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Nuova tegola su Pfizer. Una parabola discendente quella del colosso tecno-farmaceutico: a novembre del 2020 l’annuncio in pompa magna: la multinazionale dai ricavi d’oro ha pronto il preparato “anti-covid” a mRNA, sfornato assieme a BioNTech SE. “Il candidato al vaccino – si affretterà a dire Pfizer – è risultato essere più del 90% efficace nella prevenzione della COVID-19 in partecipanti senza evidenza di precedente infezione da SARS-CoV-2 nella prima analisi provvisoria di efficacia. L’analisi ha valutato 94 casi confermati di COVID-19 nei partecipanti allo studio. Lo studio ha arruolato 43.538 partecipanti, con il 42% con background diversi, e non sono stati osservati seri problemi di sicurezza; Continuano a essere raccolti dati di sicurezza e di efficacia aggiuntiva”.

Apparentemente incoraggiante – ma nemmeno poi tanto – se non che da lì in poi una serie di eventi scuotono le fondamenta della nascitura campagna di somministrazione di massa dei preparati genici Pfizer. Micheal Yeadon – esperto in biochimica, tossicologia e farmacologia respiratoria con un passato da dirigente nella multinazionale del farmaco, chiede fin da subito di andarci con i piedi di piombo: il “vaccino” – dirànon è stato testato a sufficienza, quindi è assurdo pianificarne l’inoculazione in miliardi di persone. Dichiarazioni lungimiranti le sue. A gennaio, a campagna avviata da poco, si interrompe bruscamente la vita del dottor Gregory Micheal, colpito dalla trombocitopenia immunitaria acuta che da lì a poco diverrà tristemente nota. A parlare per primo di correlazione – quella che in Italia si farà sempre fatica ad ammettere – dalle colonne del New York Times è il dottor Jerry L.Spivack, esperto di malattie del sangue del polo specialistico John Hopkins Medicine.

Yeadon non è l’unico. La catena di decessi causati da Pfizer nel giro di pochi giorni porta la Cina a chiedere la sospensione del preparato genico. L’Italia di Conte e delle primule di Arcuri, intanto, assiste e insiste incurante. Arriva anche la volta di Israele, che sotto l’ora deposto Netanyahu inaugura uno dei regimi sanitari più cruenti (il primo a introdurre il lasciapassare verde) che farà registrare oltre cinquanta casi ufficiali di miocarditi tra gli under 30 inoculati con Pfizer. Non un bel biglietto da visita per una multinazionale sporcata irrimediabilmente dall’orribile contenzioso di Kano: migliaia di bambini uccisi o resi disabili dal Trovan, l’antibiotico prodotto dall’azienda che sta investendo tutto sulla modifica del DNA umano, spesso senza che i destinatari dei preparati ne siano sufficientemente consapevoli. Già a dicembre dello scorso anno a mettere in guardia da possibili danni irrimediabili ci pensava una dottoressa italiana, che parlava di “iniezioni di materiale genico” e del rischio di contrarre malattie auto-immuni anche letali.

Non desta dunque sorprese quello che sembra l’epilogo della scalata Pfizer, prontamente nominato “Pfizergate“, lo scandalo che getta un’ulteriore luce sinistra sulle “pratiche inadeguate” indirettamente promosse dalla multinazionale farmaceutica e da Ventavia, l’organizzazione di ricerca che si è occupata della sperimentazione del Comirnaty e che avrebbe falsificato i dati sulla sicurezza pur di centrare l’obiettivo della somministrazione di massa. Una somministrazione che ha portato con sé il suo carico di deceduti e danneggiati, anche se pare che Pfizer non ne dovrà mai rispondere, dato che i contratti sottoscritti con i governi di tutto il mondo esonererebbero la multinazionale da tutte le responsabilità, affidando le controversie ad arbitri privati anziché ai Tribunali.

A gettare una luce autorevole sulla vicenda è comunque il British Medical Journal, grazie al contributo del giornalista investigativo Paul D. Tracker e alla sua mirabile opera di ricostruzione.

SPECIALI

A settembre la Giornata per ricordare le persone decedute e rese disabili dai vaccini

Gli eventi promossi da Condav Odv. A Palazzo Santa Chiara a Roma cerimonia in memoria dei morti da vaccino, poi convegno e dibattito

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Flop vaccino, uno dei più quotati provoca "lesioni gravi" nel 20 per cento dei testati | Rec News dir. Zaira Bartucca

Si terrà sabato 10 settembre dalle 12.30 alle 17.30 la XIX Giornata per ricordare le persone decedute o rese disabili dai vaccini promossa da Condav Odv. Gli eventi si svolgeranno presso Palazzo Santa Chiara (Piazza di Santa Chiara n.14) a Roma.

Per le 12.30 è previsto il saluto del presidente Condav Nadia Gatti, per le 13.00 la lettura della preghiera in ricordo dei morti a seguito di somministrazione vaccinale.

Dalle 13.20 il Convegno “Covid e vaccini fra ricatti e imposizioni: il sottile confine fra verità e inganno”. Alle 16.45, in conclusione, il dibattito con il pubblico presente.

Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it

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VACCINI

Schiaffo alla memoria del sottufficiale Paternò: deceduto “a causa del vaccino”, la Procura archivia. Ma i dubbi rimangono

Il militare aveva contratto il covid. Non aveva sintomi, ma si era prestato alla vaccinazione in seguito alle disposizioni del ministero della Salute e del Cts, che stabilivano che le Forze dell’Ordine fossero classe prioritaria da vaccinare. Avrebbe potuto contare sugli anticorpi naturali? Se non avesse aderito alla campagna vaccinale, oggi Paternò sarebbe ancora vivo?

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"Voglio Giustizia, voglio sapere se a provocare la morte di mio marito sia stato il vaccino". Caterina Arena parla della morte sospetta di suo marito, il militare Stefano Paternò | RN dir Zaira Bartucca

Stefano Paternò, sottufficiale della Marina, è uno dei tanti militari che si sono prestati alla somministrazione del siero sperimentale “anti-covid” in forza alle disposizioni del ministero della Salute e del Cts. Uno dei tanti che dopo l’iniezione ha iniziato un breve e fulmineo calvario, che lo ha portato nel giro di poco al decesso. La moglie, Caterina Arena, lo scorso anno ha iniziato una battaglia legale per chiedere giustizia e per individuare responsabilità precise per quello che è accaduto al marito. Giovane, sano, aveva contratto una forma di covid che non gli provocava sintomi (“soggetto positivo asintomatico” lo ha definito il procuratore Sabrina Gambino), e forse avrebbe potuto contare sugli anticorpi naturali.

Ma il vaccino ha stravolto nel giro di poco la sua esistenza e quella della sua famiglia. Per Caterina Arena in questi giorni è arrivata la doccia fredda: secondo la Procura di Siracusa, pur essendoci correlazione, non ci sono responsabili perché – in soldoni – Paternò si è fatto vaccinare tenendo conto “delle prescrizioni delle massime autorità nazionali”. Se, insomma, ci è cascato – sembra di leggere in controluce al provvedimento di archiviazione – è un suo problema. Certo non di Speranza, dei virologi che invitavano alla vaccinazione di massa in nome di un virus che si poteva curare anche con l’aspirina: oggi, quando è ormai tardi, lo ammette anche il virologo Bassetti.

Ma i punti sono due: Paternò avrebbe potuto essere ancora vivo se non si fosse prestato alla somministrazione del vaccino? E in cosa è realmente consistito l’accordo intercorso tra il governo Conte, AstraZeneca e l’amministratore delegato dell’azienda Lorenzo Wattum, scagionato da ogni responsabilità? Esisteva l’obbligo di piazzare un certo numero di dosi in forza di accordi commerciali che poi si sarebbero ripercossi su chi, come Paternò, è corso all’Hub non in quanto soggetto fragile, ma per rispondere ai moniti martellanti delle istituzioni e per scongiurare il rischio annunciato di perdere il posto di lavoro? Domande che non sembrano aver sfiorato gli inquirenti, che hanno deciso di liquidare la morte del sottufficiale con un’archiviazione che non può che sollevare domande sulle reali responsabilità insite alla campagna vaccinale.

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VACCINI

I “vaccini” a mRNA saranno (finalmente) analizzati

La decisione del Tribunale di Pesaro, che potrebbe aprire un nuovo capitolo per i danneggiati che tentano invano di rivalersi per le lesioni e per i danni subiti in seguito alla somministrazione e dopo la sperimentazione umana promossa dai governi Conte e Draghi

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I "vaccini" a mRNA saranno (finalmente) analizzati | Rec News dir. Zaira Bartucca

Il Tribunale di Pesaro ha disposto l’analisi dei cosiddetti “vaccini anti-covid” a mRNA. La decisione è scaturita dalla vicenda di un libero professionista che, contratto il virus, si era rifiutato di farsi iniettare il siero genico. Dall’esercizio della libertà di scelta era però scaturita una illegittima limitazione della libertà di circolazione e, perfino, una sanzione, di fronte a cui il 50enne ha deciso di fare ricorso davanti al giudice civile.

Da qui, l’accoglimento da parte del Tribunale dell’istanza ricevuta: i periti dovranno ora accertare da cosa sono realmente composti i vaccini a mRNA. Da lì in poi si potrebbe aprire un nuovo capitolo per i danneggiati che tentano invano di rivalersi per le lesioni e i danni subiti in seguito alla somministrazione e dopo la sperimentazione umana promossa dai governi Conte e Draghi.

“Volevamo capire – ha detto il legale del denunciante al Messaggero – se il consenso informato alla cui firma sarebbe obbligato sia compatibile con l’obbligatorietà, se siano presenti eccipienti ad uso non umano o dannosi per la salute o enzimi già ritrovati in analisi recentemente pubblicate”. Casi analoghi a quello di Pesaro stanno proliferando un po’ ovunque in Italia.

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