OPINIONI
Dalle requisizioni ai protocolli a domicilio ai centri covid, l’obiettivo ora è la casa
“Casa dolce casa”, si diceva una volta. Un detto che dopo Arcuri, Capua e l’instaurazione del direttorio scientista giallo-rosso, non vale più
“Casa dolce casa”, si diceva una volta. Un detto che dopo Arcuri, Capua e l’instaurazione del direttorio scientista giallo-rosso, non vale più. Per l’uomo di Invitalia, il pluri-commissario per tutte le stagioni e i contesti, l’abitazione privata è infatti diventata la sede del contagio, che si annida “principalmente tra le mura domestiche”. Per la veterinaria esperta di big data, invece, andare a pranzo dai nonni e portare con sé i cugini è un pericoloso atto sovversivo, perché sarebbero “i pranzi della domenica e delle feste” a mettere a repentaglio la nostra incolumità.
Potrebbe sembrare il contrario, ma di ironia in quanto scritto ce n’è ben poca. La serie è catalogata nelle citazioni memorabili, in quel “l’hanno detto davvero” con cui ormai si etichettano le esternazioni che spaziano dal basso all’infimo. Mentre venti inquietanti sembrano spirare dal Canada, dall’Australia e dall‘Austria e dalla Germania dove si perquisiscono le abitazioni senza mandato con la scusa del terrorismo, è certa una cosa: il nuovo obiettivo dell’establishment sono le abitazioni. Il governo di stampo maoista le vuole requisire (checché ne dicano i lacché di sistema con i loro “debunking” sconnessi) e c’è chi ci vuole intavolare “protocolli di cura” mentre basterebbe assumere un’aspirina o del cortisone in solitudine senza la compagnia delle USCA.
Perché nel frattempo – vociferano i malpensanti – i titolari di una proprietà privata saranno “ospiti” dei centri covid per positivi che si vanno moltiplicando. Alcuni si costruiscono ex novo altri, come quello di Palestrina, mutuano da strutture che un tempo erano ospedali e ora non lo sono più, con tutte le conseguenze del caso. E’ certo fruttuoso incassare migliaia di euro al giorno per paziente classificato come positivo, ma solo dal punto di vista di chi se la sente di intascare laute prebende sulla pelle altrui. Non lo è altrettanto per chi – magari falso positivo – dovesse ritrovarsi in una struttura sanitaria che ricorda un confino per untori da dove, magari, fare ritorno e trovarsi senza abitazione. Catastrofismo? Possibile, ma ormai – è sotto gli occhi di tutti – la “realtà” artefatta, plagiata al volere politico e ai suoi tornaconti, supera l’immaginazione.
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