SISTEMA RIACE
Processo Xenia, il momento della requisitoria: “A Riace cattiva gestione dei fondi, prestanomi e sistema clientelare”
Il procuratore di Locri Luigi D’Alessio: “Non si favoriva l’accoglienza. Ai migranti, parti offese, date solo le briciole dei finanziamenti”. Chiesta una condanna a quasi 8 anni di reclusione
“È stato un processo complesso e difficile da conoscere in tutte le sue pieghe. Non è un processo all’accoglienza o al nobile ideale dell’accoglienza. Non è mai stato nelle intenzioni della Procura contrastare un principio fondamentale. Quello che ha mosso quest’indagine a seguito di una relazione prefettizia, è stata la consapevolezza di un agire che muoveva in direzione opposta a quella del favorire l’accoglienza, cioè una mala gestio che ha avuto come parti offese gli stessi migranti, mirata a creare clientele con le associazioni, gestite da prestanome, con un’unica finalità: essere composte da persone gradite. Ai migranti sono state date solo le briciole dei finanziamenti”.
E ancora: “Non era una buona finalità quella che ha animato l’accoglienza mitizzata di Riace. Se fosse stata una finalità nobile, può un buon fine giustificare la commissione di reati? Auspico che un giorno Riace possa tornare al centro del mondo come nobile esempio di accoglienza, ma si faccia nella legalità”. E’ quanto il procuratore di Locri Luigi D’Alessio ha detto oggi nel corso della requisitoria del processo Xenia che riguarda la gestione dei migranti a Riace da parte della passata amministrazione targata Lucano.
Chiesta una condanna a 7 anni e 11 mesi di reclusione
Al termine della requisitoria, il sostituto procuratore Michele Permunian ha chiesto una condanna per Mimmo Lucano a 7 anni e 11 mesi di reclusione. Chiesti 4 anni e 4 mesi per Lemlem Tesfahun, la compagna di Lucano, mentre per gli altri imputati sono state chieste tre assoluzioni e condanne che vanno da sei mesi in su.
Rec News dir. Zaira Bartucca – recnews.it
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