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“Uccidere Putin” non è solo l’auspicio colmo d’odio del mainstream. Il dossier che teorizzava l’uccisione del leader russo

L’idea di epurare il mondo da un leader che continua ad opporsi ai piani globalisti, all’omologazione gender e alle democrazie su carta non risiede solo nella mente di qualche giornalista che scrive per il mainstream. Putin doveva lasciare libero il posto di presidente anche secondo…

"Uccidere Putin" non è solo l'auspicio colmo d'odio del mainstream. Il dossier del governo ucraino che teorizzava l'uccisione del leader russo | Rec News dir. Zaira Bartucca

L’idea di epurare il mondo da un leader che continua ad opporsi ai piani globalisti, all’omologazione gender e alle democrazie su carta non risiede solo nella mente di qualche giornalista che scrive per i media mainstream. Putin doveva lasciare libero il posto di presidente russo – ufficialmente per un “malore” connesso alle “precarie condizioni di salute” – anche secondo il Libro Bianco del governo e dei Servizi segreti ucraini analizzato in esclusiva da Rec News.

Ecco allora che l’esposto presentato ieri dall’ambasciatore russo a Roma Sergey Razov assume altri contorni. Chi detta la linea ai quotidiani, ai tg e ai siti che fanno da megafono a Kiev e tentano di agevolarne i piani? Come è possibile una tale coordinazione sui contenuti, tutti appiattiti e omologati come se provenissero da una sola voce? I nuovi servizi segreti ucraini tanto radicati all’estero hanno un ruolo? Come impiega i cospicui fondi ricevuti dagli USA e dall”UE la presidenza Zelensky? Ci sono briciole che vengono buttate a terra anche all’indirizzo delle casse di risonanza della narrazione ucraina, come è già avvenuto per il covid?

Domande legittime che, c’è da scommettersi, nemmeno sfioreranno chi sarà chiamato a dare giudizi di merito sul presunto caso di apologia di reato e istigazione a delinquere denunciato dall’ambasciatore russo. Ma intanto Razov ha lanciato un segnale forte: la Russia non ha alcuna volontà di restare con le mani in mano rispetto alle manipolazioni dei media che confidano nell’uccisione di Vladimir Putin e suggeriscono anche come attuarla: con l’aiuto di un “fedelissimo”. Considerazioni che farebbero rabbrividire se non si fosse abituati ai toni violenti che dal covid in poi caratterizzano i “giornaloni“. “Com’è noto – ha detto ieri l’ambasciatore davanti ai giornalisti riuniti a Piazzale Clodio – il Codice Penale della Repubblica Italiana prevede la responsabilità per l’istigazione a delinquere e l’apologia di reato. Io, da cittadino russo in territorio italiano, ho appena presentato una querela alla Procura di Roma con la richiesta di esaminare obiettivamente ed imparzialmente questo caso”.

L’invito a fare suonare entrambe le campane

L’ambasciatore russo ha inoltre invitato i giornali a seguire entrambi i messaggi, non solo quelli della parte Ucraina. “Ogni giorno – ha detto Razov – leggo la stampa italiana e vedo foto dalla provenienza molto dubbiosa. Il diplomatico si è espresso anche sul conflitto in sé per sé auspicando che “finisca quanto prima. Sono in corso trattative con l’Ucraina e speriamo in esiti positivi”. Sulla presunta minaccia nucleare sbandierata dai media commerciali e anche dalla finta controinformazione l’ambasciatore ha detto che è “inesistente. Nessuna minaccia nucleare da parte di Mosca, ma riflessioni di scenari ipotetici in caso di minacce per la sicurezza della Federazione Russa”

Espressa preoccupazione per l’invio di armi in Ucraina da parte del governo Draghi

Razov ha anche biasimato l’invio – su mandato del governo Draghi e dei suoi ministri – di armi all’Ucraina. “La cosa che ci preoccupa – ha detto l’ambasciatore – è che gli armamenti italiani saranno usati per uccidere cittadini russi. E voglio ricordare che la decisione è stata presa quando è iniziata la prima tappa delle trattative: i fucili vengono distribuiti non solo tra i militari, ma anche tra i cittadini e non si capisce come e quando saranno usati”. Intanto si moltiplicano gli episodi di spedizioni punitive a danno di civili da parte delle milizie ucraine, incredibilmente giustificate proprio dal quotidiano querelato da Razov. Media esteri, inoltre, riportano la notizia di campi di concentramento dove sarebbero internati i soldati russi.

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