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Il 17 giugno il presidente del Consiglio Mario Draghi ha firmato il primo decreto interamente incentrato sul Green Pass, il “certificato verde” che il prossimo primo luglio dovrebbe entrare in vigore a livello europeo. Proprio da Bruxelles, tuttavia, nonostante i toni entusiastici propagandati dai media mainstream è giunta la prima frenata. Il Pass “edulcorato”- come lo abbiamo definito – non è obbligatorio e non potrà in alcun modo pregiudicare la possibilità di spostarsi. In sostanza – è quanto stabiliscono le stesse linee guida promosse dall’Ue – il certificato verde dovrebbe servire ad “esentare dalle restrizioni” i viaggiatori che hanno come meta di destinazione Paesi che continuano a promuovere la quarantena all’arrivo. Null’altro.

Fonte costituzionale vs Dpcm, la battaglia persa del decreto di Draghi

In Italia invece – sulla falsariga di quanto è accaduto in Israele fino all’uscita di scena di Netanyahu – il governo Draghi sta tentando di promuovere con l’ausilio dei media compiacenti e collaborativi (in solitaria rispetto agli altri Paesi europei di spicco) un insieme di certificazioni e di servizi digitali che sollevano questioni spinose sui diritti inderogabili e sulla libertà di movimento sancita dall’articolo 16 della Costituzione. Tale fonte costituzionale, comè noto, prevede che ogni cittadino possa “circolare e e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza“. Per il momento, comunque, a introdurre la definizione di Green Pass e a stabilire caratteristiche e limitazioni è un semplice Dpcm (non una legge) anche se di recente si è parlato della futura conversione.

Tre ministeri per (tentare di) dare forza al decreto del presidente. Ma la base giuridica sembra labile

Il decreto del presidente del Consiglio dei ministri è stato introdotto il 17 giugno (in alto, nel Pdf) co-firmato (in maniera abbastanza inusuale) da una triade di ministri e ministeri. Ad essere coinvolto è il dicastero alla Salute di Roberto Speranza, quello all’Innovazione tecnologica e alla Transazione Digitale di Vittorio Colao e – senza apparente nesso – quello all’Economia e alle Finanze di Daniele Franco. Il motivo non si comprende, visto che dovrebbe trattarsi di una misura di natura squisitamente sanitaria che, si legge in conclusione del documento, “non prevede “nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. Citati alcuni regolamenti Ue, decreti, ordinanze, dpcm e circolari (ovviamente tralasciando l’articolo 16 della Costituzione che dal decreto ne esce peggio), viene introdotto il concetto di “controllo delle certificazioni covid-19”. Vediamo chi – secondo l’intenzione del governo e sempre che il presente testo venga convertito in legge così com’è – potrebbe riguardare.

Così il governo vede gli esercizi pubblici e i trasporti di domani. Controlli all’ingresso da parte degli esercenti, se non ti fai coinvolgere dall’isteria di massa resti fuori o non ti muovi

Il coronavirus è in grado di generare una malattia (l’ormai inflazionato covid-19) che si può curare con diversi farmaci specifici e addirittura generici. Solo per citare una delle disposizioni più recenti, sei mesi fa il Consiglio di Stato dava il suo ok all’utilizzo dell’idrossiclorochina, ammettendo implicitamente che non è di morbo letale che si tratta. Nonostante tutto, il governo ha deciso di promuovere una politica restrittiva e coercitiva che andrà ad impattare sugli esercizi commerciali, sulle compagnie aeree e marittime, sui locali e sui luoghi che ospitano eventi. Ai gestori, ai delegati, al personale adibito e ai pubblici ufficiali per i luoghi strettamente competenti, spetterebbero i controlli relativi al Covid Pass (articolo 13 del Dpcm) con l’ovvia discriminazione di chi non può ottenere una certificazione perché non si è voluto vaccinare o non si è voluto sottoporre a tampone. Perfino di chi non ha mai contratto quella che viene vissuta come la madre di tutte le malattie: per assurdo una persona sana, senza problemi legati al covid o altro, potrebbe essere trasformata dall’isteria di massa in un soggetto con difficoltà ad accedere a servizi primari. Una sorta di untore del terzo millennio, colpevole di un qualche psicoreato orwelliano.

La follia di Stato promossa dal governo Draghi

Una follia di Stato che non considera come (continuamente e ovviamente) tutti i locali, luoghi pubblici e mezzi di trasporto garantiscano (e meno male) l’accesso e la fruizione di servizi a sieropositivi, malarici, tubercolotici e chi più ne ha più ne metta. Per i malati di HIV costose e frequenti campagne di sensibilizzazione hanno affermato il diritto delle persone a non essere considerate come “untori”, nonostante l’AIDS – malattia auto-immune spesso tenuta nascosta – si possa trasmettere da ferite aperte e da scambi diretti che possono essere favoriti dall’interazione sociale in locali, feste, concerti. Ovviamente, a nessun politico, medico o virologo è mai venuto in mente di prevedere un pass per impedire l’accesso alla vita pubblica a chi ha avuto la sfortuna di contrarre un virus: perché dovrebbe essere diverso con il (curabile) Sars-CoV-2? Non avrà mica ragione chi pensa che dietro la pandemia proclamata ci sia dell’altro? A farlo pensare sono le stesse difinizioni e caratterizzazioni con cui il Dpcm ha delineato il Green Pass. Vediamo quali sono.

La “certificazione forte” con sistema biometrico

Il Dpcm del 17 giugno (che contiene le “disposizioni attuative dell’articolo 9 comma 10 del DL 22 aprile 2021 recante misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID-19”) all’articolo 1 definisce la piattaforma nazionale-DGC (“Digital Green Certificate”) e le “certificazioni verdi Covid-19”. Un primo, non motivato, discrimine viene fatta sui tipi di vaccini a cui si è accettato di sottoporsi e sui tipi di test. In ottica Green Pass nazionale, infatti, ad essere ammessi sono solo “le vaccinazioni effettuate nell’ambito del Piano strategico nazionale” e i test molecolari e i test antigenici rapidi effettuati da operatori sanitari, anche se le certificazioni di uno Stato membro o quelle di Paesi terzi riconosciuti da uno Stato membro sono ritenute valide ai fini della “interoperabilità” del Green Pass. Quest’ultimo, tuttavia, se fosse a regime per funzionare avrebbe bisogno – si legge nel documento – della cosiddetta “autenticazione forte”, ossia di un “metodo che richiede l’utilizzo di almeno due modalità di autenticazione tra le seguenti: qualcosa di conosciuto come una password e un pin, qualcosa di posseduto come una smart card o un token crittografico e qualcosa di unico riguardo l’aspetto della persona, come un’impronta digitale o altre caratteristiche uniche della persona misurabili con appositi sensori (sistemi biometrici)“. Non sarebbe dunque sufficiente, l’AUTHCODE che viene dipinto come semplice da ottenere, senza contare che il covid pass interagirà con il FSE, il fascicolo sanitario elettronico di cui abbiamo iniziato a scrivere ad ottobre dello scorso anno.

Ignorati i rilievi dell’Autorità che tutela la Privacy

Sarebbe dunque un profluvio di dati sensibili, mentre il Garante per la Privacy aveva esplicitamente disposto che il Green Pass o Covid Pass dovesse contenere solo una sorta di indicazione binaria che impedisse a chi è deputato al controllo di venire a contatto con informazioni riservate. A pagina 11 del Dpcm recetemente firmato, invece, si legge che tutte “le certificazioni verdi Covid-19 rilasciate dalla piattaforma nazionale-DGC riportano “cognome e nome, data di nascita, malattia o agente bersaglio, soggetto che ha rilasciato la certificazione, identificativo univoco della certificazione”. Nel caso del certificato da vaccinato si aggiungono “tipo di vaccino, denominazione del vaccino, produttore o titolare dell’immissione in commercio” (quella che attualmente non può essere registrata perché il vaccino è solo sperimentale e dunque non commerciabile), “numero della dose o delle dosi, data dell’ultima somministrazione, Stato in cui si è effettuata la vaccinazione”. Un loop da incubo in cui ci si ritrova proprio malgrado nel momento in cui si decide di farsi iniettare la prima dose, che prosegue con le (continue) somministrazioni successive, con la richiesta e la fornitura continua di dati e, in ultima analisi, con un controllo sanitario e sociale costante cui sfuggirà solo chi non intende sottostare a misure illogiche e incostituzionali. Non c’è nessun obbligo, infatti, di richiedere il Covid Pass. Si è liberi di non entrare negli esercizi commerciali che decidono di utilizzarlo, liberi di non volare e di non viaggiare sui treni e gli aerei che lo promuovono e di scegliere altre compagnie. Per ammissione dello stesso ministro Speranza (ieri in conferenza stampa assieme a Draghi e Figliuolo), lo stesso vaccino “al momento non è obbligatorio”.

I pericoli legati all’utilizzo del Green Pass

Esiste tuttavia la possibilità che la certificazione verde vada avanti a spron battuto e che in un futuro prossimo vada a interferire con le attività lavorative di ognuno, con le scuole, con la mobilità, con la possibilità di partecipare agli eventi e alla vita pubblica. E’ quello che si proponeva l’app Mitiga, poi bocciata dal Garante per la Privacy. Per il momento, il pass regola l’accesso e il transito nelle e dalle zone arancioni e rosse che sono state abbandonate a favore della zona bianca, ma che succederebbe con la “prossima pandemia” già annunciata dal premier Draghi?

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Augusto Belloni

la legge europea che introduce il green pass all’art.36 dice che non ci deve essere discriminazione tra le persone vaccinate e quelle che non lo sono ancora per varie ragioni o perchè hanno deciso di non farlo. Attenzione nella versione in inglese, francese, tedesco e spagnolo è scritto e tradotto così mentre in quello in italiano hanno tolto quelli che hanno deciso di non farlo.

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Verso il reintegro dei sanitari non vaccinati

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Verso il reintegro dei sanitari non vaccinati | Rec News dir. Zaira Bartucca

“Il Ministro della Salute Orazio Schillaci, a sei mesi dalla sospensione dello stato d’emergenza e in considerazione dell’andamento del contagio da Covid-19, ritiene opportuno avviare un progressivo ritorno alla normalità nelle attività e nei comportamenti, ispirati a criteri di responsabilità e rispetto delle norme vigenti”. E’ quanto si legge in un comunicato stampa del ministero della salute.

“Pertanto anche in base alle indicazioni prevalenti in ambito medico e scientifico, si procederà alla sospensione della pubblicazione giornaliera del bollettino dei dati relativi alla diffusione dell’epidemia, ai ricoveri e ai decessi, che sarà ora reso noto con cadenza settimanale, fatta salva la possibilità per le autorità competenti di acquisire in qualsiasi momento le informazioni necessarie al controllo della situazione e all’adozione dei provvedimenti del caso”.

Verso il reintegro dei sanitari non vaccinati | Rec News dir. Zaira Bartucca
Il ministro della Salute Orazio Schillaci

“Per quanto riguarda il personale sanitario soggetto a procedimenti di sospensione per inadempienza all’obbligo vaccinale e l’annullamento delle multe previste dal dl 44/21 – fa sapere ancora il ministero della Salute – in vista della scadenza al prossimo 31 dicembre delle disposizioni in vigore e della preoccupante carenza di personale medico e sanitario segnalata dai responsabili delle strutture sanitarie e territoriali è in via di definizione un provvedimento che consentirà il reintegro in servizio del suddetto personale prima del termine di scadenza della sospensione”.

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Ed è subito farsa. Il governo pensa di dare la presidenza della Commissione d’inchiesta sul covid all’opposizione

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Ed è subito farsa. Il governo pensa di dare la presidenza della Commissione d'inchiesta sul covid all'opposizione | Rec News dir. Zaira Bartucca
Ciriani sulla Commissione d’inchiesta covid

La presidenza della Commissione d’inchiesta sul covid all’opposizione. Il governo Meloni ci sta pensando, e anzi sull’argomento si è espresso questa mattina il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. “E’ una cosa che possiamo prendere in considerazione. Questa commissione sarebbe dovuta nascere la scorsa legislatura Renzi l’aveva annunciata ma poi non se ne è fatto nulla con la campagna elettorale. Io penso che una commissione di indagine possa nascere, potrebbe anche essere che la guidi un esponente dell’opposizione, ma che la guidi un esponente dell’opposizione o maggioranza, io credo che vada fatta luce sulla gestione di fondi pubblici in maniera molto molto opaca, se c’è la commissione che indaga su questo per me è la benvenuta”.

Silenzio da parte del governo sulla campagna di vaccinazione di massa e sulle e misure liberticide

Ciriani, come già la Meloni nel corso del discorso per chiedere la Fiducia alla Camera, parla inoltre di “gestione dei fondi pubblici”. Eppure la conduzione della pandemia da parte dei governi Conte II e Draghi non è certo stata caratterizzata solo da questo, né tutto si è esaurito con la cresta sulle mascherine o con il ruolo del commissario Arcuri. Ci sono la campagna di vaccinazione di massa, i contratti con le multinazionali farmaceutiche, l’imposizione del Green Pass negli uffici pubblici (su cui FdI non ha interesse a indagare, essendo stato partito promotore del certificato verde), il lockdown quasi totale per un virus che oggi Bassetti ammette si poteva curare con l’aspirina, la caccia ai non mascherati, la discriminazione sistematica dei non vaccinati, la cancellazione del diritto al lavoro, l’utilizzo improprio delle auto-certificazioni, le chiusure evitabili delle attività commerciali. Non da ultimo, i danneggiati dai vaccini (anche in maniera permanente) e i deceduti. Su tutto questo dovrebbe fare luce una Commissione d’inchiesta parlamentare degna di questo nome, ma gli esordi – con l’idea di consegnarne la presidenza a un componente dell’opposizione o a qualche duttile renziano – non sembrano essere dei migliori.

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Se ne accorgono solo ora: il covid si cura anche con dei banali anti-infiammatori

Chi, come noi, lo diceva due anni fa era un “complottista” che pubblica “fake news”. Adesso, con appena 24 mesi di ritardo, l’Istituto Mario Negri ha svelato l’arcano: il covid si cura e tanto possono fare – per approcciarsi al virus – dei banali anti-infiammatori

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Se ne accorgono solo ora: il covid si cura anche con dei banali anti-infiammatori | Rec News dir. Zaira Bartucca

Chi, come noi, lo diceva due anni fa era un “complottista” che pubblica “fake news”. Adesso, con appena 24 mesi di ritardo, l’Istituto Mario Negri ha svelato l’arcano: il covid si cura e tanto possono fare – per approcciarsi al virus – dei banali anti-infiammatori. Rec News ha iniziato a parlare di cure già all’inizio del 2020, quando pubblicava i documenti di studi resi noti all’estero e intervistava medici autorevoli che purtroppo non sono stati ascoltati da chi ricopriva ruoli decisionali.

Oggi gli scienziati e i virostar come Remuzzi, che ha preso parte allo studio del Mario Negri, giungono a questa conclusione dopo decine di migliaia di persone morte senza essere state curate al manifestarsi dei sintomi, dopo che soggetti con altre malattie sono stati lasciati fuori dagli ospedali e dopo che altri sono stati abbandonati a loro stessi anche quando dovevano sottoporsi a operazioni chirurgiche.

Se ne accorgono ora: il covid si cura anche con dei banali anti-infiammatori | Rec News dir. Zaira Bartucca

Senza contare i vaccinati, danneggiati o morti per colpa di un siero sperimentale cui si sono affidati senza remore, nella convinzione che non esistesse alternativa: questo hanno fatto credere i governi Conte e Draghi, questo ha fatto passare la stampa mainstream.

Scrive ora Ansa:

La terapia a base di antinfiammatori (in particolare non steroidei, i Fans), avviata all’inizio dei sintomi, riduce il rischio di ospedalizzazione per Covid dell’85-90% Dopo due anni e mezzo di pandemia la comunità scientifica concorda su un punto: a uccidere i malati è l’infiammazione (o flogosi), non il virus.

Ricapitolando: due anni di privazioni, mascherine, isteria, ipocondria, allarmismi ingiustificati, corse all’hub vaccinale, bambini usati come cavie e anziani immolati per un virus che, se il sistema immunitario non fa il suo lavoro, si può curare con delle bustine di anti-infiammatorio?

Possibile che nessuno si sia accorto prima – a virus, come si sostiene, “isolato” – che principi attivi conosciuti, in genere ben tollerati e presenti in tutte le case avrebbero potuto fare in modo che si evitasse la campagna di vaccinazione di massa, cioè la sperimentazione umana di un siero di cui si saprà di più solo nel 2023? Nessuno, dunque, che risponda per la baracca emergenziale messa in piedi, che non ha avuto eguali in Europa e forse nel mondo e che – ci dicono oggi gli scienziati tra le righe – si poteva evitare?

“Covid, gli antinfiammatori riducono le ospedalizzazioni del 90%” in Corriere della Sera del 26/08/22
“Covid: con antinfiammatori riduzione del 90% dei ricoveri” – in Ansa del 26/08/22

Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it

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