San Ferdinando, ora Lucano si spieghi su Becky

L’ex sindaco continua a utilizzare la vicenda della Tendopoli. E’ in gioco la conservazione del posto a Riace e qualcosa di più. Eppure gli addebiti e gli aspetti da spiegare sulla giovane morta in uno dei primi roghi rimangono

Si avvicina la data dell’udienza in Cassazione per Mimmo Lucano (prevista per il 26 febbraio) – che in linea teorica dovrebbe chiarire gli addebiti dell’ex sindaco di Riace e degli altri indagati nell’ambito dell’Operazione Xenia. Dall’ex sindaco di Riace, tuttavia, non una parola su quanto grava sulle sue spalle e sul quadro di reati delineato dalla Procura, anzi ogni occasione sembra buona per portare avanti proseliti politici.


In questo senso va letto l’utilizzo dei numerosi fatti di cronaca che si verificano nella Tendopoli di San Ferdinando. Non è un mistero per nessuno che Lucano prepari non solo la sua conservazione a sindaco, ma addirittura il salto di qualità per uscire dalle logiche limitate della politica calabrese. Quello che gli permetterebbe – stando alle intercettazioni – di mantenere in piedi la baracca (e anche il baraccone mediatico), che è il senso di quanto confidato dal sindaco ai bracci operativi delle cooperative preposte all’accoglienza.


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Riace? L’hinterland reggino fatto di numerose facce amiche tra Stignano, Camini, Caulonia, dove Lucano trova ospitalità? Non basta, soprattutto quando i pezzi forti che oliano la macchina sono altrettanto sommersi da vicende giudiziarie. Oliverio è esiliato dalla Cittadella, ormai disperso nelle “lande desolate” del clientelismo e dei favoritismi. Non va meglio ai fedelissimi come Carmelo Daqua, già al centro di numerose operazioni, come la nota “Stilaro” conclusa nel 1994 e guidata dall’allora Procuratore della Dda di Reggio Calabria Nicola Gratteri. La stessa che ha messo in evidenza, per chi non lo ricordasse, la commistione tra la politica e il clan dei Ruga-Metastasio, per quanto gli addebiti verso il “dominus” di Camini operativo nella stessa Riace siano successivamente caduti.


Succederà lo stesso con Lucano? In tempi di magistratura politicizzata, viene (preoccupandosi) da domandarselo. Un altro aspetto su cui riflettere è che gli addebiti verso l’ex sindaco di Lucano – risoluto a riaccomodarsi al suo posto – potrebbero non essere tutti. E già, messi in fila, i cinque reati (più due del 2017) tra cui figura la truffa ai danni dello Stato e lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina, non sono cosa da poco.


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Lucano però, anziché utilizzare la vicenda di San Ferdinando, dovrebbe spiegare alcune cose sulla Tendopoli. Almeno per quello che riguarda la povera Becky Moses, amica/nemica della temuta Lemlem Tesfahun, la preferita dell’ex sindaco di Riace. La potente etiope per la giovane che tentava di inserirsi nei progetti e secondo osservatori oculari veniva pagata con soldi liquidi dalla compagna di Lucano, era invisa a Lemlem per una sorta di gelosia. “Non la voleva tra i piedi”, ci ha confidato una sua amica, anche lei straniera.


Per questo Becky sarebbe stata “fatta trasferire” a San Ferdinando (da chi? contando su quali conoscenze?) e lì, dopo qualche giorno, ha trovato tristemente la morte. Cosa c’entra direttamente Lucano? Lo abbiamo già scritto: il corpo della povera defunta è rimasto nella sala Morgue dell’ospedale di Polistena per circa sei mesi, senza che Lucano ne autorizzasse il trasferimento per la sepoltura. Solo a seguito delle ovvie e ripetute pressioni dei dirigenti – subentrate per motivi di certo igienici, ma soprattutto etici – ha trovato riposo. Perché? Perché Lucano il misericordioso, quello pronto a vendersi le case degli italiani per far trovare pronta collocazione agli africani, ha lasciato per sei mesi il corpo di una povera ragazza a marcire?


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Di cosa aveva paura Lucano e perché non abbiamo mai sentito una parola del legame tra Becky e Lemlem? Le domande sarebbero, al netto delle operazioni giudiziarie, tante: per esempio perché l’ex sindaco sia stato malmenato dai migranti ripetute volte per mancati pagamenti. Le risposte, ovviamente, non arriveranno mai, perché altrimenti la favola del Lucano salvatore che è già piena di crepe finirebbe in frantumi, e quindi Mimì dall’eloquio sciolto su questo non ci dirà mai nulla. Né si spera, tanto meno, che chi ha costruito un sistema su un’immagine fasulla appenda la maschera dell’ipocrisia, sempre pronta e in favore di telecamere e penne che si muovono senza essere accompagnate dallo spirito critico o anche solo dall’amore per la verità.


Leggi anche: >> Sistema Riace, tutti gli articoli


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