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La deriva totalitaria di Liguori: “Chiudete gli studi dei medici che si rifiutano di fare i tamponi”

Il direttore di Tgcom24 salta la staccionata e passa tra le fila di chi, anche solo a parole, sostiene le prevaricazioni di cui si sta rendendo protagonista il direttorio scientista comandato da Giuseppi

La deriva totalitaria di Liguori: "Chiudete gli studi dei medici che si rifiutano di fare i tamponi" | Rec News dir. Zaira Bartucca

Anche Paolo Liguori – direttore di Tgcom24 – salta la staccionata e passa tra le fila di chi, anche solo a parole, sostiene le prevaricazioni di cui si sta rendendo protagonista il direttorio scientista comandato da Giuseppi. Un gruppo composito e politicamente variegato dove troviamo quello che vuole sparare sui manifestanti, quello che vuole stanare i positivi ma anche quella che vuole fare il TSO a chi rifiuta la mascherina.

Si aggiunge anche Liguori, che oggi ha aperto la sua rubrica Fatti e Misfatti con un ragionamento – partito bene – sulle cure a casa. C’è da dire che in America – come può confermare chi vive negli States – Trump ha reso gratuiti i farmaci che servono a curare il coronavirus. In pratica ci si può recare in farmacia, prendere l’idrossiclorochina, le aspirine o il cortisone, e assumerli da soli a scopo preventivo o per curare la forma influenzale non appena si presenta, cioè prima che degeneri.

Il tutto gratuitamente, senza centri covid, tamponi e medici USCA. In Italia invece si spende per i banchi a rotelle e pare non ci si possa curare più senza mettere qualche interesse in mezzo: basta vedere alla storia drammatica della 26enne milanese malata di cancro cui è stata rifiutata un’operazione al colon, forse non abbastanza remunerativa. Bene, il ragionamento di Liguori è partito dal fatto che “ci si potrebbe curare a casa. Ogni medico curante potrebbe fare centinaia di tamponi. Ma vogliamo dirlo che quegli studi che si rifiutano di fare i tamponi e di collaborare dovrebbero essere chiusi?”. Ironia? Provocazione? Più probabilmente, il segno tangibile di come in tempi di presunta epidemia – complice l’approccio del governo – sia facile calpestare diritti come il lavoro e la libertà di scelta.

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