Periodico di Inchieste

“Tamponi a tappeto”, ma un dirigente del ministero della Salute scrisse che a chi non ha sintomi non servono


A febbraio il Direttore generale D’Amario era chiaro con ministeri, federazioni, istituti di malattie infettive, organismi: i test negli asintomatici non sono sostenuti da alcun “razionale scientifico”



A febbraio il Direttore generale del Ministero della Salute Claudio D’Amario chiariva un punto a ministeri, federazioni, istituti di malattie infettive, organismi vari: i tamponi in chi non ha sintomi non sono sostenuti da alcun “razionale scientifico”, dunque non vanno eseguiti. Un monito che resterà lettera morta, soprattutto nel Veneto di Luca Zaia, dove su suggerimento di Andrea Crisanti viene avviato uno dei più estesi (e dunque immotivati) esperimenti di massa legati al coronavirus. Nasce così il controverso caso di Vo Euganeo, per alcuni un modello, per altri il laboratorio dell’illogicità dove sul singolo abitante sono stati effettuati anche dieci tamponi.



Il business da cavalcare

Eppure le raccomandazioni di D’Amario non sono state raccolte: i tamponi assieme alle mascherine diventano ben presto il business da cavalcare. In Italia a produrli è la lombarda Copan Newlab. In condizioni di normalità, l’azienda rifornisce per esempio i RIS per effettuare i rilievi relativi a una scena del delitto e, si legge, addirittura FBI e Scotland Yard. Copan s’è fatta le ossa con la suina e le influenze stagionali. A marzo annunciava aumenti esponenziali di richieste, produzione e, ovviamente, fatturato. Intanto, con il laureato in Scienze Politiche Speranza, Crisanti e i vari virologi mainstream, il monito di D’Amario diventava sempre più un grido del deserto. I tamponi diventavano “a tappeto”, spesso col rischio di infettare e di generare falsi positivi che finiranno nel macabro show giornaliero di Angelo Borrelli.



Perplessità anche sui test sierologici

Forti perplessità sono state espresse del resto anche sui test sierologici, soprattutto dopo le misure approvate dal governo Conte, che fanno sì che chiunque si sottoponga al test della Croce Rossa su invito di un’ISTAT ormai snaturata e asservita, regali tutti i suoi dati personali e sanitari. Che verranno archiviati per quarant’anni, e serviranno ad ottenere quell’identità europea caratterizzata dal combinato disposto tra vaccini obbligatori, identità digitale e pagamenti digitali. Tutto, rigorosamente, all-in-one e senza possibilità di scelta, anche se – a piani svelati – al governo Conte per rendere esecutivo il tutto non rimangono che gli aberranti TSO di Zaia, de Robert e Lucattini.


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Caro amico prima che caro lettore, Rec News ti ricorda che nella Costituzione sono regolati i Diritti inviolabili del cittadino. Essi riguardano il proprio domicilio, cioè il posto dove si abita: è il padrone o la padrona di casa che decide chi vi può accedere e cosa si può fare al suo interno. Ogni cittadino può circolare liberamente all’interno del territorio nazionale (Art.16), riunirsi pacificamente anche in pubblico (Art. 17), professare la propria religione (Art.19) senza limitazioni (Art. 20). Diritto inviolabile è l’espressione del proprio pensiero in forma scritta o parlata (Art.21). Secondo l’Articolo 32 della Costituzione, nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario (tamponi, vaccini, test, ecc.) se non è previsto dalla legge – non dai Dpcm – per gravi e documentati motivi. Allo stesso modo, può astenersene se le sue convinzioni religiose o sociali non gli consentono di ricevere trattamenti sanitari. Uno governo Democratico consente il confronto tra le varie forze politiche e include anche le forze d’opposizione. Un premier che agisce secondo principi democratici non fa le leggi da solo o con i tecnici, ma le sottopone al Parlamento.


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Let’s face it, no look is really complete without the right finishes. Not to the best of standards, anyway (just tellin’ it like it is, babe). Upgrading your shoe game. Platforms, stilettos, wedges, mules, boots—stretch those legs next time you head out, then rock sliders, sneakers, and flats when it’s time to chill.