Balzo indietro del ministero della Salute. Nella circolare spunta l’anti-Green Pass (ma c’è il tranello)


La tempistica non è casuale: il documento è arrivato due giorni prima del contestato certificato verde, di fatto introducendo le controverse esenzioni




E’ una circolare bomba quella firmata da Gianni Rezza, il direttore generale del ministero della Salute. Porta la data di ieri, 4 agosto, e sancisce un deciso passo indietro (o, meglio, di lato) in tema di somministrazione di sieri sperimentali. La tempistica non è casuale: il documento è arrivato due giorni prima del contestato Green Pass, di fatto introducendo le esenzioni per coloro i quali “per condizione medica non possono ricevere o completare la vaccinazione per ottenere una certificazione verde COVID-19”. In buona sostanza, però, anche questa volta c’è il trucco o, meglio, il tranello. La mossa da anaconda tuttavia lascia il campo aperto a una serie di ammissioni: le “controindicazioni”, le “miocarditi” e le “trombosi” esistono, proprio come dicevano i cosiddetti complottisti. Gianni Rezza lo mette chiaramente nero su bianco nel documento proposto in alto.


Il tema controverso della cosiddetta “esenzione”

In oltre un anno e mezzo di pandemia proclamata, i governi Conte e Draghi ci hanno abituato a tutto e al contrario di tutto. Certificare uno stato di salute è illegale? Giuseppi si è inventato l’auto-certificazione anti-covid. Non si può entrare in un negozio “travisati”, cioè a volto coperto, perché questo dicono le norme anti-terrorismo? Si pensa bene di imporre l’uso della mascherina, pur con le solite scappatoie che fanno capire che si tratti di misure buone per gli allocchi. Entro certi limiti non si può rinnovare lo stato di emergenza? Lo si fa comunque, chissene, tanto ormai l’eversione è conclamata. Ora arriva “L’Esenzione”, che in teoria permette di svincolarsi dalle siringate e di aggirare il DL del 23 luglio, quello che sancisce l’introduzione della certificazione verde per poter sedere ai tavoli di un ristorante o per andare ad ammirare un quadro in un museo. Peccato che il vaccino non sia – ovviamente – obbligatorio, dunque una fantomatica “esenzione” non ha motivo di esistere. Tradotto: chi vuole prestarsi alla somministrazione dei sieri in sperimentazione, ci si presta, chi non vuole, evita senza bisogno di alcun documento. Anche il Green Pass, del resto, non può essere reso obbligatorio. Se l’accesso ai tavoli al chiuso di bar e ristoranti, ai luoghi di cultura e agli eventi che lo adottano può essere garantito comunque? Difficilmente, se il commerciante o l’organizzatore hanno deciso di sottostare alle imposizioni del governo, ma l’alternativa è costituita dalle sacche di Resistenza che si vanno moltiplicando di ora in ora in Italia (per esempio l’ANIMAP, il “portale dei professionisti non discriminatori), che fioccano sempre più numerose. Da qui la toppa del ministero della Salute, quasi una mossa sanitaria per tamponare il danno economico che sta per ritorcersi contro i commercianti e gestori troppo zelanti.


Come sempre c’entrano i dati

Il governo dunque introduce un’apparente concessione in tema di “vaccinazioni”, ma è un do ut des nemmeno poi tanto velato. Se la carota è la possibilità di andare nei luoghi preclusi a chi non si è voluto o potuto vaccinare, il bastone è la cessione dei propri dati, in un’ottica di controllo. Una sorta di schedatura, come era accaduto – e probabilmente continua ad accadere – con i test sierologici e i dati sensibili degli utenti archiviati per 40 anni. Stavolta il ministero di Speranza vuole sapere “i dati identificativi del soggetto interessato (nome, cognome, data di nascita)”, i dati relativi al “servizio vaccinale” di riferimento per singola Regione, i dati del medico, il suo codice fiscale e il numero di iscrizione all’ordine dei medici. Forse per agevolare, un domani, le radiazioni che vanno tanto di moda tra il personale sanitario che non intende piegarsi, mica tra chi somministra un siero che può rivelarsi anche letale e usufruisce del cosiddetto scudo penale. Insomma, se si cade nel tranello, si forniscono tutti questi dati sensibili al governo, trasmessi “in forma aggregata” dalle Regioni, ma con il contentino: “I certificati – scrive Gianni Rezza – non possono contenere altri dati sensibili del soggetto interessato, es. motivazione clinica dell’esenzione”. Pensare che il Garante della Privacy ha ribadito in più di un occasione che nome e cognome non possano in nessun caso viaggiare assieme a informazioni sanitarie, e che questo insieme di dati sensibili non può essere visualizzato da alcuno che non sia il diretto proprietario.


Il ministero ammette l’esistenza delle controindicazioni e degli eventi avversi

Finalmente, dopo oltre un anno e mezzo di negazioni dell’evidenza, di attacchi coordinati alle voci libere e di un terrorismo mediatico risoluto a ignorare le cure anti-covid e i pericoli insiti alla “vaccinazione”, il ministero della Salute ammette l’esistenza di controindicazioni. Rezza le mette a pagina 4, a documento quasi concluso, tra un “monitoraggio delle certificazioni” e le precauzioni, fornendo una definizione che appare del tutto enciclopedica. Si parla di “anamnesi” e si introduce l’idea del medico curante che, dubbioso, fa affidamento al “gruppo tecnico regionale di esperti in campo vaccinale”, proprio per evitare le “reazioni allergiche gravi”, la Sindrome di Guillain-Barré e le Miocarditi/pericarditi di cui Rezza conferma l’esistenza in relazione ai sieri sperimentali “anti-covid”. Domanda: perché il ministero della Salute si accorge solo ora della necessità di potenziare l’anamnesi pre-vaccinale, riconoscendo finalmente un ruolo attivo ai medici curanti diverso dalle somministrazioni dopo mesi di “vacciniamo chi passa” (poi saggiamente mutato in “vacciniamo i vaccinabili”)? Cosa ha impedito l’uscita di una circolare di questo tenore ad avvio della campagna di somministrazione di massa, quando ancora non si erano verificate decine di migliaia di eventi avversi, alcuni dei quali letali? Chi si assumerà la responsabilità di quella che potrebbe essere interpretata come un’omissione in piena regola o, peggio, una negligenza?

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Zaira Bartucca
Zaira Bartucca
Direttore e Founder di Rec News, Giornalista. Inizia a scrivere nel 2010 per la versione cartacea dell’attuale Quotidiano del Sud. Presso la testata ottiene l’abilitazione per iscriversi all’Albo nazionale dei giornalisti, che avviene nel 2013. Dal 2015 è giornalista praticante. Ha firmato diverse inchieste per quotidiani, siti e settimanali sulla sanità calabrese, sulle ambiguità dell’Ordine dei giornalisti, sul sistema Riace, sui rapporti tra imprenditoria e Vaticano, sulle malattie professionali e sulle correlazioni tra determinati fattori ambientali e l’incidenza di particolari patologie. Più di recente, sull’affare Coronavirus e su “Milano come Bibbiano”. Tra gli intervistati Gunter Pauli, Vittorio Sgarbi, Giulio Tarro, Armando Siri, Gianmarco Centinaio, Michela Marzano, Vito Crimi, Daniela Santanché. Premio Comunical (2014, Corecom/AgCom). Autrice de “I padroni di Riace – Mimmo Lucano e gli altri. Storie di un sistema che ha messo in crisi le casse dello Stato”. Telegram: t.me/zairabartucca

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Giuseppe
Giuseppe
1 mese fa

Siamo ormai in dittatura profonda. Come si spiega che con il sig. Draghi tutti si mettono a 90 gradi? Come ma la politica tutta decide tutto l opposto di quello che gridano alle tv di dtato e quelle private??? Uno si domanda: il 5s che doveva smontare il sistema della politica oggi ad un tratto e’ diventata la peggiore deipartiti che hanno svenduto l italia. Ci stanno spolpando bivi, siamo una massa vergognosa di stupidi arroganti , dimenticando tutto il male che continuano a farci.

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