A Riace c’era pure la Parentopoli

L’arrestato per associazione di stampo mafioso, poi mogli, nipoti e cognati tra gli scranni della maggioranza comunale e ai vertici delle associazioni preposte all’accoglienza. Il “modello” Riace di Mimmo Lucano è stato anche questo

È il 1994. Le indagini per gli appalti di mafia nell’ambito dell’operazione Stilaro condotte dal procuratore Nicola Gratteri portano all’arresto di 54 persone. Tra queste c’è Fernando Antonio Capone. Un nome che ai più non dirà niente, ma che invece è legato a stretto giro con il Sistema Riace di cui abbiamo dato, documentando punto per punto, conto. Capone dal primo agosto del 2014 è il presidente di Città Futura, una delle associazioni che, stando a quanto rilevato dalle indagini della Procura di Locri, permettevano a Lucano e ad alcuni degli indagati di procurarsi un “ingiusto vantaggio patrimoniale”, e che stando alle indagini della Guardia di Finanza aveva perpetrato minacce ai danni di un commerciante di Riace. Ne abbiamo scritto qui:


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Renzo Valilà (indagato dalla Procura di Locri) è consigliere di maggioranza nel partito di Mimmo Lucano, “L’altra Riace”. Allo stesso tempo dal 13 giugno del 2013 al al primo luglio del 2015 ha ricoperto il ruolo di rappresentante legale dell’associazione “Los migrantes”. Un assurdo, dato che alcuni componenti della giunta comunale cui Lucano sottoponeva i provvedimenti in fatto di gestione di migrante erano gli stessi che, nei fatti, i migranti li avrebbero gestiti. Il tutto senza nessuna gara a evidenza pubblica, anzi era proprio la mancanza di regolamentazione a garantire, poi, i fiumi denaro piovuti su Riace. 448.017,16 quelli prelevati in contanti e senza rendicontazioni nel 2014 da Valilà e da Salvatore Romeo (anch’egli indagato), che assume la presidenza di Los Migrantes dopo l’uscita di Valilà.


Un caso analogo è quello di Antonio Santo Petrolo (indagato), dal 2013 al 2014 presidente dell’associazione “Centro italiano Protezione civile SS. Medici” che sedeva, allo stesso tempo e nonostante il ruolo ricoperto, in consiglio comunale. Sulle attività e sui fondi distratti, rimandiamo ai pezzi in alto e ai collegamenti ipertestuali inseriti. Petrolo è il marito di Cecilia Piscioneri (indagata), che assieme a Lemlem Tesfahun e Abeba Abraha Gebremariam risulta tra i prestatori di lavoro.


Non è l’unico caso di parentela che lega il partito di Mimmo Lucano “L’altra Riace” alle associazioni che gestivano l’accoglienza fantasma che veniva documentata con fatture false e le cui risorse venivano in gran parte distratte per fini personali. Antonio Rullo di “Riace oltre Lampedusa” è anche ex vicesindaco e assessore. Giuseppe Sgrò, classe ’54, è il padre di Domenico Sgrò – classe ’90 – nipote di Lucano e presidente della cooperativa “Ecoriace” preposta alla gestione dei rifiuti assieme all’Aquilone. Anche loro indagati nell’ambito dell’operazione Xenia, per un totale di 31 persone coinvolte. Per quindici di loro è stato chiesto l’arresto rigettato dal Gip Domenico Di Croce senza che, allo stato, sia stata motivata la decisione. Oberdan Pietro Curiale, anche lui indagato, è invece nipote dell’ex vicesindaco e attuale consigliere comunale Maurizio Cimino. Una sintonia famigliare che nulla ha garantito alla gestione del Comune: l’ente è in infatti in dissesto da marzo, con un debito che si aggira attorno ai 4 milioni (60 sono state, come si legge nel documento del 31 luglio fatto pervenire all’ente dall’Organo straordinario di liquidazione, le istanze ammesse alla massa passiva, per un totale di 2.532.595,85 milioni).


A tenere le fila di tutto c’era Mimmo Lucano, che si avvaleva delle due donne più fidate: oltre a Lemlem, Cosimina Ierinò, dipendente di Città Futura. Tre, con Maria Spanò. Lo sveltimento delle pratiche burocratiche da parte della sua principale collaboratrice consentiva a Lucano, si legge nell’ordinanza che ha portato ai domiciliari del sindaco, di “promuovere e organizzare l’intera struttura, definendo le linee operative delle associazioni e cooperative, controllando l’associazione Città Futura e curando i rapporti con il ministero dell’Interno e Sprar e con i dirigenti della Prefettura di Reggio Calabria, al fine di individuare gli strumenti necessari a interferire nella regolarità degli affidamenti e dei pagamenti e essendo il principale promotore degli illeciti”.


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