Periodico di Inchieste

Cos’è la “Sperimentazione digitale autorizzata” inserita nel DL Semplificazioni e perché è un rischio


L’Italia trasformata in un enorme laboratorio a cielo aperto, dove trovaranno spazio, “in deroga alle norme dello Stato”, anche progetti controversi come il 5G. Il governo: “Danni causati a carico delle imprese”



Il Decreto Semplificazioni (legge 76/2020) è entrato in vigore il 17 luglio, appena qualche giorno fa. Sostanzialmente, in materia di appalti legalizza l’affidamento diretto e senza bando ad evidenza pubblica al di sotto di determinate soglie, in barba al Codice degli Appalti. Dal punto di vista della digitalizzazione, recepisce tutti i moniti delle consorterie: dall’Agenda Digitale figlia della 2030, al “Libro Bianco” ai desiderata di Vittorio Colao. Sostanzialmente, converge verso l’imposizione del lavoro da casa, verso la gestione di tutti i dati personali dei cittadini da parte un unico organismo che fa capo alla Presidenza del Consiglio e verso la controversa “sperimentazione autorizzata”.


L’ennesima deroga alle Norme dello Stato

La “sperimentazione autorizzata” è inserita nell’Articolo 36 (Capo IV – Misure per l’Innovazione) del Decreto Semplificazioni. Prevede che imprese, università, startup, società ed enti di ricerca possano presentare i loro progetti digitali direttamente alla struttura preposta della Presidenza del Consiglio (che dovrebbe coincidere con l’AgID), anche in “temporanea deroga alle norme dello Stato”. In pratica, l’Italia viene trasformata in un enorme laboratorio a cielo aperto, dove potranno trovare spazio – sempre “in deroga alle norme dello Stato” – anche quei progetti che per un motivo o per l’altro erano stato scartati o messi in pausa, o quelli più controversi. Il pensiero corre al 5G, mai nominato direttamente nel DL ma tuttavia presente nel vicino Articolo 38, che toglie agli enti ogni possibilità di parola sulla tecnologia di quinta generazione. Compresi quei Comuni che avevano legittimamente avanzato riserve dal punto di vista della salute pubblica.


Il governo ha già preventivato che i progetti potranno causare danni “in dipendenza allo svolgimento della sperimentazione”. Eppure avranno luogo

É proprio l’aspetto salutare a destare maggiore preoccupazione, anche per quanto riguarda la sperimentazione autorizzata. Quest’ultima sta avvenendo dal 17 luglio nel silenzio e la compiacenza generale delle (presunte) opposizioni vecchie e nuove – che tra l’altro hanno preso parte ai lavori di approvazione – in un gioco di equilibri e finti squilibri che serve a distogliere dal necessario. Ovviamente, preservando gli interessi comuni. Al punto 7 dell’Articolo 36 si legge che “l’impresa richiedente (cioè quella che sottopone i progetti di sperimentazione, nda) è in via esclusiva responsabile dei danni cagionati a terzi in dipendenza allo svolgimento della sperimentazione”. Lo stesso articolo ammette che non dovrebbero esistere deroghe in fatto di salute pubblica, ma allo stesso tempo non fissa alcun limite in sede di approvazione dei progetti: questi ultimi saranno vagliati dall’AgID, dal MISE del grillino Patuanelli (colui che firmó per il 5G a Genova nel suo primo giorno da ministro) e dalla dem De Micheli (ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti). I tre soggetti avranno 30 giorni di tempo per rilasciare il via libera ai progetti di sperimentazione, che dovranno durare un massimo di un anno con possibilità di una proroga. Nessun criterio o parametro, solo, che i progetti aumentino “la qualità della vita e dell’ambiente”.


La scusa è sempre dietro l’angolo

Un’interpretazione elastica, un mare magnum di possibilità in assenza di limiti dove le imprese potranno sguazzare in nome di un non meglio specificato “aumento della qualità della vita”, che per assurdo potrebbe coincidere anche con il sacrificio di determinate città cui verrebbe imposta una sperimentazione irrevocabile per effetto dello stesso Articolo 38 (quello che toglie potere ai sindaci in materia di Reti). Il governo Conte, insomma, consolida col Decreto Semplificazioni un modus operandi già visto ieri con i Dpcm e con l’esautorazione del Parlamento, oggi con un nuovo aggiramento delle Norme dello Stato. Prima il Covid, poi la “semplificazione” e infine la sperimentazione: la scusa è sempre dietro l’angolo e la costante sembra essere sempre la violazione delle garanzie del cittadino.


beenhere

Caro amico prima che caro lettore, Rec News ti ricorda che nella Costituzione sono regolati i Diritti inviolabili del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio, cioè il posto dove si abita: è il padrone o la padrona di casa che decide chi vi può accedere e cosa si può fare al suo interno. Ogni cittadino può circolare liberamente all’interno del territorio nazionale (Art.16), riunirsi pacificamente anche in pubblico (Art. 17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art. 20). Diritto inviolabile è l’espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21). Secondo l’Articolo 32 della Costituzione, nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, ecc.) se non è previsto dalla legge – non dai Dpcm – per gravi e documentati motivi. Allo stesso modo, può astenersene se le sue convinzioni religiose o sociali non gli consentono di ricevere trattamenti sanitari. Uno governo Democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d’opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non fa le leggi da solo o con i tecnici, ma le sottopone al Parlamento.


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