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Il 2014 per l’Ucraina è l’anno emblematico della guerra civile e anche quello del lavorìo dei democratici e delle aziende americane che hanno posato le mani sulle principali città dell’ex Stato dell’Unione sovietica. “L’esportazione della democrazia” questa volta è nascosta dietro lo Ukraine Science Project: centinaia di biolaboratori (foraggiati dal Pentagono e da Società opache) sparsi per Karkhiv, Poltava, Lviv, Kherson, Luhansk, Vinnytsia, Ternopil, Sumy, Zakarpatska e Mykolaïv. Una vera e propria fabbrica di armi biologiche, il centro nevralgico dei patogeni in una posizione geografica più che strategica: da un lato l’Ue e dall’altro una Russia stanca di prodursi in ultimatum sul pericolo biologico agitato ai suoi confini. Una potenziale minaccia bioterroristica per le popolazioni, ma anche per gli animali e le vegetazioni.

Anche gli Stati europei avevano le mani in pasta: il caso dell’Italia e i legami con lo IEKVUM di Karkhiv, per esempio, sono stati svelati in esclusiva da Rec News. I motivi erano politici: “Affermare l’indipendenza culturale ed economica dell’Ucraina dalla Russia e continuare l’integrazione nella società occidentale” (dirà via mail in quell’anno ad Hunter Biden l’allora vicepresidente di Metabiota Mary Guttieri), ma anche economici. Scorrendo i carteggi delle corrispondenze tra i boards di Metabiota, Rosemont Seneca Partners e il figlio di Joe Biden, si apprende che i finanziamenti della Difesa a stelle e strisce non hanno riguardato solo il ministero della Salute ucraino, ma anche il ministero dell’Agricoltura.

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Sull’efficacia del “sostegno” c’è molto da discutere, così come rimane controverso il ruolo dei programmi del Pentagono, tra cui il Defence Treat Reduction Agency (DTRA). Il granaio d’Europa dai terreni neri e fertili e abitato da una fauna variegata è ufficialmente protetto dall’ “Agenzia di riduzione delle minacce”, ma i colpi al territorio ucraino si vanno – paradossalmente – moltiplicando. Tra il 2015 e il 2016 l’Ucraina viene stravolta dall’aviaria e dalla peste africana. Si manifesta perfino l’antrace, che non risparmia nemmeno gli umani. Caso vuole che su tutti i patogeni si lavorasse alacremente proprio nei biolaboratori finanziati con cifre a sei zeri: lo IEKVUM, addirittura, vantava/vanta un sottolaboratorio specializzato nella creazione di virus che colpiscono l’uccellame da alimentazione. Anche la peste suina fa cadere decine di migliaia di capi di bestiame. A fine 2015 il piccolo complesso di Kalyta (Brovary Raion, Oblast di Kiev) vengono uccisi e bruciati 60mila maiali finché – nel 2016 – l’Unione europea del “sostegno incondizionato” non vieta l’importazione di carne e pollame dall’Ucraina a causa della situazione epidemiologica del Paese.

Le conseguenze sono che già nel 2017 l’Ucraina importa più carne di quanto ne esporta, e da concorrente di mercato per quanto riguarda i lavorati si trasforma ben presto in uno Stato alle dipendenze di Bruxelles e degli Stati Uniti. E, per arrivare a oggi, il presente e il futuro non possono essere più rosei, viste le politiche di indebitamento portate avanti dalla presidenza Zelensky per la corsa agli armamenti, mentre la ricostruzione e la rigenerazione dei territori coltivati e adibiti all’allevamento si fanno sempre più lontani. Una guerra sotterranea che non si vede nei tg che non si combatte a colpi di mortaio e bombardamenti, ma all’insegna della distruzione di un territorio, delle sue risorse e del benessere collettivo. E ad essere colpevole, in questo caso, non è la Russia.

“Peste suina africana in Ucraina” – in IZS Teramo
* Ucraina: evoluzione della peste suina africana-PSA – 01/10/2015
OIE bollettino 2016 – Antrace in Ucraina

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Amnesty: “Forze ucraine hanno collocato basi militari all’interno di scuole e ospedali. Violazione del diritto internazionale”

L’organizzazione: “Chiediamo al governo ucraino di assicurare immediatamente l’allontanamento delle sue forze dai centri abitati o di evacuare le popolazioni civili dalle zone in cui le sue forze armate stanno operando. Gli eserciti non devono mai usare gli ospedali per attività belliche e dovrebbero usare le scuole o le abitazioni dei civili solo quando nessun’altra alternativa è percorribile”

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Amnesty: "Forze ucraine hanno collocato basi militari all'interno di scuole e ospedali. Violazione del diritto internazionale" | Rec News dir. Zaira Bartucca

L’organizzazione Amnesty International a sorpresa ha pubblicato un report sul conflitto russo-ucraino in cui vengono menzionate violazioni del diritto umanitario da parte delle forze ucraine. E’ forse il segno più diretto del fatto che l’attenzione si andrà via via spostando sempre di più su Taiwan, il prossimo teatro di guerra. Di seguito il testo integrale.

Nel tentativo di respingere l’invasione russa iniziata a febbraio, le forze ucraine hanno messo in pericolo la popolazione civile collocando basi e usando armamenti all’interno di centri abitati, anche in scuole e ospedali. Queste tattiche violano il diritto internazionale umanitario perché trasformano obiettivi civili in obiettivi militari. Gli attacchi russi che sono seguiti hanno ucciso civili e distrutto infrastrutture civili.

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“Abbiamo documentato un modello in cui le forze ucraine mettono a rischio i civili e violano le leggi di guerra quando operano in aree popolate”, ha affermato Agnès Callamard, Segretario generale di Amnesty International.

“Essere in una posizione difensiva non esenta l’esercito ucraino dal rispetto del diritto umanitario internazionale”.

In altre località in cui Amnesty International ha concluso che la Russia ha commesso crimini di guerra, incluse aree della città di Kharkiv, l’organizzazione non ha trovato prove di forze ucraine dislocate nelle aree civili prese di mira illegalmente dall’esercito russo.

Tra aprile e luglio, i ricercatori di Amnesty International hanno trascorso diverse settimane a indagare sugli attacchi russi nelle regioni di Kharkiv, del Donbass e di Mykolaiv. L’organizzazione ha visitato luoghi colpiti dagli attacchi, ha intervistato sopravvissuti, testimoni e familiari di vittime, ha analizzato le armi usate e ha svolto ulteriori ricerche da remoto.

Durante queste ricerche, i ricercatori di Amnesty International hanno riscontrato prove che le forze ucraine hanno lanciato attacchi da centri abitati, a volte dall’interno di edifici civili, in 19 città e villaggi. Per convalidare ulteriormente queste prove, il Crisis Evidence Lab dell’organizzazione per i diritti umani si è servito di immagini satellitari.

La maggior parte dei centri abitati dove si trovavano i soldati ucraini era a chilometri di distanza dalle linee del fronte e, dunque, ci sarebbero state alternative che avrebbero potuto evitare di mettere in pericolo la popolazione civile. Amnesty International non è a conoscenza di casi in cui l’esercito ucraino che si era installato in edifici civili all’interno dei centri abitati abbia chiesto ai residenti di evacuare i palazzi circostanti o abbia fornito assistenza nel farlo. In questo modo, è venuto meno al dovere di prendere tutte le possibili precauzioni per proteggere le popolazioni civili.

Attacchi lanciati dai centri abitati

Sopravvissuti e testimoni degli attacchi russi nelle regioni di Kharkiv, del Donbass e di Mykolaiv hanno riferito ai ricercatori di Amnesty International che l’esercito ucraino era operativo nei pressi delle loro abitazioni e che in questo modo ha esposto la popolazione civile alle rappresaglie delle forze russe.

“I soldati stavano in una casa accanto alla nostra e mio figlio andava spesso da loro a portare del cibo. L’ho supplicato diverse volte di stare lontano, avevo paura per lui. Il pomeriggio dell’attacco io ero in casa e lui in cortile. È morto subito, il suo corpo è stato fatto a pezzi. Il nostro appartamento è stato parzialmente distrutto”ha dichiarato la madre di un uomo di 50 anni ucciso da un attacco russo il 10 giugno in un villaggio a sud di Mykolaiv. Nell’appartamento dove, secondo la donna, avevano stazionato i soldati ucraini Amnesty International ha rinvenuto equipaggiamento e divise militari.

Questa è la testimonianza di Mykola, che vive in un palazzo di Lysychansk, nel Donbass, più volte centrato dagli attacchi russi:

“Io non capisco il motivo per cui i nostri soldati sparano dalle città e non dai campi”.

E questa è quella di un uomo residente nella stessa zona:

C’è attività militare qui nel quartiere. Quando c’è fuoco in uscita, subito dopo c’è fuoco in entrata”.

A Lysychansk i ricercatori di Amnesty International hanno visto soldati in un palazzo a 20 metri di distanza dall’entrata di un rifugio sotterraneo usato dagli abitanti e dove un anziano è stato ucciso.

In una città del Donbass, il 6 maggio, le forze russe hanno colpito con le bombe a grappolo (vietate dal diritto internazionale e inerentemente indiscriminate) un quartiere di case per lo più a un piano o a due piani dove era in funzione l’artiglieria ucraina. I frammenti delle bombe a grappolo hanno danneggiato l’abitazione dove Anna, 70 anni, vive con la madre novantacinquenne.

“Le schegge sono passate attraverso la porta. Io ero dentro casa. L’artiglieria ucraina si trovava nei pressi del mio giardino. I soldati erano dietro al giardino e dietro la casa. Da quando la guerra è iniziata li ho visti andare e tornare. Mia madre è paralizzata, per noi è impossibile fuggire”.

All’inizio di luglio, nella regione di Mykolaiv, un contadino è rimasto ferito nell’attacco delle forze russe contro un deposito di grano. Ore dopo l’attacco, i ricercatori di Amnesty International hanno notato la presenza di soldati ucraini e di veicoli militari nella zona del deposito. Testimoni oculari hanno confermato che quella struttura, situata lungo la strada che porta a una fattoria dove persone vivono e lavorano, era stata usata dalle forze ucraine.

Mentre i ricercatori di Amnesty International stavano esaminando i danni arrecati a palazzi e ad altre strutture civili nelle regioni di Kharkiv, del Donbass e di Mykolaiv, hanno udito spari provenienti dalle postazioni ucraine situate nelle vicinanze.

A Bakhmut, molte testimonianze hanno parlato di un edificio usato dai soldati ucraini e situato a neanche 20 metri di distanza da un palazzo a più piani. Il 18 maggio un missile russo ha colpito il palazzo distruggendo parzialmente cinque appartamenti e danneggiando edifici vicini.

Tre abitanti hanno riferito che prima dell’attacco delle forze russe, quelle ucraine avevano utilizzato un edificio dall’altra parte della strada e che due camion dell’esercito ucraino erano parcheggiati di fronte a un’abitazione rimasta danneggiata dal missile.

I ricercatori di Amnesty International hanno rinvenuto tracce, all’interno e all’esterno dell’edificio, della presenza dei soldati ucraini, tra cui sacchi di sabbia, pezzi di plastica nera per coprire le finestre e nuovi kit di pronto soccorso di manifattura statunitense.

“Non ci è permesso dire nulla su cosa fa l’esercito, ma siamo noi a pagare le conseguenze”, ha detto ad Amnesty International un sopravvissuto all’attacco.

Basi militari all’interno degli ospedali

In cinque diverse località, i ricercatori di Amnesty International hanno visto le forze ucraine usare gli ospedali come basi militari. In due città decine di soldati stavano riposando, passeggiando o mangiando all’interno di strutture ospedaliere. In un’altra città i soldati stavano sparando nei pressi di un ospedale.

Il 28 aprile un attacco aereo russo ha ucciso due impiegati di un laboratorio medico alla periferia di Kharkiv dopo che le forze ucraine avevano installato una base nelle immediate adiacenze.

Usare gli ospedali a scopi militari è un’evidente violazione del diritto internazionale umanitario.

Basi militari all’interno delle scuole

L’esercito ucraino colloca abitualmente le sue basi all’interno delle scuole dei villaggi e delle città del Donbass e della regione di Mykolaiv. Le scuole sono temporaneamente chiuse ma molte sono situate vicino a insediamenti urbani.

In 22 delle 29 scuole visitate, i ricercatori di Amnesty International hanno trovato soldati o rinvenuto prove delle loro attività, in corso al momento della visita o precedenti: tenute da combattimento, contenitori di munizioni, razioni di cibo e veicoli militari.

Le forze russe hanno colpito molte delle scuole usate dall’esercito ucraino. In almeno tre città, dopo i bombardamenti russi, i soldati ucraini si sono trasferiti in altre scuole, mettendo ulteriormente in pericolo i civili.

In una città a est di Odessa, Amnesty International ha notato in molte occasioni i soldati ucraini usare aree civili per alloggiare e fare addestramento, tra cui due scuole situate in zone densamente popolate. Tra aprile e giugno gli attacchi russi contro le scuole della zona hanno causato diversi morti e feriti. Il 28 giugno un bambino e un’anziana sono stati uccisi nella loro abitazione, colpita da un razzo.

A Bakhmut, il 21 maggio, un attacco delle forze russe ha colpito un edificio universitario usato come base militare dalle forze ucraine uccidendo sette soldati. L’università è adiacente a un palazzo a più piani, danneggiato nell’attacco insieme ad altre abitazioni civili a non più di 50 metri di distanza. I ricercatori di Amnesty International hanno visto la carcassa di un veicolo militare nel cortile dell’università bombardata.

Il diritto internazionale umanitario non vieta espressamente alle parti in conflitto di installarsi in scuole dove non sono in corso lezioni. Tuttavia, le forze armate devono evitare di usare scuole situate nei pressi di insediamenti civili, salvo quando non vi sia un’urgente necessità di tipo militare. Anche in questo caso, devono avvisare i civili e se necessario assisterli nell’evacuazione, cosa che nei casi esaminati da Amnesty International non pare si sia verificata.

I conflitti armati pregiudicano gravemente il diritto all’istruzione. Inoltre, l’uso a scopo militare delle scuole può dar luogo a distruzioni che, a guerra finita, possono continuare a negare quel diritto. L’Ucraina è uno dei 114 stati che hanno sottoscritto la Dichiarazione sulle scuole sicure, un accordo che intende proteggere l’istruzione durante i conflitti armati e che prevede l’utilizzo di scuole abbandonate o evacuate solo quando non vi siano alternative praticabili.

Attacchi indiscriminati delle forze russe

Molti degli attacchi delle forze russe documentati da Amnesty International nei mesi scorsi sono stati portati a termine mediante l’uso di armi inerentemente indiscriminate, come le bombe a grappolo che sono messe al bando a livello internazionale, o di armi esplosive che producono effetti su larga scala. Altri attacchi sono stati condotti con armi guidate con vari livelli di precisione che, in alcuni casi, hanno effettivamente colpito il bersaglio designato.

La tattica delle forze ucraine di collocare obiettivi militari all’interno dei centri abitati non giustifica in alcun modo attacchi indiscriminati da parte russa. Tutte le parti in conflitto devono sempre distinguere tra obiettivi militari e obiettivi civili e prendere tutte le precauzioni possibili, anche nella scelta delle armi da usare, per ridurre al minimo i danni ai civili. Gli attacchi indiscriminati che uccidono o feriscono civili o danneggiano obiettivi civili sono crimini di guerra.

“Chiediamo al governo ucraino di assicurare immediatamente l’allontanamento delle sue forze dai centri abitati o di evacuare le popolazioni civili dalle zone in cui le sue forze armate stanno operando. Gli eserciti non devono mai usare gli ospedali per attività belliche e dovrebbero usare le scuole o le abitazioni dei civili solo come ultima risorsa, quando nessun’altra alternativa sia percorribile”, ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.

Ulteriori informazioni

Il diritto internazionale umanitario chiede a tutte le parti in conflitto di fare il massimo possibile per non collocare obiettivi militari all’interno o nei pressi di centri abitati. Altri obblighi circa la protezione delle popolazioni civili prevedono la loro evacuazione da luoghi prossimi a obiettivi militari e un preavviso efficace su ogni attacco che possa avere conseguenze per le popolazioni civili.

Il 29 luglio Amnesty International ha trasmesso al ministero della Difesa di Kiev le conclusioni delle sue ricerche. Al momento, non è ancora pervenuta una risposta.

Rec News dir. Zaira Bartucca

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Minori sottratti all’Ucraina con la scusa della guerra, una task force fa il punto

Un fenomeno ancora poco attenzionato è quello della sottrazione internazionale di minore: si spendono tante parole quando riguarda due genitori che abitano in Paesi diversi, ma si dice ancora poco sui bambini – tantissimi – trasportati come pacchi postali da un capo all’altro del mondo, complici situazioni di crisi e adozioni spesso illecite

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Minori sottratti all'Ucraina con la scusa della guerra, una task force fa il punto | Rec News dir. Zaira Bartucca

I conflitti geopolitici – è noto – sono un’occasione ghiotta per i trafficanti d’armi, per determinate ONG risolute a lucrare su emergenze umanitarie create ad arte, per i business legati alla ricostruzione e, anche, per ingrossare i traffici umani. Un fenomeno ancora poco attenzionato è quello della sottrazione internazionale di minore: si spendono tante parole quando riguarda due genitori che abitano in Paesi diversi, ma si dice ancora poco sui bambini – tantissimi – trasportati come pacchi postali da un capo all’altro del mondo, complici situazioni di crisi e adozioni spesso illecite.

Il conflitto russo-ucraino non è diverso: dal suo scoppio è purtroppo crescente il numero di bambini che sparisce dall’Ucraina alla volta di Stati esteri per non lasciare traccia o per diventare il centro di conflitti diplomatici. Quando non finiscono nella rete dei trafficanti, molti minori si trovano infatti loro malgrado al centro di affidamenti illeciti per colpa di associazioni che fanno false promesse a famiglie destinatarie a volte ignare, omettendo la presenza di parenti. Con tutti i rischi legali del caso.

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Nel caso dell’Ucraina, c’è una questione aggiuntiva: il Paese dell’ex Unione sovietica ha una delle legislazioni più stringenti al mondo in fatto di tutela dei minori, e questo in forza alle sottrazioni che si sono verificate nel 1986 a causa del disastro di Chernobyl. Le tensioni con la Russia non hanno – giustamente – allentato le maglie delle norme a tutela dei giovanissimi e i vari governi che si succedono, pur ammettendo l’ospitalità temporanea, sono costantemente al lavoro per far rientrare i più piccoli nel loro Paese e per riammetterli nei nuclei familiari più prossimi.

Questioni complesse e sfaccettate su cui si è in parte concentrata la “Task Force Minori” contesi che si è riunita ieri. L’incontro, presieduto dalla Direzione Generale per gli Italiani all’Estero, ha permesso di fare nuovamente il punto su casi di minori sottratti in Ucraina, molti dei quali non ancora reperibili. Sono state poi affrontate altre vicende di sottrazione internazionale rispetto alle quali sono state programmate azioni di sinergia tra le amministrazioni coinvolte.

Il fenomeno dei minori contesi o sottratti non conosce, purtroppo, battute d’arresto: nella prima metà del 2022 la Farnesina ha registrato 51 nuovi casi segnalati (rispetto ai 29 dello stesso periodo del 2021), di cui 30 in Europa, 15 in America, 3 in Asia e 3 nel Mediterraneo e Medio Oriente. Il fenomeno, tuttavia, potrebbe essere molto più esteso.

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CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

La via diplomatica secondo Biden. Un altro miliardo all’Ucraina in razzi e artiglieria pesante

Secondo la scheda informativa pubblicata sul sito della Difesa americana, circa 350 milioni del miliardo annunciato provengono dall’autorità di prelievo presidenziale. Ecco perché una guerra il più duratura possibile rappresenta un vantaggio imprescindibile per gli Stati Uniti e per la stessa Ue

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La via diplomatica secondo Biden. Un altro miliardo all'Ucraina in razzi e artiglieria pesante | Rec News dir. Zaira Bartucca
Foto Austin Fraley

Mentre il presidente della Federazione russa Vladimir Putin manifesta nuovamente la volontà di riaprire i tavoli diplomatici e mentre parte dell’Ucraina è interessata dalle operazioni di ricostruzione, il dipartimento americano della Difesa ha annunciato lo stanziamento di “un altro miliardo per l’Ucraina per l’acquisto di sistemi di difesa costiera arpione, munizioni, razzi di artiglieria ad alta mobilità o HIMARS”. E’ quanto fa sapere lo stesso Pentagono.

Secondo quanto diramato, la misura appena adottata del “prelievo” consente al presidente americano (in “determinate circostanze” che però non vengono citate) di “ritirare armi, munizioni e materiale esistenti dalle scorte militari statunitensi e fornirli ad altre nazioni”. Secondo la scheda informativa pubblicata sul sito della Difesa americana, circa 350 milioni del miliardo annunciato provengono dall’autorità di prelievo presidenziale, che servirà a finanzare“18 obici da 155 mm, 36.000 colpi di munizioni da 155 mm, 18 veicoli tattici, munizioni aggiuntive per sistemi a razzo di artiglieria ad alta mobilità, quattro veicoli tattici aggiuntivi, pezzi di ricambio e altre attrezzature”.

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Una guerra il più duratura possibile rappresenta un vantaggio imprescindibile per i traffici umanitari e bellici che ne derivano e per stessi gli Stati Uniti, che si sono detti propensi a “sacrificare fino all’ultimo ucraino” (cit. Biden): il grano ucraino fa ombra a quello canadese e in più l’Ucraina è una delle roccaforti mondiali del litio, uno dei materiali del futuro che consentirà l’affermazione ulteriore della mobilità elettrica e di ritrovati tecnologici come gli esoscheletri, su cui sono già al lavoro le Big tech.

Ma – contrariamente alle previsioni iniziali – l’Ucraina sta serrando i ranghi e perfino tra militari e governatori c’è chi ha mangiato la foglia e inizia a manifestare malcontento verso gli accordi sottobanco stretti da Zelensky con le potenze occidentali. Il Pentagono, intanto, ha ammesso in un breve dispaccio del 9 giugno l’esistenza di bio-laboratori finanziati dalla Difesa americana – come abbiamo rivelato lo scorso marzo in un’inchiesta documentata – adducendo tuttavia scusanti di ordine sanitario e di sicurezza.

I dossier resi noti dal ministero della Difesa russo e dal capo delle Forze di protezione dalle Radiazione e dalla contaminazione chimica e biologica, tuttavia, raccontano un’altra realtà, che farebbe il paio con un interesse diretto da parte degli Stati Uniti e di diversi Stati europei (Italia compresa) a far durare il più possibile situazioni di caos e di guerra in Ucraina in modo da miscelare le responsabilità dirette e – se possibile – dissiparle. Il comodo capro espiatorio degli eventi è stato già individuato, e qualunque cosa accada parte dell’opinione pubblica è già stata addomesticata all’attacco gratuito contro Vladimir Putin. L’altra parte, quella meno suggestionabile, è stata invece implicitamente minacciata nella sua libertà di espressione per mezzo dello spettro di liste di proscrizione, inventate dal mainstream (e poi smentite) e rilanciate dal finto anti-mainstream.

Si agita intanto il blocco europeista: oggi la visita di Draghi, Macron e Sholz a Kiev, mentre ieri il gruppo di contatto per la “difesa” dell’Ucraina a Bruxelles ha tenuto la sua terza riunione, dove sono intervenuti anche il segretario americano alla Difesa Lloyd J. Austin III e il presidente del Joint Chiefs of Staff, il generale Mark A. Milley.

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