Manifesti per Lucano, intanto la Procura fa Ricorso

A Roma sono comparsi manifesti a sostegno del sindaco di Riace Mimmo Lucano. Non si ferma tuttavia il lavoro degli inquirenti, che hanno chiesto il riesame per ben cinque reati, tra cui truffa aggravata e associazione a delinquere

Cos’è la legge se non un sistema che permette ai cittadini di vivere meglio e che permette di tutelarsi se si subiscono reati? Tra chi rispetta le leggi e chi le viola, infatti, esiste sempre un doppio livello di lettura. C’è chi il reato lo commette per trarne vantaggio e, contemporaneamente, chi dalla condotta illegale viene danneggiato.


Il caso di Mimmo Lucano non è diverso: dal suo vantaggio patrimoniale e da quello degli altri indagati nell’ambito dell’operazione Xenia è scaturito un debito che si aggira intorno ai 4 milioni per il Comune di Riace, la desertificazione del piccolo Comune del Reggino (territorio non fertile come si vuole fare credere, ma asciutto, sterile, proprio a causa delle cattive politiche portate avanti) e, in ultima analisi, la penalizzazione lavorativa e sociale per i (tanti) riacesi che non guardano con favore al Sistema Riace.



Il borgo calabrese è distante dalla Capitale circa 700 chilometri. Forse, i romani che in queste ore hanno pensato di dare sostegno a Mimmo Lucano con dei manifesti, a Riace non ci sono mai stati. Questo spiegherebbe la distanza siderale tra chi appoggia il sindaco non ancora dimissionario in nome della disobbedienza, e la realtà dei fatti. “Disobbedire” sarebbe l’aver contribuito a manipolare a proprio vantaggio il lavoro del Ministero dell’Interno, aver combinato matrimoni falsi, e aver portato avanti progetti fantasma esistenti solo su carta, movimentando un giro di milioni che è servito a ristrutturare case e frantoi nelle disponibilità della cricca di Lucano, a utilizzare per sè le derrate alimentari che dovevano andare agli immigrati svantaggiati e a coprire il proprio tenore di vita elevato e quello della compagna Lemlem.


Proprio così. “Disobbedire” per alcuni italiani significa infrangere leggi giuste come quelle che prevedono la rendicontazione di un ente delle spese sostenute, o come quelle che tutelano gli incapaci di intendere e di volere. Quelli che Lucano e i suoi vicini si sentivano di raggirare senza remore, come dimostrano i fiumi di intercettazioni. A finire nella trappola delle ex prostitute africane fatte passare per papabili mogli che dopo la firma dei documenti avrebbero preso il volo lontano da Riace c’erano infatti anziani o, peggio, malati di mente. Disobbedienza. Con buona pace di chi l’ha disobbedienza l’ha saputa fare senza un soldo, morendo, anche. E nella legalità.



Su venti reati per la precisione, ha messo la sua firma il Procuratore di Locri Luigi D’Alessio. Niente supposizioni ma un lavoro investigativo durato ben 18 mesi, incrociato con il lavoro ispettivo a partire dal 2016 del ministero dell’Interno (almeno di quella parte lontana dall’influenza di Lucano) e della Prefettura di Reggio Calabria e con decine di migliaia di intercettazioni telefoniche tra Lucano, la compagna e i sodali di quella che D’Alessio continua a definire associazione a delinquere. Proprio ieri è stato depositato il Ricorso per i reati di associazione a delinquere, concussione, truffa aggravata, abuso e malversazione. Non è ancora chiuso, dunque, il capitolo Lucano, nonostante la momentanea sospensione dei domiciliari che potrebbero trasformarsi presto in una pena detentiva per il sindaco di Riace e gli altri indagati.


Checché ne dica e scriva la macchina della finzione messa in moto da giornali italiani e esteri, le fiction e i video virali. Qualcuno si stupirà, ma non basta alterare la realtà per cambiarla, cancellando così con un colpo di spugna più di un decennio di reati. “Segui i soldi” diceva Giovanni Falcone, perché lasciano sempre una traccia. Proprio quella più vistosa lasciata da Lucano e gli altri, che non è possibile cancellare a suon di parole di solidarietà. Presto il nostro Sistema Riace #12.



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Let’s face it, no look is really complete without the right finishes. Not to the best of standards, anyway (just tellin’ it like it is, babe). Upgrading your shoe game. Platforms, stilettos, wedges, mules, boots—stretch those legs next time you head out, then rock sliders, sneakers, and flats when it’s time to chill.