Mascherine al chiuso e all’aperto, tra mezze verità ed escamotage per estendere il Green Pass (e quindi i vaccini)


Tra apparenti concessioni e campagne subliminali, cosa tenterà di fare il governo per introdurre il certificato verde



“Da lunedì via le mascherine all’aperto”. Ormai non si sente parlare d’altro e si inizia a intravedere il motivo. Nella mente del ministro della Salute Roberto Speranza ci sarebbe infatti l’intenzione di estendere la misura anche per i luoghi pubblici al chiuso. Sembra una bella notizia, ma non è esattamente così. Secondo le intenzioni del governo, il provvedimento dovrebbe infatti riguardare solo i vaccinati, con l’ovvia discriminazione di chi non si è voluto prestare alle campagne di somministrazione dei sieri sperimentali. Per Speranza “è prematuro discuterne”, e tutto è ancora fermo nel limbo delle idee. Se queste prendessero corpo – tuttavia – si riproporrebbe il discorso del Green Pass, anche perché il governo nel Dpcm del 17 giugno ha previsto un utilizzo in fieri piuttosto esteso del Certificato Verde, immaginando una “nuova normalità” fatta di sbarramenti agli ingressi ed esercenti e pubblici ufficiali trasformati in controllori. In futuro (perché di concreto allo stato attuale ci sono solo singoli eventi), per entrare in un luogo si potrebbe dover esporre il proprio “covid status“, in un vortice di discriminazioni e privazioni che farebbero ripiombare l’Italia indietro di decenni.


L’apparente concessione sulle mascherine al chiuso

L’apparente concessione sulle mascherine al chiuso, dunque, permetterebbe di ampliare a dismisura la portata del certificato verde, e di conseguenza la stessa campagna di vaccinazione di massa. Da certificato non obbligatorio da presentare in contesti specifici, il covid pass diverrebbe essenziale anche per accedere a locali, negozi, aeroporti, uffici, scuole, luoghi di culto e di svago, eventi. E’ il modello israeliano salutato con favore da tutti i partiti, compresi quelli che si considerano all’opposizione. Il governo che non è riuscito a imporre la certificazione verde passando dalla porta, raggiungerebbe il suo obiettivo passando dalla finestra.



La verità sulle mascherine all’aperto

C’è poi da fare chiarezza anche sull’utilizzo delle mascherine all’aperto. “Non saranno più obbligatorie”, dicono i media mainstream. Gli fanno eco i gatekeepers di sistema, in un vortice disinformativo che non tiene conto di quanto è stato realmente stabilito nei vari Dpcm. L’obbligo assoluto en plein air di questo tipo di dispositivo, infatti, non è mai stato previsto. Vediamo cosa dice in proposito l’Articolo 1 del decreto del presidente del consiglio dei ministri del 13 ottobre 2020, confermato anche nei successivi Dpcm e firmato dal premier di allora, Giuseppe Conte.


Ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, nonché obbligo di indossarli nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e delle linee guida anti contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande, e con esclusione dei predetti obblighi:
a) per i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva;
b) per i bambini di eta’ inferiore ai sei anni;
c) per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina, nonché per coloro che per interagire con i predetti versino nella stessa incompatibilità.


L’utilizzo delle mascherine all’aperto, dunque, non era già previsto nei casi in cui si poteva garantire la distanza rispetto a persone di diverso nucleo familiare, per chi si trovava a svolgere attività sportiva, per gli under 6, per chi ha patologie incompatibili con l’uso di questo tipo di dispositivo e per i loro accompagnatori. A ben guardare, a essere rimasta esclusa è stata un’ampia fetta di popolazione, tanto più che – dando retta al decreto – a tutti gli altri sarebbe bastato mantenere il distanziamento fisico per essere liberi dalla costrizione. L’utilizzo prolungato delle mascherine, inoltre, ha effetti sull’organismo, senza contare che si tratta di dispositivi catalogati come “medici”. Il loro uso, dunque, secondo diversi giuristi è da inserire nel quadro più ampio dei trattamenti sanitari, che secondo l’articolo 32 della Costituzione non possono essere imposti. L’obbligo indiscriminato – concludendo – è stato più subliminale che effettivo, sostenuto dalle campagne martellanti, dalle immagini e dai video promossi dai media di massa.

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