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Tamponi pericolosi se fatti in profondità?
Le istituzioni hanno deciso che sono il “pedaggio” da pagare per spostarsi e per lavorare. Ma sono davvero sicuri?
Le istituzioni hanno deciso che i tamponi sono il “pedaggio” da pagare per spostarsi e per lavorare. Insegnanti, forze dell’Ordine, trasportatori: intere categorie vessate, obbligate a sottoporsi al trattamento sanitario (nonostante l’articolo 32 della Costituzione stabilisca altro) con il timore di perdere – in caso di rifiuto – la propria occupazione. E allo stesso tempo affrontando timori relativi alla sicurezza.
Una situazione più diffusa di quanto si creda, che assieme all’allarmismo mediatico sta contribuendo a generare panico. Bisogna lavorare, ma senza tampone non si può lavorare. Un principio che ricorda il buon vecchio “o la borsa o la vita”.
Il tampone, insomma, non sarebbe un atto indolore e privo di conseguenze, né è la panacea di tutti i mali, tanto che molti medici e comunicatori stanno esprimendo forti riserve sul loro utilizzo, soprattutto se si rivela più invasivo del dovuto. Potrebbero provocare, è il parere di Gaetano Libra – otorino laringoiatra dell’Ospedale Maggiore di Bologna – “danni al cervello” se fatti in profondità.
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