OPINIONI
Ma il razzismo di Zalone non riguarda i migranti
Altro che clandestini e africani: ecco chi colpisce davvero il film che è stato salutato con favore dalle “stelle” cadenti della galassia dem
“Immigrato, quanti spiccioli ti avrò già dato?”. E’ all’insegna di questo ritornello, proposto e riproposto nel corso delle festività natalizie, che il film di Checco Zalone – comico pugliese – si è guadagnato il record di incassi, sfiorando i nove milioni in un solo giorno. Un’operazione commerciale astuta, che di certo ha colpito nel segno del malcontento (legato all’immigrazione di massa) di chi si è fiondato al cinema sperando di trovare un po’ di comprensione. Credendo di essere capito da un personaggio che fino a questo momento era stato la macchietta dei difetti ma anche dei degli italiani. E invece no.
“Tolo tolo” non dà nessun taglio satirico rispetto alla piaga dell’immigrazione clandestina, anzi. Ci cuce intorno una storiella che in qualche modo la legittima, e infatti non a caso il film è piaciuto a gente come Enrico Letta e Michela Murgia, che più che per la produzione letteraria passerà alla storia per aver pensato di poter misurare il fascismo presente in un individuo. Come se le abominevoli teorie di Lombroso avessero aperto una breccia politica oltre che fisiognomica. Se, insomma, le pubblicità in salsa “global compact” non erano abbastanza, a fare il pippone africanista è arrivato pure Zalone.
Chiamare in causa il presunto razzismo nei riguardi dei migranti è stato, insomma, un pretesto per far accorrere nelle sale cinematografiche chi – per un motivo o per l’altro – voleva ottenere lumi sulla questione. E così “Tolo Tolo” è riuscito a catturare sardine e pesci lessi, chi come la Kyenge vorrebbe cinque milioni di immigrati e chi – ovviamente – non accetta l’idea di farsi rubare quel poco di lavoro e risorse che sono rimaste all’Italia della crisi organizzata.
In cotanta sovraesposizione mediatica, è sfuggito tuttavia un piccolo particolare. Che, cioè, il film di Zalone non offende le persone di colore, ma il Sud. Non la Puglia, certo, da cui il comico proviene, ma la Calabria. Zalone è a bordo di un barcone assieme a un attivista di una Ong (in basso, il video). “Dovete farci sbarcare”, dice il protagonista del film nel corso di una telefonata. E poi domanda: “Sì, senta: ma con che porto sto parlando? Ah, marina di Vibo Valentia…sì…vi facciamo sapere noi se sbarchiamo lì, forse li convinco. Stò cretino…Marina di Vibo Valentia…no ragazzi, torniamo in Africa, io non vengo”. “Ma dove li portiamo?”, dice l’attivista. “Capri, Portofino, Pantelleria: un po’ di dignità”.
Già, un po’ di dignità. Ma sarebbe bello far sapere all’ennesimo giullare di corte che la dignità della Calabria e della provincia di Vibo Valentia è in ostaggio non solo della cattiva politica, della ‘ndrangheta e delle cosche locali, ma anche dei tanti migranti che contribuiscono ad affossare ulteriormente il territorio sbarcando in maniera incontrollata. Perché i tg sono un disco rotto che parla quasi solo di Lampedusa, ma la verità è che le coste calabresi sono quotidianamente flagellate da arrivi di barconi e di imbarcazioni di fortuna. Ne scendono a centinaia – anche ottocento – in un solo giorno, per poi essere collocati nelle strutture alberghiere della zona, che ormai hanno barattato la clientela con ospiti più “sicuri” e di sicuro più redditizi.
Bar, pizzerie, ristoranti della costa. Briatico, Tropea, Parghelia, ma la lista è lunga. Ci lavorano – caso strano – quasi esclusivamente persone di colore – con l’ovvia ripercussione che i calabresi e vibonesi che già combattono da sempre contro la piaga della disoccupazione, abbiano ancora meno possibilità di trovare lavoro, perfino uno che sia di fortuna o a tempo determinato. Problematiche che ovviamente Zalone ignorerà, e che è comodo far passare sotto silenzio da nord a sud. L’idea che il Meridione sia un qualcosa di cui l’Italia e ora perfino gli arraffoni che vengono da fuori si debbano vergognare (mentre è sulle macerie di un territorio un tempo ricco e depredato che è stato piantato il tricolore) è un qualcosa che a molti idioti, a quanto pare, torna utile instillare.
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