.

La maggior parte delle persone è stanca di questa oppressione che ha dovuto subire dopo il sanguinoso colpo di stato del 2014 ai tempi di Yanukovich, con l’instaurazione del regime nazista ucraino supportato dagli americani e con l’introduzione di leggi neo-naziste. Il regime ucraino ha violato gli accordi di Minsk e gli accordi di non ricorso alle armi. Cn nostro grande rammarico, non ci è restato altro che avviare le azioni di contrasto”.

Su Hitler e sul fatto che “avrebbe avuto origini ebraiche”

“La nazificazione esiste. Sono stati i militari del battaglione Azov che hanno sul loro corpo e sulle divise simboli riconducibili alle SS e che inneggiano al Mein Kampf. Anche Hitler come Zelensky avrebbe avuto origine ebraiche, quindi non significa assolutamente nulla. I maggiori antisemiti della storia sono stati proprio gli ebrei.

Questi neo-nazisti si sono infiltrati nelle linee regolari dell’esercito. Il battaglione Azov è un’organizzazione dichiaratamente neo-nazista. Zelensky ha detto del battaglione Azov che “sono come sono” e il giornalista che ha fatto l’intervista non ha mandato in onda questa frase. I media utilizzano i neo-nazisti per la lotta contro la Federazione Russa.

Il battaglione Wagner è un corpo privato che non ha a che fare con lo Stato russo. Assieme ad altri battaglioni ora si trova in Africa per condizioni commerciali”.

Sui mercenari stranieri che stanno supportando i neo-nazisti

“In Ucraina mercenari e ufficiali occidentali sono tra le fila dei militari ucraini. Le leggi neo-naziste sulla lingua, sulle tradizioni e sulla cultura non riguardano qualche decina di migliaia di radicali ma tutti gli ucraini, così come le feste dedicate a Stephan Bandera” (un collaborazionista nazista nato nell’attuale territorio dell’Ucraina dell’Ovest che fondò l’OUN, partito di ispirazione fascista, ndr).

Sull’Italia e sui media di sistema italiani: “Aperto un fascicolo per violazione dei diritti”

“L’Italia è in prima fila tra coloro che non solo adottano sanzioni anti-russe, ma promuovono anche tutte le iniziative anti-russe. Pensavamo che l’Italia avesse un approccio diverso sulla giustizia e sui diritti fondamentali per la sua storia, oltre che buone norme diplomatiche ed etica giornalistica. Forse ci siamo sbagliati.

La nostra ambasciata ha inviato i materiali e ha aperto un caso riguardo alla violazione dei diritti fondamentali da parte della stampa italiana”.

Sui programmi anti-russi della NATO

“Ho letto molto sui legami con la famiglia Biden e l’Ucraina, ma io credo che ci siano da parte degli USA programmi a lungo termine portati avanti da tutta la dirigenza americana per trasformare l’Ucraina in una minaccia.

E’ per questo che hanno ampliato la militarizzazione dell’Ucraina e hanno organizzato esercitazioni sotto l’egida della NATO, sempre in chiave anti-russa. Questo progetto anti-russo si nota anche quando sentiamo che la Russia deve essere sconfitta”.

Sui negoziati abbandonati dalla parte ucraina

“Abbiamo iniziato le trattative su iniziativa di Zelensky e a marzo c’erano i presupposti per pensare che il presidente ucraino fosse pronto a rendere l’Ucraina neutrale. Noi abbiamo risposto che a queste condizioni eravamo d’accordo, tolti i territori di Crimea e Donbass. A loro andava bene, ma poi le condizioni sono state modificate”.

Su Bucha

“Il 30 marzo i militari russi sono usciti da Bucha e il sindaco ha detto che la città era libera. Due giorni dopo è stato costruito tutto ed è palese che si tratti di una fake news. Vogliamo che Zelensky dia l’ordine di cessare le ostilità e di tutelare la sicurezza delle persone a Est, che non devono essere più minacciate.

Noi non vogliamo un cambio di regime in Ucraina, in queste sono cose sono specializzati gli Stati Uniti, non noi”.

Sull’acquisto di gar russo da parte dell’Europa

“Le banche occidentali hanno rubato un sacco di soldi in euro e dollari a Gazprom. Volete pagarci tenendo i soldi nelle vostre banche occidentali? Noi abbiamo proposto di pagare in rubli. Per i clienti delle forniture non cambia assolutamente nulla, non cambiano i prezzi”.

Sui tempi dell’operazione russa in Ucraina

Il 9 maggio è una tradizione sovietica, ma quest’anno nel corso della ricorrenza concentreremo i nostri sforzi per difendere la sicurezza della popolazione civile ucraina dell’Est. I nostri militari non pianificheranno le loro azioni in base a una data.

I tempi e i ritmi dipendono dalla necessità di minimizzare i rischi per la popolazione civile ucraina e per i militari russi”.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

A chi andranno i 610 milioni stanziati dal governo per l’Ucraina

Supera il mezzo miliardo di euro lo stanziamento del governo che dovrebbe andare a beneficio “dei profughi ucraini”. Mentre in tutta Europa è corsa alla speculazione e alla capitalizzazione dei rifugiati, è lecito domandarsi se e in che modo i fondi andranno a coprire le spese vive e urgenti di chi ne ha davvero necessità. Anzitutto, come saranno ripartiti?

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A chi andranno i 610 milioni stanziati dal governo per l'Ucraina | Rec News dir. Zaira Bartucca

Supera il mezzo miliardo di euro lo stanziamento del governo che dovrebbe andare a beneficio “dei profughi ucraini”. Mentre in tutta Europa è corsa alla speculazione e alla capitalizzazione dei rifugiati, è lecito domandarsi se e in che modo i fondi andranno a coprire le spese vive e urgenti di chi ne ha davvero necessità. Anzitutto, come saranno ripartiti? Stando a quanto si è potuto apprendere, il blocco più cospicuo di finanziamenti di circa 450 milioni sarà teoricamente devoluto agli ucraini che giungono in Italia.

Non a tutti (per esempio non a chi può provvedere con una sistemazione autonoma), ma solo a chi è disposto ad entrare nel regime di accoglienza dei CAS e delle strutture convenzionate e, soprattutto, alle organizzazioni che proliferano sull’accoglienza, in Italia come in Ucraina. In particolare, 6 milioni andranno all’Unicef ucraino; altri 6 milioni allo “Ukraine Humanitarian Fund” dell’Ocha (Onu), 4 milioni andranno al Comitato Internazionale della Croce Rossa in Ucraina, 8 milioni all’Unhcr nei Paesi della regione e 2 milioni alla Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Tanto ha fatto sapere il viceministro agli Affari Esteri Marina Sereni.

Ben 110 milioni sul totale devoluto di 610 milioni andranno poi nelle casse della governo ucraino per “assistenza finanziaria”. Lo ha specificato il premier Mario Draghi nel corso dell’intervento che ha tenuto nell’ambito della raccolta fondi internazionale “Stand Up for Ukraine”.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Mariupol “liberata”, il bilancio di Shoigu

Era la roccaforte del battaglione nazista Azov. Intanto gli alti vertici militari russi fanno sapere che la zona dell’acciaieria Azovstal verrà “sigillata” e che le operazioni saranno completate “in circa quattro giorni”

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Mariupol "liberata", il bilancio di Shoigu | Rec News dir. Zaira Bartucca

“Le forze armate della Federazione Russa e la milizia popolare della Repubblica Popolare di Donetsk hanno liberato Mariupol. I restanti nazionalisti si nascondono nella zona industriale dell’acciaieria di Azovstal. Mariupol è un importante centro industriale e il principale snodo dei trasporti sul Mar d’Azov. Nel 2014, il regime di Kiev ha dichiarato la città la capitale temporanea della regione di Donetsk, e durante i successivi otto anni è stata trasformata in una potente roccaforte e la base dei nazionalisti ucraini di estrema destra. In realtà, era la capitale del Battaglione Azov”.

“Una grande quantità di armi pesanti e hardware militare sono stati distribuiti in città, tra cui carri armati, i sistemi di lanciarazzi multipli Smerch e Uragan, sistemi di artiglieria pesante e complessi missilistici Tochka-U. Tochka-U ha una distanza di 120 chilometri, mentre la distanza da Mariupol alla città russa di Taganrog è di 94 chilometri e approssimativamente la stessa a Rostov, la capitale del distretto federale meridionale”.

“La città è stata rifornita di missili, munizioni, carburante e lubrificanti e provviste alimentari per lunghe ostilità. Le principali infrastrutture, tra cui il porto marittimo e il corso d’acqua, sono state minate e bloccate con gru galleggianti. La maggior parte delle navi appartiene a Stati stranieri”.

“Per quanto riguarda i veicoli corazzati, vi erano 179 carri armati e veicoli corazzati da combattimento, 170 cannoni e mortai vari, tra cui lanciarazzi multipli che ho già menzionato, i sistemi Smerch e Uragan. Quando la città è stata circondata l’11 marzo, c’erano più di 8.100 truppe delle forze armate ucraine e unità nazionaliste nella città, così come mercenari stranieri, che formavano un gruppo ampio. Durante l’operazione di liberazione della città, oltre 4.000 di loro sono stati neutralizzati, 1.478 si sono arresi, e il restante gruppo di oltre 2.000 è stato bloccato nella zona industriale dello stabilimento di Azovstal”.

“Nei loro sforzi di resistenza, i nazionalisti hanno usato quasi tutti gli edifici residenziali come postazioni fortificate. I veicoli corazzati e l’artiglieria sono stati posizionati ai piani terra e i cecchini hanno preso ai piani superiori. C’erano anche unità separate armate di ATGM. I residenti sono stati portati ai piani intermedi e negli scantinati e utilizzati come scudi umani. È stato fatto in quasi tutti i condomini”.

“Durante la ritirata, l’esercito ucraino e i battaglioni nazionalisti a Mariupol e in altre città ucraine stavano usando i civili come copertura. Siamo a conoscenza di quattro casi in cui, per coprire il loro ritiro, hanno fatto uscire le persone dagli scantinati. L’ultimo incidente è stato quattro giorni fa, quando stavamo liberando l’area portuale e hanno fatto quasi tutti lasciare grattacieli in modo che potessero fuggire lasciando dietro di sé rovine, compresi i siti socialmente importanti e culturali completamente distrutti”.

“Mentre liberava Mariupol, l’esercito russo e le unità della milizia popolare dal DPR hanno preso ogni precauzione per salvare vite civili. Dal 21 marzo sono stati creati quotidianamente corridoi umanitari per evacuare civili e cittadini stranieri”.

“I militari delle forze armate ucraine e i militanti dei battaglioni nazionalisti sono stati incoraggiati a deporre le armi. Naturalmente, gli sono stati garantiti la vita, la sicurezza e l’aiuto medico”.

“Siamo rimasti in comunicazione quotidiana con il vice primo ministro dell’Ucraina [Irina] Vereshchuk per quanto riguarda gli atti umanitari pianificati, che includevano corridoi e trasporti, sia ambulanze che autobus. Occasionalmente, sono stati messi a disposizione fino a 100 autobus di questo tipo e da 25 a 30 ambulanze al giorno”.

“Le missioni diplomatiche straniere si sono messe in contatto con noi in vari modi perché i loro cittadini erano lì. Siamo stati in grado di liberare ed evacuare molti di loro da Mariupol come parte di queste iniziative umanitarie. Abbiamo inviato notifiche ufficiali all’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, alle strutture competenti dell’OSCE, al Comitato internazionale della Croce Rossa e ad altre organizzazioni internazionali, indicando l’ora e il luogo di tali iniziative. In alcuni casi, abbiamo persino insistito sulla loro presenza per assicurarci che tutte le regole umanitarie fossero rispettate nella misura del possibile, considerando il fuoco costante e senza fine proveniente dai battaglioni nazionalisti e dalle forze armate ucraine”.

“Nonostante la resistenza dei combattenti e di tutti gli altri, siamo stati in grado di evacuare 142.711 civili da Mariupol dopo che sono state emesse istruzioni in questo senso. Abbiamo liberato tutti gli ostaggi al porto, compresi gli equipaggi marittimi. Coloro che li hanno presi in ostaggio hanno danneggiato i loro sistemi di comunicazione in modo che non potessero entrare in contatto con nessuno”.

“A partire da oggi, l’esercito russo e la milizia popolare della Repubblica Popolare di Donetsk controllano tutta Mariupol, bloccando in modo affidabile il territorio Azovstal con ciò che rimane delle forze nazionaliste e dei mercenari stranieri”.

“Negli ultimi due giorni abbiamo dichiarato un cessate il fuoco tra le 14 e le 16, fermato tutte le azioni militari e aperto corridoi umanitari per consentire ai civili che potrebbero essere ad Azovstal di andarsene”.

“Abbiamo preparato circa 90 autobus per loro, e 25 ambulanze. Naturalmente, considerando tutte le distorsioni che affrontiamo, abbiamo installato le telecamere delle forze aerospaziali russe e abbiamo ricevuto il flusso quasi in tempo reale qui al centro di comando. Nessuno ha lasciato Azovstal. Tuttavia, altri civili, oltre 100, sono stati in grado di evacuare. Si è trattato di uno sforzo importante per noi negli ultimi giorni e lo abbiamo portato avanti insieme a tutte le organizzazioni internazionali competenti”.

“La città è ora calma, il che ci consente di iniziare gli sforzi per ripristinare l’ordine, consentire alle persone di tornare alle loro case e riportare la vita pacifica in città. Per quanto riguarda coloro che si nascondono ad Azovstal, abbiamo sigillato in modo affidabile il suo perimetro e abbiamo bisogno di tre o quattro giorni per completare questo sforzo ad Azovstal”.

E’ quanto ha affermato il ministro della Difesa Sergej Shoigu nel corso della relazione fatta al presidente della Federazione russa Vladimir Putin.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Ucraina, il Parlamento europeo promuove una “war room” per censurare la versione dei fatti da parte russa

Proprio il 25 aprile, giorno della Liberazione dal nazi-fascismo, in Ue si pensa di infliggere un duro colpo alla libertà di espressione, al diritto di critica e a quello di cronaca. Si terrà proprio in questo giorno presso il Parlamento europeo un vertice in cui verrà discussa la creazione di una “war room” sull’informazione e sui modi approvati di trattare il conflitto russo-ucraino

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La "war room" dell'Ue per censurare la versione dei fatti da parte russa | Rec News dir. Zaira Bartucca

Proprio il 25 aprile, giorno della Liberazione dal nazi-fascismo, in Ue si pensa di infliggere un duro colpo alla libertà di espressione, al diritto di critica e a quello di cronaca. Si terrà proprio in questo giorno presso il Parlamento europeo un vertice in cui verrà discussa la creazione di una “war room” sull’informazione e sui modi approvati di trattare il conflitto russo-ucraino. Le premesse sono – apparentemente – buone: “contrastare la disinformazione e i modi per rafforzare le voci di fatto e di libertà di parola”, ma i presupposti dimostrano la politicizzazione dell’iniziativa.

Tutto, infatti – si legge nell’invito inviato ai giornalisti – verrà esaminato “alla luce dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia”. Perché “è chiaro che c’è uno Stato sovrano attaccato e uno invasore”, è il mantra di un mainstream che si appella di continuo alla sovranità degli Stati sistematicamente ignorata dall’Unione europea e perfino alla terminologia cara al centrodestra in altri contesti bandita.

Ma cosa impareranno i giornalisti che correranno a Bruxelles nella “stanza della guerra” o si collegheranno in streaming per apprendere il giusto scrivere e il giusto parlare? Probabilmente, a riportare pedissequamente quanto proviene da Kiev senza approfondimento e verifica, a ignorare questioni cardine come la presenza documentata di biolaboratori in Ucraina promossi dal Pentagono, a definire i nazisti del battaglione Azov “difensori” e “nazionalisti” e – ovviamente – a forgiare epiteti sempre più dispregiativi per descrivere il presidente della Federazione russa.

Nessuna imposizione, sia chiaro, solo una serie di raccomandazioni. Che succede se i giornalisti non dovessero seguirle? Intanto la censura dei principali social funziona a gonfie vele, e se qualcosa dovesse andare storto sono sempre a disposizione gli squadroni di “fact-checker“, i vari somministratori di olio di ricino digitale e le liste di proscrizione in cui vengono inseriti i comunicatori dissidenti.

L’iniziativa è promossa dal gruppo del PPE, lo stesso del presidente del parlamento europeo Roberto Metsola. I lavori saranno ospitati dall’eurodeputata Eva Maydell e aperti dal presidente del gruppo PPE Manfred Weber.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Ucraina, in alcune zone è iniziata la ricostruzione

Sono 918 gli insediamenti che in questi giorni sono interessati da interventi di ricostruzione e dal ripristino delle forniture

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Ucraina, in alcune zone è iniziata la ricostruzione | Rec News dir. Zaira Bartucca

Si è parlato a lungo di una possibile fine delle ostilità tra Russia e Ucraina per il 9 maggio, data che nei Paesi dell’ex Unione Sovietica coincide con la Giornata della Vittoria sul nazismo. E’ difficile fornire previsioni azzeccate in uno scenario così mutevole, ma alcuni segnali di distensione stanno già giungendo. In Ucraina è infatti già iniziata la ricostruzione di alcune zone. Sono 918 gli insediamenti che in questi giorni sono interessati da bonifiche territoriali e dal ripristino delle forniture di energia elettrica, luce e gas.

Riprende anche il lavoro delle forze dell’Ordine, riaprono banche e uffici e viene nuovamente garantita l’erogazione di cure mediche all’interno degli ospedali. Inizia di nuovo l’attività del personale scolastico e si restaurano le ferrovie e le principali arterie che collegano le città. Da ieri è di nuovo attivo il tratto tra Chernihiv e Nizhyv. Anche a Sumy riprende la circolazione dei treni. Sono molti, inoltre, gli ucraini che stanno facendo marcia indietro e dall’Europa stanno rientrando nelle loro abitazioni. La situazione rimane comunque critica in alcune città, come Kharkiv e Mariupol.

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