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Il trait d'union che lega Lucano a Soumahoro | Rec News dir. Zaira Bartucca Il trait d'union che lega Lucano a Soumahoro | Rec News dir. Zaira Bartucca

POLITICA

Il trait d’union che lega Lucano a Soumahoro

Foto ANSA/Fabio Frustaci

C’è un legame tra l’ex sindaco di Riace Lucano e Aboubakar Soumahoro che va ben oltre l’amicizia e la stima che Lucano ha recentemente manifestato per il deputato di Europa Verde. Che travalica le similitudini tra i due, entrambi protagonisti di “modelli” che le Procure hanno raccontato per quello che sono in realtà: sistemi articolati che sfruttano l’idea di accoglienza a fini personali. Il trait d’union tra i due è infatti rappresentato da un luogo e da un nome. Il primo è la sede di Aid, consorzio gestito dalla suocera di Soumahoro (Marie Terese Mukamitsindo, indagata per truffa dalla Procura di Latina). L’organismo tra il 2009 e il 2014 ha avuto sede a Rende, in provincia di Cosenza.

Allo stesso identico indirizzo – riporta Il Tempo – era di stanza Promidea, cooperativa presieduta da Carmine Federico. Il nome ai più non dirà nulla, ma si tratta di uno dei 40 indagati per danno erariale accusati di aver gestito all’acqua di rose cinque milioni che avrebbero dovuto essere destinati all’accoglienza dei migranti. Tra gli indagati di “Nord Africa” – questo il nome dell’inchiesta di cui ci siamo già occupati – c’è anche Mimmo Lucano, che parallelamente è coinvolto nel processo Xenia di cui abbiamo dato ripetutamente conto.

Ma si direbbe che non si tratti dell’unico punto in comune tra Lucano e Soumahoro. Mentre la moglie dell’attivista per l’eleganza a spese degli altri si assicurava – racconta la stampa generalista – abiti e accessori griffati che pesavano sul groppone dei bisognosi, dall’altro capo d’Italia la compagna di Lucano, Lemlem Tesfahun, esercitava – stando alle risultanze della Procura di Locri – il “diritto” a occupare e ristrutturare secondo i suoi gusti un maxi appartamento che doveva essere destinato ai migranti che necessitavano di un alloggio, e anche il “diritto” di far volare in Africa oltre 20mila euro di dubbia provenienza.

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