Kyenge ufficializza le mire di sostituzione etnica per l’Italia

L’eurodeputata intervenuta a una trasmissione: “Il Paese a bisogno di 50 milioni di migranti”

< p class=”has-drop-cap”>L’oculista congolese Kashetu (detta Cecile) Kyange – che ha acquisito la cittadinanza italiana tramite matrimonio – non perde occasione, pur non essendo deputata dal 2014, di lanciare sentenze apicali verso l’Italia. Gli affari del parlamento europeo, dove ha avuto modo di ritagliarsi un posticino, non sembrano interessargli molto: meglio pensare agli affari degli altri, e in particolare di quelli del Paese che l’ha accolta.
La sortita davvero infelice – che conferma che le cosiddette “teorie del complotto” che riguardano i migranti non sono tali – è stata però quella degli scorsi giorni, quando l’eurodeputata è intervenuta a una trasmissione radiofonica di Radio 24.
“All’Italia servono almeno 50 milioni di migranti”, si è lasciata sfuggire la “democratica”. Un’affermazione che ha un certo peso, visto che le ripercussioni di una simile iniziativa sarebbero a dir poco devastanti.
Per quale motivo? Semplicemente, gli italiani diventerebbero una minoranza esigua. Non si tratta di congetture, e per verificarlo basta scorrere i dati Istat. Per il 2018 l’istituto ha censito una presenza di autoctoni (italiani nati e cresciuti in Italia) di 60.554.550 unità (limite di confidenza inferiore al 90 per cento).
L’Istituto nazionale di statistica ha contestualmente stimato che nel giro di poco più di un quarantennio, la cifra potrebbe crollare di quasi 15 milioni di unità. Per il 2065 gli italiani rimasti potrebbero, dunque, essere appena 46.908.238. Nel dato risiedono l’invecchiamento medio della popolazione e le politiche legate all’austerity, che spingono gli italiani a diventare di nuovo “quelli con la valigia”.
E gli stranieri presenti in Italia? Per la felicità della Kyenge, crescono. Al primo gennaio risulta che la cittadinanza è stata data a 5.144.440 stranieri. La cifra non tiene ovviamente conto dei milioni di individui che sono ancora alle prese con i cavilli burocratici per vedersi garantito la status di rifugiato, permessi di soggiorno temporanei o definitivi e simili.
Nemmeno degli sbarcati via mare, perché la stima di quanti si ammassano nei centri di accoglienza, negli hotspot, negli alberghi e nelle strutture di chi con l’immigrazione ci specula, è davvero difficile da fare.
Ancora poco, comunque, per la Kyenge, che da buona europeista (e sorosiana) sogna di fare dell’Italia un continente nero. Salvo decise inversioni di rotta (mentre scriviamo la Sea Watch anziché solcare verso mete estere ha fatto sbarcare i 47 in Sicilia) ci stiamo arrivando.
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