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Ucraina, alle origini del conflitto una pericolosa tecnologia di estrazione del gas

Recnews.it | Obama e la corsa americana agli idrocarburi che rischiò di lasciare fuori gli ucraini del Donbass dalle loro case. I Biden e l’altra faccia della Crimea. La lettura degli eventi del nostro Denys Shevchenko, Contributor di Rec News e Manager ucraino

Ucraina, alle origini del conflitto una pericolosa tecnologia di estrazione del gas | Rec News dir. Zaira Bartucca

Si deve scongiurare a tutti i costi la terza guerra mondiale. Non lascerebbe immune l’Europa e sarebbe l’ultima, ma è invocata da un presidente a rischio demenza che ha già avuto due aneurismi cerebrali. L’Ucraina è il teatro privilegiato delle manovre belliche degli USA e delle ansie di annessione della NATO per ovvi motivi. E’ sempre stata sull’orlo di una guerra che poi è avvenuta davvero e si è sempre misurata con crisi economiche strutturate e spaventose, che oggi sono aumentate e che rischiano di sfociare in carestia. Eppure il suo popolo fiero e orgoglioso – di cui faccio parte – è sempre uscito dalle situazioni critiche a testa alta. Il peggio è arrivato con le cosiddette rivoluzioni gialloblu. Yushenko, Yanukovich e poi gli scandali che tutti ricordano e che hanno portato alla vittoria del primo, con la felicità di George Soros e di chi ha usufruito dei suoi investimenti politici.

E Obama, l’ex presidente americano? Pochi lo sanno, ma c’entrano anche le sue pretese di espansione economica in territorio ucraino attraverso una tecnologia per l’estrazione di idrocarburi (gas e petrolio) potenzialmente molto pericolosa. E’ il cosiddetto Fracking o hydrofracking, che negli USA ha già provocato contaminazioni delle falde acquifere e concentrazioni di vapori di benzene e di toulene nell’aria. Qualcuno ricorderà le immagini delle fiamme che escono dai rubinetti delle case in Pennsylvania. L’Ucraina – già scossa dal disastro di Chernobyl del 1986 – era stata scelta come territorio sperimentale di questo progetto, rifiutato categoricamente dalla gente del posto. E’ lì, in realtà, che tutto è iniziato, anche prima del conflitto del 2014. Yushenko sapeva che non sarebbe stato facile cacciare i cittadini dalle loro case. Il tentativo è fallito e quando si è insediato Yanukovich – proveniente da Donetsk, nel Donbass, è iniziata una nuova fase, ma altrettanto problematica dal punto di vista economico.

Eppure Yanukovich mentre gli ucraini si sentivano abbandonati e scontavano le solite ristrettezze, si trincerava dentro al palazzo dagli intarsi d’oro che si era fatto costruire. Crescevano, intanto, la rabbia e il desiderio di verità e giustizia, e su questi sentimenti si è instaurata la politica del miliardario Poroshenko. Il Donbass a quel punto viene attraversato da caos e guerriglie. Ci sono le risorse e finché in America c’è Obama transitano affari miliardari per i clintoniani – anche per la famiglia di Biden – che poi saranno interrotti con l’insediamento di Trump.

Quando finisce la presidenza di Poroshenko, Hunter Biden e lo stesso ex presidente vengono indagati per riciclaggio di milioni di dollari che uscivano fuori attraverso la Crimea, che dunque non è territorio conteso solo per le risorse, ma è territorio di affari poco chiari. E qui giungiamo al governo di Zelensky, mentre in America si insedia Biden, il presidente che con l’Ucraina ha sempre avuto accordi opachi e privilegiati, che però per il momento è rimasto immune da indagini che possano dirsi tali. Che fa sleepy Joe? Al contrario di Trump investe nel rafforzamento della NATO. Il governo di Zelenskij è travolto – nel frattempo – da uno scandalo miliardario che ha riguardato la banca tedesca Dresdner, ma inizia comunque a premere per l’annessione al Trattato del Nord Atlantico su cui Putin ha sempre messo un veto.

Oltre alla politica e ai balletti opachi e miliardari che essa ha fatto con aziende e multinazionali, c’entrano anche le risorse. L’Ucraina del Donbass è ricca di carbonio (su cui adesso guarda caso si concentrano le attenzioni del governo Draghi) e di molto altro, e ha un’agricoltura che da sola potrebbe sfamare interi Stati. L’Ucraina è uno Stato che sarebbe solido se non fosse attraversato dalle intromissioni esterne che provengono da un lato e dall’altro. Se decide di essere oggetto di negoziati che coinvolgano Russia e America, può impostare una nuova fase lontana da una guerra in divenire che non vuole nessun ucraino. I Paesi che invocano il nucleare e che aiutano la corsa agli armamenti, dovrebbero capirlo, perché un reale conflitto armato non si fermerebbe certo alle porte di Kiev. Domandare a Cina e a Corea del Nord, che già si scaldano, sollecitate dalla Russia.

L’unico intervento possibile è pacifico, consistente in sanzioni selettive che non devono travolgere il sistema produttivo russo e soprattutto quello relativo alle forniture agli altri Paesi. L’Ucraina, intanto, deve diventare territorio neutrale e indipendente, una sorta di Svizzera dell’Est, un corridoio tra l’Europa e la Russia che non deve più essere coinvolta nelle provocazioni create da altri.

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