INCHIESTE
Il dossier ucraino che nel 2021 predisse la guerra con la Russia. Il ruolo dei super 007 radicati all’estero
Gli spoiler del Libro Bianco”, con prefazione di Zelensky. La diaspora ucraina e il riconoscimento provvisorio delle Repubbliche di Luhansk e Donetsk e le sanzioni personali contro i funzionari russi si sono già avverati. Perché il governo di Kiev, già allora, ne sapeva più di tutti?
Nel 2021 il “Біла книга” – il libro bianco istituzionale pubblicato dal governo ucraino con prefazione del presidente Volodymir Zelensky – era poco più che un bollettino ufficiale, una dispensa informativa a uso interno. Celebrava la potenza di Kiev, le sue velleità europeiste, i collegamenti con la NATO e l’Unione europea e un servizio di spionaggio tecnologicamente avanzatissimo con tentacoli ovunque, in Patria come all’estero. Una sorta di CIA dell’Est. Nel mezzo, la narrazione di un possibile conflitto con la Russia raccontato nei minimi particolari con straordinarie doti di preveggenza: le presunte cause interpretate da Palazzo Mariinskij, gli agenti provocatori, la diaspora degli ucraini e uno Stato costretto a rinunciare alla sua Ortodossia e alle tradizioni che ricordano i legami con la Russia: “Il mondo di Neanderthal che il regime del Cremlino impone oggi all’umanità” per “fermare il progresso euro-atlantico dell’Ucraina”, secondo il capo degli 007 ucraini Valery Kondratyuk.
Settantaquattro pagine che servono anche a dichiarare guerra a Putin proprio nel periodo cruciale in cui Vladimyr Medinsky – ex ministro della Federazione Russa oggi mediatore nel conflitto che si è sviluppato – si sedeva al tavolo con la NATO chiedendo lo stop di ogni intromissione nei territori dell’ex Unione Sovietica. Quelli che per trattato non dovevano mai essere valicati. Un documento che assume tanto più valore dopo il rogo degli archivi operato negli scorsi giorni da parte della SBU, la Sicurezza nazionale ucraina, proprio mentre i mezzi russi iniziavano la smilitarizzazione di alcune città e la presa dei laboratori sperimentali.
“In futuro ci sarà la formazione di un nuovo ordine mondiale”
“Nei prossimi anni, lo sviluppo della situazione nel mondo sarà determinato dalla formazione di un nuovo ordine mondiale. Le conseguenze economiche della pandemia di COVID-19 apriranno la strada all’escalation del conflitto USA-Cina, catalizzeranno attori globali e regionali per la leadership geopolitica, l’accesso alle risorse naturali (energia, acqua potabile, terreni agricoli, ecc.) e stabiliranno anche il controllo sulle principali vie di trasporto e canali di comunicazione”. Si apre con questo scenario il bollettino istituzionale del 2021 del governo ucraino. Non mancano i riferimenti al mondialismo – considerato inevitabile e anzi accettato – e a un conflitto tra Stati Uniti e Cina che, dicono gli analisti oggi, rischia di scoppiare proprio a partire dall’esacerbazione del conflitto tra Russia e Ucraina in forza dell’interventismo ingiustificato della NATO. Il governo di Zelensky già allora, inspiegabilmente, ne sapeva più di tutti. “Nel tempo – scandisce il rapporto – i Paesi europei potrebbero perdere un po’ di attenzione al conflitto russo-ucraino, e alcuni di loro prenderanno provvedimenti per liberalizzare le relazioni con la Russia, ma i Paesi europei vicini perseguiranno una politica amichevole nei confronti dell’Ucraina e sosterranno le sue aspirazioni euro-atlantiche“.
Il dispiegamento di armi e basi NATO al confine dell’Ue? “Fobie della Russia imposte ai Paesi europei”
Singolare è poi l’interpretazione che il governo di Kiev dà del “dispiegamento delle ultime armi d’attacco offensive vicino ai confini dell’Ue” con l’Ucraina. Il riferimento sembra essere alle basi NATO che nell’ultimo decennio si sono andate moltiplicando. Una minaccia ibrida che non ha risparmiato il territorio conteso della Crimea e snodi cruciali come il porto di Odessa, il Mar Nero e il Mar d’Azov. “Fobie” di Putin per il governo di Zelensky, che a pagina 13 definisce la NATO “la principale organizzazione di difesa in Europa”.
“In Russia ci sarà un trasferimento di potere”
Particolare attenzione nel libro bianco è destinata prevedibilmente anche al presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, che secondo Kiev si preparerà a lasciare il posto a causa delle presunte condizioni di salute cagionevoli. Il rapporto prevede la destituzione di Putin – non è chiaro con quali mezzi e per mezzo dell’intervento di chi – ma non la fine del “putinismo”. “Il contesto internazionale generale – si legge nel dossier promosso dal governo ucraino e dagli 007 ucraini e stranieri – è sfavorevole alla Russia per diversi fattori, tra cui la vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali americane. La Russia sta cambiando tattica in modo flessibile nella direzione ucraina, ma l’obiettivo strategico rimane lo stesso: impedire un’Ucraina orientata ad Occidente. Così, sullo sfondo di problemi sempre più evidenti con la salute di Putin, la notevole difficoltà per lui di svolgere fisicamente le funzioni pubbliche di Capo di Stato in Russia ha de facto iniziato il periodo di trasferimento del potere. Indipendentemente dall’opzione specifica (“Putin è un presidente permanente”, “Putin è il leader della nazione”, “Putin è un tandem”, “Il successore di Putin”, ecc.), lo scenario di base per il medio termine è di mantenere il modello statale del “Putinismo” in Russia, con o senza Putin“.
Anche le sanzioni personali contro i funzionari russi e il riconoscimento di Luhansk e di Donetsk erano stati previsti: “Serviranno a giungere a una soluzione pacifica, poi ci saranno le elezioni”
Il dossier del governo ucraino del 2021 prevede anche il riconoscimento ufficiale – allora piuttosto lontano – dei territori di Luhansk (LPR, Repubblica popolare di Luhansk) e di Donetsk (DPR, Repubblica popolare di Donetsk). Come si ricorderà, la proclamazione dell’indipendenza del territorio e il trattato di mutuo soccorso tra la Russia e la nuove Repubbliche sono stati suggellati al Cremlino il 21 febbraio di quest’anno, e negli intenti della Federazione Russa avrebbero dovuto fermare parte delle ostilità. Poi però sono arrivate le provocazioni militari che russi e ucraini si attribuiscono a vicenda e i primi attacchi del 24 febbraio. Una situazione composita di cui nel 2021 non si poteva avere ancora contezza, e che nessuno – ad eccezione dello staff di Zelensky che ne scriveva apertamente – in Ucraina poteva immaginare. “Sarà riconosciuto – scrivono gli interessati – lo statuto speciale di questi territori. In sostanza, si tratta della loro sovranità, che prevede una piena sanatoria per funzionari e militanti della “DPR” e della “LPR”, svolgendo elezioni con la partecipazione di rappresentanti delle autoproclamate “repubbliche”. Bisognerà risolvere i problemi ambientali che da oltre 5 anni di ostilità e occupazione sono diventati quasi catastrofici, e ottenere la revoca delle sanzioni occidentali alla Russia nei settori del commercio, della finanza e della tecnologia a causa dei fattori di cui sopra, nonché la revoca delle sanzioni personali contro gli alti funzionari russi. Allo stesso tempo, le intenzioni tattiche della Federazione Russa in merito ai territori occupati degli oblast di Donetsk e Luhansk nel periodo precedente il loro pieno reinserimento in Ucraina, prevedono il riconoscimento (formale o informale) da parte dell’Ucraina delle cosiddette DPR e LPR come soggetti a pieno titolo del processo negoziale per una soluzione pacifica“.
“Nelle nuove Repubbliche si testeranno tecnologie di controllo, nuovi equipaggiamenti militarie e farmaci e vaccini che non hanno superato tutte le fasi di sperimentazione”
Una parte decisamente inquietante riguarda i test che starebbero avvenendo o avverranno sulle popolazioni delle Repubbliche di Luhansk e di Donetsk. Secondo il documento, questi territori sarebbero utilizzati come “territorio dove si testano tecnologie di controllo”. In particolare, lo scenario delineato in fieri riguarda (pagina 23):
- “La riduzione della popolazione, il suo ritorno a forme primitive di relazioni economiche”
- “Test nei territori temporaneamente occupati di nuovo equipaggiamento militare, che non ha ancora superato tutte le fasi dei test e potrebbe essere imperfetto”
- “Test segreti sulla popolazione delle “repubbliche” di nuovi farmaci e vaccini che non hanno superato tutte le fasi di test necessarie”, non è chiaro se da parte ucraina o da parte russa, anche se lo stesso governo ucraino ammette che dal Cremlino si stia lavorando “a una legittimazione delle Repubbliche attraverso l’ottenimento del cessate il fuoco” (pagina 25).
“Armi di distruzione di massa nelle acque antistanti l’Ucraina”
Abbiamo scritto varie volte della volontà di Mosca di “smilitarizzare” i territori ucraini illegittimamente occupati dalla NATO che starebbe caratterizzando quella che il Cremlino definisce “un’operazione militare speciale”. Non una guerra o un’invasione, ma la liberazione dell’Ucraina dai presidi stranieri che si sono installati per trasformare il granaio d’Europa nel deposito di armi nucleari e sperimentali della nuova Europa. La conferma arriva dalla stessa Kiev, che nelle pagine del Libro Bianco – a sorpresa – sferra un attacco contro alcuni organismi internazionali. “E’ stata confermata – scrivono i funzionari ucraini – l’inefficienza delle principali istituzioni di sicurezza (ONU, OSCE) nella risoluzione dei conflitti regionali. Allo stesso tempo, c’è stata una tendenza alla militarizzazione dei territori e delle acque adiacenti al confine ucraino, distruggendo l’attuale sistema di accordi internazionali nel campo della non proliferazione delle armi di distruzione di massa, delle tecnologie sensibili e della conoscenza; maggiore influenza sull’ambiente di sicurezza regionale da parte della Federazione Russa e di altri Paesi che cercano di realizzare le proprie ambizioni, compreso l’uso delle risorse dell’Ucraina (territorio, potenziale scientifico e tecnologico, risorse agricole, idriche, umane e di altro tipo). (…) “In questo contesto, la regione dell’Azov-Mar Nero è considerata da Mosca come un’importante testa di ponte per l’espansione nel Mediterraneo, nel Medio Oriente e nel continente africano. La militarizzazione della Crimea annessa svolge un ruolo chiave nel modificare l’equilibrio politico-militare nella regione del Mar Nero, in particolare istituendo un sistema per limitare la libertà d’azione della NATO nella regione”. Tutto ciò anche per preservare nel lungo periodo – scrive il governo ucraino – “l’espansione umanitaria del “mondo russo” nello spazio post-sovietico, le sue idee di messianismo ortodosso, l’anti-americanismo e la diffusione di idee euroscettiche”. Un qualcosa che lo staff del presidente Zelensky, dal principio in comunione di intenti con gli Usa di Biden, con Bruxelles e con i vertici della NATO, non può ovviamente tollerare.

Il quartier generale della SZRU in Ucraina
I nuovi servizi segreti esteri (SZRU)
L’ultima parte del libro bianco, quella che parla del “Servizio di intelligence straniera dell’Ucraina”, è una delle più discutibili. Tracciamo prima un quadro di insieme: il 17 settembre del 2020 la Verkhovna Rada approva la normativa che regolamenta i nuovi servizi segreti ucraini (SZRU). trasformandoli di fatto in un presidio di organismi che agiscono in territorio extra-ucraino. L’acronimo ricorda quello della CIA, in ucraino ZRU. La legge ha previsto l’introduzione di un’Accademia dei Servizi Segreti dell’Ucraina, con corsi di formazione che possono durare “da un giorno a sei mesi”. Uno sforzo di controllo e di passaggio di informazioni rilevanti che il governo di Zelensky – supportato dalla NATO, dall’UE e di recente dal Fondo Monetario Internazionale con iniezioni cospicue di capitali – supporta con stanziamenti multi-milionari.
Nel solo 2021, l’Ucraina ha destinato 4 miliardi di grivne per finanziare il Servizio di Intelligence estera. Il governo chiarisce che anche nel quadriennio 2021-2025 i “fondi dei contribuenti saranno destinati a due aree chiave: il rafforzamento drastico delle agenzie di Intelligence all’estero e il corretto livello di remunerazione dei militari SZRU“, che devono essere “fluenti in diverse lingue straniere“. La legge varata nel 2020 prevede inoltre “nuovi e progressivi standard di protezione per le spie, che avranno anche alloggio, sicurezza sociale e assicurazione sanitaria”. I compiti della SZRU li descrive lo stesso staff di Zelenskij nel dossier che stiamo analizzando, e tra questi c’è “la partecipazione delle istituzioni ucraine all’estero e la sicurezza dei cittadini ucraini inviati all’estero che sono a conoscenza di informazioni che costituiscono un segreto di Stato“. Attività di intromissione nella sovranità degli Stati esteri e di spionaggio, per riassumere.
L’Ucraina è inoltre uno dei Paesi di elezione per lo sviluppo dell’Intelligence elettronica e degli strumenti di analisi predittiva, in buono stile Minority Report. “Il Dipartimento di intelligence tecnica e le sue divisioni situate nelle regioni del Paese – è quanto viene chiarito – dispongono di attrezzature uniche, specialisti esperti nel campo dell’intercettazione radio e della crittografia, programmatori di sistemi e analisti. Ciò consente di ottenere regolarmente informazioni riservate di particolare valore di natura politica, economica, scientifica, tecnica e militare-strategica”. (…) “Ai consumatori di informazioni di intelligence – continua il rapporto governativo – vengono forniti dati tempestivi e predittivi su questioni prioritarie, che vengono utilizzati nella preparazione di decisioni importanti, negoziati con partner stranieri“.
L’introduzione del sistema di controllo presidenziale
Se una legge del genere fosse stata promossa dalla Duma anziché dalla Verkhovna Rada, ne avremmo sentito delle belle. La normativa passata il 17 febbraio di due anni fa, infatti, fa in modo che venga relegato nelle mani del solo Zelenskij, comico prestato alla politica, un controllo praticamente illimitato. Il controllo capillare dell’informazione e i toni propagandistici promossi in Ucraina e all’estero non è che il riflesso di questo nuovo regime. Nel libro bianco che stiamo analizzando viene chiamato “Sistema di controllo presidenziale”, ed è esercitato attraverso la direzione generale del Capo di Stato da parte del Servizio di Intelligence estero. “Questa ripartizione dei poteri di controllo – chiariscono le istituzioni ucraine – corrisponde a standard democratici ed è vicina ai principi di base del controllo e della supervisione delle attività di intelligence secondo gli standard europei“. (…) “SZRU cambiò radicalmente la sua organizzazione e la sua geografia nel 2014 – anno dello scoppio della guerra civile, nda – attribuendo particolare importanza alla cooperazione internazionale con le autorità competenti di Stati esteri e organizzazioni internazionali. Il Servizio ha ufficialmente stabilito e mantiene contatti con 174 agenzie di intelligence, speciali e forze dell’ordine in 84 Paesi“.
Il lavorìo della SZRU per annettere l’Ucraina alla NATO e alla UE
La parte finale del dossier motiva la complessa attività di Intelligence appena delineata, getta una nuova luce sulla macchina della propaganda che si è mossa in perfetta sincronia dopo lo scoppio dei conflitti con la Russia e – se vogliamo – dà ragione alla Federazione Russa e ai suoi timori di intromissione da parte della NATO nei territori dell’ex Unione Sovietica. E’ scritto chiaramente nel Біла книга:
“L’Ucraina sta perseguendo un percorso strategico verso la piena adesione all’Unione Europea e all’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO, nda). Pertanto, più attiva e produttiva è la cooperazione della SZRU con le agenzie di intelligence e i servizi speciali della NATO e degli Stati membri dell’UE. La SZRU ha iniziato a implementare attivamente l’esperienza dei Paesi occidentali sviluppati nel campo dell’intelligence. A loro volta, i partner stranieri hanno mostrato grande interesse per le capacità dell’intelligence strategica ucraina. Dopotutto, la SZRU è stata in grado di colmare le lacune nella comprensione degli strumenti e della logica delle azioni ibride della Russia nell’arena internazionale. Nuove forme di cooperazione con i partner occidentali hanno consentito all’Ucraina di ottenere lo status di partner della NATO con capacità potenziate nell’ambito dell’Iniziativa di interoperabilità del partenariato. Oggi, la SZRU partecipa a tutti i formati di cooperazione che l’Alleanza offre ai servizi di intelligence partner. E dal 2018, la SZRU partecipa come osservatore a forum sotto gli auspici dell’Alleanza del Nord Atlantico, che in precedenza si svolgevano esclusivamente con i membri della NATO. La SZRU sta lavorando attivamente per diventare un partecipante a pieno titolo nel sistema di comunicazione a breve termine di intelligence e servizi speciali dell’Alleanza del Nord Atlantico. Abbiamo inoltre in programma di intensificare ed espandere la presenza dell’intelligence ucraina nelle pertinenti strutture collegiali della NATO e dell’UE. La SZRU mantiene intensi contatti con i servizi speciali di alcuni paesi del Medio Oriente e della regione. La SZRU ha stabilito un regolare scambio di informazioni con partner stranieri. Oltre all’enfasi sulle questioni russe, la sfera universale della cooperazione internazionale della SZRU con i servizi di intelligence stranieri è la formazione professionale dei dipendenti in vari settori delle attività di intelligence. La formazione sistematica e l’istruzione in corsi specialistici in centri di formazione specializzati esteri sono diventati parte integrante dello sviluppo professionale del personale del Servizio. Il servizio è aperto per l’attuazione di audaci progetti congiunti in vari settori delle attività di intelligence e ha servizi che si possono offrire ai partner“.
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