IL SACCENTE
Riaperture vs lockdown, quattro modelli esteri da copiare
Quattro Stati che sono stati in grado di accantonare la fobia sociale. Esempi che giungono da fuori e che sono accomunati da un aspetto. E l’Italia ridotta ai domiciliari sta a guardare
La vera fase 1 in Italia è stata quella in cui Giuseppe Conte si rifiutava di porre un freno alle stoltezze imposte dall’Area Shengen e tentava un ponte con Pechino per permettere i voli passeggeri da e per la Cina. La fase 1 é stata quella in cui Speranza diceva che le mascherine non servono a nulla, mentre ora sono diventate la panacea di tutti i mali. E ora? Tutti nella fase 2. Perdurano i domiciliari, ma si cerca l’uscita dei carcerati e l’entrata dei migranti. Aspettare che un virus muoia, del resto, è come attendere l’estinzione dei fili d’erba, e all’estero lo sanno bene. Vediamo come hanno reagito al “coronavirus” quattro realtà diverse tra loro ma accomunate da un’aspetto apparentemente marginale: l’autonomia monetaria completa o parziale. Che sia questo l’aspetto che ha permesso loro di fare i salmoni e di andare controcorrente?
- Francia. Ieri dalla conferenza stampa serale Macron (che è a capo di una Repubblica Presidenziale e non, come il confuso Conte, il primo ministro di una Repubblica Parlamentare che crede di poter decidere tutto da solo con la scusa del gruppo di esperti) ha stupito tutti. Gli analisti si attendevano chiusure, mentre l’amico di Angela Merkel ha fatto sapere che la campanella tornerà a suonare già l’undici maggio. In Italia, Azzolina è ancora alle prese con le lezioni via Skype. Pensare che la Francia ha anche, a differenza dell’Italia, una scialuppa di salvataggio costituita dal Franco Fca. Nonostante questo, pare non voglia perdurare in inutili e dannose chiusure. Per esempio, ha mantenuto la Bundesliga, mentre il campionato di serie A è cristallizzato.

2. Germania. Mentre in Italia polizia e carabinieri stanavano con l’ausilio di droni ed elicotteri pericolosi barbecuristi da terrazzo o invitavano alla denuncia privata commensali dissidenti, in Germania si godevano il sole della Pasquetta al parco. Sì, nello Stato europeo che per i media mainstream ha scontato oltre 13mila contagi, se ne fregano bellamente del distanziamento sociale. A casa della Merkel, insomma, moniti come quelli di certi governatori italiani e di certi “esperti” che consigliano di mantenersi in 200 metri, faranno ridere. Anche la Germania ha il suo paracadute economico: la casa della Merkel, quatta quatta, continua a mantenere il Marco in molte regioni, mentre l’Italia continua a perdere tempo con Mes e Coronabond e fa stampare visiere di plastica alla Zecca dello Stato.
3. Svezia. I politici svedesi, in controtendenza rispetto alla gran parte degli Stati, hanno puntato tutto sull’apertura completa. Non uno stadio, parco, cinema, scuola o museo è stato chiuso causa “coronavirus”. Più che sull’inflazionata pseudo-teoria sull’immunità di gregge, pare che abbiano investito tutto su un qualcosa di vecchio come il mondo: la capacità di un organismo sano di reagire alle minacce e di guarire con il lavoro degli anticorpi. Pensare che quotidianamente ce la vediamo con centinaia di migliaia di virus sparsi per l’ambiente. Gli svedesi lo sanno, Crisanti, Galli, Ricciardi, Burioni, Locatelli e gli altri, evidentemente no. Ps, anche la Svezia è stata furba: dal 1995 nell’Ue, come la Gran Bretagna e molti altri Stati ha deciso di mantenere la propria moneta autonoma.
4. Federazione Russa. Perché la Russia, che è molto più vicina di noi rispetto alla Cina, ha mantenuto il numero di contagi e di decessi così basso rispetto alla popolazione e ha evitato chiusure totali? Perché ha fatto un qualcosa di semplice che nell’Italia di Conte, Speranza, Guerini e Lamorgese si può solo sognare: chiudere le frontiere, e già da febbraio.
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